sabato 31 luglio 2010
FUORIPAGINA
30/06/2009
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Dante De Angelis
Perché non si dà retta ai ferrovieri?
Tante vite umane orribilmente stroncate solo perché i tantissimi segnali premonitori sono stati ignorati o sottovalutati da chi aveva la responsabilità di agire: parlo in primo luogo dei gestori dei treni, ma anche delle autorità e le istituzioni preposte alla sicurezza. Il carattere di ripetitività e di prevedibilità della rottura degli assi per un carro merci lo rendono un incidente «tipico». Quando i ferrovieri parlano di sicurezza dei treni parlano della sicurezza di tutti i cittadini. Il nuovo organismo istituzionale preposto, l’Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria, ANSF, ha emesso come suo primo atto la reintroduzione del famigerato «pedale a uomo morto» sui treni e gran parte della sua attività ha avuto finora l’unico scopo di soddisfare le esigenze delle imprese ferroviarie che bramano per la riduzione dell’equipaggio dei treni.
Altro che sicurezza. Quando avremo finito di contare e piangere i morti della strage ferroviaria di Viareggio dovremo necessariamente fare i conti con quello che sta dietro e prima ogni incidente di questo tipo e col rapporto costi-benefici della cosiddetta razionalizzazione e risanamento dei bilanci. Troppo facile oggi dire che il carro cisterna è privato, austriaco, con licenza tedesca. Le regole per la libera circolazione dei rotabili ferroviari in Europa hanno consentito la semplificazione dei traffici, ma liberalizzazione e privatizzazione hanno prodotto un drastico calo della qualità di procedure e controlli. In Italia, inoltre, il servizio di trasporto merci è in via di smantellamento, centinaia ferrovieri prepensionati o trasferiti, decine di scali già chiusi con la prospettiva di lasciarne aperti solo alcuni. Come in qualsiasi struttura produttiva destinata alla chiusura si allentano i controlli, gli investimenti e l’attenzione. Una tragica analogia con la Thyssen.
Mentre sul Frecciarossa fior di funzionari e ingegneri si concentrano sulla qualità del nodo alla cravatta dei macchinisti, nei treni merci si lasciano circolare rotabili in condizioni così precarie. I ferrovieri, in tema di sicurezza hanno sempre rappresentato una sorta di autocontrollo sui processi produttivi, rifiutando alcune lavorazioni o denunciandone la pericolosità nell’interesse generale. Ma con la nuova dirigenza – tra sanzioni, minacce e licenziamenti – i lavoratori sono stati indotti al silenzio, e i parametri di sicurezza sono scesi ulteriormente.
Restituire ai ferrovieri il diritto di parola è uno dei tasselli fondamentali per la prevenzione e la sicurezza. Noi continuiamo a credere che come cittadini, impiegati in un servizio così delicato, abbiamo il dovere civico – oltre che il diritto – di occuparci della sicurezza di tutti e chiediamo che dopo questa strage di innocenti tutte le istituzioni, a cominciare dalla magistratura, si dedichino con maggiore attenzione a quanto sta accadendo sui nostri binari. Non è più il tempo di atteggiamenti reverenziali nei confronti del colosso FS, anche da parte delle redazioni dei giornali.
Il treno è il mezzo di trasporto più sicuro, anche se dirlo oggi può sembrare grottesco; ma solo a condizione che le regole e le procedure evolute e consolidate in tanti anni di esperienza siano severe e rispettate con rigore. E che la vita umana non sia ridotta ad una semplice voce di bilancio.
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Avevano detto che se ne poteva fare a meno. Che non c'èra,più bisogno di questa classe.Tutti i lavori scomodi, li hanno fatti i cinesi e gli indiani.
"Brambilla" e compari,andavano a comperare le stoffe già tagliate nei paesi poveri, dove la manodopera non costa nulla.
La fabbrica, è diventata un centro di smistamento e di verifica.
Pochi tecnici, si sono sostituiti ai vecchi artigiani che erano nelle faffrichette a produrre le nostre merci.
