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FUORIPAGINA
28/05/2009
  •   |   Michele Giorgio
    Insediamenti, Israele dice no a Obama

    Ha pesato come un macigno sull’incontro tra Barack Obama e Abu Mazen, ieri in tarda serata, il secco no di Israele alla perentoria richiesta dell’amministrazione americana di mettere fine «senza eccezioni» alle costruzioni negli insediamenti colonici nei Territori occupati. Sulla fermezza, almeno apparente, contro l’espansione delle colonie ebraiche Abu Mazen punta buona parte della sua strategia nei confronti del nuovo governo israeliano, dominato dalla destra ultranazionalista e contrario alla creazione di uno Stato palestinese sovrano. In queste settimane il presidente dell’Anp ha ripetuto che non negozierà con il premier israeliano Netanyahu sino quando non cesserà l’espansione degli insediamenti. Ora Abu Mazen rischia di finire sotto pressione. Obama potrebbe chiedergli di rinunciare al congelamento degli insediamenti israeliani per non «aggravare» la tensione tra Washington e Tel Aviv. Andare alla ripresa delle trattative con Israele mentre i bulldozer continuano a spianare terreni palestinesi per le nuove case dei coloni, sarebbe un suicidio politico per il leader dell’Anp. «Abu Mazen non ha titolo di parlare a nome dei palestinesi», ha avvertito ieri il movimento islamico Hamas.
    Il presidente dell’Anp si è presentato alla Casa bianca offrendo ad Obama piena collaborazione e proponendo l’istituzione di una commissione che dovrà lavorare per conto del Quartetto per il Medio Oriente (Usa, Russia, Onu e Ue) per assicurare che israeliani e palestinesi rispettino i loro impegni. Abu Mazen ha insistito molto sull’applicazione del piano arabo – ritiro totale di Israele dai Territori occupati in cambio della normalizzazione dei rapporti con il mondo arabo – confermando le indiscrezioni che riferiscono dell’intenzione dell’Anp di inserire la questione palestinese all’interno di una cornice più ampia, quella dei rapporti tra l’intero mondo arabo e Israele. Una mossa che presenta vantaggi ma anche rischi notevoli, come la possibile «svendita» delle aspirazioni palestinesi di fronte agli interessi di leader arabi che in non pochi casi sono controllati da Washington o puntano all’apertura rapida di relazioni ufficiali con Israele. Da Obama, l’Anp si attende un rinnovato sostegno alla soluzione dei «due stati» dopo l’esito negativo dell’incontro di pochi giorni fa alla Casa bianca tra il presidente americano e Netanyahu che aveva messo in luce di divergenze sulla strada per giungere alla ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi. La posizione americana sarà più chiara il 4 giugno, quando al Cairo Obama leggerà il suo atteso discorso al mondo arabo-islamico con il quale dovrebbe delineare anche i punti principali della strategia Usa per il conflitto israelo-palestinese.
    Da parte sua Netanyahu non si scompone di fronte alla intimazione americana di bloccare «senza eccezioni» l’espansione degli insediamenti ebraici. Ai toni (apparentemente) fermi del segretario di stato Hillary Clinton, ha replicato ieri Mark Regev, portavoce di Netanyahu, chiarendo che il governo a congelare totalmente le colonie non ci pensa nemmeno. Israele - ha sottolineato Regev - si è impegnato a «non costruire nuovi insediamenti» e a rimuovere gli avamposti colonici, ma non accetta di rinunciare allo sviluppo di alcuni grandi insediamenti già esistenti per far fronte, ha detto, alla «crescita naturale» del numero degli abitanti e alle «necessità della vita normale». Esigenze destinate a perpetuarsi per anni, ha lasciato intendere il portavoce, fino a quando «la sorte dell’intero complesso degli insediamenti – costruiti dopo il 1967 in aperta violazione della legalità internazionale - non sarà determinata da accordi di pace fra israeliani e palestinesi». Dietro questo paravento sono state costruite negli ultimi anni case destinate ad almeno un terzo dei nuovi coloni israeliani.
    Nella Cisgiordania occupata nel frattempo non cessano le operazioni dell’esercito israeliano, spesso all’interno di città e villaggi formalmente sotto il pieno controllo di Abu Mazen. Un palestinese è stato ucciso ieri da reparti speciali israeliani a Dura, alle porte di Hebron. L’uomo, Abdel Majid Dudin, descritto da Israele come «esponente di primo piano dell’ala militare» di Hamas in Cisgiordania, era ricercato dal 1995.


I COMMENTI:
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  • la differenza tra popolo e nazione , la differenza tra la gente civile e lo stato è stata già legiferata nelle corti internazionali , tanto che esistono i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità [a proposito nel processo a eichmann l'accusa principale non era crimini contro l'umanità , ma crimini contro il popolo ebraico , tanto per sottolineare come un idea di razza è ancora pervasiva e resistente in israele] , e lo stato di israele è stato accusato di questi crimini !!

    purtroppo gli statiuniti ci hanno insegnato come si fa a mettere a posto i cavilli giuridici : basta dire che anche se pare che si stia aggredendo un popolo , ci si stia solo difendendo , e che non è guerra quella che si fa , stiamo facendo la pace.

    io credo che israele , stia evidentemente portando avanti una politica di sterminio , e questo si può notare sia nel fanatismo di destra e nelle operazioni militari e nelle politiche di riproduzione del seme ebraico con relativa occupazione del territorio, e sia ,caratteristica di ogni disumanità, nella deriva del proprio esercito.

