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FUORIPAGINA
25/06/2009
  •   |   Giancarlo Aresta
    Editoria, un primo passo in avanti

    E’ di ieri il voto della Camera, che ripristina anche per il 2009 la certezza dei contributi alle testate politiche e non profit e rifinanzia il Fondo editoria, che aveva subito per le scelte di questo governo un taglio di un terzo negli ultimi sei mesi dello scorso anno. E’ passato giusto un anno dal 24 giugno 2008, quando il Decreto Tremonti non solo riduceva drasticamente le risorse disponibili per la scuola e la sanità (il cuore dello stato sociale italiano), ma assestava un duro colpo al pluralismo dell’informazione, togliendo ogni certezza dei contributi ai giornali cooperativi e di partito (cancellando il diritto soggettivo). Si apriva così uno scenario inquietante, che avrebbe significato la cencellazione di oltre trenta testate quotidiane (e decine di periodici), in un paese che già soffre di una profonda asfissia nell’informazione, per il conflitto di interessi del premier, per la concentrazione di risorse senza uguali al mondo nelle Tv, per il fatto che Mediaset da sola raccoglie 2172 milioni di euro di pubblicità, rispetto ai 1366 di tutti i quotidiani italiani. Questa misura era ancora più iniqua e paradossale, dal momento che si tagliavano i ’contributi diretti’ all’editoria di idee, ma si lasciavano intatti i ’contributi indiretti’, di cui beneficiano in modo assai rilevante i grandi gruppi editoriali quotati in Borsa.
    Un primo vero passo avanti

    Questo voto della Camera è ancora una misura parziale e interlocutoria, ma insieme un primo vero passo avanti. A contribuire alla tutela del pluralismo – partecipando al rifinanziamento del Fondo editoria – sono stati chiamati dall’articolo 56 della Legge 1441 ter i produttori e i commercianti di energia con una tassa aggiuntiva dell’1% sui loro utili (che il ministro Scajola ha definito – intervenendo il 10 giugno all’assemblea dei petrolieri italiani – una misura ispirata a «una logica di solidarietà e di coesione sociale») e Poste italiane Spa, che riceveva dallo Stato, per la spedizione dei prodotti editoriali, una integrazione di prezzo nettamente superiore alle tariffe praticate da questa azienda pubblica ai migliori clienti privati. Ci aspettiamo che queste norme di legge vengano confermate al Senato, dove il 1441 ter dovrà tornare in quarta lettura.
    Sull’informazione, decida il Parlamento

    Del resto, è stata l’assemblea del Senato a volere questa scelta positiva, sostenendo con il voto di tutti i gruppi di opposizione e di maggioranza un emendamento dell’on. Vincenzo Vita (sottoscritto dai senatori Butti, Lusi e Mura). Come sono stati gli organi parlamentari della Camera (Commissioni attività produttive e bilancio e assemblea) a tutelarla, fino all’ultimo voto. A dimostrazione che il pluralismo dell’informazione non può essere affidato nelle mani di questo governo (e di nessun governo), ma investe questioni così delicate per la democrazia italiana, che devono trovare il loro luogo di confronto nel Parlamento.
    Anche per questo siamo assolutamente contrari all’ipotesi dello stesso decreto Tremonti, di affidare ad un Regolamento il compito di dettare le nuove norme, che definiscano criteri e valori nuovi nell’erogazione dei contributi diretti. E’ grave che un settore come quello dell’informazione sia subordinato in modo diretto a scelte fatte dall’esecutivo, che potrebbe così decidere anno per anno quanto dare e a chi dare, mettendo in una condizione di insostenibile subordinazione decine di testate quotidiane e periodiche: questo orientamento legislativo rappresenta anche una ferita alla nostra Costituzione.
    Necessaria una vera riforma

