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FUORIPAGINA
11/06/2009
  •   |   Andrea Fabozzi
    Un thè (corretto) ricordando Berlinguer

    ROMA - Undici milioni di voti allora, dieci milioni adesso ma divisi per tre liste. Giugno 1984: le elezioni europee dello storico sorpasso del Pci sulla Dc. Un 33,3% figlio delle commozione per la morte, pochi giorni prima, di Enrico Berlinguer. Ricordato ieri a Roma a 25 anni esatti dalla scomparsa da una sinistra sotto botta per il risultato elettorale. Serata in qualche modo autorganizzata, promossa da una serie di militanti romani del partito democratico tutti di area ex diessina. Per una piazza Farnese mezza piena di dirigenti e iscritti del Pd, ma solo quelli con un passato comunista, e rappresentanti di Rifondazione, Comunisti italiani e Sinistra e Libertà. Messi insieme, nell’urna del 7 giugno fanno un abbondante 35% che però significa 21 eurodeputati per il Pd (nel 1984 per il Pci furono 27) e zero per le due formazioni di sinistra, rimaste sotto la soglia di sbarramento. In piazza nessun ex popolare di quelli che adesso stanno nel Pd, tipo il segretario del partito Dario Franceschini che pure recentemente ha riposizionato Berlinguer nel Pantheon del partito correggendo le dimenticanze di Veltroni.
    Silenzioso ma presente Massimo D’Alema, arrivato in piazza con la moglie Linda Giuva e la figlia di Berlinguer, Bianca. L’intervento finale era prenotato e riservato da Piero Fassino che, come si fa in questi casi, ha insistito sull’attualità della politica di Berlinguer: l’austerità, la sostenibilità, il governo mondiale. Purtroppo tra i commossi partecipanti alla serata qualcuno ricorda il libro che Fassino ha scritto nel 2003, quando era segretario dei Ds, nel quale sosteneva che «la sfida di Craxi e Martelli per la modernizzazione» colse «i comunisti impreparati» perché il Pci di Berlinguer vide «nei cambiamenti un'insidia, anziché un'opportunità» e si chiuse «in un atteggiamento difensivo che ne ridurrà influenza e credibilità politica». Qualcuno ricorda e qualcuno, quindi, contesta Fassino, che si arrabbia: «Ma leggetelo bene quel libro».
    Per il resto ricordi affettuosi. Marisa Cinciari Rodano, moglie di quel Franco che fu il primo consigliere di Berlinguer ai tempi del compromesso storico. Luciana Castellina che da Berlinguer segretario fu radiata dal Pci insieme al gruppo del manifesto e ora dice che «fu una radiazione bellissima perché le nostre posizioni furono prese sul serio e discusse, oggi non è più radiato nessuno perché di quello che uno pensa nei partiti non frega più nulla». In piazza mischiati nella folla Adalberto Minucci che fu uno degli uomini più vicini a Berlinguer e negli anni della sua segreteria diresse Rinascita e l’ex sindaco di Torino Diego Novelli. E anche Vezio, il barista di Botteghe Oscure quando c’erano le Botteghe Oscure, che a Berlinguer serviva il the corretto al Glen Grant. Tanti applausi a Giovanni Berlinguer, fratello di Enrico, che conclude il suo intervento sostenendo che la sinistra per venire fuori da «questa orrenda situazione» avrebbe bisogno di «meno leader e più militanti». Applausi anche dai tanti leader ed ex leader presenti: Goffredo Bettini, Massimo Brutti, Vasco Errani, Cesare Salvi, Luciano Violante, Gianni Cuperlo. Leader forse ancora no, ma fresco di elezione al parlamento europeo ha il suo spazio per l’intervento anche David Sassoli che ne approfitta per far notare la coincidenza dell’anniversario della morte di Berlinguer «con la formazione oggi dell’alleanza tra socialisti e democratici nel parlamento di Strasburgo».
    Più che un momento storico, un the caldo per il Pd.


