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Stefano Liberti
Somalia, nuova svolta nella guerra civile
Sono partiti al contrattacco. Ieri mattina, i combattenti fedeli al governo transitorio somalo guidato dal presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed hanno lanciato un assalto a Mogadiscio contro le postazioni degli shabaab, i miliziani islamisti radicali che ormai controllano gran parte della capitale e del paese. Le truppe filo-governative hanno cercato di riconquistare il mercato Bakara, centro nevralgico della parte meridionale di Mogadiscio, ma sono stati rapidamente respinti. Il bilancio degli scontri è di almeno 45 morti e un’ottantina di feriti. Tra le vittime, anche Abdisak Mohamed Warsame, giornalista di Radio Shabelle, uno degli organi di stampa più autorevoli del panorama mediatico somalo.
La battaglia di ieri sembra il preludio allo scontro finale per la conquista di Mogadiscio. Nelle ultime settimane, gli shabaab hanno assunto il controllo di Johwar, città natale del presidente Sheikh Sharif e importante punto di transito per le merci dirette verso il nord della Somalia. Hanno poi conquistato diverse posizioni nella capitale, preannunciando l’intenzione di rovesciare il governo e assumere direttamente il potere. Il presidente, che controlla effettivamente poche strade intorno alla sua residenza di Villa Somalia, sta cercando l’appoggio di vari signori della guerra e di miliziani, che sta comprando con denaro sonante o con la promessa di posti di potere. In questi giorni, Sheikh Sharif è ad Addis Abeba, dove sta probabilmente negoziando con gli etiopi un appoggio logistico e un ritorno nel paese per fronteggiare l’avanzata degli shabaab.
Il paradosso di questa situazione è che l’attuale presidente non è altri che l’ex leader di quelle Corti islamiche che avevano assunto brevemente il potere nel 2006 e che sono poi state cacciate proprio dall’invasione dell’esercito etiope, appoggiato e finanziato dalla comunità internazionale, in particolare dagli Stati uniti. Dopo due anni, le potenze occidentali hanno messo al vertice dello stato inondandole di soldi - al governo sono stati promessi 163 milioni di euro di aiuti - quelle stesse persone che avevano cacciato dal potere quando erano effettivamente in grado di esercitarlo.
Perché oggi Sheikh Sharif e le milizie delle Corti islamiche contano assai poco in Somalia. Durante gli anni dell’occupazione etiope, mentre i leader delle Corti erano in esilio in Eritrea o nello Yemen, è cresciuta la forza di shabaab, il movimento dei giovani intransigenti, la cui intenzione è quella di cacciare il governo appoggiato dall’Onu e le truppe dell’Unione africana - costituite da ugandesi e burundesi - e trasformare la Somalia in un emirato islamico. Gli esponenti più radicali del panorama politico somalo hanno preso il sopravvento e reclutato alcune migliaia di giovani radicalizzati da anni di guerra e di assenza di un’autorità centrale.
Tutti i tentativi di negoziato con gli shabaab condotti finora dal governo di Sheikh Sharif - che ha anche fatto assumere al Parlamento la shari’a come legge dello stato - sono stati respinti con sdegno. I miliziani islamisti considerano il presidente un traditore e un venduto, perché ha accettato di dirigere un governo uscito da un negoziato sotto egida Onu e perché permette alle truppe dell’Unione africana di restare nel paese.
Già preso di mira da attacchi a colpi di mortaio, il contingente internazionale è in difficoltà, tanto più che per mandato può svolgere solo azioni di peacekeeping, ossia può solo rispondere ad attacchi, ma non può ingaggiare scontri con i miliziani. Vista la situazione è prevedibile che continueranno le azioni di guerriglia e che, per evitare la caduta di Mogadiscio nelle mani degli estremisti e lo scioglimento del governo riccamente foraggiato dalla comunità internazionale, si farà appello alla soluzione di sempre: l’esercito etiope, che nei giorni scorsi già ha fatto qualche prova di rientro nel paese, abbandonato solo cinque mesi fa dopo due anni di occupazione.
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spero che continui l'attenzione su questa parte di mondo devastata dalla guerra da ormai almeno 20 anni;
non sono un pacifista ad oltranza ma credo che quando si raggiungono questi livelli un paese sia talmente stremato che qualunque fazione riesca a controllare il territorio e a assicurare una certa calma determini un avanzamento delle condizioni per la popolazione:
esprimo una opinione generica che in fondo non e'propriamente relazionata con la situazione somala, ma per ignoranza non posso che rimanere sul vago aspettando interventi di persone piu'informate, a me stanno sulle palle i trafficanti di armi e gli integralisti di qualunque religione 25-05-2009 19:42 - marco