    Negli ultimi quattro anni, il costo dei contributi diretti si è ridotto notevolmente, dai 224 milioni di quattro anni fa ai 170 del 2008. Questi valori potrebbero contrarsi ancora in misura consistente, colpendo le posizioni di abuso (cioè imponendo che tutte le cooperative ammesse ai contributi debbano essere cooperative di giornalisti: fatte da chi ci lavora), stabilendo un rapporto serio tra i contributi che si erogano e la consistenza delle testate (a partire dall’occupazione), imponendo obblighi significativi di diffusione in edicola ai giornali finanziati, accertando i loro costi effettivi. Solo così si potrà impedire che ricevano contributi testate che millantano il loro far parte di gruppi editoriali privati (è il caso di Libero e il Riformista, innanzitutto); che ricevano più di due milioni di euro giornali che non hanno mai visto un’edicola o che hanno una consistenza e uno spessore informativo ridicoli; che si mantenga, o si allarghi, uno squilibrio insopportabile tra giornali di partito e testate cooperative e non profit.
    Nel Parlamento si è trovata una posizione unitaria, nel correggere una scelta del governo. E’ ad esso che spetta la definizione di nuove regole.
    Noi del manifesto

    Si è arrivati a questo risultato parziale, ma importante, grazie all’impegno generoso di parlamentari di diverse parti politiche, al lavoro intenso e serio di Mediacoop; ma anche per la battaglia a viso aperto che il manifesto ha fatto in questi dodici mesi, in difesa del pluralismo. Era in gioco, certo, anche la nostra sopravvivenza: e sono stati i nostri lettori, con il loro sostegno generoso, a permetterci di far sentire la nostra voce, fino a questo primo risultato. Ma i nostri problemi restano aperti, anche dopo questa lunga battaglia, e non dipendono solo dagli esiti di una legge. Solo ridando voce a una sinistra, che è molto più ampia ed estesa di quanto viene evidenziato dalle divisioni delle sue formazioni politiche attuali e dalla conseguente geografia del voto (uno specchio della loro impotenza), sarà possibile assicurare, ancora con il vostro sostegno, continuità alla nostra impresa comune.


I COMMENTI:
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  • Cari compagni,

