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FUORIPAGINA
20/05/2009
  •   |   Micaela Bongi
    Nomine Rai, spartizione compiuta

    Tra le proteste dell’opposizione, le porte sbattute (i consiglieri
    d’amministrazione del Pd e dell’Udc abbandonano la seduta prima del
    voto) e le critiche del presidente della commissione di vigilanza Rai,
    Sergio Zavoli, il giornalista della Stampa Augusto Minzolini diventa
    direttore del Tg1 e Mauro Mazza passa dalla guida del Tg2 a quella
    della rete ammiraglia. Dopo il via libera da parte di un consiglio
    spaccato - «una frattura insanabile», dirà il consigliere del Pd area
    Margherita Nino Rizzo Nervo - il direttore generale Mauro Masi ha uno
    scatto d’orgoglio: «Le nomine le ho proposte io al consiglio
    d’amministrazione, che le ha votate». Ci mancava solo che Silvio
    Berlusconi salisse direttamente al settimo piano di viale Mazzini per
    portare ai vertici della tv pubblica gli organigrammi decisi a casa
    sua. Invece gli è bastato starsene comodamente a palazzo Grazioli,
    ricevendo lì la sua maggioranza, qualche ministro compreso, per
    stabilire il «nuovo corso» dell’azienda.
     Per ora, come previsto, i consiglieri di maggioranza, ma anche il
    «presidente di garanzia» Paolo Garimberti, hanno ratificato le
    indicazioni arrivate da Sua emittenza - delle quali Masi si è fatto
    portavoce - «solo» per quanto riguarda il primo canale e le
    vicedirezioni generali che, grazie alla non nuova pratica della
    moltiplicazione delle poltrone per soddisfare tutti gli appetiti,
    diventano quattro. L’assalto parte a pochi giorni dal voto, e dal
    boccone grosso, spartito, dopo un lungo braccio di ferro, tra Silvio
    Berlusconi (grande elettore di Minzolini) e Gianfranco Fini (sponsor
    di Mazza). E se le altre nomine - in particolare quelle al Tg2 e a
    Raidue - inizialmente previste per ieri, sono state rinviate a dopo le
    elezioni di giugno, non è tanto per questioni di bon ton, ma
    soprattutto per le bizze della Lega: Antonio Marano, un po’ deluso per
    essere stato promosso vice di Masi non da solo ma insieme a altri tre
    dirigenti (i cattolici Lorenza Lei e Giancarlo Leone, il forzista
    amico di Previti Gianfranco Comanducci), intende avere l’ultima parola
    sulla formazione che guiderà la seconda rete, che fino alle nuove
    nomine resterà  dunque nelle sue mani. Il Pd grida all’occupazione (e
    litiga al suo interno sulle caselle che sono rimaste al partito,
    Raitre e Tg3). Ma il direttore generale chiarisce che non c’è nulla di
    cui scandalizzarsi: ieri è stato fatto solo «il primo passo
    dell'efficientamento necessario alla struttura organizzativa
    aziendale».


