-
|
Sara Farolfi
Il caso Fiat e i sindacati europei. Parla Rinaldini
«Sia chiaro che non andiamo in Germania per chiedere ai tedeschi cosa intenda fare Fiat in Italia». Alla vigilia dell’incontro - il 13 maggio a Francoforte - tra i sindacati metalmeccanici europei dei paesi interessati alla presenza di Fiat e di General Motors Europa, abbiamo fatto qualche domanda a Gianni Rinaldini, segretario generale Fiom, che ieri dai cancelli della Sevel di Atessa ha definito «non più tollerabile» l’incertezza a cui sono sottoposti i lavoratori.
I metalmeccanici tedeschi hanno le idee chiare: a loro l’ipotesi di essere mangiati da Fiat non piace per nulla. Voi come la vedete?
Noi ribadiamo che non è possibile nessuna chiusura di stabilimenti in Italia. Quello di domani comunque non sarà che un primo incontro con i sindacati tedeschi per iniziare a ragionare insieme su Fiat. Ce ne sarà un altro la settimana prossima, nell’ambito del congresso internazionale della Fismic.
Come la mettiamo con la contrapposizione tra sindacati, e con il rischio di protezionismi incrociati?
Non vedo contrapposizione tra sindacati e non è detto che debba esserci. È vero che, rispetto alla vicenda statunitense, c’è un rischio maggiore, ma ci sono anche esperienze, Volkswagen per esempio, dove diversi marchi agiscono sugli stessi segmenti di mercato. Il tutto sarà comunque da capire meglio, perchè si parla di Opel ma l’operazione riguarda Gm Europa che non ha stabilimenti solo in Germania. Non c’è dubbio comunque che di fronte a questi processi scontiamo i ritardi di un sindacato che dovrebbe avere perlomeno una dimensione europea.
In termini di costo del lavoro, in Germania ci temono un po’ come noi temiamo i polacchi...
Sì, ma lo stabilimento in Polonia, dove Fiat produce motori, è uno di quelli a rischio.
Pare che i sindacati tedeschi stiano studiando un piano per evitare la chiusura di stabilimenti nel loro paese. Al netto dei rischi che un’alleanza tra simili pone, voi cosa proponete?
Tra tutti i paesi europei l’Italia è quello che produce meno auto e contemporaneamente è anche uno di quelli che ne acquista di più, importandole. Inoltre, a differenza di altri paesi, tra cui la Germania, dove ci sono più gruppi, in Italia è stato dato il monopolio alla Fiat, per cui c’è una coincidenza totale tra Fiat e industria dell’auto. Un’ulteriore riduzione comporterebbe l’irrilevanza del settore auto nel nostro paese, cosa impensabile per qualsiasi paese industriale. Lo dimostra, per restare al caso Fiat, l’attivismo dei governi americano prima, tedesco poi. Perciò diciamo che c’è un problema di politica industriale.
C’è chi pensa che questa crisi nasca anche da un eccesso di produzione...
Fiat produce un milione di auto, Marchionne ne vuole produrre sei milioni, Volkswagen da sola ne produce sei milioni. Insisto: non c’è un problema di volumi produttivi in Italia.
C’è però un problema di riconversione ecologica, o no?
Questo è il fronte su cui si giocherà la sfida. In questo senso non rassicura per nulla il fatto che Fiat ancora non abbia presentato il piano di produzione 2010-2011, ossia i modelli per i vari stabilimenti.
Sabato a Torino manifestano i lavoratori. Cosa pensate che l’esecutivo potrebbe fare?
Intanto chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto, che per quanto possa sembrare assurdo ancora non è stato aperto. Nel merito non escludiamo nulla, a condizione che si parta dal presupposto della garanzia occupazionale. Faccio presente inoltre che per ora si sta parlando solo di auto, mentre nel movimento terra si stanno raggiungendo le 52 settimane di cassa integrazione.
Ieri hai espresso timori sul futuro dello stabilimento Sevel di Atessa, perchè?
Fiat ha dato avvio a un percorso che potrebbe portere a un nuovo assetto proprietario: se nell’auto siano inclusi anche i veicoli commerciali nessuno lo sa. Non escluderei neppure che in un nuovo assetto societario con Usa e Germania Fiat possa essere in minoranza. A pagare l’operazione Chrysler è stato il governo statunitense, se andrà in porto con Opel sarà per merito di quello tedesco.
Perciò hanno ragione i tedeschi a chiedersi con quali soldi Fiat bussi in Germania?
Certo che hanno ragione, e tutto ciò rende ancora più paradossale l’immobilismo del nostro governo.
- 31/05/2009 [29 commenti]
- 30/05/2009 [8 commenti]
- 29/05/2009 [16 commenti]
- 28/05/2009 [15 commenti]
- 27/05/2009 [26 commenti]
- 26/05/2009 [7 commenti]
- 25/05/2009 [2 commenti]
- 25/05/2009 [18 commenti]
- 25/05/2009 [40 commenti]
- 24/05/2009 [3 commenti]
- 21/05/2009 [26 commenti]
- 20/05/2009 [12 commenti]
- 20/05/2009 [11 commenti]
- 19/05/2009 [265 commenti]
- 18/05/2009 [38 commenti]
- 17/05/2009 [2 commenti]
- 14/05/2009 [8 commenti]
- 14/05/2009 [4 commenti]
- 13/05/2009 [9 commenti]
- 13/05/2009 [9 commenti]
- 12/05/2009 [31 commenti]
- 12/05/2009 [8 commenti]
- 11/05/2009 [6 commenti]
- 11/05/2009 [12 commenti]
- 10/05/2009 [23 commenti]
- 07/05/2009 [98 commenti]
- 06/05/2009 [89 commenti]
- 04/05/2009 [48 commenti]
- 04/05/2009 [5 commenti]
- 01/05/2009 [25 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











sui finanziamenti pubblici e i pubblici disastri (incassa soldi pubblici e licenzia operai che
gli hanno pagato il finanziamento).
Ma la stampa italiana ha raggiunto vette vergognose sulle lodi al presunto genio Marchionne (Pd in testa ancora una volta con Furio Colombo
e il sindaco Chiamparino) 20-05-2009 00:24 - marco sbandi
Ora, per piacere: sarà già drammatico, dico DRAMMATICO, il piano Chrysler: ma vi rendete conto, divieto di sciopero fino al 2015? Ma cosa sono diventati gli operai, schiavi? per pagare i mega-stipedi ai manager? dividendi agli azionisti?
Fare un mega gruppo in un momento in cui le auto, TUTTE (anche la Fiat) sono in difficoltà e vanno avanti solo con i contributi statali è pazzesco. E Marchionne lo fa o perché è alla canna del gas (l'aveva detto che servno '5 mln di auto all'anno per sopravvivere), ma sopratutto perché COME SEMPRE, i nobilastri e arraffoni della Fiat, auto-nominatisi (è il caso di dire) rappresentati dell'Italia intera (strano, io odio la Fiat e vado in Renault, ma non mi sento meno italiano di Lapo Elkann), questi qui che hanno la faccia di negare di essersi intascati quasi l'equivalente del debito pubblico italiano in aiuti alla rottamazione, adesso ci vengono a dire che stanno conquistando il mondo per la gloria dell'Italia. E i mass-media e i politici, ovviamente, abboccano. E' una iper-truffa, a mio avviso. 13-05-2009 15:16 - Graziano