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FUORIPAGINA
15/06/2009
  •   |   Marina Forti
    Centinaia di migliaia in piazza a Tehran

    Il centro della capitale iraniana è tornato a riempirsi, nel pomeriggio di lunedì, per il secondo giorno consecutivo. Parecchie centinaia di migliaia di persone si sono raccolte in piazza Enghelab («rivoluzione») e sul viale omonimo, che taglia Tehran da est a ovest e ha visto le più grandi manifestazioni della storia iraniana del 900: rivoli di persone che giungevano a piedi attraverso il traffico bloccato, chi cantando slogan chi sventolando nastri verdi, sfidando il divieto a manifestare annunciato in mattinata dal ministero dell'interno.

    E' la prima manifestazione proclamata da qualcosa che assomiglia a una opposizione organizzata, dopo le elezioni presidenziali di venerdì scorso: le proteste dei due giorni precedenti, finite in aspri scontri con le forze di sicurezza, erano state largamente spontanee. E' anche la prima occasione in cui sono stati visti in pubblico i due grandi sconfitti: sino a ieri mattina sia l'ex premier Mir Hossein Musavi, sia l'ex presidente del parlamento Mehdi Karrubi, erano di fatto agli arresti domiciliari, cordoni di polizia impedivano anche solo di avvicinarsi alle rispettive case. Del resto un centinaio, forse 170 esponenti riformisti sono stati arrestati o fermati in queste ore.

    Ieri, infine, eccoli: circondati da un mare di folla, acclamati, entrambi si sono rivolti ai sostenitori: «Siamo con voi» hanno detto, lanciando nuovi appelli a continuare a manifestare in modo pacifico. Nei giorni precedenti avevano comunicato solo attraverso dichiarazioni riportate dai portavoce (mai dai media ufficiali): Musavi aveva definito una «pericolosa farsa» il risultato del voto. Aveva scritto alla Guida suprema, prima autorità dello stato, ayatollah Ali Khamenei, chiedendo di annullarlo.

    Mai elezioni iraniani avevano avuto un simile strascico di contestazioni. Ieri mattina è stato annunciato un parziale riconteggio dei voti: il Consiglio dei Guardiani, istituzione «di controllo» (può tra l'altro porre il veto su candidati a cariche pubbliche  e sulle leggi approvate dal parlamento), da oggi esamina i ricorsi dei candidati. E' l'unica risposta visibile data finora dalla Guida Suprema alla protesta dello sconfitto (o imbrogliato a secondo i punti di vista) Musavi.

    Difficile decifrare gli eventi di queste ore. C'è chi ha parlato di «golpe di palazzo» dopo la sorprendente vittoria del presidente rieletto, Mahmoud Ahmadi Nejad; chi di resa dei conti all'interno del sistema. Certo a Tehran è in corso uno scontro di potere estremamente duro: in parte è giocato nelle strade della capitale e di altre città, con le proteste serali e la manifestazione di trionfo convocata domenica dal presidente, seguita ieri da quella dell'opposizione. Ma questo è solo l'aspetto visibile. Dietro le quinte è in corso uno scontro tra diversi gruppi di potere espressi in scarni comunicati, dichiarazioni sibilline e in una ridda di notizie da leggere tra le righe.

    La piazza

    Nel tardo pomeriggio di ieri c'erano dunque cinque chilometri di folla sul viale  Enghelab, senza contare quella assiepata nelle vie intorno. Manifestazione pacifica, nonostante i timori diffusi al mattino: almeno fino all'imbrunire. Perché poi la moderazione dimostrata dalle forze di sicurezza durante la giornata è venuta meno, e in serata apprendiamo che sono stati sparati colpi d'arma da fuoco verso i manifestanti, a quanto pare davanti a una caserma di Basij, la milizia rivoluzionaria inquadrata nelle Guardie della Rivoluzione. Si parla di un morto, un manifestante. Non conosciamo ancora i dettagli, né è possibile dire mentre scriviamo se sia il preludio a una escalation di violenza: nei due giorni precedenti le proteste erano state trattate  in modo brutale, ma con nulla più che manganelli e lacrimogeni. Nel pomeriggio invece la tensione era sembrata stemperarsi. Gruppi di ragazze elettrizzate: «Siamo qui perché non crediamo nello stato» «abbiamo votato per cambiare, ma hanno rubato il nostro voto», dicono due studentesse della vicina università statale. Giovani concitati riferiscono che la sera prima squadracce avevano assaltato il dormitorio studentesco, spaccato vetri, picchiato ragazzi e ragazze (simili raid nei pensionati universitari sono avvenuti a Isfahan e Shiraz). Ci sono donne in chador venuta da Tehran sud, zona estremamente popolare, anche loro raccontano che  gang di Basij la sera girano a intimidire chiunque discuta per strada.  Nella folla c'è chi scandisce «la vittoria si sta avvicinando» (è un versetto del corano, e trent'anni fa era uno degli slogan della rivoluzione), «morte al governo che imbroglia il popolo», «morte alla dittatura».

