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Gabriele Polo
Il Primo Maggio di casa Agnelli
Nel settembre 1920, al culmine del «biennio rosso», molte fabbriche italiane erano occupate dagli operai. La rivoluzione bolscevica e la crisi del sistema liberale davano un forte segno politico alle rivendicazioni dei lavoratori che - nello specifico - scioperavano e occupavano perché l’Associazione degli industriali aveva respinto le richieste sindacali di aumentare i salari a fronte dell’aumento dei prezzi e riconoscere i consigli dei delegati. Il vecchio Giovanni Agnelli, fondatore della Fiat, nel giro di pochi giorni propose due diverse - e opposte - soluzioni a una lotta che bloccava completamente la produzione. Prima ventilò la possibilità di trasformare la Fiat in una cooperativa: se ne discusse un po’, ma l’idea rimase sospesa nell’aria. Poi si recò da Giovanni Giolitti, primo ministro dell’epoca, chiedendogli di liberare in qualche modo la fabbrica: il capo del governo gli rispose che a Torino c’era il «Saluzzo cavalleria» che avrebbe potuto bombardare la Fiat-centro in poche ore. Agnelli si ritrasse spaventato, pensando alla sorte di stabilimento e macchinari. Come finì lo sappiamo: gli operai isolati e sconfitti, Agnelli di nuovo alla sua scrivania, il fascismo alle porte. Nel ’900 la lotta di classe andava così.
Oggi siamo in tutt’altro mondo e il conflitto capitale-lavoro trova altre ipotesi risolutive e altri esiti. Forse meno cruenti, forse più sottilmente velenosi. Così, nel pieno di una crisi economica globale e nello sbandamento del sistema politico mondiale, di fronte al crack industriale dei colossi automobilistici Usa, la piccola Fiat si mangia la Chrysler facendone prendere la maggioranza azionaria ai sindacati, offrendo «in cambio» ai lavoratori un salario ridotto, orari più intensi e tagli all’occupazione. Saranno i fondi pensione della United Auto Workers a gestire i licenziamenti e la riduzione del costo del lavoro. Il vecchio Giovanni Agnelli sarebbe andato in brodo di giuggiole.
Curiosamente tutto ciò avviene alla vigilia del Primo Maggio, festa inventata in Europa nel segno della piena occupazione e della giornata lavorativa di otto ore, ma ispirata a un massacro di lavoratori avvenuto negli Stati uniti. Non si può dire che le condizioni di vita, il peso culturale e politico del lavoro abbiano, nel novello secolo, proseguito la «corsa emancipativa» che gli «inventori» dell’odierna Festa immaginavano inarrestabile. L’accordo Fiat-Chrysler ne è un esempio evidente. Ma per capirlo non serve andare così lontano, basta guardarsi intorno. Come basta non essere ciechi per capire che in quelle condizioni troviamo lo specchio più evidente della vita contemporanea, dei suoi rapporti sociali, del nostro grado di civiltà. La politica se ne cale poco, se non in campagna elettorale. Quelli che - manifestando o festeggiano - scendono in piazza oggi, ben lo sanno. Anche se hanno poca voce, provando a ritrovarla. Anche se considerati maleodoranti dal papi del consiglio che, almeno oggi, non ci sarà.
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Dunque , c'é una crisi mondiale , innescata certo da frodi e illegalità finanziarie , che però mette al tappeto non solo le banche , ma anche l'industria auto USA , cioé il comparto industriale ritenuto il più potente del mondo .
secondo pure logiche di mercato , Chrysler dovrebbe essere già fallita e voi piangete sui tagli salariali estorti a Detroit ! Se é vero che in Michigan gli operai auto sono pagati il 40 % in più rispetto a quelli che lavorano nelle aziende giapponesi di più recente installazione negli stati Usa del sud , questo segnala un'anomalia non da poco .
E' anche questo un aspetto del fatto che gli Usa da anni vivono al di sopra delle loro risorse , con consumi spropositati e facendo finanziare il loro deficit dal resto del mondo ( anche questo ha contribuito allo scatenarsi della crisi attuale ) .
I salari di cui dovreste preoccuparvi sono quelli ( quando ci sono ) dell'Asia ' dell'Africa o dell'America Latina , non quelli di Detroit
Mi ppare evidente che un miglioramento delle condizioni di vita del 3° mondo passi inevitabilmente per una riduzione di ricchezza del 1° mondo .
Quanto al successo della Fiat , credo si dovrebbe ammettere che é un bene per il Paese che una importante industria ottenga un riconoscimento così importante a livello mondiale per la sua eccellenza tecnologica e per una volta potremmo smetterla con lo sport nazionale dell'autoflagellazione ; questo non é un successo di Berlusconi e non mi pare il caso di consentirgli di attribuirselo ... 03-05-2009 00:32 - ettore
E' criminale non avere consentito almeno ai lavoratori più prossimi alla pensione di ritirare il loro accantonato.
pietro 02-05-2009 18:23 - pietro ancona
festa dei lavoratori...oggi!
domani.... forse dei precari
dei cassa integrati
di queeli che vivono alla giornata
di quelli che combattono una
diversa etnia solo per sentirsi addosso il potere rivolgendo allla parte sbagliata
la loro rabbia
la stessa rabbia che ci ha liberato ma non ci ha reso liberi
non per colpa di chi ha fatto tutto ciò
ma per noi che non siamo riusciti a continuare
sia la storia
che
questo pensiero 01-05-2009 23:48 - 'Round Midnight