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Bruno Perini
I giornali in ginocchio a Palazzo Chigi
Silvio Berlusconi ha scelto il momento più favorevole alla sua politica spregiudicata per attaccare la stampa italiana: tutti i giornali italiani, nessuno escluso, stanno facendo la fila a Palazzo Chigi per ottenere aiuti di stato e il premier, nella sua infinita scaltrezza, farà pesare non poco il suo potere di selezione dei buoni e dei cattivi. Gli unici che non protestano per i continui attacchi del premier, a differenza dei magistrati, sono i giornalisti, ormai assuefatti all'arroganza del primo ministro. Si è sentita una debole protesta della Fnsi ma ancora nessun editorialista o direttore ha speso una parola per protestare contro la pretesa del capo del governo di ottenere un'impunità permanente.
D'altronde i quotidiani vivono in questo momento una situazione di fortissima debolezza e non si possono permettere di alzare più di tanto la voce. Se infatti si da uno sguardo ai grandi quotidiani la situazione è davvero drammatica, soprattutto per il fatto che la fonte di introiti pubblicitari, quella che ha da sempre consentito di evitare gli aiuti di stato, è tragicamente ridotta. Basta guardare qualche cifra sul fatturato pubblicitario pubblicata da primaonline, l'edizione internet di Prima Comunicazione, riferita al mese di marzo 2009. Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale ha registrato nel mese di marzo 2009 un andamento in flessione rispetto allo stesso mese del 2008 (-26%). Questo dato è la conseguenza di andamenti diversi all’interno dei mezzi stampa rilevati. I quotidiani in generale hanno registrato una diminuzione di fatturato del -23% ed una diminuzione degli spazi del -10%. La tipologia commerciale nazionale ha registrato un -29% a fatturato ed un -5% a spazio. La tipologia di Servizio ha visto un -24% a fatturato e un -10% a spazio. La tipologia rubricata ha segnato un calo del -11% a fatturato e del -13% a spazio. La pubblicità commerciale locale ha ottenuto un -17% a fatturato ed un -11% a spazio. I quotidiani a pagamento hanno registrato un andamento simile a quello dei quotidiani in generale. I quotidiani Free Press hanno segnato andamenti in calo per fatturato (-30%) e spazio (-15%). Diminuisce del 34% il fatturato della commerciale nazionale e del 19% quello della locale, mentre gli spazi registrano un arretramento rispettivamente del 20 e del 12%. I periodici in generale hanno registrato un fatturato in diminuzione rispetto allo stesso mese del 2008 (-31%) ed un calo degli spazi (-26%). I settimanali hanno ottenuto delle variazioni negative sia per fatturato (-35%) sia per spazio (-29%. Per i mensili si registra una diminuzione di fatturato del -28% e un calo degli spazi del 23%. Se questo è il quadro del mercato pubblicitario dal fronte delle vendite non arrivano notizie rassicuranti. I grandi quotidiani perdono in media 100.000 copie. E' di pochi giorni fa il dato pubblicato dal Sole 24 ore: il quotidiano confindustriale è sceso a 290.000 copie contro le 340 mila copie di qualche mese fa. Ancora più drammatiche le notizie che arrivano da Repubblica e il Corriere della Sera, dove i cdr lavorano ormai a tempo pieno per gestire gli stati di crisi strisciante che toccano soprattutto i precari e i collaboratori. Il taglio delle pagine è ormai un fenomeno generalizzato ma nonostante il risparmio sui costi e la richiesta di Cig non si intravede ancora un'inversione di tendenza.
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Sono un lettore oramai vetusto di giornali con una verve critica e analitica.. Cari <<giornalisti>> cosi' non va, non va proprio. Coloro che sono impiegati nei giornali che appartengono a tizio o a caio .I potenti della piccola provincia europea che e' l'ITALIA non si accorgono che con questo governo di destra sono al comando i neo fascisti e con il consenso avuto hanno la capacita' di cancellare la repubblica nata dalla resistenza al fascismo con delle leggi apparentemente democratiche .Vendono il loro prodotto avvinghiati ad un uomo che fece parte della P2 organizzione eversiva fondata da un fascista come GELLI. IL PERSONAGGIO IN QUESTIONE E' BERLUSCONI SILVIO che vorrebbe emulare un altro salvatore della patria BENITO MUSSOLINI . CI SONO TUTTE LE PREMESSE. Quali premesse? L'attacco sistematico e continuo alle istituzioni della repubblica , parlamento compreso che oggi 21/05/09 il SILVIO vorrebbe ridimensionato a pochi rappresentanti del popolo e in aggiunta piu' POTERI AL PREMIER. ANCHE BENITO FECE DEL PARLAMENTO UN SUO STRUMENTO CHE POI SOSTITUI' CON IL GRAN CONSIGLIO .L'informazione non puo' tacere certi segnali precisi di involuzione democratica che vengono quasi quotidianamente dal nostro premier Berlusconi. NON BISOGNA rassegnarsi alle velleita' di una componente politica a sovranita' limitata come e' la pdl.Il giornalismo in Italia dopo la liberazione dal nazi fascismo nel 1945 e' sempre stata libera di informare il pubblico . Cosa vogliamo essere, forse dei sottoposti al servizio del potente di turno? NO dico mille volte NO, perche' la liberta' non ha prezzo e nessuno te la regala ma te la devi conquistare come hanno fatto i nostri resistenti partigiani. L'importanza della liberta' e l'apprezzamento di essa.Lo scopri purtroppo quando la perdi. La liberta'. NON VORREI ARRIVARE A QUESTA BARBARA ESPERIENZA. Tantissimi giornalisti dovrebbero prendere esempio dal piccolo ma combattivo quotidiano comunista ,il manifesto che e' da trentanni , una voce fuori dal coro , e la sua virtu' e di dire sempre la verita'su ogni argomento , anche talvolta scomodo , politicamente scomodo senza nessun compromesso di sorta. UN esempio per tutti. 21-05-2009 19:35 - peter Dominic
Saluti Carlo 21-05-2009 17:41 - Carlo
Purtroppo la crisi dei giornali e' una piaga per la democrazia che riguarda anche gli USA e che difficilmente potra' essere sanata. Megli dare i soldi dei contribuenti a chi li ha, come le banche e le finanziarie, che non a chi e' parte del processo democratico/culturale di un poaese. Ogni dittatura o regime ha bisogno di una stampa amica e il nostro non e' certo eccezione. C'e' da consolarsi con il fatto che le rivoluzioni socialiste, poi deviate in mostri burocratici sono avvenute in periodi in cui la stampa non era certo libera anche se, bisogna dirlo, non c'era il rimbecilimento collettivo dovuto alle televisioni e all'internet. Contare sulle proprie forze e sul cooperativismo. Cooperativismo tra giornali, non monopolio, questa potrebbe essere una soluzione. Il problema sono le proprieta', come al solito. 21-05-2009 15:50 - murmillus
Il vostro stato (si noti il plurale)vi permette di incontrare chi è in potere di eliminare i bisogni emergenti,e contrattare gli eventuali aiuti.
Siete una corporazione,avete considerazione e importanza sociale.
Non dite di essere in ginocchio,non siete voi quelli a cui è più facile piegare o spezzare le gambe.
Fatevi valere e ciao. 21-05-2009 15:23 - t.o.