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Gabriele Polo
Noi, marxiani sbarcati su Marte
«Ei fu siccome immobile...» recita il 5 maggio di Alessandro Manzoni, in onore di Napoleone Bonaparte che quel giorno – del 1821 – moriva. Un altro 5 maggio – di tre anni prima, 1818 - nasceva Karl Marx. L'addio manzoniano, e non solo perché si tratta di una nascita, non si confà all'anniversario del «Moro» (come veniva chiamato dagli intimi). E ciò anche alla luce dell'attuale crisi economica.
Marx ha conosciuto in tutti questi anni ogni sorta di esaltazione, rivisitazione, dannazione, strumentalizzazione, speculazione. Più raramente l'oblio. Lui non se ne sarebbe dispiaciuto, visto che considerava la sua ricerca (cioè la sua politica) una «cassetta degli attrezzi» cui attingere. Tutto tranne che un'ideologia, che Marx considerava «la giutificazione» culturale del presente. Del resto una volta scrisse: «Tutto sono tranne che marxista», in polemica con quelli che usavano ciò che scriveva o diceva per costruire, appunto, una statica ideologia. Semmai «marxiano».
Marxiani lo siamo anche noi – che fa un po' rima con marziani, ma pazienza. E per questo continuiamo a usare il suo lavoro per capire che ci succede attorno, cosa può accadere domani e che dovremmo fare per dar corpo a quel «movimento reale che cambia lo stato delle cose presenti».
Come analizzerebbe oggi Marx l'attuale trasformazione-crisi del capitalismo globale? Quanto e cosa di quella sua «cassetta degli attrezzi» è ancora utilizzabile? Chiederselo non è un esercizio accademico, né un'operazione-nostalgia. E' la ricerca che continua: siamo «il manifesto», quotidiano comunista.
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Ti dirò che, tuttavia, sono da anni pervenuto alla conclusione che il centralismo democratico del Komintern - cioè di Manifestolibri - è molto al di sotto dell'idea che ha di sé. Figuriamoci se posso prendere sul serio le opinioni kominterniste sul Moro dopo aver visto il (non troppo divertente) catalogo. Mi è sempre parso buffo l'operaismo senza operai. Con il tempo, ha finito con il non divertirmi più. Cos'è quello che chiamo Komintern? Una repubblica di San Marino rispetto al manifesto? Neanche questo fa ridere.
Raymond Aron polemizzava contro i marxismi immaginari. Vero è ce era passato da un'altra parte: ma almeno ci capiva qualcosa. Ecco: desidero qualcuno che ci capisca qualcosa, con cui discutere. Grazie se non leggerai con sussiego questo messaggio. 06-05-2009 13:51 - Antonio Peduzzi
wise 06-05-2009 11:19 - wise
Lo salutero anche a nome vostro. 06-05-2009 10:21 - Igor
la ferocia del capitalismo e allo stesso tempo la sua fragilita
e crisi ricorrente.
Per realizzare il capitalismo basta una elite di assassini bene armati, per realizzare il comunismo ci vogliono milioni di persone unite e solidali.
Per questo realizzare il comunismo è piu difficile 06-05-2009 03:54 - marco sbandi
Quanti tra coloro che lo ritengono superato non l'hanno mai letto (o si sono fermati ai Manoscritti economico-filosofici, Salario prezzo e profitto, ecc.)? Quanti hanno letto il secondo e terzo libro del Capitale? Là c'è la scoperta dell'arcano per cui, da un lato lo sfruttamento descritto nel primo libro non è così facile da sopprimere storicamente (dal momento che la produttività del lavoro si presenta come produttività del capitale) e, dall'altro, l'analisi della contraddizione insuperabile (tra organizzazione sociale del lavoro e la sua appropriazione individuale: distorsione per cui non solo la produzione è per il profitto e non per il consumo,ma, di più, la concorrenza tra capitalisti impone che il profitto sia MASSIMO) che rende inevitabile il suo superamento. 06-05-2009 01:54 - luca
al di là dei suoi errori e delle previsioni che non si sono avverate, direi che dobbiamo cercare di aggiornare quella cassetta degli attrezzi per continuare a interpretare un capitalismo che così sfrenato, forse, manco il vecchio Carlo se lo sarebbe immaginato. Soprattutto" il manifesto", con più coraggio e meno ideologia (penso soprattutto a quegli articoli tutti uguali nella prima pagina della cultura: più approfondimenti dal mondo del lavoro o dal mondo e più cultura, che recensioni e interviste sempre ai soliti sociologi!).
Del manifesto abbiamo bisogno più che mai. 05-05-2009 20:02 - lorenzo
Mi stupisce la vostra approssimazione e l'eccessiva fiducia nel consultare il web.
Siate piú rigorosi e attenti 05-05-2009 18:15 - Francesco