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Astrit Dakli
La crisi fa di Putin un nuovo Lenin
A Vladimir Putin si potrà rimproverare di tutto, ma non di essere un politico insensibile agli umori della nazione. Oggi il premier russo si è fatto protagonista di uno show spettacolare a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi e contro i grandi padroni, da lui assaliti e umiliati pubblicamente. Teatro dello show, la piccola città di Pikalyovo, dove la chiusura di alcune fabbriche ha lasciato gran parte della popolazione sul lastrico. Dalla vicina San Pietroburgo, dove si trovava per l'apertura del Forum internazionale sull'economia, Putin è piombato a Pikalyovo per rispondere alle richieste degli abitanti, che nei giorni scorsi per l'esasperazione avevano bloccato un'autostrada.
In un comizio improvvisato in piazza (e trasmesso dalle tv nazionali) Putin ha chiamato in causa le amministrazioni locali e regionali, e soprattutto i proprietari delle aziende chiuse, tra cui il super-oligarca Oleg Deripaska (en passant, uno dei protagonisti con Magna dell'affare Opel). "Voi - ha gridato Putin rivolgendosi a questi proprietari - avete trasformato migliaia di persone in ostaggi delle vostre ambizioni, della vostra incapacità professionale o semplicemente della vostra volgare avidità". E rivolgendosi alle autorità locali: "Perché tutti vi siete messi a correre qua e là come scarafaggi mentre arrivavo? Perché non c'era nessuno che prendesse delle decisioni?". Ma poi è venuto anche il momento degli atti concreti, e anche in questo caso il premier ha recitato la sua parte con veemenza. In una riunione al chiuso con i capi delle aziende, tra cui lo stesso Deripaska, convocato ad hoc, Putin (riferiscono i giornalisti locali) ha presentato un contratto (per la ripresa di forniture alle aziende chiuse) gettando sprezzantemente una penna a Deripaska e agli altri e ingiungendo loro di firmare subito. "Se i proprietari non sono capaci di mettersi d'accordo tra loro, be', le fabbriche si riavvieranno comunque. Senza di loro". Il giorno prima, deputati del partito di Putin avevano presentato un progetto di nazionalizzazione delle aziende in questione (e di molte altre). E per finire, il premier ha ordinato agli imprenditori di pagare i 41 milioni di rubli, circa 1,3 milioni di dollari, che devono ai lavoratori per stipendi arretrati. "Questi soldi devono essere pagati entro oggi", ha concluso.
Fin qui lo show, riportato dalle agenzie. Certo, non è stata un'improvvisata ma un'operazione mediatica elaboratissima: non per niente il "caso Pikalyovo" è stato rilanciato dai principali media nazionali già da diversi giorni (sempre un bel po' dopo che era iniziato, con l'occupazione spontanea del municipio da parte dei cittadini, il 20 maggio). Era chiaro che il Cremlino - e Putin in particolare - avevano in mente di farne il pretesto per un "numero" che influenzasse l'opinione pubblica turbata dalla crisi. Un numero che presentasse il governo centrale come "buono" in contrapposizione a baroni e burocrati locali "cattivi" - nell'antica tradizione russa dello "zar buono". Del resto è da un po' di tempo che i governatori regionali vengono regolarmente "scaricati" da Mosca quando sorgono dei problemi, mentre fino all'anno scorso erano intoccabili; e quanto agli imprenditori, è dall'inizio della crisi globale che al Cremlino si sta puntando, con sempre maggior decisione, sulla linea della "rinazionalizzazione", o comunque del subentro dello Stato nella quota maggioritaria dei grandi complessi - sia quelli "strategici" sia quelli che semplicemente danno lavoro a molta gente. Per ora, il trend generale sembra dar ragione a questa linea: il declino dell'economia russa appare oggi meno grave di quanto si temesse qualche mese fa e il rating dei massimi dirigenti non è calato se non in minima parte. Ma la vera risposta non verrà che verso la fine dell'anno, quando si cominceranno a tirare le somme dell'azione di governo e cittadini e lavoratori verificheranno se davvero sono stati protetti oppure se si è trattato solo di uno show.
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ma andateci di corsa nella vostra cara Madre Russia, visto che là si sta tanto bene e qui da noi c'è l'inferno..
ps consiglio di farvi ripristinare un pogrom apposta per voi, in alternativa potete sempre andare in siberia 08-06-2009 14:19 - Ginco
di comunista Putin sta riportando solo una cosa: l'autoritarismo.
Ovvio poi che da noi le cose non vanno poi così meglio... 06-06-2009 12:48 - Andrea Mc
Sergio Finardi 05-06-2009 18:55 - Sergio Finardi
mentre il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, afferma all'Assemblea di Bankitalia, che sarebbero 1,6 milioni i lavoratori in Italia che non hanno alcun tipo di sostegno in caso di perdita dell'occupazione.
Berlusconi invece continua a prenderci in giro che ''lo Stato e' vicino ai cittadini quando sono nella difficolta' e nel bisogno''... senza parole. 05-06-2009 14:54 - Jonny