    capisco che avete bisogno di soldi, ma spellarsi le mani per applaudire questo parlamento che reintroduce il finanziamento indiscriminato ai giornali mi sembra troppo. Non vendiamoci per un piatto di lenticchie! Per questa legge non c'e' differenza tra il Manifesto e il Campanile di Mastella. Io sono a favore di un sostegno serio all'editoria libera, ma non e' questo che si sta votando in parlamento. Non voglio che i miei soldi vadano a finti giornali creati solo per fare cassa. Se e' cosi, che muoia Il Manifesto, pardon Sansone con tutti i filistei!
    E lo dice un compagno che ha sempre sostenuto il Manifesto nei momenti di crisi, ma certamente da ora in poi non comprero' piu' i numeri speciali a 10 Euro e non mi abbonero'.
    Saluti comunisti. 27-06-2009 10:44 - paolo
  • E' semplicemente un caso in cui il libero mercato non esiste! Nessun giornale potrebbe sostenersi solo con i soldi delle vendite ai lettori. La gran parte arriva dalla pubblicità (e chi, eticamente, decide di non farla ma di fare giornalismo serio, con le pagine scritte fitte fitte?, poi c'è lo Stato (che comunque sarebbe rimasto per i giornali, diciamo, 'commerciali'), poi i soldi dei lettori, ma soprattutto ci deve essere una proprietà, uno che ci mette il cash.
    Affermare che tutti hanno diritto ad informare è pura follia! E' come dire: tutti hanno diritto ad istruirsi e poi non costruire le scuole e pagare gli insegnanti! o dire che siamo liberi con 800 euro al mese..
    C'è chi ha interessi diffusi, da difendere via stampa e chi ha idee da diffondere, a mezzo stampa.
    Proporrei l'escusione di tutti i giornali quotati in borsa o comunque non cooperativi o di partito (nonostante su questi ultimi abbia più riserve), la definizione di criteri stringenti su copie vendute, che insomma ci si accerti che è un giornale vero, ed il raddoppio dei fondi per quelli che stanno dentro i criteri, cercando di favorire specialmente i piccoli giornali cooperativi (nei criteri ci vanno anche tetti stipendi adeguati).
    Si risparmierebbe qualche centinaio di milioni di euro, investiremmo in cultura, sosterremmo economicamente un'ampia fascia di popolazione, punteremmo su ciò che caratterizza il nostro paese, forse avremmo qualche giornale in più come quello su cui stiamo discutendo. 27-06-2009 00:11 - Carlo F
  • Per molto tempo ho condiviso le opinioni di Elio, Luigi, Roberto e altri. Cioè che sia il lettore (ma tramite il mercato, infine) a decidere se un'idea deve sopravvivere o no. Oggi non la penso più così, nè sull'editoria come nella sanità (curiamo solo chi paga, gli altri si arrangino) o sulle barriere di accesso in parlamento. Considerate poi che gli intelligenti sono una popolazione meno diffusa di certe percentuali ammesse al pubblico, non parliamo poi degli onesti !
    Ridurre tutto in termini economici è molto gretto e per economia profitto e ricavo. Lavoro in campo finanziario da qualche anno e mi son reso conto che ho passato un lungo periodo a fare i conti anche sulle idee e sui rapporti sociali e umani. Una specie di berlusconismo.
    Così non va. Penso che sia giusto sostenere le idee di tutti (anche le mie e quelle degli idioti, purtroppo), curare tutti e istruire tutti. 26-06-2009 22:51 - ezio
  • HO LETTO DIVERSI COMMENTI MA NON SONO CONVINTO CHE QUESTI SIANO PORTATORI DI LIBERTA' DELL'INFORMAZIONE. FORSE GLI ESTENSORI IN PERFETTA BUONA FEDE LO CREDONO , MA NON E'






















































































































































































    COSI'. QUANDO SI DICE CHE IL FINANZIAMENTO E' INOPPORTUNO PERCHE' I GIORNALI SI DOVREBBERO MANTENERE DA SOLI , SI DIMENTICA CHE LA STAMPA PER ESSERE LIBERA DOVREBBE ESSERE SENZA PADRONI. QUESTO E' SOLO POSSIBILE PER LE COOP DI GIORNALISTI COME IL MANIFESTO .
    SE NON E' UNA AUTOGESTIONE DIETRO C'E' UN PADRONE . QUINDI CARISSIMI: LUIGI,ELIO, MARCO,STEFANO. SE LA LIBERTA' DI ESPRESSIONE A MEZZO STAMPA LA DEBBONO FARE SOLO I POTERI FORTI ALLORAQ AVRESTE RAGIONE VOIALTRI , SE INVECE AMIAMO LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA' IN UNA SOCIETA' DI CITTADINI UGUALI ALLORA DOVRESTE ANCHE VOI LOTTARE PER UNA LIBERA INFORMAZIONE NON CONDIZIONATA DAL POTENTE DI TURNO 26-06-2009 22:06 - Red
  • Provo simpatia per la tenacia del Manifesto, ma sono contrario ai finanziamenti pubblici ai giornali. Credo che una legge equa sul finanziamento non sarà mai fatta, così è meglio abolirlo del tutto e i giornali con veri lettori sapranno sopravvivere. Inoltre, si profila l'uscita a settembre di un nuovo quotidiano "Il fatto quotidiano", diretto da Padellaro. Questo quotidiano non chiederà finanziamenti pubblici, per questo se il progetto riuscirà non ci sarebbero più scusanti per gli altri giornali... compreso Il Manifesto. 26-06-2009 18:32 - Stefano
  • Ha ragione Luigi, in presenza di risorse scarse, ma anche se di risorse ce ne fossero molte, nessun finanziamento ai giornali, nemmeno se cooperative. O il manifesto sta in piedi da solo, così come tutti gli altri giornali, o è meglio che chiuda. Le risorse destinate ai giornali diamole alla scuola, alla sanità, alla tutela ambientale. E i saputelli insipienti come geronimo (sic!) consiglio leggere qualche buon libro (tipo Sen), eviterebbe loro di agitarsi e scrivere insulsaggini. 26-06-2009 16:18 - Marco
  • serve una riforma. che dovrebbe avere come orientamento la creazione di una informazione slegata dalla politica.