    israele a gaza non ha solo commeso dei crimini contro l'umanità , ma ha commesso crimini contro dio. 29-05-2009 12:24 - Gianpaolo Sartori
  • Smettiamola una buona volta di aggredire solo e soltanto gli Israeliani che sono anche loro facenti parte della Terra santa ricordo che al tempio di Cristo gli ebrei vivano lì tanto che Gesù Critso era un Ebreo.
    Vorrei ricordare anche che i Palestinesi non soffrono solo pwer colpa degli israelinai ma anche per colpa dei loro capi (dopo la morte del terrorista Arafat)che tesoro è stato scoperto in mano alla moglie e portato all'estero alla faccia della sua povera gente)e hamas con attacchi con i missili sulla gente civile e inerme israelina ha fatto di tutto per cercare lo scontro.
    Voglio ricordare anche che hamas i dissidenti interni palestinesi li tortura e li ammazza e usa donne e bambini come scudi umani.
    Ricordo infine che Isralele è uno Stato democratico mentre hamas e tanti Stai islamici (vedi Iran, Siria e altri) esiste la dittatura la sharia e la non libertà.meditate gente meditate prima di dare sentenze solo piene di odio ideologico e prive di verità. 29-05-2009 09:22 - fabio
  • visto che siamo in vena di ricordi , mi pare giusto sottolineare che durante la seconda guerra mondiale il movimento sionista aveva ampi accordi con il partito nazista.
    i sionisti lavorarono parecchio durante il primo novecento affinchè le persone di razza o stirpe ebraica andessero in palestina a colonizzare il territorio che doveva divenire la nazione di israele , ma ebbero parecchie difficoltà perchè nonostante i denari e gli investimenti erano veramente pochi quelli che riuscivano a convincere.
    le prime leggi razziali non indignirano per nulla i sionisti perchè queste non facevano altro che ufficializzare le regole rabbiniche , secondo la quale un ebreo poteva sposare solamente un altro ebreo.
    l'accordo tra i nazisti ed i sionisti rientra nell'ottica del mutuo obiettivo , ripulire la germania e costruire lo stato di israele.
    ricordo anche che durante la seconda guerra i capi sionisti e rabbinici , erano internati in campi privilegiati , e molti di loro durante la guerra avevano la possibilità con speciali permessi per girare la germania e quantunque per andare nelle fattorie palestinesi.
    ricordo anche che nei campi più grandi esisteva una polizia ebraica ed a costruire e ad azionare le camere a gas erano squadre di ebrei.

    la seconda guerra era tra nazioni e supernazioni , uno scarno idealismo , e come premio ai sionisti è stata data una nazione.
    credo che per tutto il secondo novecento , si è confuso il popolo con il governo , si è confuso il popolo con lo stato.
    se l'umanità e la sofferenza che il mondo ha provato riguardo alle sciagure di milioni di ebrei , questa non può essere confusa con un atteggiamento politico e fanatico , da parte di capi religiosi che violentemente vogliono il loro posto nel mondo. 29-05-2009 01:14 - Gianpaolo Sartori
  • Sottoscrivo totalmente a murmillus. Vivo e insegno negli USA e so la forza della comunita' filoisraeliana. Di tale forza e dei fatti Israele/Palestina non si puo' quasi parlare sia per l'ignoranza e la parzialita' diffusa sulla storia e sui fatti, sia per il generico e interessato appoggio a Israele, sia per la presenza diffusa di forme di propaganda filo-isealiana nelle universita' sia per per la paura di essere anti-semiti se si critica Israele e i suoi crimini. 28-05-2009 21:54 - maurizia natali
  • Agli USA basterebbe poco per bloccare gli insediamenti: non assegnare i miliardi di dolari che vengono dati a Israele annnualmente. Il fatto e' che la lobby giudaica in USA e` strapotente (vedi AIPAC) e gli ebrei sono rappresentati alla camera e al senato in modo sproporzionato alla loro percentuale nella popolazione. Non ci sarebbe niente di male se non fosse che il loro voto e' determinante e unisono nei riguardi di Israele. In italia pure non scherzano. Sarebbe ora di finirla con la paura di essere definiti antisemiti quando si critica l'operato di Israele. Sarebbe anche il caso di ricordare che questo Stato e' stato creato artificialmente sul territorio e sulla pelle dei palestinesi che ci abitavano da sempre. Sarebbe anche il caso di ricordare che la creazione di Israele e' avvenuta grazie ad atti terroristici da parte del Sionismo non solo nei confronti dei palestinesi ma anche degli inglesi. Che atti terroristici sono stati perpetrati di Israele anche in epoche recenti, per esempio , in italia con l'assassinio di militanti palestinesi. E sarebbe anche il caso di ricordare che nesssuno in Israele vuole uno stato palestinese (con insignificanti eccezioni) e che la determinazione e l'ipocrisia con cui sta continuando la costruzione del territorio assegnato ai palestinesi dalla comunita' internazionale non e' esclusiva del Licud ma anche dei cosiddetti laburisti.
    Gli ebrei non avevano nessun diritti di costruirsi uno stato in palestina, e come dice giustamente qualcuno sarebbe stato piu' giusto che lo stato fosse stato ricavato in Germania o magari in italia dove le persecuzioni agli eebrei sono avvenute. Non si puo' rivendicare un diritto sulla base di un libro scritto, si fa per dire, migliaia di anni fa. 28-05-2009 21:06 - murmillus
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