-
|
Francesco Paternò
Dove sta andando l'internazionale Fiat
Difficile che a Termini Imerese si facciano cannoli dal 2011 o che a Pomigliano si producano Ferrari. Ma la notizia è che due stabilimenti italiani su cinque di Fiat Auto non chiudono. Almeno per due anni, previsione di lungo termine considerando le nebbie di una crisi che ancora scuote l’economia mondiale e spinge a una pesante ristrutturazione il modello produttivo automobilistico. Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat nonché adesso del gruppo Chrysler, ha mandato messaggi chiari nell’incontro di ieri mattina a Palazzo Chigi con governo, regioni e sindacati. «Tutti gli sforzi - ha detto - che Fiat ha fatto a livello gestionale, industriale ed economico, non sono più sufficienti». Insomma, a chi lavora nelle fabbriche dice che non si chiude, ma si taglia; a chi guida il paese, chiede di uscire dalla latitanza e di fare la sua parte fino in fondo, non solo con gli incentivi alla rottamazione. Mentre lui prova a internazionalizzare sempre più la Fiat, già oggi con soltanto un terzo della sua produzione in Italia, puntando a una ripresa dei mercati. Ci sono da rimborsare i prestiti del governo americano sulla Chrysler e c'è da salvaguardare l’occupazione. «Una sfida alla nostra portata», sostiene. Più pericolosamente, una scommessa che non è alta come quella del suo arrivo a Torino nel 2004, ma che gli assomiglia molto.
Un grande punto interrogativo è Termini, lo stabilimento siciliano lontano da tutto dove fino al 2010 si continueranno a fare le Lancia Y e poi si cambierà mestiere per fare qualcos’altro, non detto oggi. Una riconversione che peserà, oltre che sulle spalle dei lavoratori, sulla regione Sicilia e sul governo, per una produzione che presumibilmente non abbia i vincoli logistici dell’automobile o della sua componentistica. A Pomigliano, dove si producono le Alfa Romeo 147, 159 berlina e station, Gt, verrà portata un’altra piattaforma per la produzione di «uno o più modelli», dice Marchionne. Considerando che un pianale deve avere una sua ragion d’essere in almeno 200.000 unità prodotte all’anno (l’ideale sarebbe un milione, dice Marchionne), è ipotizzabile che sopra ci possano essere costruite auto del gruppo italiano e altre dell’acquisita Chrysler. Anche se, con il dollaro così debole e per numeri piccoli, sembra ancora conveniente produrre in America e poi esportare.
L’ipotesi di una produzione Chrysler non saturerebbe comunque le esigenze produttive di un altro pianale a Pomigliano. Il gruppo americano ha venduto in Europa nel 2008 soltanto 103.000 auto, di cui circa 16.000 in Italia, primo mercato europeo. La produzione mondiale della Chrysler è stata tuttavia dimezzata nei primi 4 mesi del 2009 e fermata per bancarotta in maggio e in giugno. Riprenderà il prossimo 29 giugno con ritmi prevedibilmente non diversi da un 50%, cosa che - rispetto ai 2 milioni di auto vendute nel 2008 - dovrebbe portare la soglia produttiva 2009 appena sopra il milione di auto. Jeep, il marchio dei fuoristrada che è il più venduto dei tre del gruppo (con Chrysler e Dodge), potrebbe richiedere una base produttiva in Europa che oggi non ha. In Austria, la Magna (la stessa azienda che ha battuto la Fiat nell’acquisizione della Opel) assembla due modelli americani con un contratto in scadenza nel marzo 2010, rinnovabile fino a giugno, ma che morirà lì. La Chrysler 300C e la Gran Cherokee torneranno in America, ma se il nuovo pianale per Pomigliano sarà per trazioni posteriori, potrebbe essere utile per auto Chrysler più piccole, insieme a un eventuale ritorno per parte di una produzione Alfa "tutta dietro"; se sarà anteriore, la piattaforma potrebbe essere utilizzata - oltre che per modelli italiani - per auto americane medio-piccole già a trazione anteriore come Dodge Caliber, Jeep Patriot e Compass (queste ultime con l’integrale inseribile). Una partita cui potrebbe aggiungersi la Fiat 16, a trazione integrale e poco più corta delle altre tre, oggi prodotta in Ungheria in uno stabilimento Suzuki in base a un vecchio accordo con Gm.
- 30/06/2009 [16 commenti]
- 30/06/2009 [9 commenti]
- 30/06/2009 [16 commenti]
- 29/06/2009 [46 commenti]
- 29/06/2009 [0 commenti]
- 27/06/2009 [11 commenti]
- 27/06/2009 [9 commenti]
- 26/06/2009 [3 commenti]
- 25/06/2009 [15 commenti]
- 25/06/2009 [1 commenti]
- 24/06/2009 [9 commenti]
- 23/06/2009 [7 commenti]
- 22/06/2009 [20 commenti]
- 20/06/2009 [39 commenti]
- 20/06/2009 [45 commenti]
- 19/06/2009 [7 commenti]
- 18/06/2009 [60 commenti]
- 18/06/2009 [2 commenti]
- 17/06/2009 [13 commenti]
- 17/06/2009 [6 commenti]
- 16/06/2009 [11 commenti]
- 16/06/2009 [14 commenti]
- 16/06/2009 [29 commenti]
- 15/06/2009 [7 commenti]
- 12/06/2009 [31 commenti]
- 11/06/2009 [23 commenti]
- 10/06/2009 [8 commenti]
- 09/06/2009 [230 commenti]
- 08/06/2009 [36 commenti]
- 08/06/2009 [56 commenti]
- 08/06/2009 [0 commenti]
- 06/06/2009 [48 commenti]
- 04/06/2009 [9 commenti]
- 04/06/2009 [8 commenti]
- 03/06/2009 [8 commenti]
- 03/06/2009 [10 commenti]
- 02/06/2009 [8 commenti]
- 02/06/2009 [15 commenti]
- 01/06/2009 [11 commenti]
-
La Somalia va a pesca
| di Giorgia Fletcher del 21.12.2012 -
La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
-
Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
-
Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
-
Mahony: Ombra sul Conclave
di luca celada - 16.02.2013 20:02
-
Gentile cavaliere, scenda dalla sella
di Luisa Betti - 15.02.2013 18:02
-
Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
di massimozucchetti - 14.02.2013 22:02
-
Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
di Roberto Ciccarelli - 13.02.2013 09:02
-
Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
di Anna Maria - 12.02.2013 18:02
-
Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
di arianna - 08.02.2013 09:02
-
Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
di nefeli - 04.02.2013 08:02
-
Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
di Filippo Brunamonti - 02.02.2013 20:02
-
Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
di Andrea - 20.01.2013 19:01
-
Un mezzo trasloco
di a. d. - 16.01.2013 15:01
-
Gomorra2, e che fiction sia
di francesca - 13.01.2013 16:01
-
I comunicati zapatisti / 2 e fine
di gianni - 10.01.2013 03:01
-
Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











Cosa sarà dei lavoratori,lo sanno i governanti del mondo democratico.
Cosa farà Berlusconi!?..
Nulla,il basso impero non conta in queste situazioni.
Balli e feste,per i potenti.
Fame e disoccupazione per tutti gli altri.
Ecco il nostro futuro. 19-06-2009 13:45 - mariani maurizio