    Circolano insistenti notizie di dimostrazioni anche in diverse altre città importanti, Isfahan, la conservatrice Mashad, la rilassata Shiraz. Sul web arrivano filmati di proteste (ieri sera la tv Al Jazeera ha mostrato immagini scaricate su You Tube da Shiraz, mostrano giovani per strada e polizia che carica). Ma queste immagini non arriveranno al pubblico iraniano. You Tube, come anche la «rete sociale» Facebook e molti blog sono oscurati almeno da domenica; ai numerosi siti web normalmente censurati si sono aggiunti ora i siti ufficiali dei candidati sconfitti. Anche il quotidiano pubblicato dalla campagna di Musavi, La voce verde, è stato messo al bando domenica. Le notizie circolano lo stesso, in qualche modo: ne è un segno la manifestazione di ieri, convocata nel silenzio dei media ufficiali («sembrano i tempi della rivoluzione contro lo scia, quando questa roba non esisteva e funzionava il passaparola», nota una sostenitrice dei riformisti).

    Dietro le quinte

    Da domenica il controllo dell'ordine pubblico nella capitale sembra passato alla responsabilità del corpo militare delle Guardie della Rivoluzione (i Pasdaran), che affianca la polizia in funzioni antisommossa. La capitale è presidiata da sabato: divise militari, polizia, squadre di centauri della polizia in tute e caschi neri, agenti in borghese del ministero dell'intelligence. E poi squadre dei «combattenti del partito di dio» Hezbollah e dei Basij, organizzazioni queste create durante la rivoluzione. I Basij sono diventati nel tempo una divisione dei Pasdaran: sono insieme corpo militare e apparato di controllo sociale, dopo lavoro e patronato, hanno sezioni nei luoghi di lavoro, ministeri, università, quartieri popolari. Erano usati negli anni della presidenza riformista di Mohammad Khatami per reprimere le proteste studentesche, sono una delle basi di consenso del presidente  Ahmadi Nejad. Domenica, a margine della manifestazione di «trionfo», abbiamo visto i servizi d'ordine Basij, ragazzi neppure ventenni armati di manganelli, malmenare giovani donne con foulard troppo vistosi. Caroselli di polizie, squadracce di picchiatori: l'intento è di intimidire.

    Cosa succeda dietro le quinte è più difficile dire. Che il voto sia stato in qualche modo «arrangiato» è opinione diffusa persino tra alti funzionari dello stato; arrangiato in modo «maldestro» ammette qualcuno: hanno «fatto perdere» Musavi persino nei suoi seggi sicuri. Il riconteggio dei voti però difficilmente cambierà il risultato, e difficilmente i candidati sconfitti potranno contestare il Consiglio dei Guardiani, a cui hanno fatto appello. D'altra parte, la presenza di Musavi in piazza, ieri, dopo due giorni di isolamento, non sarebbe stata possibile senza l'accordo della Guida suprema. Presto per dire cosa lasceranno dunque questi giorni di passione per le strade dell'Iran. Intanto però la passione continua, perché una nuova manifestazione è annunciata per oggi a Tehran.


