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FUORIPAGINA
26/05/2009
  •   |   Galapagos
    Istat: disoccupati non più marginali

    L'Italia nella crisi globale si porta appresso il peso di errori commessi nel passato. L'ultimo Rapporto annuale dell'Istat presentato oggi è impietoso sui ritardi economico-strutturali (ma anche culturali) del paese. Secondo il presidente – uscente – Luigi Biggieri "la distruzione creativa delle imprese e dei settori più deboli e inefficienti apre nuove opportunità di riqualificazione e crescita del sistema produttivo". Insomma, siamo quasi a una lettura marxiana della crisi. Una crisi che molti non hanno visto o non hanno voluto vedere per tempo. Aggiunge infatti il presidente Istat che "il focolaio d'infezione" della crisi si è "inserito in un contesto di fragilità del sistema finanziario ed economico del paese". E che le condizioni "perché esso potesse propagarsi si erano accumulate nel tempo". Questo significa che, almeno per l'Italia, la recessione non è arrivata all'improvviso, ma le condizioni stavano maturando da tempo.
    Il Rapporto - composto di 5 capitoli e oltre 300 pagine – che può essere scaricato anche dalla rete (www.istat.it) è come al solito ricco di dati e analisi e anche "curiosità". Il primo capitolo è dedicato, come da tradizione, all'andamento della congiuntura: un foto abbastanza piatta di cio che è accaduto in Italia e nel mondo. Cioè pura descrizione dei fenomeni e delle cifre di un declino globale. Non c'è nessun tentativo di comprendere – le cifre non mancano – il perché dello scatenarsi della crisi.
    Il secondo capitolo (forse il più ricco) è dedicato alle "Realtà produttive tra nuovi rischi e potenzialità". E' l'analisi delle distorsioni delle imprese italiane: una pletora di piccole e medie imprese (la dimensione media si avvicina alle quattro unità lavorative) con un valore aggiunto decisamente inferiore a quello medio europeo (42mila euro per addetto, contro 50mila) che nel 2008 hanno registrato una caduta del fatturato all'export.

    Il terzo capitolo approfondisce un tema importante: "Economia e territorio nei sistemi locali". O, più esattamente, come sale e scende la produttività nelle varie aree produttive spesso costruite a filiera. Nel capitolo c'è anche una bella analisi della cementificazione in Italia. Un solo dato: tra il 1995 e il 2006 i comuni italiani (praticamente senza pianificazione) "hanno rilasciato in media permessi per costruire per 3,1 miliardi di metri cubi, pari a 22,3 metri cubi per abitante". Il 40 per cento dei permessi è stato per edilizia residenziale e il rimanente per attività produttive. Nel 2001 (ultimo censimento) le aree urbanizzate includevano il 6,4% del territorio nazionale con un incremento nel decennio del 15%, nonostante la popolazione nello stesso arco di tempo sia cresciuta appena dello 0,4%. Veneto e Lombardia hanno il triste primato di regioni "più costruite".
    Nel 2008 la disoccupazione - dopo 10 anni - è tornata a crescere, ci spiega l'Istat nel quarto capitolo, pur se anche il numero degli occupati è in leggera crescita. Soprattutto le donne: ma si tratta per la quasi totalità di lavoro a tempo determinato. "Nella maggioranza dei casi il 'nuovo' disoccupato è un uomo di età compresa tra i 35 e i 54 anni". Quanto al reddito, l'Istat conferma che 2,5 milioni di famiglie registrano difficoltà economiche più o meno gravi; un milione e 330mila famiglie incontra difficoltà a fronteggiare alcune spese e 1,5 milioni di famiglie denunciano seri problemi di bilancio e di spesa quotidiana.
    Infine il quinto capitolo è dedicato a un tema di stretta attualità, "Immigrazione straniera: stabilità e trasformazioni". Un argomento da studiare con attenzione. Soprattutto da chi ha rigurgiti di xenofobia.


