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Galapagos
Politica&affari intesa Italia-Libia
Ci sono un paio di episodi che servono a far comprendere l’odio per il colonialismo di Gheddafi e il suo oltanzismo nel richiedere la riparazione dei danni di guerra provocati dall’Italia. Il primo lo riguarda direttamente: è l’esplosione di un residuato bellico, una mina - quasi sicuramente italiana - a Sirte che uccise due suoi fratelli e lo ferì gravemente. Il secondo - più recente - è del 2003 - avvenne quando Gheddafi mostrò a un Berlusconi, molto impacciato, le foto di insorti libici impiccati dai conquistatori italiani.
La questione dei danni di guerra si trascina da decine di anni e sembra aver trovato soluzione solo con l’entrata in vigore del «Trattato di amicizia e collaborazione» firmato il 30 agosto del 2008, preparato dal governo Prodi. Con il Trattato l’Italia si è impegnata a pagare 5 miliardi di dollari in 25 anni come risarcimento per il passato coloniale. E a costruire una autostrada da Bengasi a Tripoli, con possibile prolungamento fino all’Egitto e alla Tunisia: una buona occasione di lavoro per le molte imprese italiane che operano nel settore delle infrastrutture. Gli stessi accordi prevedevano per l’Eni (i cui primi contatti con la Libia furono avviati da Mattei nel 1957) un prolungamento delle concessioni in Libia per altri 25 anni.
L’Italia è il primo partner commerciale (almeno fino a tutto il 2007) della Libia. Ovviamente il saldo dell’interscambio è fortemente sbilanciato a favore di Tripoli ed è in crescita soprattutto in questi ultimi anni per il forte aumento delle quotazioni del petrolio e del gas. Il deficit italiano che era di 11,253 miliardi di di euro nel 2006 è stato di oltre un miliardo nel 2007, mentre nel primo semestre 2008 è balzato a 7,540 miliardi. Da tenere presente che le esportazioni di petrolio e gas naturale rappresentano per la Libia il 95% dell’export totale. Nonostante il forte passivo, nei primi 6 mesi dello scorso anno l’export italiano ha registrato una forte crescita (+49,4% contro il 39% delle importazioni da Tripoli).
La Libia non sembra conoscere la crisi economica globale: tra il 2008 e il 2012 - secondo il piano quinquennale è prevista una crescita media annua del Pil dell’8,6% annuo e la discesa del prezzo del petrolio non sta influendo più di tanto sui programmi di sviluppo del paese. Che, dopo la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con gli Usa e la Ue, è diventato estremamente appetibile per gli investitori stranieri. Soprattutto nel settore degli idrocarburi, delle infrastrutture, ma anche in quello bancario. Questo significa che l’Italia - che per anni è stato interlocutore privilegiato - si fa minacciosa la concorrenza. Ma in questo momento l’Italia è ben coperta.
Secondo l’ultimo rapporto (è del maggio scorso) dell’Ufficio di Tripoli dell’Ice la presenza italiana in Libia è fatta di 101 aziende. E il piatto è molto ricco: l’ultimo piano quinquennale destina 35 miliardi di dollari per attivare investimenti nei settori non petroliferi. Quindi non solo petrolio. Non a caso sono molte le imprese italiane che vorrebbero partecipare all’ammodernamento dei porti. Della flotta da pesca e mercantili; delle strutture turistiche (compresi i siti archeologici importantissimi e i 14 musei che si vogliono ristrutturare o creare ex novo). Altri settori di grandi investimenti sono quello dei trasporti (è prevista una linea ferroviaria parallela all’autostrada) e delle telecomunicazioni perché - scrive l’Ice - «le linee telefoniche sono spesso intasate». Insomma, c’è una rete sottostrutturata.
- 30/06/2009 [16 commenti]
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http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/ 12-06-2009 10:59 - giuliano
ultimo (vedi sbarramenti vari). Geddafi e' un problema dei libici e la politica e la repressione degli italiani in Libia, come ovunque del resto, e' stata tra le piu orrende che la storia possa annoverare. Vergognatevi. 11-06-2009 21:56 - murmillus
Alla faccia delle scuse! Ci si scusa per i massacri compiuti e se ne preparano di nuovi! Tutti a rifarsi la bocca con la retorica! Compagni sveglia! 11-06-2009 19:03 - pippolo
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Con l'ottusità di modesti politicanti molti esponenti del PD a cominciare da Veltroni e Franceschini si sono uniti agli strilli di tanti ipocriti sepolcri imbiancati che contestano a Gheddafi di non rispettare i diritti umani e che stanno trasformando in una grottesca farsa un momento che poteva e doveva essere di risanamento di una gravissima ferita storica costituita dai crimini mostruosi commessi dall'Italia per oltre un trentennio in Libia (dal 1911 al 1943) che causarono la morte atroce di non meno di centomila cittadini libici. Molti furono deportati in Italia e di loro non resta alcuna traccia. Non se ne è saputo più niente.