I COMMENTI:
  • L'Iran è un paese con una stragrande maggioranza di giovani, ed è giusto che scendano per le strade di Teheran a manifestare contro un governo dittatoriale per affermare la loro volontà di cambiamento e di costruire una società di diritto. Spero che questi giorni amari siano solo l'inizio di una nuova e giovane rivoluzione 16-06-2009 19:09 - jam
  • Concordo totalmente con quanto scritto da murmillus. Purtroppo fa male vedere la grande disinformazione che c'è anche a sinistra. Non è accettabile che si esprimano opinioni senza essere informati sui fatti; e invece si fa esattamente il contrario, perchè la gente non ha bisogno dei fatti per sapere come stanno le cose. E poi se si presta attenzione anche ai fatti, si corre il rischio di dover dubitare delle proprie certezze. Forse pretendo troppo chiedendo alla gente di dubitare! Ma si può allora leggere articoli e commenti così assurdi sulla situazione iraniana? Dovrebbe essere evidente a chi sa un poco di politica che,quando gli Usa e l' Europa delle banche criticano qualcuno di essere poco democratico,forse, è vero il contrario; o, quantomeno, che non lo criticano certo per amore della democrazia,ma per rimuoverlo onde instaurare un regime ancor più oppressivo. 16-06-2009 16:00 - alteo
  • PROCLAMA DEGLI STUDENTI IRANIANI PRESENTI IN ITALIA PER LA PROTESTA AL PROCESSO ILLEGITTIMO DI MODIFICA DEL RISULTATO DELLA DECIMA ELEZIONE PRESIDENZIALE


    Noi, una parte degli studenti iraniani, liberi da ogni legame partitico, con senso di responsabilità manifestiamo contro la presunta manipolazione dei risultati elettorali nel nostro Paese; ci siamo riuniti davanti alla nostra ambasciata per opporci alle violenze delle autorità contro i concittadini e gli studenti indifesi in Iran e manifestare loro la più completa solidarietà e il nostro sostegno morale.
    Alle autorità competenti chiediamo, quindi, quanto segue:

    1 – la costituzione di una Commissione di indagine per verificare le corrette procedure di voto e portare alla luce le infrazioni, chiedendo quindi l’annullamento di questa elezione;

    2 – alle forze armate di rispettare il diritto dei cittadini di conoscere la verità senza opporre violenza, ricordando che loro stessi sono i “figli del popolo Iraniano”;

    3 – di interrompere immediatamente gli arresti degli attivisti politici e liberare chi è stato fermato;

    4 – dare la possibilità anche ai restanti tre candidati di far valere le propeie ragioni davanti a tutta la popolazione, attraverso tutti i mezzi di comunicazione nazionale, per eliminare l’univocità di informazione a favore dell’unico candidato Mohmoud Ahmadinejad;

    5 – collaborazione al Ministero dell’Interno Iraniano per rilasciare l’autorizzazione a manifestare anche ai sostenitori degli altri tre candidati (Mousavi, Karrubi, Rezai) per esprimere liberamente la loro insoddisfazione relativamente ai fattti accaduti e per evitare di subire ulteriori violenze da parte delle forze armate;

    6 – di evitare la pressione sulla stampa Iraniana e straniera per garantire una maggiore trasparenza informativa soprattutto in questo momento critico;

    7 – di ripristinare la comunicazione di telefoni cellulari mobili, sms ed internet;


    Condanniamo ogni violenza contro i nostri concittadini, rimarcando che tutte le nostre richeste sono pacifiche e si rifanno alla costituzione (ghanoon-e-asasi).
    Vogliamo esclusivamente sapere il vero risultato delle elezioni a cui abbiamo partecipato con forte senso di responsabilità.

    C’è speranza per un futuro migliore. 16-06-2009 15:40 - studenti iraniani presenti in italia
  • quando un popolo vive una situazione di barbaria come in iran (impiccagioni in piazza, lapidazioni, taglio della mano, nessun diritto per le donne,...). Un paese in cui la popolazione non ha neanche il diritto di scegliersi il vestito che indossa figuriamoci la scelta del suo presidente, qualsiasi tipo di rivoluzione che renda la loro vita migliore è benvenuta. A chi non piace la rivoluzione verde ed ha una formula migliore che lo indichi.
    Io spero che i paesi occidentali non riconscano i risultati dichiarati e tendino la mano verso i giovani iraniani che aspirano ad una vita migliore. 16-06-2009 14:46 - Afsoun
  • Non so chi sappia la realta' delle cose, ma per esperienza storica gli episodi iraniani mi paiono identici a precedenti fatti quali le le cosiddette rivoluzioni arancioni tipo Ucraina. Pseudoribellioni, prevalentemente di giovani, organizzate dalla CIA e capeggiate da corrotti individui, come verificatosi appunto in Ucraina. Non credo nelle "rivoluzioni" a base di rock $ roll. 16-06-2009 01:14 - murmillus
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