I COMMENTI:
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  • @gianni for
    Quando si tratta di spingere un po' più in là il limite della piaggeria nei confronti del padrone (e delle pratiche igieniste per liberarsi di ogni più infinitesimale residuo della propria dignità umana e professionale), nessuna missione è impossibile... 21-05-2009 20:06 - Roberto Alessi
  • Ora il piccolo duce sarà contento di avere il monopolio delle reti RAI e Mediaset, così potrà fare una campagna elettorele tutta contro la Sinistra e il Centro Sinistra, senza avere più nessun ostacolo. 21-05-2009 16:50 - Guglielmo
  • E poi dite pure che Grillo è un pazzo.. vi rendete conto che tra le nomine RAI e i contributi alla stampa selezionati, per informarci non c'é rimasto niente eccetto Internet... per ora. 21-05-2009 15:24 - Graziano
  • Da La Repubblica:"La poltrona più ambita è quella della rete, oggi occupata da Paolo Ruffini alla quale ambisce Antonio Di Bella. Secondo le indiscrezioni, Franceschini punta a mantenere lo status quo, ma i dalemiani penserebbero a un ricambio. Il congresso democratico rischia di cominciare nelle stanze di Viale Mazzini". Bah. 21-05-2009 13:41 - Piero
  • ADESSO CAPISCO PERCHE' MINZOLINI SI SCALDAVA TANTO PER DIFENDERE IL "NANO" AD "OMNIBUS" SU LA7 E SPARAVA A ZERO SU VERONICA E LA SINISTRA, SI STAVA ALLENANDO PER IL NUOVO COMPITO CHE LO ASPETTA: SUPERARE L'INARIVVABILE CLEMENTE J.MIMUN. UNA MISSIONE IMPOSSIBILE. 21-05-2009 11:54 - gianni for
  • siamo sulla buona strada per arrivare ad un regime soft fascista. Il problema è che l'opinione pubblica è dalla sua parte, forse rincoglionita da veline con le cosce al vento o da soap opera melliflue.
    nella vicenda NOEMI un presidente del consiglio che frequenta minorenni in altre Democrazie sarebbe stato cacciato a furor di popolo. 21-05-2009 11:32 - disgustato dall'italia
  • niente di nuovo sotto il sole e'solo la conferma che siamo in pieno regime.ma l'italiota aprira' mai gli occhi? 21-05-2009 11:19 - pino
  • Ormai l'autocrate di Arcore ha in pugno la totalità dell'informazione televisiva. I suoi fedeli piccolo borghesi italiani sono allontanati dalla realtà e vedranno quello che lui gli vorrà far vedere e credere, nessuno di loro sarà in grado di sapere come vanno le cose in Italia. Lo voteranno sempre anche se la povertà comincerà a mordere la loro vita e dei loro figli. Ha un senso catalogare l'Italia fra i paesi democratici d'Europa? Oppure è meglio considerarla una repubblica delle banane sud-americana. Quello che sta uscendo su Noemi Letizia è paradigmatico. 21-05-2009 07:53 - Orazio
  • Quanto avviene produce a sinistri uno scandalo falso,ipocrita ed ingiustificato dal momento che la Rai è una vergogna prodotta da tutti i partiti. Quattro miliardi inghiottiti dalla azienda RadioTV pià costosa e spendacciona del mondo composta da superprivilegiati con una quantità enorme di direttori e vice direttori frutto di spartizioni miserabili. E' uno scandalo peggiore di quello Alitalia e non si salva nessuno 21-05-2009 07:26 - pietro ancona
  • E così è stato fatto un'altro passo verso la monopolizzazione dell'informazione italiana da parte di Silvio Berlusconi & C.
    Intanto il Cavaliere continua a strillare che è vittima di un complotto, che buona parte della stampa è controllata dai comunisti eccetera. E la maggioranza degli italiani gli crede. Siamo arrivati ben oltre il limite della decenza. Massimo D'Alema nella trasmissione Otto e Mezzo in onda la sera di martedì 19 maggio su LA7 ad una franca domanda della giornalista rispondeva che in Italia c'è un immediato pericolo di regime liberticida. Complimenti per la perspicacia. Peccato che il suo collega di partito Walter Veltroni non la pensasse come lui un anno e mezzo fa in occasione delle elezioni politiche quando per compiacere la destra fece di tutto per rendere la vita difficile ai partiti della sinistra cosiddetta " radicale ".
    Poi abbiamo visto tutti come sono andate le cose. Se siamo in codesta situazione è tutta colpa del PD e della sua politica suicida portata avanti per dei meschini calcoli elettorali. Facile piangere il morto quando la porta della stalla è rimasta aperta ed i buoi se ne sono scappati via da un pezzo. 21-05-2009 06:59 - gianni
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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