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FUORIPAGINA
12/05/2009
  •   |   Marco Revelli
    Retoriche disumane

    Ormai è chiaro, la campagna elettorale il governo la fa così. Con l’ostentazione pubblicitaria dei respingimenti. Con l’evocazione impudica dell’apartheid. Con l’esibizione della durezza “senza se e senza ma” – anzi, con l’invito esplicito a essere “cattivi” - contro i migranti. Insomma, mettendo in gioco quella risorsa potentissima sul piano emotivo e pericolosissima su quello civile, costituita dalle “retoriche del disumano”. E spingendoci così sempre più giù su quel piano inclinato della civiltà e dei diritti lungo il quale ormai da anni, ma in fine velocior, l’Italia sta cadendo.
    C’è dentro ognuno di noi, e nella coscienza collettiva, un confine impalpabile ma fondamentale, che distingue il modo di guardare l’Altro come “uno di noi” (diverso ma, almeno in qualcosa simile), o come una “natura estranea”. Appartenente a un altro “regno”: “animale”, “vegetale”, “minerale”. O semplicemente al Nulla. Le “retoriche del disumano” lavorano su quella linea di confine. La spostano “in qua”, riducendo l’area degli inclusi nella dimensione di “uomini” e allargando l’esercito dei “non-uomini”. Dei non-riconosciuti. Non degli “invisibili”, si badi. Bensì di coloro che si vedono ma non hanno importanza. Possono essere indifferentemente usati o abbandonati a se stessi. Accolti (se, e fin quando, servono) o respinti (come cose inutili o dannose). “Salvati” o “sommersi”, a seconda dell’interesse del momento.
    Questo sta facendo il ministro dell’interno Maroni. Con la rozzezza che lo distingue. Ma anche con assoluta spregiudicatezza, spostando i confini della politica oltre un limite mai varcato finora, per lo meno nell’Italia repubblicana, da nessuna forza di governo: fin dentro al delicato intreccio che lega la dimensione del biologico a quella del senso morale. La natura dei rapporti “genericamente umani” e l’esercizio del potere pubblico. Si può ben comprendere quanta terribile efficacia possa avere, in una società che si va impoverendo rapidamente, e in cui strati sempre più ampi di popolazione avvertono il rischio imminente del proprio declassamento e della perdita di posizioni faticosamente conquistate, una retorica di questo tipo: quale devastante potenziale di mobilitazione negativa abbia un meccanismo fondato sulla creazione di una porzione, limitata, di umanità esplicitamente privata per via statuale, attraverso lo strumento universale della Legge, dello status di uomini.
    Esso permette un apparente, ma psicologicamente efficace, “risarcimento” dei “penultimi” – di coloro che hanno perduto buona parte dei propri diritti sociali -, attraverso l’esibizione della deprivazione più radicale degli “ultimi”, di coloro che sono del tutto senza diritti. Gratifica chi ha perduto (quasi) tutto, o teme di perderlo -  lavoro, casa, reddito, salute… –  ma ha mantenuto lo status di “uomo” grazie alla sua appartenenza territoriale, mostrandogli in chiave pubblicitaria lo spettacolo di chi di quella prerogativa è stato destituito. E può essere pubblicamente dichiarato “fuori”. Dunque “sotto”.
    E’, non possiamo nascondercelo, un meccanismo politicamente “irresistibile”. Mettendo al lavoro un sentimento ambiguo, ma incendiario, come l’”invidia sociale”, nell’epoca della conclamata impossibilità di realizzare efficaci politiche redistributrici e di sfidare in modo credibile chi “sta in alto”, esso si rivela capace di “sfondare” in aree sociali estese, e potenzialmente immense. Spesso negli insediamenti tradizionali della vecchia sinistra. Diventa, una volta accettato di varcare quel confine morale da parte di imprenditori politici spregiudicati, per usare un eufemismo, una risorsa decisiva. Infatti Berlusconi e i suoi ci si sono buttati a pesce, nel momento in cui la priorità sembra quella di vincere la “guerra psicologica” della crisi (e, cosa non secondaria, di “dimenticare Veronica”…). E bene ha fatto Franceschini a denunciare, con forza, l’uso propagandistico della nuda vita offesa, ma già l’immediata, e davvero improvvida, contromossa di Fassino ci dice quanto fascino, o imbarazzo, esercita, su tutti i fronti politici, l’entrata in gioco di quella nuova perversa risorsa. E quanta difficoltà ci sia a contrastare, se ci si attiene al piano strettamente politico, dei nudi rapporti di forza, il processo di pietrificazione delle coscienze che esso comporta.
     Se una resistenza può nascere oggi, credo che non possa che costituirsi su un fronte per così dire “impolitico”. Tale da operare sui registri trasversali della morale, della memoria, del senso di dignità e su residui di cultura, che non si misurano sui rapporti di forza, sulle regole della ragion di stato o di partito, sui machiavellismi dell’azione utile e di quella efficace.
    L’effetto principale delle “retoriche del disumano” è quello di disumanizzare per primi coloro che le condividono. Occorre mettere insieme chi continua a non voler rinunciare alla propria residua umanità. E intende difendere quel brandello di condivisione del proprio stato di uomini con tutto il resto del genere umano.
                       


