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Micaela Bongi
Nomine Rai, spartizione compiuta
Tra le proteste dell’opposizione, le porte sbattute (i consiglieri
d’amministrazione del Pd e dell’Udc abbandonano la seduta prima del
voto) e le critiche del presidente della commissione di vigilanza Rai,
Sergio Zavoli, il giornalista della Stampa Augusto Minzolini diventa
direttore del Tg1 e Mauro Mazza passa dalla guida del Tg2 a quella
della rete ammiraglia. Dopo il via libera da parte di un consiglio
spaccato - «una frattura insanabile», dirà il consigliere del Pd area
Margherita Nino Rizzo Nervo - il direttore generale Mauro Masi ha uno
scatto d’orgoglio: «Le nomine le ho proposte io al consiglio
d’amministrazione, che le ha votate». Ci mancava solo che Silvio
Berlusconi salisse direttamente al settimo piano di viale Mazzini per
portare ai vertici della tv pubblica gli organigrammi decisi a casa
sua. Invece gli è bastato starsene comodamente a palazzo Grazioli,
ricevendo lì la sua maggioranza, qualche ministro compreso, per
stabilire il «nuovo corso» dell’azienda.
Per ora, come previsto, i consiglieri di maggioranza, ma anche il
«presidente di garanzia» Paolo Garimberti, hanno ratificato le
indicazioni arrivate da Sua emittenza - delle quali Masi si è fatto
portavoce - «solo» per quanto riguarda il primo canale e le
vicedirezioni generali che, grazie alla non nuova pratica della
moltiplicazione delle poltrone per soddisfare tutti gli appetiti,
diventano quattro. L’assalto parte a pochi giorni dal voto, e dal
boccone grosso, spartito, dopo un lungo braccio di ferro, tra Silvio
Berlusconi (grande elettore di Minzolini) e Gianfranco Fini (sponsor
di Mazza). E se le altre nomine - in particolare quelle al Tg2 e a
Raidue - inizialmente previste per ieri, sono state rinviate a dopo le
elezioni di giugno, non è tanto per questioni di bon ton, ma
soprattutto per le bizze della Lega: Antonio Marano, un po’ deluso per
essere stato promosso vice di Masi non da solo ma insieme a altri tre
dirigenti (i cattolici Lorenza Lei e Giancarlo Leone, il forzista
amico di Previti Gianfranco Comanducci), intende avere l’ultima parola
sulla formazione che guiderà la seconda rete, che fino alle nuove
nomine resterà dunque nelle sue mani. Il Pd grida all’occupazione (e
litiga al suo interno sulle caselle che sono rimaste al partito,
Raitre e Tg3). Ma il direttore generale chiarisce che non c’è nulla di
cui scandalizzarsi: ieri è stato fatto solo «il primo passo
dell'efficientamento necessario alla struttura organizzativa
aziendale».
- 31/05/2009 [29 commenti]
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Quando si tratta di spingere un po' più in là il limite della piaggeria nei confronti del padrone (e delle pratiche igieniste per liberarsi di ogni più infinitesimale residuo della propria dignità umana e professionale), nessuna missione è impossibile... 21-05-2009 20:06 - Roberto Alessi
nella vicenda NOEMI un presidente del consiglio che frequenta minorenni in altre Democrazie sarebbe stato cacciato a furor di popolo. 21-05-2009 11:32 - disgustato dall'italia
Intanto il Cavaliere continua a strillare che è vittima di un complotto, che buona parte della stampa è controllata dai comunisti eccetera. E la maggioranza degli italiani gli crede. Siamo arrivati ben oltre il limite della decenza. Massimo D'Alema nella trasmissione Otto e Mezzo in onda la sera di martedì 19 maggio su LA7 ad una franca domanda della giornalista rispondeva che in Italia c'è un immediato pericolo di regime liberticida. Complimenti per la perspicacia. Peccato che il suo collega di partito Walter Veltroni non la pensasse come lui un anno e mezzo fa in occasione delle elezioni politiche quando per compiacere la destra fece di tutto per rendere la vita difficile ai partiti della sinistra cosiddetta " radicale ".
Poi abbiamo visto tutti come sono andate le cose. Se siamo in codesta situazione è tutta colpa del PD e della sua politica suicida portata avanti per dei meschini calcoli elettorali. Facile piangere il morto quando la porta della stalla è rimasta aperta ed i buoi se ne sono scappati via da un pezzo. 21-05-2009 06:59 - gianni