In venti anni di questa "tarantella"gli artigiani,sono diventati operai,senza arte ne parte.
I nostri mercati si sono riempiti di merce di dubbio uso.
Prodotti sempre più scadenti,tanto da preferire i prodotti "falsi"che ora produce direttamente la Cina.
Gli operai dei torni,delle filettature e delle cose belle e efficienti,non ci sono più.
E'Triste sapere che ci sono meccanici che se non hanno le macchine non sono in grado di cambiare una lampadina alla macchina.
Tutto,tecnologico,ma tutto alieno al lavoro dell'uomo.
Se manca la corrente non siamo in grado di sopravvivere nemmeno un giorno.
Le società capitaliste,dominano le masse,rendendole sempre più degli accessori al grande proggetto.
Gli operai del 1920 alla F.I.A.T.non solo hanno occupato la fabbrica,ma sono stati in grado di far produzione senza che Agnelli ci mettesse mano.
Oggi,non solo ci hanno rubato il lavoro,la liquidazione,la pensione,ma ci hanno rubato la capacità di ricreare tutto.
Bisogna,fare come con le 150 ore,riaprire centri di scuola per ridare alle masse la capacità di poter creare senza i padroni. 01-07-2009 16:52 - mariani maurizio
Ora è un bel po' di tempo che il Turani non scrive piu' di questioni di trasporti ferroviari.
Le FS hanno attuato negli ultimi dieci anni la piu' grande ristrutturazione aziendale mai realizzata dal dopoguerra.
Dai 220 mila effettivi della metà degli anni 80, ai 90 mila scarsi di oggi. Non ci sono stati licenziamenti su vasta scala ma un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali ed ai fondi europei,
Un primo prezzo pagato dai ferrovieri alla liberalizzazione è stata la drastica riduzione di personale.
Tuttavia questo esodo massiccio ha determinato un secondo prezzo da pagare, questa volta non solo per i ferrovieri ma anche per i cittadini: lo smantellamento di molte strutture ferroviarie strategiche, come impianti di manutenzione, officine e quant'altro.
La diminuzione degli organici nei settori vitali delle ferrovie (esercizio e manutenzione) è senza dubbio una delle cause dell'attuale situazione.
le società del Gruppo FS non perdono tempo ad applicare il nuovo contratto, in particolare per quanto riguarda l'aspetto disciplinare.
Da alcuni anni in FS si respira un clima pesante. Già con il vecchio contratto la dirigenza aveva forzato molte situazioni, dimostrando di poter avvalersi di norme e regolamenti a sua discrezione a scapito dei lavoratori.
I colleghi in ferrovia hanno paura di denunciare situazioni inquietanti rispetto alle quali anche i sindacati ormai mostrano la loro impotenza.
Il trasporto su merci è alla frutta ormai anche perché chi ha mai creduto veramente che in questo paese sia veramente esistita la volontà reale di spostare grandi quantità di merci dalla gomma alla rotaia.
Da Trenitalia-Cargo blek macigno. 01-07-2009 16:41 - blek macigno
- la prima è che questo ennesimo incidente è un regalo della privatizzazione delle vecchie FS, una privatizzazione voluta trasversalmente anche con il consenso entusiasta di alcuni sindacati;
- ma vi sembra possibile che di fronte ad una tragedia cone questa, che definirei nazionale, il Berlusconi preferisca passare la mattinata a Napoli, recarsi al teatro San Carlo, e lì deliziare i presenti con sorrisi che andavano da un orecchio all'altro, accennando adirittura a dei passi di danza !? 01-07-2009 15:40 - marcello
Il vagone era stato immatricolato nel 2004, revisionato da 3 mesi, i controlli alla partenza non avevano evidenziato palesi anomalie, ma l'asse delle ruote ha ceduto coinvolgendo i binari od uno scambio ha ceduto rompendo le ruote ?
Perche' nessuno parla dello stato d'uso e della manutenzione dei binari ? 01-07-2009 09:54 - Diego