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Dante De Angelis
Perché non si dà retta ai ferrovieri?
Tante vite umane orribilmente stroncate solo perché i tantissimi segnali premonitori sono stati ignorati o sottovalutati da chi aveva la responsabilità di agire: parlo in primo luogo dei gestori dei treni, ma anche delle autorità e le istituzioni preposte alla sicurezza. Il carattere di ripetitività e di prevedibilità della rottura degli assi per un carro merci lo rendono un incidente «tipico». Quando i ferrovieri parlano di sicurezza dei treni parlano della sicurezza di tutti i cittadini. Il nuovo organismo istituzionale preposto, l’Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria, ANSF, ha emesso come suo primo atto la reintroduzione del famigerato «pedale a uomo morto» sui treni e gran parte della sua attività ha avuto finora l’unico scopo di soddisfare le esigenze delle imprese ferroviarie che bramano per la riduzione dell’equipaggio dei treni.
Altro che sicurezza. Quando avremo finito di contare e piangere i morti della strage ferroviaria di Viareggio dovremo necessariamente fare i conti con quello che sta dietro e prima ogni incidente di questo tipo e col rapporto costi-benefici della cosiddetta razionalizzazione e risanamento dei bilanci. Troppo facile oggi dire che il carro cisterna è privato, austriaco, con licenza tedesca. Le regole per la libera circolazione dei rotabili ferroviari in Europa hanno consentito la semplificazione dei traffici, ma liberalizzazione e privatizzazione hanno prodotto un drastico calo della qualità di procedure e controlli. In Italia, inoltre, il servizio di trasporto merci è in via di smantellamento, centinaia ferrovieri prepensionati o trasferiti, decine di scali già chiusi con la prospettiva di lasciarne aperti solo alcuni. Come in qualsiasi struttura produttiva destinata alla chiusura si allentano i controlli, gli investimenti e l’attenzione. Una tragica analogia con la Thyssen.
Mentre sul Frecciarossa fior di funzionari e ingegneri si concentrano sulla qualità del nodo alla cravatta dei macchinisti, nei treni merci si lasciano circolare rotabili in condizioni così precarie. I ferrovieri, in tema di sicurezza hanno sempre rappresentato una sorta di autocontrollo sui processi produttivi, rifiutando alcune lavorazioni o denunciandone la pericolosità nell’interesse generale. Ma con la nuova dirigenza – tra sanzioni, minacce e licenziamenti – i lavoratori sono stati indotti al silenzio, e i parametri di sicurezza sono scesi ulteriormente.
Restituire ai ferrovieri il diritto di parola è uno dei tasselli fondamentali per la prevenzione e la sicurezza. Noi continuiamo a credere che come cittadini, impiegati in un servizio così delicato, abbiamo il dovere civico – oltre che il diritto – di occuparci della sicurezza di tutti e chiediamo che dopo questa strage di innocenti tutte le istituzioni, a cominciare dalla magistratura, si dedichino con maggiore attenzione a quanto sta accadendo sui nostri binari. Non è più il tempo di atteggiamenti reverenziali nei confronti del colosso FS, anche da parte delle redazioni dei giornali.
Il treno è il mezzo di trasporto più sicuro, anche se dirlo oggi può sembrare grottesco; ma solo a condizione che le regole e le procedure evolute e consolidate in tanti anni di esperienza siano severe e rispettate con rigore. E che la vita umana non sia ridotta ad una semplice voce di bilancio.
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La realtà, come invece possono testimoniare i viaggiatori ed in particolare i pendolari, e' diversa; si tratta di una categoria stragarantita e pagata oltre il dovuto.
Non so quale sia la causa del disastro di Viareggio ma addossare la responsabilità di una eventuale mancata manutenzione a Moretti o al vertice FS e' chiaramente pretestuoso; se non e' stata fatalità c'e' qualche "lavoratore" delle FS che ha svolto il proprio lavoro con superficialità e disattenzione; lo accerterà la magistratura.
Quando sul manifesto ci si interroga sul disastro della sinistra anche questa incapacità di uscire dagli schemi e vedere la realtà dalla parte dei "deboli" (che nel caso specifico non sono i ferrovieri ma bensì gli utenti, che non hanno sindacati che li difendano) e' una delle cause principali di tale disastro politico. 01-07-2009 07:37 - aiace
alla gestione ed al pubblico controllo ed affidate a "managers" che generalmente non sapevano come fosse fatto un treno. La mania della privatizzazione dei servizi ha contagiato tutti anche la sinistra che, per essere "moderna" deve ripudiare ogni forma di statalismo.
Fino a quando ci furono le Ferrovie dello Stato gli incidenti erano praticamente sconosciuti. Esisteva una cultura collettiva della gestione della ferrovia ed un orgoglio, un senso di appartenenza straordinario.
Anche dal punto di vista dei costi, le FFSS costavano meno di quanto costi oggi TreniItalia,foraggiato anche dalle regioni ricattate sulla questione dei pendolari e delle rete secondarie.
Fate la somma di quante vite umane si sono perse e quanti incidenti gravissimi abbiamo registrato dalla privatizzazione ad oggi e vi renderete conto che non è stato un buon affare.
Ma scommetto che nessuno a sinistra metterà in discussione il regime che ha provocato la sciagura di Viareggio ed altre ne provocherà in futuro
Pietro Ancona 01-07-2009 06:53 - pietro ancona
PS: Tutto il mio cordoglio ai parenti delle persone coinvolte. 01-07-2009 02:01 - murmillus
A PARTIRE DAL G8 DI GENOVA , PER ARRIVARE ALLE MORTI PREVEDIBILI DEL TERREMOTO D'ABRUZZO , AI 1200 MORTI SUL LAVORO ALL'ANNO , A COME LOR SIGNORI TRATTANO LE PERSONE NEL MONDO DEL LAVORO , A COME LOR SIGNORI TRATTANO I NUOVI MIGRANTI ( BRUTTI SPORCHI E CATTIVI , MA BUONI DA IMPIEGARE COME SCHIAVI NEI CAMPI )E IN ULTIMO PER APPRODARE A QUESTA ENNESIMA STRAGE FERROVIARIA , ANNUNCIATA E ANNUNCIABILE COME TUTTE LE PROSSIME VENTURE , MI CHIEDO : QUANTE PERSONE DOVRANNO ANCORA MORIRE , PERCHE' LA PARTE DEGLI ITALIANI CHE VOTANO E CREDONO NEL PIDUISTA-PUTTANIERE LA SMETTANO DI FARLO E SI RIVOLTINO CONTRO DI LUI E I SUOI LACCHE'? 01-07-2009 01:44 - Marco