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FUORIPAGINA
12/05/2009
  •   |   Sara Farolfi
    Il caso Fiat e i sindacati europei. Parla Rinaldini

    «Sia chiaro che non andiamo in Germania per chiedere ai tedeschi cosa intenda fare Fiat in Italia». Alla vigilia dell’incontro - il 13 maggio a Francoforte - tra i sindacati metalmeccanici europei dei paesi interessati alla presenza di Fiat e di General Motors Europa, abbiamo fatto qualche domanda a Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, che ieri dai cancelli della Sevel di Atessa ha definito «non più tollerabile» l’incertezza a cui sono sottoposti i lavoratori.
    I metalmeccanici tedeschi hanno le idee chiare: a loro l’ipotesi di essere mangiati da Fiat non piace per nulla. Voi come la vedete?
    Noi ribadiamo che non è possibile nessuna chiusura di stabilimenti in Italia. Quello di domani comunque non sarà che un primo incontro con i sindacati tedeschi per iniziare a ragionare insieme su Fiat. Ce ne sarà un altro la settimana prossima, nell’ambito del congresso internazionale della Fismic.
    Come la mettiamo con la contrapposizione tra sindacati, e con il rischio di protezionismi incrociati?
    Non vedo contrapposizione tra sindacati e non è detto che debba esserci. È vero che, rispetto alla vicenda statunitense, c’è un rischio maggiore, ma ci sono anche esperienze, Volkswagen per esempio, dove diversi marchi agiscono sugli stessi segmenti di mercato. Il tutto sarà comunque da capire meglio, perchè si parla di Opel ma l’operazione riguarda Gm Europa che non ha stabilimenti solo in Germania. Non c’è dubbio comunque che di fronte a questi processi scontiamo i ritardi di un sindacato che dovrebbe avere perlomeno una dimensione europea.
    In termini di costo del lavoro, in Germania ci temono un po’ come noi temiamo i polacchi...
    Sì, ma lo stabilimento in Polonia, dove Fiat produce motori, è uno di quelli a rischio.
    Pare che i sindacati tedeschi stiano studiando un piano per evitare la chiusura di stabilimenti nel loro paese. Al netto dei rischi che un’alleanza tra simili pone, voi cosa proponete?
    Tra tutti i paesi europei l’Italia è quello che produce meno auto e contemporaneamente è anche uno di quelli che ne acquista di più, importandole. Inoltre, a differenza di altri paesi, tra cui la Germania, dove ci sono più gruppi, in Italia è stato dato il monopolio alla Fiat, per cui c’è una coincidenza totale tra Fiat e industria dell’auto. Un’ulteriore riduzione comporterebbe l’irrilevanza del settore auto nel nostro paese, cosa impensabile per qualsiasi paese industriale. Lo dimostra, per restare al caso Fiat, l’attivismo dei governi americano prima, tedesco poi. Perciò diciamo che c’è un problema di politica industriale.
    C’è chi pensa che questa crisi nasca anche da un eccesso di produzione...
    Fiat produce un milione di auto, Marchionne ne vuole produrre sei milioni, Volkswagen da sola ne produce sei milioni. Insisto: non c’è un problema di volumi produttivi in Italia.
    C’è però un problema di riconversione ecologica, o no?
    Questo è il fronte su cui si giocherà la sfida. In questo senso non rassicura per nulla il fatto che Fiat ancora non abbia presentato il piano di produzione 2010-2011, ossia i modelli per i vari stabilimenti.
    Sabato a Torino manifestano i lavoratori. Cosa pensate che l’esecutivo potrebbe fare?
    Intanto chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto, che per quanto possa sembrare assurdo ancora non è stato aperto. Nel merito non escludiamo nulla, a condizione che si parta dal presupposto della garanzia occupazionale. Faccio presente inoltre che per ora si sta parlando solo di auto, mentre nel movimento terra si stanno raggiungendo le 52 settimane di cassa integrazione.
    Ieri hai espresso timori sul futuro dello stabilimento Sevel di Atessa, perchè?
    Fiat ha dato avvio a un percorso che potrebbe portere a un nuovo assetto proprietario: se nell’auto siano inclusi anche i veicoli commerciali nessuno lo sa. Non escluderei neppure che in un nuovo assetto societario con Usa e Germania Fiat possa essere in minoranza. A pagare l’operazione Chrysler è stato il governo statunitense, se andrà in porto con Opel sarà per merito di quello tedesco.
    Perciò hanno ragione i tedeschi a chiedersi con quali soldi Fiat bussi in Germania?
    Certo che hanno ragione, e tutto ciò rende ancora più paradossale l’immobilismo del nostro governo.


I COMMENTI:
  • Il modello Piccione airlines si sta diffondendo. Dalla vendita "miracolosa" dell Alitalia alla cordata "italiana" allo acquisto di Chrysler e Opel da parte del gruppo FIAT che campa da sempre
    sui finanziamenti pubblici e i pubblici disastri (incassa soldi pubblici e licenzia operai che
    gli hanno pagato il finanziamento).
    Ma la stampa italiana ha raggiunto vette vergognose sulle lodi al presunto genio Marchionne (Pd in testa ancora una volta con Furio Colombo
    e il sindaco Chiamparino) 20-05-2009 00:24 - marco sbandi
  • siete i soliti disfattisti, sono orgoglioso che Fiat tratti con altre case automobilistiche ,gli operai dovrebbero si essere uniti ma come facciamo con un sindacato che finge di difenderci ed invece e colluso con le aziende? 13-05-2009 21:43 - rosario
  • Sono pienamente d'accordo con Andrea Zucca e Fabio: ma che ci stanno prendendo, per iper-cretini? Ma chi è 'sto Marchionne? Un opportunista. Quando scampò all'incidente che distrusse la sua Ferrari ne approfittò per pubblicizzare la sicurezza che offriva la Ferrari al suo occupante (cosa che non capitò ad un noto stilista, peraltro..).

