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FUORIPAGINA
17/06/2009
  •   |   Marina Forti
    Scontro al vertice, stallo a Tehran

    La protesta non si ferma, e l’Iran precipita in una crisi istituzionale. Decine di migliaia di persone, in gran parte giovani, oggi hanno riempito piazza 7 Tir, nel centro di Tehran a sostegno dei candidati sconfitti nelle elezioni presidenziali del 12 giugno. E’ il quinto giorno consecutivo che folle sfidano il divieto di manifestare – ed è la quinta notte di raid delle milizie paramilitari, che intervengono quando la gran folla si è sciolta e attaccano piccoli gruppi, intimidiscono,  picchiano, con azioni punitive di estrema violenza. Le dimostrazioni continuano, a quanto si riesce a sapere, anche in altre città dell’Iran: l’agenzia semiufficiale Isna parlava ieri di arresti dopo manifestazioni a Mashhad, nel nord-est, e a Tabriz nel nordovest del paese.
    Così la protesta cominciata sabato mattina, subito dopo l’annuncio della schiacciante (e sorprendente) vittoria del presidente Mahmoud Ahmadi Nejad, è diventata ormai una profonda crisi istituzionale, probabilmente la più grave dei trent’anni di vita della Repubblica islamica.
    Il Consiglio dei Guardiani, l’organismo di controllo a cui spetta esaminare ricorsi e convalidare il risultato elettorale, martedì ha annunciato un parziale riconteggio dei voti. Una "concessione" alle proteste: ma rischia di essere troppo poco e troppo tardi, per le centinaia di migliaia di giovani che continuano a riempire le strade. Troppo poco, di sicuro, per i candidati sconfitti: l’ex premier Mir Hossein Musavi e l’ex speaker del parlamento Mehdi Karrubi chiedono ormai che il voto del 12 giugno sia annullato, e nuove elezioni convocate. Il Consiglio dei Guardiani ha opposto finora un tassativo no. A rincarare la dose la Guida Suprema, Ali Khamenei, ha fatto un appello alla calma, usando parole per la verità assai minacciose: "Non sono semplici proteste, questa è insurrezione". Le proteste di questi giorni sono descritte dai media ufficiali e dalle voci governative come manifestazioni istigate da potenze straniere, e fomentate dai servizi trasmessi dalle tv straniere (alla vigilia del voto il giornale delle Guardie della Rivoluzione aveva pubblicato un monito verso coloro che vogliano "fomentare una rivoluzione di velluto" in Iran).
    Sotto chiave
    "Alcune istituzioni  vogliono una stretta repressiva contro le proteste", ci dice Mashallah Shamsolvaisin, noto giornalista e commentatore riformista, mentre ci aggiorna sul numero dei giornalisti arrestati negli ultimi giorni: almeno 11 restano in carcere, tra cui l’economista Saeed Leylaz che il manifesto aveva incontrato sabato (è stato preso martedì sera), e poi l’ex direttore del quotidiano Shargh Mohammad Atrianfar, e diversi altri nomi ben noti. Resta detenuto, e non si sa dove, anche l’ex vicepresidente della repubblica Mohammad Ali Abtahi, direttore dell’Istituto per il dialogo dele civiltà dell’ex presidente Khatami e autore di uno dei più seguiti blog iraniani. "Ma è necessaria una soluzione politica a questa impasse", ci dice Shamsolvaisin, che raggiungo al telefono fuori Tehran: "La repressione non farà che inasprire la protesta. A meno che vogliano fare un macello e imporre un regime militarizzato".
    Già: la crisi sembra entrata in un'impasse. La protesta si estende: è stato clamoroso ieri vedere la nazionale iraniana di calcio scendere in campo, in una partita di qualificazione per i mondiali, con una fascia verde al braccio - è il colore di Musavi. Si sono pronunciati per la revisione del risultato del voto: come alcuni grandi ayatollah di Qom (è noto il loro dissenso con la Guida suprema). Mir Hosein Musavi, ora emerso come figura leader del’opposizione, ha convocato per domani, giovedì, un altro raduno, questa volta di lutto per "le persone uccise in questi giorni durante le proteste". In una lettera alla Guida suprema, pubblicata oggi sul suo sito web, denuncia l’intervento intimidatorio di miliziani e squadristi contro studenti e manifestanti: "Chiedo di esprimere solidarietà alle famiglie [delle persone uccise in questi giorni] riunendosi nelle moschee o prendendo parte a manifestazioni pacifiche", scrive Musavi.
    Il vicolo cieco
    La prossima mossa spetta al Consiglio dei Guardiani, che sta riesaminando il voto. "Se la protesta continua, e credo che continuerà, il Consiglio dei guardiani dovrà arretrare", sostiene Shamsolvaisin: "Il verdetto dei Guardiani è ovviamente guidato dal Leader supremo. Dovranno arrivare a un compromesso. Se non vogliono annullare il voto e riconvocare nuove elezioni, possono rivedere i numeri e riconoscere che Ahmadi Nejad e Musavi sono in ballottaggio". Ma una decisione simile non sembra realistica, al momento. ("Siamo al punto in cui nessuno può fare marcia indietro senza perdere la faccia", dice preoccupato un analista politico più addentro al sistema, e che mantiene l’anonimato: "E se la protesta continua ad allargarsi, crollerà non solo il governo, rischia di crollare il sistema. L’unica via d’uscita sarebbe riconvocare le elezioni, ma non lo faranno. Allora, resta solo più repressione"). Certo il presidente Mahmoud Ahmadi Nejad non cederà facilmente: ha il completo appoggio della Guida suprema, ha la forza d’urto degli apparati di consenso della repubblica, ha una indubbia popolarità. "I Guardiani si pronunceranno secondo la legge. Il loro verdetto deve riportare la calma e la fiducia tra le parti, e la crisi sarà superata", ci ha detto Amir Moebian, direttore dell’agenzia Arya News, uno dei più fini intellettuali conservatori, decisamente schierato con il presidente Ahmadi Nejad. Ma tutto dipende da quanto terranno le proteste, che hanno evidentemente spiazzato il potere...
    Una cosa è certa, il movimento di protesta sceso in campo in questi giorni ormai va oltre il voto di venerdì: indica qualcosa di più profondo. Come se l’"ora d’aria" rappresentata dalla campagna elettorale, quei giorni in cui era lecito tenere dibattiti, discutere per strada, criticare, avesse risvegliato un desiderio di cambiamento.
    Intanto però non è irrilevante sapere come hanno davvero votato gli iraniani. Oggi il capo del servizio elettorale del ministero dell’interno, Danesjou, ha respinto le accuse di irregolarità. E però gli elementi di dubbio sono numerosi: quella vittoria annunciata già un paio d’ore dopo la chiusura dei seggi, la grande distanza tra il risultato ottenuto dal presidente Ahmadi Nejad e il primo di concorrenti, Mir Hossein Musavi. E poi, nella notte tra venerdì e sabato il ministero dell’interno non ha pubblicato i risultati man mano che venivano contati; tra la mezzanotte e il mattino ci cono state almeno sei ore di blackout. I riscontri non sono stati resi publici; ma i candidati hanno avuto il risultato dei conteggi dai propri osservatori, e questi non coincidono con il risultato finale pubblicato – in certi casi la discrepanza è vistosa (da giorni circola una presunta lettera in cui il ministro dell’interno comunicava alla Guida suprema i risultati "veri", ma che sarebbe poi stata soppressa. Vera o falsa, impossibile dire). Pare inoltre che i rappresentanti dei candidati siano stati cacciati via dai seggi dove avvenivano i conteggi intorno alle 5, e che il personale non direttivo del ministero sia stato mandato a casa.
    Segni di poca trasparenza, per lo meno. E di debolezza del potere: perché altrimenti contare i voti a porte chiuse? Soprattutto, perché cominciare dal mattino dopo a mettere sotto chiave gli sconfitti, scatenare squadracce di miliziani, oscurare i media. La partita continua, e molti segnali dicono che quella visibile alluda a un’altra, uno scontro al vertice della Repubblica islamica.


