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Marina Forti
Iran: la protesta diventa violenta
Lacrimogeni, idranti e manganelli. Secondo alcune testimonianze, anche colpi d'arma da fuoco: una gigantesca operazione di sicurezza è in corso nel centro di Tehran, dove la polizia militare, insieme alle squadre antisommossa della polizia e alle milizie Basij sono all'opera in queste ore per soffocare una nuova manifestazione di protesta, oltre una settimana dopo le contestate elezioni presidenziali del 12 giugno.
Non solo: a metà del pomeriggio l'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr ha riferito che un attentatore suicida si è fatto esplodere all'ingresso del mausoleo di Khomeini, il monumentale santuario che sorge a sud di Tehran accanto al Cimitero dei martiri. Si ha notizia di una sola vittima, che sarebbe lo stesso attentatore, e di due feriti, aggiunge l'agenzia Fars, anche questa semiufficiale. Non ci sono altre testimonianze oltre ai lanci delle due agenzie. Una provocazione per alimentare un clima emergenziale? Testimonianze raccolte dalle agenzie di stampa straniere dicono inoltre che un edificio nella Tehran meridionale è in fiamme: era una sede usata da gruppi sostenitori del presidente Mahmoud Ahmadi Nejad e sarebbe stato attaccato da gruppi d'opposizione, ma circostanze e dettagli sono scarsi. Tutto questo però dice che la tensione sale. Mentre su Twitter, un sito web di «rete sociale», testimoni parlano di manifestazioni di protesta anche a Isfahan.
Le forze di sicurezza erano dispiegate fin dal mattino, a Tehran. Una manifestazione a sostegno dei candidati sconfitti, Mir Hossein Musavi e Mehdi Karrubi, era stata convocata nel pomeriggio in piazza Enghelab («rivoluzione»). Lo stesso Musavi aveva poi revocato l'appuntamento, di fronte al divieto imposto dal capo della polizia di Tehran. Durante tutta la settimana scorsa era successo qualcosa di simile: manifestazioni convocate e poi annullate, e questo non aveva impedito a centinaia di migliaia di persone di radunarsi ogni giorno nel centro della capitale. Non questa volta: il capo della polizia aveva annunciato che manifestazioni illegali sarebbero stato trattate con la forza, e ha mantenuto la promessa. Secondo le testimonianze raccolte da agenzie di stampa, la polizia ha impedito l'accesso alla zona di piazza Enghelab e disperso i manifestanti con lanci di lacrimogeni e idranti. Alcuni testimoni (citati dall'agenzia Reuter) riferivano a metà pomeriggio che 2 o 3.000 persone erano comunque riuscite a riunirsi – molte meno delle centinaia di migliaia che hanno dimostrato nei giorni scorsi. Altri testimoni nel tardo pomeriggio hanno riferito che Mir Hossein Musavi, il moderato che si è trovano inaspettatamente alla testa di un movimento d'opposizione che ormai critica apertamente le istituzioni al vertice della Repubblica islamica, ha raggiunto i manifestanti: avrebbe parlato alla folla, annunciando di essere «pronto al martirio» e deciso a proseguire la sua battaglia.
Nel frattempo altre testimonianze parlano di milizie Basij che hanno aperto il fuoco sui manifestanti intorno a via Towhid, non lontano dal luogo dove Musavi si è rivolto alla folla. Le testimonianze diffuse dai siti web sono numerose, ma confuse. Qualcuno ha visto persone ferite alle gambe, pare che dei feriti siano stati trasferiti all'ospedale Loghman. Altri testimoniano d'aver visto una persona uccisa all'angolo tra piazza Enghelab e il viale Vali-asr, il corpo sarebbe stato subito portato via dalla polizia: è una testimonianza su Twitter, impossibile verificare.
