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FUORIPAGINA
14/05/2009
  •   |   Giulio Marcon
    Se i farmaci viaggiano insieme alle armi

    Farmaci e bombe a mano, scatole di fagioli e mine viaggiano insieme. Sullo stesso aereo. O con la stessa compagnia, a seconda dei giorni. È quanto sorprendentemente si apprende dall'ultimo rapporto del Sipri (il prestigioso istituto di ricerca svedese che si occupa di disarmo) sul ruolo del trasporto aereo nelle aree di conflitto. Il rapporto analizza - facendo nomi e cognomi - oltre 190 compagnie aree, piccole e grandi, che a seconda delle settimane trasportano armi, narcotici, diamanti e... aiuti umanitari (vedi il rapporto su www.sipri.org).  Si tratta di cargo di compagnie aeree che si alzano in volo al soldo di contrabbandieri e trafficanti, di bande locali e governi guerrafondai, ma anche su indicazione delle agenzie umanitarie delle Nazioni unite, dell'Unione europea e di diverse ong.
    Molte di queste compagnie aeree sono state messe al bando dall'Unione europea: non possono cioè volare nei cieli dei nostri paesi perché non rispondono agli standard minimi di sicurezza. Standard che invece non interessano i responsabili dell'Unione europea quando i cieli siano quelli africani o asiatici. E infatti diversi di questi aerei si sono fracassati al suolo. Altre compagnie sono state messe al bando dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, perché hanno violato il divieto di traffico delle armi verso paesi che sono in guerra o i cui governi violano i diritti umani. Ma le stesse agenzie umanitarie delle Nazioni unite poi se ne servono. E' questo il caso della Juba Air Cargo (denunciata dall'Onu per il traffico di armi) in Sudan, utilizzata da Undp, Unops, la Fao, il Comitato internazionale della Croce rossa, Action contre la faim e altri ancora. E' anche il caso - sempre in Sudan - della Badr Airlines, che oltre a portare armi alle bande paramilitari si mette al servizio dell'Iom (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e di Unocha (l'ufficio dell'Onu per il coordinamento delle agenzie umanitarie) per le attività e i trasbordi nell'area. Passando dall'Africa all'Est Europa si scopre che due compagnie importanti come la Uca e l'Aviacon Zitotrans hanno trasportato armi in varie parti del mondo, la prima in Angola e in Congo verso le diverse parti coinvolte in conflitto e la seconda  - per conto della Russia e di altri paesi - in varie zone del mondo. Nello stesso tempo queste compagnie hanno svolto per conto dell'Onu ben 75 voli a favore delle vittime dello tsunami nell'Oceano Indiano e anche altre spedizioni per conto dell'Oxfam; di Msf e della Croce rossa internazionale.
    Il rapporto del Sipri è passato pressoché inosservato (solo Nigrizia se ne è occupato), mentre negli altri paesi ha sollevato polemiche e prese di posizione. Ne hanno parlato l'Associated Press, la Bbc, la France Presse, il Guardian. Persino il governo svedese ha dovuto scrivere un comunicato ufficiale. Da noi niente. La vicenda è pero istruttiva e paradigmatica dei punti di contatto che emergono - anche nella logistica - tra armi, guerre ed aiuti umanitari. Si tratta in questo caso - vogliamo supporre e sperare - di punti di contatto inconsapevoli, anche se è veramente sorprendente che la mano destra di istituzioni come l'Onu e l'Unione europea non sappia cosa faccia la mano sinistra. Il minimo da auspicare - come ha chiesto il Sipri nel suo rapporto - è che queste istituzioni e le organizzazioni non governative si rifiutino una volta per tutte di utilizzare vettori che il giorno prima hanno trafficato droga, armi e diamanti.
    Anche da questa vicenda le agenzie e le organizzazioni umanitarie devono imparare la lezione: bisogna evitare ogni superficialità  e ogni disattenzione quando si tratta di aiuti nelle aree di conflitto. Su un altro versante troppe volte in questi anni si sono teorizzate le cooperazioni “civili-militari”, le “guerre umanitarie”, le collaborazioni tra forze armate e ong. Tutto ciò ha prodotto in queste ultime una minore vigilanza verso quella commistione tra aiuto umanitario e intervento bellico che ha portato così tanto discredito e sfiducia in questi anni verso l'azione umanitaria e non governativa. In Italia, il ricordo del Kosovo e della Missione Arcobaleno è ancora vivo. Come quello della guerra in Afganistan - due anni dopo - quando gli aerei americani sganciavano, alternativamente, bombe e pacchi umanitari. Il rapporto del Sipri è molto severo nel giudicare il ruolo di queste 190 compagnie aeree (e anche delle agenzie umanitarie che se ne servono): secondo il Sipri hanno un “ruolo destabilizzante”, alimentano “l'economia di guerra” e  “gettano benzina sul fuoco” sui conflitti. Un motivo più che buono - per le agenzie dell'Onu e le organizzazioni non governative - per starne alla larga e non diventarne ignari complici. Cambiate compagnie di volo: questo sarebbe un buon servizio per l'aiuto umanitario e la pace.

