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Redazione
Il G8 inizia 36 fermati
Dura molto poco l’avvio delle contestazioni al G8 di Roma. Il tempo di un inseguimento per le vie di Testaccio, storico quartiere di Roma. Obiettivo duecento attivisti, rei di fare un blocco stradale per dare il «benvenuto ai potenti della Terra» arrivati per il G8 dell’Aquila. Si volevano «riappropriare della città contro un vertice illegittimo», ma la condotta delle forze dell’ordine ha impedito qualsiasi mobilitazione. Studenti, attivisti della rete degli «indipendenti» (Acrobax e coordinamento lotta per la casa) e varie delegazioni di paesi europei partono verso le 10 in corteo dall’edificio dell’università Roma Tre occupato qualche giorno fa per denunciare la «carenza di agibilità politica nell’ateneo». Ad aprire lo striscione Smash G8 e alcune bandiere nere. Fanno trecento metri di corteo, arrivano alla metro Piramide e lì trovano un enorme dispiegamento di agenti. Neanche il tempo di organizzare un blocco stradale che i dirigenti di piazza (ben 3) intimano di sciogliere la manifestazione perché non autorizzata. Non c’è tempo per una trattativa. La guardia di finanza carica, gli attivisti indietreggiano. Per rallentare il cammino degli agenti lanciano qualche petardo e ribaltano qualche cassonetto per strada. Nulla più. L’inseguimento però continua e durante la fuga qualche no global viene fermato e trattenuto.
«Tra di noi c’erano tre infiltrati che hanno bloccato dei nostri compagni», denuncia qualcuno. Ritornati di corsa verso la facoltà occupata, lì fuori la polizia fa la carica più pesante. Vola qualche manganellata, gli attivisti si disperdono nei vicoli, alla spicciolata. E parte la caccia all’uomo, perfino nei bar e nei cortili dei palazzi del quartiere. La Digos perlustra anche l’università e lo stabile occupato, dove viene distrutto l’info-point allestito dai no global. Ce l’hanno con Acrobax, centro sociale molto attivo in città. «Vogliono fare i black bloc qui in Italia - dice un agente - non hanno capito che so’ cazzi loro». Alla fine saranno 36 i fermati (tra cui un polacco, un francese, due tedeschi, quattro svedesi e uno svizzero), 9 di questi verranno tramutati in arresti (quattro stranieri e cinque italiani) più una minorenne che, forse, verrà affidata ad una casa famiglia. Tra gli incarcerati alcuni attivisti di Acrobax, che vengono portati tra Regina Coeli e Rebibbia. Contro di loro il pm De Falco apre un fascicolo per resistenza a pubblico ufficiale, violenza e danneggiamento.
Contemporaneamente, sempre verso le 10, sulla tangenziale altri attivisti della rete no-G8 romana bloccano il traffico con un blitz: mettono transenne, tende e olio per strada. Per venti minuti il traffico sarà congestionato. All’università La Sapienza invece ben due cortei movimentano la mattinata. Tolti «gli arresti cautelari al rettorato», gli studenti inscenano una manifestazione invocando la scarcerazione dei 21 arrestati per il «teorema su Torino». In testa lo striscione «Liberi tutti», dietro qualche centinaio di persone. Sale subito la tensione: il contatto con gli agenti viene evitato solo perché due blindati della finanza per sbaglio si urtano, scatenando l’ilarità dei manifestanti. Gli studenti dell’Onda si rifugiano nell’ateneo e dopo una mediazione con le forze dell’ordine riescono a strappare un altro corteo per le mura esterna della Sapienza.
Nel frattempo la notizia dei rastrellamenti di Testaccio si diffonde. Alle 15, sempre alla Sapienza, si improvvisa una conferenza stampa, si attacca il governo, «mandante di questa stretta repressiva». Poi tutti a piazza Barberini per il sit-in autorizzato da giorni. Ma lo slargo è blindato. L’ambasciata non si vede neanche da lontano. Traffico sconvolto ad almeno un chilometro dalla rappresentanza diplomatica, e manifestanti costretti a sedersi soltanto davanti all’hotel Hilton, in compagnia di una foltissima schiera di finanzieri e poliziotti.
Ma il vero muro di agenti è dietro i blindati. «Provate a raggiungere l’ambasciata?», «quando mai, là dietro ci saranno almeno tremila poliziotti». Ma aldilà dello schieramento di divise, a fare impressione è un piccolissimo particolare che riporta alla mente vecchi e brutti ricordi: l’imbocco di via Veneto è bloccato da reti metalliche, «come a Genova», dice qualcuno. Paolo Divetta dei Blocchi metropolitani gli si para di fronte per urlare: «È una vergogna, mi rifiuto di manifestare in una piazza del genere, non siamo in uno stato di polizia». Più tardi al microfono ricorda Federico Aldrovandi e quel «po' di giustizia» ottenuta dalla famiglia con la sentenza che condanna a tre anni e sei mesi quattro agenti che hanno ucciso quattro anni fa il ragazzo ferrarese. Applausi e grida di «assassini».
