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Paolo Gerbaudo
Per il governo labour caduta imminente
Ed eccola finalmente la tanto attesa ribellione dei backbenchers: i parlamentari del Labour senza incarichi di governo, così chiamati perché occupano gli scranni posteriori della Camera dei Comuni, stanno raccogliendo in queste ore le 70 firme necessarie – in base al regolamento del Labour Party - a sfiduciare il primo ministro Gordon Brown. Già in 50 si sarebbero uniti alle file dei ribelli. La decisione di rompere gli indugi ed andare all'attacco di Gordon, alla vigilia delle elezioni europee - che in Gran Bretagna si tengono domani - è giunta dopo una ventiquattrore da si salvi chi può per l'impopolare esecutivo, con ministri di primo piano che uno dopo l'altro hanno abbandonato la nave New Labour che affonda per le conseguenze dello scandalo rimborsi spese dei parlamentari.
Alle rivelazioni di martedì sull'addio del ministro dell'interno Jacqui Smith, e del ministro dell'infanzia Beverly Hughes, screditati da rimborsi spese dubbi, stamattina si è aggiunto l'annuncio esplosivo dell'abbandono immediato di Hazel Blears, ministro delle Comunità, arci-blairiana e pezzo fondamentale negli equilibri del governo. Il ministro era finito sotto accusa per non aver pagato le tasse sui proventi della vendita di una casa su cui aveva ottenuto rimborsi spese. Il primo ministro l'aveva mandata su tutte le furie definendo quel comportamento come “totalmente inaccettabile”. Il suo abbandono, reso noto con una lettera in cui dichiara la volontà di tornare all'attivismo di partito, è uno schiaffo per Gordon Brown che sembra aver ormai perso il controllo dei propri ministri.
Le facce sul banco di governo durante la cerimonia settimanale del Question Time erano il perfetto specchio della situazione di assedio in cui si trova il governo dopo questa serie di abbandoni. Volti tirati di ministri che cercavano di evitare le telecamere e gli sguardi feroci lanciati dal divano verde degli esponenti dell'opposizione. Ma Gordon Brown, noto per la propria tenacia tanto quanto per la propria indecisione, ha risposto colpo a colpo all'attacco lanciato dal leader conservatore David Cameron, che ha messo in dubbio la sua leadership. Il primo ministro ha negato che il governo sia sull'orlo del collasso e ha affermato che “questo e il momento per riformare le istituzioni e per aiutare il paese a risolvere i problemi che abbiamo di fronte, non per fare giochi politici”.
Nonostante l'ostinazione di Brown che non vuole abbandonare il timone, a questo punto sembra difficile che il primo ministro abbia l'autorevolezza e il sostegno parlamentare necessari per procedere al rimpasto previsto dopo quella che si prevede sara una disfatta di proporzioni storiche per il Labour alle elezioni europee, dove rischia di arrivare quarto dopo i Conservatori, i Liberaldemocratici e gli anti-europeisti dell'UKIP (UK Independence Party). Se la caduta di Brown è molto probabile, è difficile prevedere quello che uscirà dalla crisi di governo. Il candidato più gettonato è Alan Johnson, ministro della salute con fama da gentiluomo. Un personaggio che non è stato coinvolto nello scandalo rimborsi spese e che in molti vedono capace di riscattare gli antichi valori Labour. Ma Johnson non sembra troppo entusiasta della opportunità che gli verrebbe offerta e ieri ha negato recisamente alle telecamere della BBC di aver l'ambizione di diventare primo ministro - “nessuno può fare quel lavoro meglio di Gordon Brown”. Altri problemi sono legati alla lunghezza della procedura di successione che nel caso del passaggio di consegna tra Blair e Brown durò 45 giorni. Stando a rivelazioni pubblicate dal Guardian i ribelli sperano di poter ridurre il percorso di successione a 23 giorni. Puntano a cacciare Brown il 9 di giugno e a nominare un nuovo primo ministro l'otto di luglio. Una vera e propria corsa contro il tempo per mettere in piedi un nuovo primo ministro prima della pausa estiva del parlamento ed evitare la minaccia delle elezioni anticipate che segnerebbero un trionfo dei conservatori.
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Credo proprio che, per lo meno, 15 anni di Tories ce li beccheremo di sicuro. C'è solo da sperare che alla Casa Bianca non arrivi un altro Reagan.. 04-06-2009 15:34 - GiovanniC
Quella pessimista e' che i conceervatori inglesi abbiano a che vedere con il governo italiano.
Politicamente c'e' un abisso. 04-06-2009 13:15 - Valerio
Ma Gordon Brown, consapevole dell'ansia e dell'ira degli inglesi per la crisi, cercò di rianimare le "radici socialiste" del Labour, con misure timidamente redistributive, tra cui l'aumento della tassazione sulla fascia di reddito più alta dal 40 al 50 per cento.
Cercò anche di convincere i parlamentari a sostituire il sistema dei rimborsi con una
somma fissa uguale per tutti per le spese di residenza a Londra, ma i parlamentari rifiutarono.
A questo punto il giornale conservatore Daily Telegraph ottiene i dati dei rimborsi (che sarebbero stati resi noti comunque in pochi mesi) e cominciò a pubblicarli giorno dopo giorno. Dimenticati completamente gli sciacalli che hanno speculato sul mercato edilizio interno e sul prezzi internazionali del grano, causando sofferenze terribili nei paesi più poveri, il pubblico si è concentrato sulle improprietà di un sistema di rimborsi complicato, facile da abusare e mal gestito.
L'arte di dare capri espiatori in pasto al pubblico risentimento è arte che ogni sistema di potere conosce ed il Daily Telegraph, giornale di proprità dei fratelli Barclay, di orientamento conservatore, tradizionalista e rispettabile pare avercela fatta.
Vedremo domani sera se saranno verificati i pronostici:
Tories 26 per cento, UKIP 18, Labour 16, Liberal Democrats 15, Greens 10, British National Party 5 percento. Una vittoria dello United Kingdom Independence Party (fortemente anti-europeo) dovrebbe far riflettere il resto dell'Europa interessato ad una Europa Federale sul fatto che le élites ed il pubblico inglese vogliono al più un merceto comune. Vogliamo aspettare qualche decennio prima che cambino idea? Candide 04-06-2009 01:00 - Candide