I COMMENTI:
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  • Ricordando Berlinguer, mi viene da riflettere sul fatto che allora il PCI, nel momento di massimo splendore, arrivò al 33,3%, praticamente lo stesso risultato ottenuto dal PD alle politiche dell'anno scorso (risultato considerato dai soliti disfattisti una sconfitta...). Il fatto è che l'Italia è un Paese che vota a destra (con o senza Berlinguer). La coperta è corta, se ci si copre da una parte (verso il centro), ci si scopre dall'altra (sinistra) o viceversa. E, ovviamente, noi stiamo a litigare su chi è più duro e puro (e gli altri sono tutti avversari, quando non nemici). Un po' come tizio che arrivò ad abbattere un albero per fare uno stuzzicadenti, dato che non era mai contento del suo lavoro... 13-06-2009 12:23 - gio
  • Berlinguer, ti voglio bene. 13-06-2009 12:02 - marco
  • Un Grande che sara sempre nei mostri cuori. Con orgoglio comunista saluto a pugno chiuso. 13-06-2009 11:44 - rossofo
  • ero ai funerali e si sentiva nell'aria che l'italia sarebbe cambiata.Chi sono oggi i politici? piccoli uomini ambiziosi che stanno rovinando la sinistra 12-06-2009 20:00 - amedeo
  • A volte mi vien da sorridere quando penso, ma la mia è soltanto un'opinione, che Berlinguer morì nella piazza di una città democristiana che voleva tributargli affetto. L'austero B, che aveva bisogno di un Moro per contenere queste persone che gli sembravano strane e che... gli toglievano il respiro, n'ebbe, almeno in parte, motivo di morte. 12-06-2009 16:19 - Onofrio
  • Quando alla ricerca obiettiva e alla discussione si sotituisce la cerimonia,il rito, allora vuol dire che siamo proprio fritti.Dovevamo trovare o ritrovare il nesso tra morale e politica, dovevamo cercare il legame interno tra forma (le leggi e la struttura giuridica) e contenuto reale (libertà dal bisogno,garanzie sostanziali, posizione del lavoratore nella complessità sociale),dovevamo rifondaree quindi formare cervelli pensanti...dovevamo capire per trasformare...invece ecco dove siamo arrivati!
    B, Mannu 12-06-2009 16:12 - Bianca
  • Ma ve lo immaginate Berlinguer che fa la bicamerale con Berlusconi, che viene applaudito da Montezemolo, che tiene le Binetti nel partito, che auspica un' alleanza in europa tra socialisti e democratici pur di non dirsi socialista, che passa il suo tempo da Bruno Vespa a discutere con La Russa, che non muove un dito per i precari, per gli immigrati, che non lotta per risolvere il conflitto di interessi, che usa "giustizialismo" al posto di "giustizia",che è pronto a smontare la carriera di un magistrato se osa fare indagini su di un politico, ecc. ecc. ecc? Ma di cosa parlano quando parlano di Berlinguer questi politici? 12-06-2009 15:04 - alessandro
  • Sbagliato, non divisi per 3 ma per 4 ....non mi si venga a dire che la Binetti con il suo cilicio é l'espressione di una forza progressista e di sinistra... 12-06-2009 10:37 - Walter
  • ...qualcuno sottolineerà che l'anima popolare della DC ed i comunisti hanno finalmente dato vita al compromesso storico e lo hanno chiamato chiamato PD, e per fare ancora piu compromessi e tanto meno storia tra i suoi leader di maggior spicco ce ne è uno che è stato segretario di 4 differenti partiti.Tutto ciò farebbe rivoltare nella tomba lo stesso Berlinguer 12-06-2009 08:25 - pinocap
  • Berlinguer come una coperta calda. In questi tempi gelidi ed amari il ricordo del leader può venire associato alla classica coperta del piccolo Linus, uno dei personaggi dei fumetti che Charles Schultz disegnava tanto tempo fa.
    Ma gli anni sono passati inesorabilmente, Berlinguer è morto, Schultz è morto e la coperta ora è diventata sporca e lacera, piena di pulci e pidocchi. Come ciò che rimane della sinistra italiana. Di fronte all'arroganza della destra trionfante, ci vuole ben altro che un the caldo per ridare la forza ed il coraggio ai militanti di sinistra dispersi e demoralizzati. E'facile organizzare le manifestazioni in onore di Enrico Berlinguer a 25 anni dalla morte. Intanto però il PD non fa nulla per cercare di riunire gli spezzoni della sinistra frantumata, ha accettato lo sbarramento del 4 %, non dice niente di consistente cotro la globalizzazione capitalista, apre le porte a Sinistra e Libertà e le sbarra in faccia Rifondazione Comunista. Ieri tutti in piazza a piangere sulla memoria di Berlinguer. Domani di nuovo ognuno nel proprio castello a continuare la guerra fratricida. Così non si va da nessuna parte. Enrico Berlinguer si deve essere voltato e rivoltato nella tomba almeno un miliardo di volte. Quelli del PD devono solo vergognarsi. 12-06-2009 05:51 - gianni
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