I COMMENTI:
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  • Una grande ferita aperta dentro l'Iran da una fazione "moderata" che ha dato vita ad una delle tante rivoluzioni colorate organizzate e foraggiate dalla Cia.
    Ma i "rivoltosi" si fanno illusioni che non si realizzeranno. In Gisgiordania il moderato Abu Mazzen non ha ottenuto niente da Israele e dagli Usa e la sua terra viene lardellata da insediamenti dei coloni ebrei.
    Chi spera che una direzione politica "moderata" ed in buoni rapporti con Gli Usa ed Israle possa migliorare le condizioni dell'IRan si sbaglia di grosso.
    Pietro Ancona 18-06-2009 07:08 - pietro ancona
  • Mi par di capire (ma la cosa e' palese) che se gli italiani avessero in massa seguito i consigli del Sig. P2, cioe' comprare e spendere per aiutare l'economia, l'Italia sarebbe come i paesi in cui si compra e spende per aiutare l'economia: Inghilterra e USA. In USA in media ogni americano ha piu' di 10.000 (diecimila) dollari di debito solo sulle carte di credito e sugli interessi paga fina al 30%.
    Venghino signori, venghino che qui c'e posto! 18-06-2009 03:00 - murmillus
  • Cosa sta’ facendo la Sinistra?

    Perché non ce mobilitazione pro Mussavi e quei giovani che adesso rischiano la vita per manifestare?

    Siamo morti, bloccati nella indifferenza…. Gli unici che oggi hanno manifestato sono stati i Radicali… ??? 18-06-2009 02:03 - Luis Francisco
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