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Galapagos
Istat: disoccupati non più marginali
L'Italia nella crisi globale si porta appresso il peso di errori commessi nel passato. L'ultimo Rapporto annuale dell'Istat presentato oggi è impietoso sui ritardi economico-strutturali (ma anche culturali) del paese. Secondo il presidente – uscente – Luigi Biggieri "la distruzione creativa delle imprese e dei settori più deboli e inefficienti apre nuove opportunità di riqualificazione e crescita del sistema produttivo". Insomma, siamo quasi a una lettura marxiana della crisi. Una crisi che molti non hanno visto o non hanno voluto vedere per tempo. Aggiunge infatti il presidente Istat che "il focolaio d'infezione" della crisi si è "inserito in un contesto di fragilità del sistema finanziario ed economico del paese". E che le condizioni "perché esso potesse propagarsi si erano accumulate nel tempo". Questo significa che, almeno per l'Italia, la recessione non è arrivata all'improvviso, ma le condizioni stavano maturando da tempo.
Il Rapporto - composto di 5 capitoli e oltre 300 pagine – che può essere scaricato anche dalla rete (www.istat.it) è come al solito ricco di dati e analisi e anche "curiosità". Il primo capitolo è dedicato, come da tradizione, all'andamento della congiuntura: un foto abbastanza piatta di cio che è accaduto in Italia e nel mondo. Cioè pura descrizione dei fenomeni e delle cifre di un declino globale. Non c'è nessun tentativo di comprendere – le cifre non mancano – il perché dello scatenarsi della crisi.
Il secondo capitolo (forse il più ricco) è dedicato alle "Realtà produttive tra nuovi rischi e potenzialità". E' l'analisi delle distorsioni delle imprese italiane: una pletora di piccole e medie imprese (la dimensione media si avvicina alle quattro unità lavorative) con un valore aggiunto decisamente inferiore a quello medio europeo (42mila euro per addetto, contro 50mila) che nel 2008 hanno registrato una caduta del fatturato all'export.Il terzo capitolo approfondisce un tema importante: "Economia e territorio nei sistemi locali". O, più esattamente, come sale e scende la produttività nelle varie aree produttive spesso costruite a filiera. Nel capitolo c'è anche una bella analisi della cementificazione in Italia. Un solo dato: tra il 1995 e il 2006 i comuni italiani (praticamente senza pianificazione) "hanno rilasciato in media permessi per costruire per 3,1 miliardi di metri cubi, pari a 22,3 metri cubi per abitante". Il 40 per cento dei permessi è stato per edilizia residenziale e il rimanente per attività produttive. Nel 2001 (ultimo censimento) le aree urbanizzate includevano il 6,4% del territorio nazionale con un incremento nel decennio del 15%, nonostante la popolazione nello stesso arco di tempo sia cresciuta appena dello 0,4%. Veneto e Lombardia hanno il triste primato di regioni "più costruite".
Nel 2008 la disoccupazione - dopo 10 anni - è tornata a crescere, ci spiega l'Istat nel quarto capitolo, pur se anche il numero degli occupati è in leggera crescita. Soprattutto le donne: ma si tratta per la quasi totalità di lavoro a tempo determinato. "Nella maggioranza dei casi il 'nuovo' disoccupato è un uomo di età compresa tra i 35 e i 54 anni". Quanto al reddito, l'Istat conferma che 2,5 milioni di famiglie registrano difficoltà economiche più o meno gravi; un milione e 330mila famiglie incontra difficoltà a fronteggiare alcune spese e 1,5 milioni di famiglie denunciano seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana.
Infine il quinto capitolo è dedicato a un tema di stretta attualità, "Immigrazione straniera: stabilità e trasformazioni". Un argomento da studiare con attenzione. Soprattutto da chi ha rigurgiti di xenofobia.
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Disoccupati d'Italia uniamoci, presentiamoci alle elezionie facciamo valere le nostre ragioni.
Inutile chiedere sempre, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare.
Entriamo in politica.
Attendo adesioni. 27-05-2009 18:50 - Carla
Non dovevano essere la spina dorsale del sistema produttivo italiano? E non sarebbe interessante conoscere quanta di questa "ossatura" è scappata a gambe levate, dislocando nei paesi vicini?
Anche questo dato non farebbe male a chi ha rigurgiti di xenofobia. 27-05-2009 01:28 - Antonella