La superficie della contestazione orchestrata da diversi partiti a cominciare dai radicali e finire a gran parte del PD che ha mostrato in questa occasione di non avere la struttura culturale e politica necessaria per aspirare alla guida del governo è del tutto ipocrita e riguarda i diritti umani e civili che non vengono rispettati dal dittatore libico ma nel profondo emerge l'odio dei colonizzatori che non esitavano a gasare le popolazioni dei villaggi considerandoli essere inferiori o, come amano dire gli ebrei in segno di profondo disprezzo per coloro che odiano "bipedi parlanti. Emerge l'odio dell'Italietta fascista vile e assassina che ieri si è riversata sui popoli nordafricani e che oggi dà vita ad una legislazione orribilmente persecutoria verso
i migranti.
Ha sbagliato Gheddafi a offrire collaborazione poliziesca e repressiva all'Italia per i respingimenti e la clausura in Libia dei respinti. Avrebbe dovuto chiedere accordi di cooperazione con l'Europa e sottoporsi a garanzie internazionali per la tutela dei migranti dalle sevizie inflitte dalla sua polizia e dai nostri lagers.
Tuttavia Gheddafi si trova in Italia per concludere una operazione iniziata dal governo Prodi e portata avanti dall'attuale governo sia pure allo scopo di crearsi un alleato nella repressione dei clandestini e nel business finanziario che ha innanzitutto il carattere di una riappacificazione alla quale l'Italia è avvantaggiata dal momento che agevola i suoi interessi strategici anche di lungo periodo e dal momento che chiude senza
il giusto e opportuno atto di pentimento pubblico un capitolo fascista della nostra infame storia in Africa. Berlusconi non si è inginocchiato come Willy Brandt difronte al sacrario del ghetto di Varsavia. Probabilmente non esiste in Libia un sacrario per i martiri del colonialismo italiano difronte al quale il nostro governo dovrebbe compiere un rito di riconoscimento dei propri errori ed orrori.
E' stata grave la decisione del Senato di non accogliere Gheddafi dopo averlo formalmente invitato. Ancora più grave la ridicola decisione del gruppo senatoriale del PD di disertare l'aula.
Tutto questo strillare per i diritti umani avviene nel giorno stesso in cui il governo chiede ed ottiene la fiducia
sulla legge liberticida della stampa e della informazione e sul divieto delle intercettazioni telefoniche ed all'indomani di un successo della Lega che ha fatto le sue fortune elettorali alimentando xenofobia e odio contro gli islamici ed i rom, in una Italia che parla di democrazia mentre ha svuotato di qualsiasi dignità e funzione il proprio Parlamento ridotto ad approvare le leggi ad personam di Berlusconi ed a votare la fiducia praticamente su ogni atto del governo.
L'Italia è stata una democrazia. Oggi non lo è più anche se resta ancora il suo impianto costituzionale seppur svuotato di contenuti e contraddetto da una legiferazione e da un concreto operare del governo autoritari, anti sindacali, antioperai. Diritti civili e diritti sociali sono in parte scomparsi e quanto rimane è in pericolo. Oggi l'Italia è una oligarchia che potrebbe degenerare in un sultanato.
Non si può proprio dire che la gente che grida ha le carte in regola per trattare la Libia da stato canaglia ed il suo rappresentante come un indesiderabile beduino . Il termine beduino non è in sè dispregiativo. Indica un popolo del deserto meritevole di rispetto. Nella bocca di tanti leghisti e di autorevoli giornali che formano il comune sentire della destra italiana beduino è dispregiativo sinonimo di rozzezza, ignoranza, mancanza di igiene
http://www.venceremos.it/primo_piano/colonialismo.htm
http://www.mascellaro.it/node/21983
http://www.pasti.org/salerno.html
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it 11-06-2009 01:53 - pietro ancona
Libia: il popolo paga il debito di 5 miliardi e l'Eni si prende gli appalti.
E gli italiani sono contenti e continuano a votarlo. 10-06-2009 23:11 - angelo michele