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FUORIPAGINA
05/07/2009
  •   |   Daniela Preziosi
    Marino-Englaro, coppia di fatto nel Pd

    «Non sono riuscito a ricambiare la chiamata, ma Beppino Englaro oggi mi ha cercato e posso confermare che dopo la mia candidatira si iscriverà al Pd. Ne sono felice, lo considero un eroe civile». Manca poco alle dieci della sera quando Ignazio Marino cala il suo asso, direttamente davanti al popolo democratico che lo ascolta alla festa di Roma. E lo applaude: l'adesione di Englaro appare da subito il punto di forza della sfida del chirurgo alla leadership del Pd.
    Prima, alle sette, Dario Franceschini era riuscito alla fine a trovarlo al telefono. Auguri, cortesie varie, «la tua scelta aggiunge ricchezza al nostro confronto interno». Per Ignazio Marino ieri è stata una giornata caldissima di cellulari ululanti, dopo l'ufficializzazione della sua candidatura al congresso con un'intervista sull'Unità - gesto di cortesia nei confronti del giornale di casa pd - e la pubblicazione del suo manifesto, subito su Facebook, unitamente all'appello ai simpatizzanti di iscriversi al partito entro l'11 per partecipare alla battaglia congressuale al suo fianco. «Crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti», dice il manifesto. Poi alcune parole che saranno i capitoli della sua piattaforma, sicurezza, modernità, i salari, la scuola, lo sviluppo sostenibile. Insomma, ieri giornata intensissima: telefonate, complimenti, incoraggiamenti. Poi una riunione con i suoi più vicini: Goffredo Bettini, quello che lo più ha consigliato e spinto la sua candidatura, ma che non avrà alcun ruolo di responsabilità nella campagna congressuale, Michele Meta, il potente ex segretario dei ds nel Lazio, Pippo Civati, trentaquattrenne consigliere lombardo, che non farà «ticket» con il chirurgo, ma oltre a coordinarne la campagna gli porta in dote buona parte dei «piombini», i quarantenni che si erano dichiarati per lo più equidistanti dai candidati fin qui in campo: Marta Meo, Paola Concia, Ivan Scalfarotto, il consigliere milanese Pierfrancesco Majorino. Gli altri arriveranno, piano piano. Già si è espressa a favore di Marino Marta Vincenzi, la sindaca di Genova. Viene dato in avvicinamento l'ex pm Felice Casson.
    Dopo il briefing, una corsa verso Caracalla, a Roma, dove ieri sera Marino ha annunciato la sua candidatura davanti al popolo democratico nel corso di un'intervista pubblica condotta da Bianca Berlinguer. Lì, poco prima di salire sul palco, mentre si avvicinava ai militanti dei circoli romani, di osservanza bettiniana, arriva la telefonata e gli auguri del segretario. Toni cordiali e auguri. Ripetuti poco dopo a favore delle agenzie: «Ignazio è una persona che stimo, anche per questo da segretario gli ho chiesto di fare il capolista alle elezioni europee e, più recentemente, gli ho proposto più volte di arricchire, con la sua competenza e i suoi valori, la pluralità di posizioni che sostengono la mia ricandidatura alla segreteria. Ha fatto una scelta diversa, che rispetto. Gli auguro sinceramente in bocca al lupo». 
    Silenzio da parte dalemiana. Bersani era sicuro di averlo convinto a impegnarsi con lui. E D'Alema, amico e autore del suo ritorno in Italia, nonché del suo seggio al senato, gli aveva espresso chiaramente la contrarietà alla corsa. Di fatto però quelli che se la prendono di più sono proprio quelli del «correntone» che sostiene Franceschini. Popolari, veltroniani, ex ds e Serracchiani sparsi. La candidatura di Marino era Belzebù nei loro ragionamenti. «Rischiosa, dovrà estremizzare le posizioni. Non farà una proposta complessiva, starà lì a marcare le differenze con Franceschini o Bersani», aveva detto Franco Marini venerdì sera ai suoi. «La candidatura di Marino mette a rischio l'identità laica del pd e lo sposta verso un'asse laicista e anticlericale. È un tentativo di alcuni ambienti esterni di mutare la fisionomia del nostro partito», dice il teodem Enrico Farinone. Un complotto esterno, addirittura. Per lo meno un eccesso, come spiega un altro cattolico, anche se non teodem, Andrea Sarubbi: «È un po' un Giuliano Ferrara al contrario: mono-tematico sul sondino. Ero al Lingotto e Marino col suo intervento ha fatto saltar giù la platea per trenta volte dagli applausi. L'ha fatta saltare giù trenta volte perché ha parlato di laicità, ma non ci ha detto che cos'è questa laicità».
    Ma c'è dell'altro, oltre al rischio di estremizzare lo scontro sui temi su cui Marino va forte, quelli etici. L'ex braccio destro di Veltroni comincia a fare i conti sui voti. Sa che nella prima fase congressuale, quella in cui votano gli iscritti, farà fatica a prevalere. Viceversa, nei gazebo è convinto di andare forte: conta di avere più appeal sul popolo delle primarie, un'immagine più veltroniana appetibile. Lì credeva di trovare il campo libero, e invece lo aspetta il chirurgo cattolico, che fra i militanti ex ds e ex ppi sconta persino maggiori difficoltà. E che tenderà a rovesciare il suo scarso successo fra gli apparati come una medaglia da esibire ai gazebo, fra i simpatizzanti democratici. La stessa cosa che Franceschini aveva in testa di fare. 


     

     



I COMMENTI:
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  • Bravo Marino. Finalmente un candidato che si batte per la laicità dello Stato. 05-07-2009 15:07 - Alberto Zeni
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