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FUORIPAGINA
07/07/2009
  •   |   Angela Pascucci
    L'odio etnico esplode nel Xinjiang

    Non si placa la tensione a Urumqi, la capitale del Xinjiang, dove è stato imposto il coprifuoco dalle 21 alle 8 del mattino. Nonostante l’enorme dispiegamento militare cinese la città ha assistito ieri a una nuova esplosione di odio etnico. Gruppi di cinesi han armati di bastoni, machete, sbarre di ferro, armi fatte in casa, hanno percorso i quartieri della città in una rabbiosa caccia all’uiguro. La polizia è intervenuta lanciando lacrimogeni per fermare una battaglia fra gruppi rivali o per disperdere la folla che devastava l’area uigura dove si concentrano i bazar. Ma talvolta, come riporta l’agenzia Reuters, le truppe anti sommossa cinesi sono rimaste a guardare mentre la folla sfogava la rabbia lanciando sassi contro una moschea o spaccava le vetrine di negozi e ristoranti uiguri. L’agenzia Afp ha raccolto l’urlo di un uomo che, impugnando una sbarra di ferro, urlava «gli uiguri sono venuti nel nostro quartiere a spaccare le nostre cose, ora andiamo noi da loro a picchiarli!».
    Il risultato di questa nuova ondata di violenza è che la maggior parte della popolazione uigura è sparita dalle strade di Urumqi. Chiuse anche le scuole. A segnalare la preoccupazione della autorità per un incendio che non si spegne, lo stesso capo del Partito comunista della capitale, Li Zhi, è sceso nelle strade a bordo di un auto della polizia per lanciare da un altoparlante inviti a calmare gli animi e tornarsene tutti a casa. Ma, come riporta il [CORSIVO]New York Times[/CORSIVO], il suo discorso ha rischiato di infiammare ulteriormente gli animi uiguri, soprattutto quando gridava «Abbattete Rebiya», con riferimento a Rebiya Kadeer, la donna d’affari uigura residente negli Stati uniti presidente del Congresso mondiale uiguro, accusata da Pechino di essere la mente della rivolta.
    Poche ore prima che la spedizione punitiva degli han cinesi si manifestasse, un centinaio di donne uigure erano scese anch’esse nelle strade, in coincidenza con una «visita guidata» concessa dalla utorità ad alcuni giornalisti di media internazionali e cinesi. Sventolando le carte di identità di mariti e congiunti ne chiedevano la liberazione, affermando che erano stati arrestati senza ragione, gente comune rimasta vittima di retate indiscriminate.
    Le violenze etniche più gravi che si ricordino dall’inizio della Repubblica popolare cinese (di cui ricorre proprio quest’anno il 60esimo anniversario) presentano in effetti già ora, senza che si conoscano ancora gli effetti della nuova ondata di violenza avvenuta ieri, un bilancio impressionante, a cominciare dal numero enorme dei morti, 156, e quello dei feriti, oltre mille, dei quali ancora non si conosce neppure l’appartenenza etnica, elemento che forse getterebbe una qualche luce sull’avvio della dinamica di scontro, rimasta oscura . Gli arresti, secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua, sarebbero 1453, ma anche questa cifra si riferisce a lunedì scorso.
    Una gravissima denuncia viene dal segretario generale del Congresso mondiale degli uiguri, Dolkun Isa, che in un’intervista a Radio3 Mondo, in onda oggi alle 11,15, ha dichiarato che ieri mattina i militari cinesi avrebbero compiuto un massacro uccidendo 150 operai della fabbrica di trattori Shin Jung, a Urumqi, e che il bilancio della repressione contro gli uiguri è molto più pesante di quanto emerso dalla stampa internazionale. Secondo le fonti uigure le morti sarebbero oltre 800. Ma una verifica indipendente resta impossibile. E forse, come già avvenuto per la rivolta tibetana dell’aprile 2008, un vero bilancio delle vittime di questi giorni di sangue nel Xinjiang non si saprà mai.
    Ma quel che accade nella Regione autonoma dell’occidente cinese rivela uno scenario di tensioni che è ben lontano dalla visione «armoniosa» della società a cui la leadership cinese dichiara di aspirare, e che la repressione sempre più dura renderà ancora più lontana. Anche nel Xinjiang, come in Tibet, sono stati profusi ingenti investimenti: negli ultimi sei anni, la regione è cresciuta ad uno strepitoso tasso dell’11% per l’anno, persino superiore alla media nazionale. Ma anche qui, come in Tibet, la ricchezza prodotta si concentra solo in poche tasche, preferibilmente han, e la questione economica esaspera la spoliazione e il degrado culturale, chiudendo ciascuno nella propria etnia.
    Una situazione che ha un corrispettivo emblematico nel luogo da dove è partita la prima scintilla, la fabbrica di giocattoli del Guangdong dove una concentrazione di operai uiguri ha esasperato gli animi di operai han, evidentemente già aizzati dalla crisi che sta mordendo la fabbrica del mondo. La denuncia di stupro di due donne han lanciata contro gli uiguri, che ha provocato i primi gravi scontri il 26 giugno, si rivelerà probabilmente priva di fondamento; 15 persone, all’origine di quell’episodio, sono state arrestate ieri.


