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Maurizio Galvani
British Airways: «Lavorate gratis o chiudiamo»
O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. E’ la filosofia con la quale la British Airways (BA) ha chiesto al suo staff – tramite una e-mail – di rinunciare "volontariamente" al salario di un mese per permettere "la sopravvivenza della società". Il ricatto (appello) della BA è stato fatto dall’amministratore delegato Willie Walsh e dal presidente della compagnia Keith Williams che hanno chiesto alle maestranze (30 mila persone) il gesto "volontario" di saltare un mese della busta paga. I due hanno portato ad esempio (del sacrificio) il loro caso personale: ovvero il fatto che a maggio hanno rinunciato alla loro paga - dimenticando però di ricordare che l’ a.d. Willie Walsh percepisce un salario mensile pari a 61mila sterline. Quindi con il salario degli altri 11 mesi (più i bonus e i benefit di vario genere) saltare la paga crea meno problemi che in tante altre situazioni. La nuova strategia sindacale indicata da Walsh e dalla British Airways si base su un assioma, quello di salvare la compagnia area che nell’esercizio – conclusosi il 31 marzo – ha riportato perdite annuali pari a 401 milioni di sterline contro un utile di 721 milioni di sterline raggiunto l’anno precedente. La BA vuole rendere dolce la pillola ricordando che alla stessa "soluzione" ha fatto ricorso un’altra compagnia aerea, la Cathay Pacific di Hong Kong. Aggiungono che altri lavoratori in Inghilterra hanno accettato di ridursi il salario per andare incontro alle esigenze dell’azienda, come nel caso della Honda Gb. «Sempre, sottolinea la lettera ai lavoratori della BA, per salvare la società».
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MA QUESTA DIVERSIFICAZIONE E' CHIARAMENTE INDICATA NELLA E-MAIL CHE LA BRITISH HA INVIATO A TUTTI I SUOI DIPENDENTI.
Mi permetto, invece, di indirizzare un commento meno benevolo al lettore "Pasquale" che affida il suo pensiero ad un articolo del 1920 tratto dalla rivista "Il Comunista" cosi' come al lettore "Graziano" ma per ragioni completamente diverse.
Inizio dall'art. citato del 1920. Premetto che sono consapevole che ci saranno sempre pagine ingiallite dal tempo capaci di spiegare le cose del mondo meglio di tante altre parole. Ma, ciò malgrado, la riesumazione della dottrina comunista del 1920 mi sembra un pò datata. Mi spiego: L'EGOISMO UMANO NON SARA' MAI SRADICABILE INTEGRALMENTE ed una regolata economia di mercato sarà sempre piu' equanime ed utile per l'umanità (malgrado le sue infinite contraddizioni.
"Graziano" sottolinea invece perplessità giustissime.
Ma, nella sfortuna dell'attuale crisi finanziaria un giudizio sembra oramai ampiamente condiviso: LE PORCATE DEL SISTEMA FINANZIARIO CHE HANNO DETERMINATO L'ATTUALE CRISI necessitano di una forma di controllo sia nazionale che internazionale.
Anche a Washington tira un'aria nuova, da qualche mese a questa parte: si tratta solo di sensibilizzare il sistema, demonizzando, se non è possibile con altre vie, quelle degenerazioni menageriali ricche di privilegi ed esagerazioni che questa crisi ci permette di definire, oggi, odiosi ed irrealistici.
Quindi, non facciamo come chi getta il bambino con tutta l'acqua sporca. Non demonizziamo il sistema impresa, ma solo il suo aspetto piu' deleterio e finanziario. Chiariamo che i dividendi, i bonus ed i privilegi del menagement vengono dopo i posti di lavoro, ma sempre in una dinamica dove l'impresa ha comunque il diritto di sopravvivere, PERCHE' CON ESSA SOPRAVVIVE UNA FETTA IMPORTANTE DI OCCUPAZIONE E DI FAMIGLIE A QUELL'OCCUPAZIONE LEGATA. 18-06-2009 12:49 - E. Doker
Programma del Partito Comunista d'Italia
Il Partito Comunista d'Italia (Sezione dell'Internazionale comunista) è costituito sulla base dei seguenti principii:
1. Nell'attuale regime sociale capitalistico si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine all'antitesi ed alla lotta di classe tra il proletariato e la borghesia dominante.
2. Gli attuali rapporti di produzione sono protetti dal potere dello Stato borghese, che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce l'organo per la difesa degli interessi della classe capitalistica.
3. Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione, da cui deriva il suo sfruttamento, senza l'abbattimento violento del potere borghese.
4. L'organo indispensabile della lotta rivoluzionaria è il partito politico di classe. Il Partito comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati contingenti alla lotta per la emancipazione rivoluzionaria del proletariato; esso ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali d'azione e di dirigere nello svolgimento della lotta il proletariato.
5. La guerra mondiale, causata dalle intime insanabili contraddizioni del sistema capitalistico, le quali produssero l'imperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo in cui la lotta di classe non può che risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il potere degli Stati borghesi.
6. Dopo l'abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell'apparato statale borghese e con la instaurazione dello Stato basato sulla sola classe produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese.
7. La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.
8. La necessaria difesa dello Stato proletario, contro tutti i tentativi contro-rivoluzionari, può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica, e con l'organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.
9. Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure d'intervento nei rapporti dell'economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.
10. Per effetto di questa trasformazione economica e delle conseguenti trasformazioni di tutte le attività della vita sociale eliminandosi la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico, il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a quello della razionale amministrazione delle attività umane.
Da "Il Comunista" del 31 gennaio 1921. 17-06-2009 17:15 - Pasquale
se no cercatemi trra le acque dell atlantico!!!
dire "in culo alla balena" non mi sembra indicato!!!! 17-06-2009 11:35 - valentina
io disoccupato 46enne, mando 20 candidature al giorno e manco uno mi convoca per un colloquio? che faccio ?? 17-06-2009 11:22 - saverio
Illusi dello stipendio a casa senza lavorare, dei permessi sindacali di 150 giorni all'anno, l'inghilterra vi racconta la vita reale.
Già immagino il 40% di fannulloni che albergano in Alitalia con tanto si Audi A6 per tornare a case come reagirebbero a proposte del genere.
L'Inghilterra reale è questa non quella dei giornali di Murdok che gettano fango su Berlusconi.
Ma questa Inghilterra non fa testo nel nostro paese. L'inclinazione al senso del dovere e del lavoro non possono essere accettati da una Sinistra sfascista e fannullona che da sempre fa finta di dimenticare che prima e fondamento della cultura dei diritti deve esserci una CULTURA DEL DOVERE E DEL SERVIZIO! 17-06-2009 10:05 - E. Doker