I COMMENTI:
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  • Il problema è che l'uomo al suo stato naturale è malvagio.
    Non essere malvagi è una difficilissima conquista culturale.
    E' facile dunque essere popolari solleticando tale malvagità.
    Voi comunisti avevate gioco facile quando promettevate ai poveri il potere e di strappare il benessere ai ricchi, adesso che si tratta di essere accoglienti con che sta peggio le cose sono più difficili. 13-05-2009 16:47 - giulio
  • Quindi no al rimpatrio, no ai centri di accoglienza, no all'identificazione, no alla denuncia, no ai corsi di italiano per i bambini a scuola, no ..... Bel programma! 13-05-2009 16:30 - Piero
  • Resta sempre il problema di dove mettere, in Italia, 520 milioni di persone e di cosa fargli fare. Nelle amministrazioni locali? Nel turismo? 13-05-2009 16:13 - Piero
  • è la prima volta, negli ultimi 50 anni che un qualunque governo fa qualcosa di gradito alla gran parte della gente!!!
    con buona pace della vs.retorica e demagogia!!! 13-05-2009 15:30 - STEOXXX
  • Quello che succede con le navi degli immigrati è allucinante: che sarebbe successo se le navi piene di immigrati italiani fossero state intercettate dagli USA e rimandate in Italia? Che adesso avremmo la dinastia Al Capone in Italia, suppongo, invece che come nome storico di Chicago.

    Ma che pretendiamo, del resto? Persino Veronica Lario (tra l'altro molto più bella della ragazzina di Casoria) è vista come un 'nemico' ed 'estraneo' del potere berlusconiano: roba da faide reali dei secoli passati. Se questo succede a Veronica, figuriamoci alla ragazza affogata e rimasta 5 giorni nella famosa nave turca. E' orribile gente, ma è così! E l'Africa, spogliata dalle sue ricchezze (Ricordate la storia del Madagascar 'comprato' dalla Corea? E il Congo, spogliato da tutti di tutto?), ha un mld di abitanti: entro pochi decenni diventeranno DUE. come faremo noi, pur sempre molto più ricchi di gente che guadagna un dollaro al giorno (grazie anche alle ns multinazionali, così prodighe), che cosa faranno, moriranno a milioni o miliardi per non disturbarci? Noi lo faremmo per loro? Ma i trogloditi leghisti lo sanno che anche i loro antenati avevano la pelle nera e venivano dall'Africa? Capite che razza di neanderthalesi ci stanno governando. Il rischio razzismo non è che c'é, esiste già. La strage di Castelvolturno non se la ricorda più nessuno? Che gli immigrati facciano il 10% del PIL e aiutino l'Italia a non affondare definivamente non lo sappiamo? O pensiamo di ricorrere alle colf raccomandante dal pregiudicato Borghezio, prossimo europarlamentare? 13-05-2009 15:03 - Graziano
  • Non riesco ancora a semplificare questo argomento.

    L'escluso indigeno è un perno della società.Ne è l'esempio negativo aggregante.E' il limite
    dell'insieme.
    L'immigrazione comporta un immane sforzo burocratico per contenere l'evidente instabilità e la discriminazione che comporta:
    per piacere trattate dei sistemi di regolamentazione dei flussi migratori,ma teneteli distinti dalla pratica iniziatica del capro espiatorio.
    Quest'ultima è endemica alla degenerazione e all'ignoranza della democrazia...forse è endemica alla democrazia.
    Saluti 13-05-2009 14:50 - t.o.
  • dice oggi Saviano su Repubblica
    "E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità? Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall'Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai."
    C'è un libro (“Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l’Italia” edito da terrelibere.org) che racconta cose sconosciute ai più, sommando le cose dette da Saviano e da Marco Revelli stamattina trovo un po' di luce nella nebboa sempre più fitta. 13-05-2009 14:39 - fmmasala
  • UNA PROPOSTA CE L'AVREI: SVUOTARE I CPT DEI MIGRANTI E RIEMPIRLI COI LEGHISTI, FASCISTI, RONDISTI, CIKKITTI,BORGHEZI.
    La società italiana se ne gioverebbe assai 13-05-2009 14:12 - LUCA
  • Dopo 5.000 anni della cosidetta civilta' dell'uomo, e fiumi inesauribili di parole e di fuffa, acco che salta fuori un tizio - Revelli (ma chi e'?) - con le solite scempiaggini inutili e vuote che verranno dimenticate dopo 30 secondi dai citrulli che perdono il tempo a rispondere alle sue cazzate semantiche. 13-05-2009 13:42 - Giovanni Lupetin
  • Ottima riflessione. Un'analisi molto precisa con cui mi trovo pienamente in accordo.
    Questa declassazione o perdità di diritti innesca all'interno del cittadino odio e cattiveria. Quale l'obbiettivo più facile da colpire per scaricare questa rabbia repressa se non il più debole, la persona che non ha nessuna tutela o quasi?
    Questo Maroni e la Lega lo sanno benissimo e spingono questa continua e infinita campagna xenofoba a livelli disumani, sicuri che il "vero cittadino Italiano", stuprato del suo sacro territorio, reagirà con la stessa rozzezza che il partito del Nord innesca in lui.
    Nel frattempo il popolo perde ogni diritto e dignità, annebbiato da questa sconsiderata rabbia verso il diverso.
    Molti si chiedono che colore abbia morale abbia questa crisi(o la crisi), destra o sinistra? Secondo me è evidente che ci si senta più forti segunedo una ideologia di destra, ma soprattutto la crisi è xenofoba/razzista! 13-05-2009 12:48 - Simone
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