    Ora, per piacere: sarà già drammatico, dico DRAMMATICO, il piano Chrysler: ma vi rendete conto, divieto di sciopero fino al 2015? Ma cosa sono diventati gli operai, schiavi? per pagare i mega-stipedi ai manager? dividendi agli azionisti?

    Fare un mega gruppo in un momento in cui le auto, TUTTE (anche la Fiat) sono in difficoltà e vanno avanti solo con i contributi statali è pazzesco. E Marchionne lo fa o perché è alla canna del gas (l'aveva detto che servno '5 mln di auto all'anno per sopravvivere), ma sopratutto perché COME SEMPRE, i nobilastri e arraffoni della Fiat, auto-nominatisi (è il caso di dire) rappresentati dell'Italia intera (strano, io odio la Fiat e vado in Renault, ma non mi sento meno italiano di Lapo Elkann), questi qui che hanno la faccia di negare di essersi intascati quasi l'equivalente del debito pubblico italiano in aiuti alla rottamazione, adesso ci vengono a dire che stanno conquistando il mondo per la gloria dell'Italia. E i mass-media e i politici, ovviamente, abboccano. E' una iper-truffa, a mio avviso. 13-05-2009 15:16 - Graziano
  • "Noi ribadiamo che non è possibile nessuna chiusura di stabilimenti in Italia" significa che se chiudono in Germania o in Polonia un po' ci dispiace, ma chi se frega? 13-05-2009 11:37 - fmmasala
  • ha mi dimenticavo di aggiungere comprandosi pezzi della GM potrebbe prendersi la chevrolet Coreana e spostarne la produzine in Italia 13-05-2009 11:36 - marcello1950
  • Certo che la partita è importante, se i sindacati riusciranno a portare avanti una politica industriale (eventualmente imparando dai tedeschi e dai giapponesi che lavorare bene in fabbrica significa difendere il posto di lavoro e guadagnare salari maggiori) il governo dovrà fare una battaglia in sede CEE per la redistribuzione della produzione di macchine all'interno dell'Europa e permetter all'Italia di produrre 2 milioni di auto come era negli anni 70 e 80 13-05-2009 11:31 - marcello1950
  • Come direbbe un "coatto" romano: duro, massiccio e incazzato! Ma ovviamente non basta. Credo che il caso FIAT-Marchionne, considerato alla luce delle cifre dei conti economici della FIAT e al di la di ogni retorica trombona e patriottarda, riproponga la solita storia del padrone all'italiana che da "mantenuto" a spese dello stato nazionale pensa di raccattare "a gratis" imprese da gruppi al fallimento (GM e Chrysler) presentandosi sotto le mentite spoglie del salvatore mentre,al contrario, è proprio lui un pesce che rischia di a propria volta di trovarsi a boccheggiare. Con 7 miliardi di Euro di debiti ancora da saldare, che piano di salvataggio può mai prospettre la FIAT? Siamo al limite del bluff: far crescere i volumi teorici di produzione acquisendo società per ristrutturarle sul modello delle produzioni FIAT: auto piccole, semplici a modo loro avanzate, ma basso profitto unitario, realizzate comprimendo il costo del lavoro con una massiccia delocalizzazione. Il che spiega perchè la FIAT produca solo 1 milione di auto, la maggior parte delle quali all'estero e abbia ridotto il numero degli occupati in Italia a quello che negli anni '70 era un solo turno di Mirafiori. Strategia che manifesta l'incapacità della FIAT di fare un salto di qualità nelle produzioni come quello della Volkswagen, che passò dalla monocultura del Maggiolino all'ampliamento della gamma e all'acquisizione di altre società oggi di successo. Se la Volkswagen è divenuta una preda appetibile per la PORSCHE (che l'ha acquistata) è proprio per questa capacità evolutiva, che la FIAT non ha. Marchionne è solo l'ultimo sacerdote officiante (brillante fin che si vuole) di un gruppo automobilistico che rimane legato alle sue debolezze passate e presenti e anche ai suoi vizi d'origine. 13-05-2009 01:41 - Andrea Zucca
  • mi pare difficile se non impossibile comprare marchi come opel senza avere un gruppo solido alle spalle; ma non viene proprio im mente a nessuno che l mondo auto sia ormai alla frutta! la gente ha smpre meno soldi...i prestiti sono sempre piu' difficilmente risolvibili...i carburanti sempre piu' cari...e gli sforzi per creare auto ad energie alternative, almeno qui in italia, sono minimi...ma per quale motivo una famiglia media italiana dovrebbe invesire parte cospicua del proprio capitale in automobili...che sono solo fonti di spese?...ATTENZIONE LA FIAT ANCHE STAVOLTA FARA' ESCLUSIVAMENTE I PROPRI INTERESSI E NO QUELLI DI NOI CITTADINI/LAVORATORI. INDUSTRIALI MIOPI..IL MERCATO AUTOMOBILISTICO STA, MAGARI LENTAMENTE, FINENDO! FABIO 12-05-2009 22:48 - fabio
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