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FUORIPAGINA
13/05/2009
  •   |   Anna Maria Merlo
    Tensione in Francia, polizia all'università

    I poliziotti Crs sono davanti all’università di Saint-Etienne, per sbloccare le entrate, dove alcuni gruppi di studenti impediscono il passaggio. A metà giornata c’è stato un primo intervento con il ricorso alla forza, per sbloccare la situazione e, ufficialmente, impedire che degenerasse in scontro fisico il confronto fra studenti a favore del blocco e studenti contrari. Gli studenti denunciano il ricorso ai lacrimogeni e, persino, il lancio di sacchi pieni di urina da parte degli agenti.
    L’episodio di Saint-Etienne è solo l’ultimo del movimento che ha investito l’università francese – cominciato con la protesta dei ricercatori il 2 febbraio scorso – ormai entrato nella quindicesima settimana. Ieri, mentre il coordinamento del movimento universitario era in riunione a Marne-la-Vallée, Le Monde ha pubblicato un appello a Nicolas Sarkozy di sei presidi di università (tra cui c’è anche Paris IV, che fa parte della Sorbona), che di fronte alla gravità della situazione chiedono dei “gesti di pacificazione” direttamente al presidente. I presidi che firmano l’appello denunciano “una situazione grave”, con “un rischio reale che il semestre non venga convalidato”, cosa che comporterebbe, per le università dove è più forte l’agitazione, la perdita di tutto l’anno scolastico. I presidi delle sette università (Paris IV, VIII, X Grenoble III, Montpellier III, Lilla I) denuniano “l’ostinazione ministeriale” e sottolineano “il sentimento di amarezza, rabbia, rancore, persino disperazione” che ormai domina tra ricercatori e studenti. Per i presidi ormai “la situazione è catastrofica per gli studenti e ingestibile da parte delle nostre amministrazioni”.
    La ministra della ricerca, Valérie Pécresse, e il ministro dell’istruzione, Xavier Darcos, nei mesi di protesta hanno scelto di chiudere le porte alle domande di dialogo dei ricercatori. La contestazione riguarda la riforma dello statuto dei ricercatori, che ormai saranno sottoposti, sia per la divisione tra ore di insegnamento e ore di ricerca che per lo svolgimento della loro carriera, all’autorità dei presidi delle università. I riceratori denunciano la fine della libertà di ricerca, anche perché la volontà è di tagliare i fondi alle materie meno “produttive”, aprendo la porta agli investimenti privati nei settori maggiormente remunerativi. Dietro questa riforma c’è l’autonomia delle università, avviata con la legge del 2007 per mettersi in conformità con una scelta europea. Protestano anche i futuri insegnanti, che contestano il nuovo cursus di formazione di 5 anni, ma da cui è stato eliminato l’anno di stage sul campo, remunerato. L’unica concessione del governo, dopo mesi di protesta, è stata la sospensione di buona parte dei tagli dei posti di ricercatore già previsti per il prossimo anno. La contestazione riguarda anche la riforma del Cnrs, che distrugge l’interdisciplinarietà della ricerca, un vanto francese.
    La situazione è sempre più confusa, la protesta scoppia qui e là, ma è molto variabile. Nessuno sa a tutt’oggi se gli esami potranno svolgersi regolarmente, anche se con qualche settimana di ritardo per permettere il recupero dei corsi. A Parigi lunedì sera è stato occupato l’Iufm (l’istituto di formazione per gli insegnanti). Secondo Sauvons la Recherche, “su 69 strutture che hanno risposto alla nostra richiesta di informazioni, 39 si dichiarano ancora in sciopero (totale, parziale, a singhiozzo) e 23 conoscono una fase di blocco, tra cui 2 Iufm occupati”. Il ministero, che ha scelto di far ricorso alla repressione per sbloccare le università e permettere lo svolgimento degli esami, afferma che le perturbazioni riguardano meno di una decina di università. In particolare “difficoltà” ci sarebbero Paris IV-Sorbonne e Tolosa II. Giovedì, nono giorno di manifestazioni, riprenderà a Parigi, di fronte alla Banca nazionale, il “girotondo degli ostinati” (che già era durato mille ore di fronte all’Hotel de Ville).  


I COMMENTI:
  • la Francia e' un paese molto meno cloroformizzato dalla televisione dell'italia: non ci sono le reti berlusconiane.
    La gioventu' lotta per i propri diritti e non per entrare al grande fratello.
    L'unico problema e' che la Francia ha una tradizione che dura dal Maggio francese di fiammate violente e improvvise ma poco durature, certo meglio che niente, meglio del piattume italiano... 15-05-2009 22:20 - pietro
  • gianni ha ragione
    se non muovete il culo e sfollate il parlamento con la forza non se ne andra' nessuno mobilitate lo sfratto esecutivo ora o mai piu' 14-05-2009 22:02 - milano
  • a milano gli studenti "di lotta" sono pochi e certe volte anche loro sembrano vittime della situazione dell'informazione italiana. nessuna eco arriva dalla francia. O no?
    i ricercatori in genere si informano con più attenzione, però io non so molto delle loro lotte.
    che fare? 14-05-2009 16:02 - nena
  • una leggera differenza,la gioventù francese difende i propri diritti, quella italiana dorme sognando di andare in televisione. 14-05-2009 15:41 - Claudio
  • In Francia il PCF è al 6%, il Nuovo partito Anticapitalista (ex-LCR) all'8, Lutte Ouvriere al 2%. Qui il PD e Di Pietro hanno il 30%, mentre anche "il Manifesto" censura il partito comunista anticapitalista per appoggiare vendoliani e craxiani.
    Perché le lotte in Francia pagano e qui no? Se lo deve chiedere anche "il Manifesto" 14-05-2009 15:25 - marco
  • Sono convinto che gli studenti trancesi otterranno ottime cose,perchè alla fine la lotta paga sempre!Questo dovrebbero copire i nostri cosiddetti SINISTRATI!!! 14-05-2009 10:19 - Adolfo Meglio
  • Allora noi studenti e docenti italiani siamo in buona compagnia. 13-05-2009 21:19 - Eugenia
  • La storia si ripete in epoche diverse con differenti modalità. Però è sempre la stessa merda di chiara marca fascista.
    Prima è toccato agli immigrati. Adesso tocca agli studenti.
    Poi toccherà a NOI. 13-05-2009 18:32 - gianni
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