I COMMENTI:
  • e dove volevate che portasse la pornopolitica che vige da anni in italia? la speranza e il diritto di cambiare in meglio le cose ce le hanno fatte mangiare a pranzo, la cosa peggiore non e' la nostalgia delle cose che potevono essere...ma l'oblio di una speranza. Nell'oblio, ricordate, non esiste alcun diritto. 27-05-2009 20:15 - pippolo
  • E se fondassimo un partito noi?
    Disoccupati d'Italia uniamoci, presentiamoci alle elezionie facciamo valere le nostre ragioni.
    Inutile chiedere sempre, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare.
    Entriamo in politica.
    Attendo adesioni. 27-05-2009 18:50 - Carla
  • Cari compagni,l'analisi dell'Istat si riferisce all'Italia. Da noi, nel profondo Sud che mi diede i natali, l'indagine adeguata sarebbe quella del Cile o dell'Argentina di qualche anno fa. La mafia, come i topi dalla nave che sta per affondare, sono fuggiti al seguito del nostro caudillo lasciando i suoi cani a gestire le macerie coperte di spazzatura. Piccola impresa, che è? Quà non fallisce nessuno perchè non ci sono beni che rischiano. I ragazzi, quelli che per loro sfortuna nascono in famiglie che credono alle regole, fuggono. E fuggono portandosi dietro fior di cervelli. Vanno a fare gli insegnanti, gli ingegneri, i medici, gli economisti dalla pianura padana in su. Ed io, la mattina alle sette mi stupisco guardando i miei concittadini che intasano il traffico e mi chiedo dove vadano, in una città senza lavoro. Solo impigati? La burocrazia, ammortizzatore sociale dei bei tempi democristiani, è ora off limits. Industrie non ce n'è. Qualche negozio, che apre oggi e domani chiude, solo i cinesi prosperano. I negozi cinesi sorgono come i funghi. E'questao il nuovo business mafioso accanto alla tratta degli schiavi dall'Africa? Si intende che si parla di mafia di piccolo calibro, perchè quella che conta è fuggita via e va alla prima della Scala, come ho già detto. E mi chiedo: il 65% di consensi, il signor Berlusconi come l'ha ottenuto? Solo promettendo sussidi, regalie e posti da bidello che scompaiono subito dopo le elezioni? Che potrebbe dire l'Istat di un mondo come il nostro, dove dichiarano un reddito solo gli impiegati? Quale avvenire abbiamo? Non abbiamo un passato consapevole non avremo un futuro. Le bellezze decantate di quest'isola sono franate anch'esse sotto la speculazione edilizia della collusione mafia-politica e la deregulation dei piccoli, tanto un'amico dell'amico ce l'abbiamo tutti e che ci eviterà i controlli. Il litorale che da Terrasini va a Cefalù è inguardabile ed inquinato. E vi assicuro che quarant'anni fa era un paradiso. Ogni anno gli incendi devastano la macchia meditteranea e la conca d'oro è stata distrutta dall'edilizia scadente, popolare sulla carta. E non possiamo dare la colpa di tutto questo nè alle banche americane, nè a Berlusconi che ci ha dato il colpo di grazia. E c'è stato un periodo, quello della primavera dopo le stragi di Capaci e di via D'amelio, in cui abbiamo creduto che ce la potevamo fare perchè eravamo "uguali" visto che non tutti eravamo mafiosi. Poi la stupidità degli interessi personali si è alleata con la delinquenza e tutto è andato a puttane, eccetto quelli che ci avevano illuso. In fondo, se guardate bene, c'è chi ha cambiato casacca, chi è stato promosso, chi si è ritirato a vita privata, ma dorata. E noi qua, che tremiamo quando i nostri figli, sparsi per l'Europa,hanno nostalgia e vorrebbero ritornare. Ritornare dove? Il nostro è un paese senza storia, perchè la storia è movimento. Da noi è tutto fermo come in un incubo. Da noi le cifre dell'Istat non si adattano. Scusate la lunghezza. Sono un'esclusa, anche dalla catastrofe capitalistica. 27-05-2009 14:44 - maria francesca
  • La situazione non dà luogo neanche al minimo di ottimismo.Sono convinta che il danno maggiore della crisi è quello che subiscono i senza lavoro, siano essi stranieri o non.Le loro vite umiliate e senza valore,la loro dignità pestata, sono ferite che difficilmente si possono rimarginare. 27-05-2009 11:43 - Cristina Giambuzzi
  • che il governo reazionario che ci ritroviamo non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione socio economica, era del tutto scontato; non bisogna però dimenticare che anche col governo prodi, del quale non ho nessuna nostalgia, le famiglie italiane che vivono di solo stipendio non arrivavano a fine mese; la crisi viene da lontano , un lontano anche recente, fatto di legge treu, fessibilità e sacrifici solo da parte delle fasce deboli della società italiana; come uscirne?: non compromettendosi con i governi della borghesia capitalista, e pensare di costruire un futuro del goveno dei lavoratori; le scorciatoie riformiste, tali non sono che trappole per imbrigliare le masse popolari; ai tanti, e ce ne sono davvero tantissimi, che hanno nostalgia del centrosinistra domando: come mai in difesa del governo prodi non ci sono state manifestazioni di lotta delle masse popolari?; saluti comunisti. 27-05-2009 10:31 - roberto grienti
  • I disoccupati ringrazino l'autocrate di Arcore. Chi di loro lo voterà alle europee mostrerà di aver meritato il suo destino. Italiani svegliatevi il fascismo del XXI secolo è vincente. Gli italiani non arrivano a fine mese, ma la destra reazionaria con il suo duce col pene barzotto aumenta i consensi. Ahi serva Italia 27-05-2009 06:24 - Orazio
  • Mi colpisce il dato sulle piccole e medie imprese. Molte nel famoso Nord-Est, immagino.
    Non dovevano essere la spina dorsale del sistema produttivo italiano? E non sarebbe interessante conoscere quanta di questa "ossatura" è scappata a gambe levate, dislocando nei paesi vicini?
    Anche questo dato non farebbe male a chi ha rigurgiti di xenofobia. 27-05-2009 01:28 - Antonella
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