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FUORIPAGINA
20/05/2009
  •   |   Bruno Perini
    I giornali in ginocchio a Palazzo Chigi

    Silvio Berlusconi ha scelto il momento più favorevole alla sua politica spregiudicata per attaccare la stampa italiana: tutti i giornali italiani, nessuno escluso, stanno facendo la fila a Palazzo Chigi per ottenere aiuti di stato e il premier, nella sua infinita scaltrezza, farà pesare non poco il suo potere di selezione dei buoni e dei cattivi. Gli unici che non protestano per i continui attacchi del premier, a differenza dei magistrati, sono i giornalisti, ormai assuefatti all'arroganza del primo ministro. Si è sentita una debole protesta della Fnsi ma ancora nessun editorialista o direttore ha speso una parola per protestare contro la pretesa del capo del governo di ottenere un'impunità permanente.
    D'altronde i quotidiani vivono in questo momento una situazione di fortissima debolezza e non si possono permettere di alzare più di tanto la voce. Se infatti si da uno sguardo ai grandi quotidiani la situazione è davvero drammatica, soprattutto per il fatto che la fonte di introiti pubblicitari, quella che ha da sempre consentito di evitare gli aiuti di stato, è tragicamente ridotta. Basta guardare qualche cifra sul fatturato pubblicitario pubblicata da primaonline, l'edizione internet di Prima Comunicazione,  riferita al mese di marzo 2009. Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale ha registrato nel mese di marzo 2009 un andamento in flessione rispetto allo stesso mese del 2008 (-26%). Questo dato è la conseguenza di andamenti diversi all’interno dei mezzi stampa rilevati. I quotidiani in generale hanno registrato una diminuzione di fatturato del -23% ed  una diminuzione degli spazi del -10%. La tipologia commerciale nazionale ha registrato un -29% a fatturato ed un -5% a spazio. La tipologia di Servizio ha visto un -24% a fatturato e un -10% a spazio. La tipologia rubricata ha segnato un calo del -11% a fatturato e del -13% a spazio. La pubblicità commerciale locale ha ottenuto un -17% a fatturato ed un -11% a spazio. I quotidiani a pagamento hanno registrato un andamento simile a quello dei quotidiani in generale. I quotidiani Free Press hanno segnato andamenti in calo per fatturato (-30%) e spazio (-15%). Diminuisce del 34% il fatturato della commerciale nazionale e del 19% quello della locale, mentre gli spazi registrano un arretramento rispettivamente del 20 e del 12%. I periodici in generale hanno registrato un fatturato in diminuzione rispetto allo stesso mese del 2008 (-31%) ed un calo degli spazi (-26%). I settimanali hanno ottenuto delle variazioni negative sia per fatturato (-35%) sia per spazio (-29%. Per i mensili si registra una diminuzione di fatturato del -28% e un calo degli spazi del 23%. Se questo è il quadro del mercato pubblicitario dal fronte delle vendite non arrivano notizie rassicuranti. I grandi quotidiani perdono in media 100.000 copie. E' di pochi giorni fa il dato pubblicato dal Sole 24 ore: il quotidiano confindustriale è sceso a 290.000 copie contro le 340 mila copie di qualche mese fa. Ancora più drammatiche le notizie che arrivano da Repubblica e il Corriere della Sera, dove i cdr lavorano ormai a tempo pieno per gestire gli stati di crisi strisciante che toccano soprattutto i precari e i collaboratori. Il taglio delle pagine è ormai un fenomeno generalizzato ma nonostante il risparmio sui costi e la richiesta di Cig non si intravede ancora un'inversione di tendenza.


I COMMENTI:
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  • Parlare di "anomalia" dell'informazione in Italia, sarebbe citare uno dei tanti problemi nei quali ci troviamo immersi. Giornalisti e editori, non tengono più conto della realtà intellettuale, la loro, e della realtà del cittadino medio, ovvero colui che non è tenuto a sapere tutto ed essere aggiornato su ogni fatto. Questo infatti è quanto mi è stato insegnato su quale debba essere il compito del giornalista. Come compito del giornalista è anche quello di fare da intermediario tra la notizia e il lettore. Se le informazioni vengono scritte in maniera tale da elogiare le proprie capacità intellettuali, in una inconsapevole forma di narcisismo da parte del giornalista, la mediazione con il lettore si interrompe. La lettura delle notizie diventa quindi noiosa e complessa, per non dire inutile. La crisi del giornale stampato, in particolare qua in Italia, non è da attribuire esclusivamente ad una crisi economica, e nemmeno all'evento di internet. Potrebbero aver contribuito in parte, ma non in una quantità tale da essere questi due fattori la ragione per la quale la carta stampata sparirà dalle edicole. La crisi economica porterà al fallimento di molte altre banche, aumenterà il già l'enorme debito pubblico di alcune nazioni, mentre internet sarà il sostituto della televisione. Le ragioni della crisi del giornale sono altre. La prima si potrebbe associare all'abitudine dei giornali nell'aver ricevuto finanziamenti pubblici, che è meglio precisare, sono finanziamenti dei partiti, non dell Stato. Da qui la naturale conseguenza di una notizia non più politica, ma partitica, ossia un vero e proprio filtraggio dell'informazione che si inoltra naturalmente in una determinata linea politica. Non sono messi in dubbio la lbera espressione culturale, politica e religiosa, è messo in dubbio il ruolo che oggi ha il giornalista in Italia. Internet ha permesso di scavalcare il filtraggio delle notizie, la manipolazione dell'informazione, permettendo quindi al lettore di ottenere più fonti dirette, più fonti attendibili.
    Se i giornali continueranno inoltre con taciti accordi per i quali reputano che alcune notizie devono scavalcarne delle altre per non gravare troppo su un precario equilibrio di informazione (ad esempio le dimissioni di Veltroni dal suo partito avvenute lo stesso giorno in cui l'avvocato Mills è stato condannato, provando così la colpevolezza del Primo ministro per averlo corrotto), allora è concesso consirerare il mestiere del giornalista come un selettore dell'informazione schiavo del potere. Nonostante i maestri ci insegnino il contrario: è il potere che dovrebbe essere controllato dall'informazione, e non viceversa.
    Queste lamentele, queste crisi, dovrebbero essere per giornalisti e redattori fonte di riflessione: se non vendono, è forse perchè le loro notizie non sono più interessanti.
    Noi lettori ignoranti chiediamo semplicemente che i giornalisti tornino a fare i giornalisti, ovvero i cani da guardia della democrazia. Solo allora, forse, noi lettori torneremo a comprare i giornali. 21-05-2009 11:15 - Stefano Aranginu
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