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FUORIPAGINA
01/06/2009
  •   |   Giorgio Salvetti
    Soldi ai caccia o all'Abruzzo?

    No F-35. Mentre a Roma si celebra la Repubblica con la parata militare, parte alle 15 dalla stazione di Novara la manifestazione nazionale contro il progetto Jsf che prevede l’assemblaggio nel vicino aeroporto di Cameri dei super cacciabombardieri Usa, targati Lockheed Martin. L’Italia ha già deciso di partecipare all’affare come partner di secondo livello. Significa che spenderà 600 milioni per costruire lo stabilimento a Cameri e 12,8 miliardi in rate da un miliardo l’anno, fino al 2026, per acquistare 131 cacciabombardieri. Alla faccia della crisi e dei terremotati dell’Abruzzo.

    Per questo si tratta di una protesta che non riguarda solo Novara, ma tutti gli italiani. Prima di tutto perché è sinceramente pacifista: gli F-35 sono cacciabombardieri concepiti per attaccare paesi lontani. Perché è un esempio di sudditasnza tecnologica, militare e politica agli Usa. E perché è un enorme spreco di risorse pubbliche. L'affare F-35 occuperà al massimo 600 persone, con quella somma spropositata si potrebbero creare migliaia di posti di lavoro, per esempio evitare di tagliare le maestre nelle scuole. La Cgil però non ci sarà. Al corteo hanno invece aderito decine di associazioni, alcune forze della sinistra locale. Ci sarà il presidio No Dal Molin di Vicenza e gruppi della rete antiG-8. Naturalmente non c'è il Pd: il progetto è stato votato e approvato a partire dal 1996 sia dai governi di centrodestra che di centrosinistra.

    I fabbricanti di armi non conoscono crisi. Nel 2008 le industrie armiere italiane hanno venduto per 4 miliardi e 285 milioni di euro, un vero e proprio boom che ha triplicato gli incassi: il volume d’affari è aumentato del 222%. Lo dice il rapporto sulla esportazione di armamenti della presidenza del Consiglio. Il maggior acquirente è la Turchia con oltre un miliardo di euro (per acquistare elicotteri Augusta «per ricognizione tattica e attacco»), al secondo posto la Gran Bretagna con 254 milioni di euro. Gli «imprenditori» italiani non fanno distinzioni, tra i nostri clienti ci sono Cina, India e il Pakistan, Kosovo e Serbia, Kuwait, Siria e Israele. Secondo i dati del Sipri Yearbook 2008, dopo la «crisi» post caduta del muro di Berlino, la spesa militare negli ultimi dieci anni è salita del 45%, con 1214 miliardi di dollari rappresenta il 2,5% del pil mondiale (da 184 a 202 dollari per ogni essere umano). I più spendaccioni sono gli Usa che con 547 miliardi di investimenti hanno raggiunto la maggior spesa bellica dai tempi della II guerra mondiale. Europa e Usa detengono il 92% del mercato totale. L’Italia con 33,1 miliardi di dollari nel 2008 (nel 2007 erano 29,9) è all’ottavo posto per una spesa procapite di 568 dollari (nel 2006 erano 514).


I COMMENTI:
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  • E' la solita storia, volete burro o cannoni e il popolo sottomesso da una dittatura risponde cannoni!!. Lo facevano gli italiani e i tedeschi negli anni 30, lo fanno e lo faranno gli italiani di oggi, rincitrulliti dalla retorica militarista. 02-06-2009 07:00 - Orazio
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