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Loris Campetti
Alla Fiat si ricomincia a parlare di sciopero
Chi si rivede: le tute blu di Mirafiori tornano a far parlare di sé perché riprendono la parola. E con il diritto a dire la loro si riprendono anche il diritto di sciopero. Che senso ha, ci si può chiedere, scegliere il conflitto in un momento di crisi feroce che costringe gli operai dell'auto a passare più tempo a casa in cassa integrazione che al lavoro? E se la Fiat, invece di ordinare il blocco della produzione, chiede addirittura sei sabati di lavoro straordinario per rispondere a un'esile ripresa della domanda, perché non darglieli? Semplice, hanno risposto ieri in coro i lavoratori delle Carrozzerie del gigante torinese delle quattro ruote, perché prima vogliamo sapere che ne sarà di noi domani, della nostra fabbrica e del nostro lavoro. La Fiat fa shopping da Detroit a Russelsheim e a noi non dice nulla. Dai sindacati tedeschi veniamo a sapere che vogliono chiudere due stabilimenti in Italia, e Marchionne neanche apre un tavolo di confronto, né il governo Berlusconi lo pretende. Mentre a una parte di noi chiede gli straordinari, a un'altra parte comunica nuova cassa integrazione con annesso crollo del salario. Morale, i sabati di straordinario non li faremo finché non ci sarà presentato un piano industriale serio che rispetti l'occupazione e gli stabilimenti italiani. C'è di più: lo straordinario è richiesto sulla linea di un modello, la vecchia Punto, arrivato a fine corsa e la cui produzione residuale potrebbe essere trasferita in autunno nello stabilimento serbo di Kragujevac. I modelli che tirano, cioè quelli spinti dai contributi dalla rottamazione come la Panda e la Cinquecento, si costruiscono altrove, a Thychy in Polonia.
Così ieri a Mirafiori, mentre a Termini Imerese gli operai bloccavano fabbrica e strade per la stessa ragione che scalda gli animi dei torinesi: del doman non v'è certezza, soprattutto nello stabilimento siciliano che è il primo a poter saltare, sia nel caso in cui vada in porto l'acquisizione della Opel sia che fallisca. Quaggiù si produce un solo modello, la Lancia Ypsilon che sta arrivando a fine corsa e non si parla di nuove vetture per il futuro. Come gli operai di Mirafiori e di Melfi, della Sevel, di Cassino e Pomigliano, anche quelli siciliani sabato saranno a Torino per manifestare la loro preoccupazione. Con un obiettivo: strappare a Marchionne un tavolo di confronto, costringerlo a presentare un piano e costringere il governo italiano a mettere i piedi nel piatto. Mentre Obama e la Merkel si battono come leoni per difendere le loro fabbriche, Berlusconi non può occuparsene, è troppo impegnato a rispedire a casa, o meglio in galera, i migranti, o a concordare con i suoi avvocati la strategia per sconfiggere Veronica. E questo agli operai, anche a quelli che votano per lui o per Bossi, proprio non va giù.
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che ne fanno una classe oramai in estinzione.Ma non e' cosi' ,lo abbiamo constatato ieri a MIRAFIORI , QUANDO SI VORREBBE FAR PAGARE LE VARIE CRISI DELL'AUTO SOLAMENTE AI LAVORATORI CON DELLE TRATTATIVE CHE ESCLUDONO LA FORZA LAVORO DA OGNI POSSIBILE TRATTATIVA SINDACALE. I PRODUTTORI COME GLI DEFINI' GRAMSCI
NON STANNO ZITTI E BUONI MA VOGLIONO ESSERE DEI PROTAGONISTI NON CERTO DELLE COMPARSE COME VORREBBE IL CANADESE MARCHIONNE. NON CREDO AI SONDAGGI CHE LASCIANO IL TEMPO CHE TROVANO. L'operaio lo sa bene che votando a destra come vorrebbe il sondaggio del Sole 24 ore non risolve
i suoi problemi perche' la destra e' sempre la madre di tutte le azioni dei capitalisti che sfruttano i lavoratori. 15-05-2009 09:17 - camilo
Luca
http://giornaliaconfronto.blogspot.com/ 15-05-2009 02:06 - Luca