     

     


I COMMENTI:
  • Molto interessante, più della discussione su chi votare o se farlo o no. Ma chi si interessa più a queste storie? 18-05-2009 19:36 - Lorenzo
  • Esperienza vera e personale:
    Nella missione "umanitaria"in aiuto ai profughi in Albania nell'anno 1999,l'esercito italiano comprava materiale edile da un noto mafioso della zona di shijak,a sua volta lui riforniva i militari di droga e prostitute.Un esempio tutto made in Italy.....per eventuali domande o approfondimenti sono a disposizione......ciao 18-05-2009 09:46 - anonimo
  • Un caro saluto. 15-05-2009 07:03 - Sergio Finardi

    Spiegaci perché è una colossale baggianata, ti aspettiamo. Poi vediamo chi dice baggianate. 15-05-2009 18:23 - Graziano
  • IL PARADOSSO DELL'ELICOTTERO. Mi è capitato di occuparmi della cosiddetta "political economy of violence" nel corso dei miei studi. Uno dei libri più interessanti che ho letto è Shadows of War dell'antropologa Carolyn Nordstrom, che per molti anni ha condotto ricerca sul campo in stati africani durante situazioni di guerra. Sono molti i paradossi descritti da Nordstrom, ma ce ne uno particolarmente stridente. Quello dell'elicottero. L'elicotttero che viaggia dalle capitali verso le zone periferiche dove si combatte. Ebbene, su quell'elicottero c'è di tutto. Armi, munizioni, aiuti umanitari, medicine. Il paraddoso è che stesso elicottero rifornisce entrambe le fazioni. Ovvero prima atterra in villaggio scarica le varie meci, e spesso carica diamanti, droga o quant'altro. Ma poi si rialza in volo e si dirige nel villaggio dall'altra parte del fronte, per far la stessa cosa. Ma ancora più paradossale è che magari su quell'aereo c'è la copia del DVD dell'ultimo film di Hollywood, che non è ancora uscito nelle sale europee! Questo per dire che la "mercatizzazione della guerra" ha portato ad una confusione tremenda tra chi la guerra la combatte, chi la sovvenziona, chi vende le armi, e chi dovrebbe intervenire per la pace e per proteggere la popolazione civile. Ovvero non ci sono più buoni o cattivi, bianchi o neri, rossi o gialli. Il colore dominante è il verde-dollaro. 15-05-2009 14:52 - filippo
  • forse per questo le chiamano "guerre umanitarie": con le armi i farmaci per curarne le ferite... ma la dice lunga sul razzismo di fatto di paesi e organizzazioni occidentali (tutti, non solo l'Italia berlusconiana) verso il c.d. terzo mondo. che di questo si occupino solo Nigrizia e il Manifesto è purtroppo emblematico 15-05-2009 08:06 - andrea
  • Caro Giulio, questo rapporto e' una colossale baggianata, scritto da un dilettante che usa copiare per quel che capisce dal lavoro di altri, purtroppo paludato dall'istituto da cui scrive e che lo ha assunto nonostante vari avvertimenti. Il fatto che molti ne abbiano parlato - ed ha anche ricevuto una risposta ONU! - e' indice del livello infimo di comprensione dell'argomento che gira tra giornalisti, istituzioni, ed NGO. Userei pi' cautela, se fossi in te, ma ormai il pezzo e' scritto. Se mai avro' tempo scrivero' qualcosa in proposito.
    Un caro saluto. 15-05-2009 07:03 - Sergio Finardi
  • pecunia non olet! 15-05-2009 00:49 - murmillus
  • grazie per questo articolo, il problema è: ma chi crede nell'ONU? 14-05-2009 21:03 - gianluca ferro
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