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Eleonora Martini
Scosse di rabbia a Montecitorio
Sono arrivati convinti che qualcuno, nel loro Parlamento, li avrebbe ascoltati e se ne sono andati via molto più arrabbiati e disillusi di prima. In centinaia si sono mossi di buon mattino dalle tendopoli de L'Aquila e dei paesi limitrofi, dagli alberghi della costa, dalle case dove si sono trasferiti come sfollati o da quelle che hanno rioccupato da poco, per manifestare sotto Palazzo Montecitorio proprio mentre la Camera è impegnata nell'ultimo passaggio parlamentare per la conversione in legge del decreto Abruzzo, sperando di poter ancora influenzare il voto. Di destra e di sinistra, una volta scesi dalla ventina di autobus che li ha trasportati fino a Piazza Venezia, hanno sfilato decisi in corteo lungo via del Corso dietro lo striscione: "Forti e gentili sì, fessi no". Carabinieri e polizia hanno tentato di incanalarli nei vicoli per evitare che si avvicinassero troppo a Montecitorio, ma inutilmente. Il corteo, pacifico e sorridente, ha proseguito spedito forzando il cordone ed entrando nella piazza dalla porta principale, non da quella di servizio.
Più di duemila persone hanno così manifestato sotto il solleone romano per ore, aspettando una buona notizia. Che non è mai arrivata. Alla fine, dopo una lunga attesa, le porte di Montecitorio si sono aperte per due delegazioni: quella dei sindaci che sono stati ricevuti dal presidente Gianfranco Fini, e quella dei comitati cittadini che hanno dovuto accontentarsi del deputato Pdl Giorgio Stracquadanio. "Un fallimento, una delusione totale", raccontano i cinque rappresentati dei comitati che si sono sentiti confermare dall'esponente del centrodestra, punto per punto, il decreto legge così com'è.
"Risposte totalmente insufficienti e ascolto zero": è netto il giudizio dei cittadini riuniti nel cartello di associazioni che ha lanciato la "campagna 100%". Altro che 100% ricostruzione, trasparenza e partecipazione, "abbiamo ottenuto solo porte in faccia". Da Fini, invece, gli amministratori locali avevano ricevuto almeno la promessa che ci sarebbe stato il massimo sforzo per favorire il dialogo. Un soffio di speranza brutalmente naufragato solo pochi minuti dopo, quando la Camera ha bocciato l'emendamento che estendeva il finanziamento totale da parte dello stato anche per la ricostruzione delle seconde case. "Lo aveva promesso davanti alle bare dei nostri morti", urlano contro Berlusconi dalla piazza appena arriva la notizia. La rabbia è tanta. "Inutile stare qui, torniamo a casa". Non c'è più nulla da aspettare e in corteo invadono di nuovo il Corso dirigendosi verso piazza Venezia. Qualcuno propone di dirigersi verso il Quirinale, ma tra blocchi del traffico e sit-in improvvisati, arrivano solo fin sotto palazzo Grazioli. Ma l'"imperatore" non è lì. Si sta preparando per la tredicesima visita all'Aquila, domani pomeriggio, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori del post terremoto. Ma gli abruzzesi domani sapranno accoglierlo come merita?
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