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Diabolici americani!! 23-06-2009 12:38 - athesius
io sostengo che con questi presupposti NON è possibile nè auspicabile nessuna unità della sinistra. 23-06-2009 11:17 - pietro spina
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SOSTENIAMO IL POPOLO IRANIANO
Le elezioni in Iran e i suoi risultati hanno portato un’altra volta il paese sulle prime pagine dei principali giornali del mondo. Queste elezioni si sono svolte in una atmosfera densa di ricatti e di minacce.
Malgrado ciò gli iraniani si sono presentati alle urne per non perdere l’occasione di esprimere il proprio dissenso nei confronti del regime. Questa speranza è stata tradita con l’uso di falsificazioni, intimidazioni e, in molti casi, attraverso l’impedimento alla partecipazione e al controllo democratico dell’andamento delle elezioni.
Il risultato, lontano da tutte le previsioni, ha deluso l’aspettativa di moltissimi iraniani.
La vittoria di Ahmadinejad, annunciata con giorni d’anticipo, è avvenuta tramite un conteggio di voti istantaneo in un paese enorme e non proprio all’avanguardia.
L’annuncio del risultato delle elezioni è stato seguito da un’immediata repressione del regime contro tutti coloro che esprimevano il loro dissenso in modo pacifico e ha provocato la morte di tre persone, centinaia di arresti e l’inasprimento della censura (blocco totale dei servizi di sms, disattivazione della linea di telefonia mobile, messa fuori uso della rete internet).
Gli iraniani continuano ad esprimere la loro protesta che, partita da Tehran, si sta diffondendo nelle altre città del Paese e che chiede l’annullamento di queste elezioni farsa e il ritorno alle urne.
La Comunità iraniana di Torino intende sollecitare l’opinione pubblica e le forze sociali e democratiche italiane a sostenere il popolo iraniano nelle sue legittime rivendicazioni espresse civilmente e pacificamente organizzando un presidio martedì 23 giugno 2009 alle ore 18,00 in piazza Castello di fronte alla Prefettura.
la Comunità iraniana di Torino 23-06-2009 08:13 - Gabriele Levy
E qui il mio punto. I servizi segreti importanti (Cia, Mossad, inglesi, russi etc), hanno sempre influenzato o almeno cercato di influenzare la politica dei paesi ritenuti strategici. Non sempre ci sono riusciti ma spesso si. Allende e' un esempio ma ce e sono molti altri: il tentativo fallito di invasione di Cuba nella baia dei porci, la provocazione della baia del tTonchino per iniziare i bombardamenti ad Hanoi, la politica Italiana che e' sempre stata oggetto della preventiva approvazione USA: quando Moro devio' dalla prassi aprendo al PCI fu assassinato. Persino le elezioni dei papi, e non dovrebbe sorprendere data l'importanza della politica del vaticano all'interno degli USA dove i cattolici sono un blocco elettorale importante. E non dimentichiamoci che la caduta dell'URSS, sebbene favorita dalla corruzione interna e da altri fattori interni, fu abbattuta attraverso l'opera dei servizi Americani e di quelli alleati. Non a caso il miniostro degli esteri di allora era il corrottissimo Shavarnaze che diventera' poi il presidente della Georgia e verra' allontanato in disgrazia per via della corruzione che capeggiave e che era diventata di ostacolo anche agli USA. Non a caso la riconversione capitalistica in URSS e' avvenuta rapidissimamente ed operata dalla finanziaria Goldman & Sachs.
Perche' stupirsi quindi se, e dico se, i servizi hanno influenzato o cercato di influenzare le proteste Iraniane. Certo che quando certe cose si mettono in moto non sempre si riescono a controllare.
Stella scrive nel suo commento che il 70% degli studenti universtari sono femmine. Non mi sembra una brutta statistica per una dittatura maschilista in cui le donne sono asservite agli uomini, come l'Iran viene solitamente etichettato.
PS: tutte le informazioni sulle attivita' dei servizi segreti americani e altri sono pubblicate in numerosi libri essendo ormai materiale declassificato. 22-06-2009 19:16 - murmillus