I COMMENTI:
  • A Francesco: mi spiace, io vivo in Cina da sei anni e devo dirti che quello che non ne capisce nulla sei tu, dato che ragioni ancora in base a un'ideologia da guerra fredda vecchia di 20 o 30 anni. La Cina e` una potenza capitalista e porta in se` tutte le contraddizioni tipiche del sistema politico (nazionalista) ed economico (leggi mito dello sviluppo) neoliberista. E` facile difendersene dicendo: non ci riguarda. Oppure: e` un sistema totalitario, mentre noi viviamo in un'oasi democratica. Pie illusioni, carissimo. Quanto al "comunismo": questa parola viene usata sempre piu` di rado qui e, sia nei Congressi sia in TV, da piu` di un decennio e` stata rimpiazzata dalla piu` elastica definizione di "Socialismo con caratteristiche cinesi". Mao e` defunto nel 76 e, non ci crederai, ma il tempo passa anche qui.
    Poi lo so, le mie sono inutili precisazioni. Della Cina in quanto tale non ti importa un fico secco. Hai bisogno invece di condannarla (insieme a tutto il resto del mondo non-occidentale) per sentirti meglio, per poter affermare che in fondo l'Occidente rispecchia l'unico modello politico evoluto e democratico, che il nostro e` ancora il sistema migliore, anzi l'unico mondo possibile. Non saro` io a arginare il tuo orientalismo. Coltiva pure la tua supponenza, evidentemente ti serve per sopravvivere. Agape 09-07-2009 05:08 - agape
  • Angela Pascucci.. che bell'articolo, ma ti sei accorta che siamo nel 2009.. hai pArlato di tutto e tutti, govani cinesi (SCONOSCIUTI), militari, armi , machete... hai mancato sempre la solita parola in nome della libertà, della pace... il Regime Dittatoriale Cinese (a te SCONOSCIUTO naturalmente) è ... COMUNISTA!!!! 08-07-2009 18:45 - francesco
  • Uiguri tribù di lingua e origine turca.L'11 maggio 2007 la leader uigura Rebiya Kadeer, candidata al Premio Nobel per la pace, decide di iscriversi al Partito Radicale Transnazionale di Marco Pannella. 08-07-2009 18:21 - Capatonda
  • La Cina,dopo questa tragica consequenza di odio etnico,ammasserà le sue forze militari ai confini del paese.
    Un altro passo verso la guerra.
    Ma chi vogliono incantare.
    Come al tempo di Hitler,quando parlavano di patti d'acciaio e invece stavano ammassando i loro eserciti.
    Anche la formica italiana sta ammassando i suoi soldati.
    Ma tutto scorre tranquillamente. Scandalucci di feste e pedofilia,servono ai padroni per nascondere le vere intenzioni.
    Entro questo anno stiamo in una guerra mondiale.
    Lo sanno tutti,meno che il popolo,che dovrà partire e morire.
    No alla guerra.
    Guerra alla guerra.
    Che la facciano loro la loro guerra.
    Proletari di tutto il mondo Unitevi. 08-07-2009 17:14 - mariani maurizio
  • E aggiungo, forse non hanno menzionato l'etnia dei morti, perchè non è così facile distinguere dall'aspetto un Han da un Hui o da un Tibetano, e nemmeno facile distinguere o un Uiguro da un Kazaco.. i morti non parlano. 08-07-2009 16:03 - Cloyce
  • Quando queste cose succedono in Iran, aaaahhh Oddio bombardiamoli tutti.

    Se succedono in Cina (e persino in Birmania, eh Fassino?) ah sì, sono cavoli loro, non interferiamo (=$$$$$ in affari, vedi anche Tibet). 08-07-2009 15:15 - Graziano
  • E' chiaro che in un Paese vasto come la Cina ci sono centinaia di minoranze etniche. NON sono un esperto di cose cinesi, e gli Uiguri non li avevo mai sentiti nominare neppure io. Mi sembra che i dirigenti politici cinesi siano terrorizzati dall'espandersi di rivendicazioni localistiche che potrebbero distruggere la coesione di quel grande Paese. Il fatto che gli Uiguri siano di religione mussulmana contribuisce ad aggravare la situazione. I metodi utilizzati dal governo cinese per mantenere l'ordine sono deprecabili, ma non dimentichiamo che il crollo del regime centrale porterebbe inevitabilmente ad una guerra civile spaventosa ed al frazionamento della Cina popolare in una serie di stati autonomi più o meno litigiosi ed in continua guerra fra loro. E non dimentichiamo che la Cina possiede un consistente arsenale di armi nucleari. 08-07-2009 06:22 - gianni
  • i Soliti COMUNISTI 08-07-2009 00:24 - vito
  • Xinjiang, si l'avevo sentita,
    ma Urumqui, Urumqui... chellé?
    E uiguri, Dolkun Isa,
    cos'è questa roba?
    Io so tutto
    della Chinatown di San Francisco,
    tutto...poi, è per dire,
    ma Rebiya Kadeer chi è costei?
    Ho appena imparato Ho jin Tao
    che c'è venuto a trovare
    ma Shin Jung, Urumqui...
    Urumqui...
    Dov'è Terzani che mi spiega?
    Andato? Ma torna? Vabbé
    lasciamo stare. 07-07-2009 21:13 - Onofrio
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