    questo non significa che un giornale non può fare politica , anche perchè sarebbe come estranerlo dalla democrazia. ma significa che dovrebbe essere slegato dai poteri della politica istituzionale , dai poteri del palazzo.

    ed è per questo che serve finanziare le testate che posseggono questa autonomia , e che non siano legati a partiti o a poteri politici , e spesso in funzione di subordinazione.
    questo significa che non è corretto se si vuole realizzare una autonomia , che l'editore dell'unità sia il pd , o che l'editore de il giornale sia il pdl , una politica etica dovrebbe finanziare l'autonomia e non la subordinazione. 26-06-2009 14:07 - Gianpaolo Sartori
  • lunga vita al manifesto, però cari compagni sono contrario al finanziamento pubblico ai giornali ed ai partiti; il giornale è un prodotto culturale che per vivere bisogna che abbia la capacità di essere acquistato, la parola venduto non si approria ad un giornale comunista; certo la difficoltà della diffusione dipende anche dalla stagnazione del protagonismo del popolo dell'arternativa sociale e politica in italia; voglio essere gemeroso, altrimenti dovrei dire passività e opportunismo nell'adeguarsi all'esistente, non si sa mai che il nuovo sconvolga le abitudini consumistiche; però se voi osaste un pò e vi spostaste più a sinistra senza dare ascolto alle sirene dell'opportunismo,( vedi sinistra e libertà oggi, e il pci nel passato), probabilmente avreste meno difficoltà nell'esistere; difficoltà che la stessa liberazione ha; la crisi di liberazione è direttamenta proporzionale al disorientamento e delusione dei suoi militanti e lavoratori che in rc si riconoscevano e ancora si riconoscono. 26-06-2009 12:12 - roberto grienti
  • Secondo me, Luigi, è di gente come te che non c'è bisogno.
    Di quale società civile parli?
    Che razza di visione hai tu della democrazia?
    Io di fascisti, reazionari e antipolitici vari ( ai miei tempi li chiamavamo qualunquisti ) ne ho le palle strapienissime.
    Non ci sono soldi per giornali come il Manifesto, perchè"la coperta è corta"?
    Da dove saltano fuori i compensi miliardari a quei poveri imbecilli in calzoncini corti che ogni domenica si affrontano sui campi di calcio?
    Da dove le risorse alle spese militari che producono morte e orrore in mezzo mondo, con buona pace dell'art.11 della nostra Costituzione?
    Nostra, capisci: sarebbe, intendo, anche per quelli come te.
    E da dove saltano fuori i soldi per la Formula 1, e per le puttanelle del Papi?
    Obsoleta sai cos'è?
    La tua ridicola visione del mondo.
    E poi, se ti dà così fastidio il Manifesto, c'è qualcuno che ti obbliga a venire a scrivere sui suoi blog? 26-06-2009 12:07 - Geronimo
  • I giornali, da qualunque parte stiano e a qualunque lettore si rivolgano, devono avere un solo e ben chiaro padrone, colui che va in edicola a comprarli, se non ci sono abbastanza lettori in grado di sostenere la testata, il giornale deve chiudere, perchè vuol dire che interessa solo a poche persone. Se la democrazia lascia a tutti la possibilità di dire e aprire un loro mezzo di comunicazione, non è scritto da nessuna parte che quel mezzo deve poi pagarlo la comunità. 26-06-2009 11:26 - Elio
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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
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  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
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