In piazza ci saranno un migliaio di persone. A Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas, tocca l’analisi politica dell’arresto di 66 persone in due giorni, «cosa che non accadeva dagli anni ’70». Il suo ragionamento è questo: «Ho la sensazione che si stia preparando un nuovo compromesso storico sulla nostra pelle». Applausi. L’ipotesi è che Silvio Berlusconi sarà fatto fuori a breve per la nota vicenda del sexy-gate «e che quindi ci sia bisogno di un governo forte. E anche l’opposizione vuole dimostrare di saper bastonare il movimento».
Per Bernocchi il vero nemico da stanare è il Pd, che starebbe anche dietro a quelle organizzazioni che non sono d’accordo con la manifestazione nazionale organizzata all’Aquila dagli altermondialisti. Invece, dicono tutti, «all’Aquila ci saremo, ma per stare accanto ai terremotati e appoggiarli nelle loro lotte contro una finta ricostruzione». E non può finire così ingabbiati da un mini esercito che controlla a vista ogni spostamento. Viene concordato un percorso per un corteo che porti i manifestanti almeno fino a piazza della Repubblica. Accordato. La marcia è cadenzata da qualche slogan, dal «non mollare mai» al «tutti liberi» per i ragazzi arrestati.
A piazza della Repubblica qualcuno vorrebbe raggiungere la questura e rompere l’ordine della polizia. Dentro, ad aspettare di capire se saranno rilasciate o meno, ci sono ancora 26 persone fermate la mattina. Prevale l’opinione di chi pensa che la disparità numerica è troppo forte per rischiare, vista l’aria che tira. Ma non è finita. Un gruppetto si stacca e corre nella stazione Termini. Qualcuno si sdraia su un binario al grido di «tutti liberi». Arriva la polizia in tenuta antisommossa. I manifestanti tirano qualche sasso, insulti contro i fotografi. In un lampo la maggior parte si dilegua. A sera si contano altri due fermati.
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Nel loro immaginario, colonizzato (tanto per fare una citazione intellettuale) c'è lo stato di guerra permanente. Hanno giocato troppo a soldatini da piccoli.
C'è una riunione del G8. Che pensate che la sicurezza del presidente Usa o cinese la difendono con gli aeroplanini di carta?
Pensate che la battaglia politica per cambiare i rapporti di forza nella società si vince con il bel gesto mediatico? Siete voi che siete dipendenti e succubi della cultura dominante!
Nessuna repressione è giustificabile davanti ad un esercizio pacifico della libertà di critica in un regime democratico.
Gli atteggiamenti da black bloc o dell'estremismo infantile italiano sono il migliore aiuto per Berlusconi e soci. 08-07-2009 22:00 - Gabriele
Saluti rossi e tutti liberi !
enrico monzatti 08-07-2009 18:52 - enrico monzatti
Agli altri che si spaventano dei caschi:se uno sa che il rischio c'è,anche se non lo determina,o se compie anche una semplice azione di disturbo o di protezione del corteo come a Vicenza,dove sono state le forze del disordine a provocare,mettendosi sul percorso di un corteo AUTORIZZATO e impedendo allo stesso di proseguire,beh,i caschi servono per PROTEGGERSI,non per evitare l'identificazione,che quella avviene comunque.O per la vostra buona coscienza preferireste più gente pronta a farsi prendere a mazzate,senza fare un cazzo?così sareste più appagati?
In questi giorni stanno reinterpretando il codice mussoliniano che voleva la galera per qualche giorno agli oppositori del mascellone in modo da impedire proteste e contestazioni al suo passaggio.
non siamo negli anni settanta,siamo messi peggio.moralmente e politicamente parlando. 08-07-2009 17:05 - senonèzuppa
Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l 'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet".
Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il n. 60. Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali.
Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi ? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube.
Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Si vuole l'Italia come la Cina e la Birmania?
E - AGGIUNGO - COME L'IRAN DEGLI AYATOLLAH? 08-07-2009 16:52 - francesco
Anche a Genova c'erano le molotov, poi, strana scoperta, portate dalle forze dell'ordine, etc. etc.
Prima di prendere per vere certe notizie si devono cercare conferme.
Qualche mese fa sentivo ogni giorno notizie sul sciacallaggio ad Aquila, guarda caso anche queste fasulle, erano persona che portavano aiuti.
Ora, nesssuno mette in dubbio che l'antagonisma ha mille volti, ma, per l'appunto, mille. Mi sembra estremamente semplicistico e povero di argomentazioni dipingerlo come solamente violento.
La verità é che il potere si protegge e sempre si é protetto con la violenza, e bisogna trovare il modo di protestare contro questa forma di espressione del potere.
Eppoi Chanel, ricordati sempre chi ci rimette, le forze dell'ordine fanno carriera dopo aver usato violenza senza rispetto mentre chi difende dei diritti sacrosanti viene perseguito ed arrestato... C'é qualcosa che non quadra o tu continui a difendere un diritto alla protesta silenziosa e chiusa in un angolo, da non potersi sentire, la protesta che tutti i potenti vorebbero....
Un po di sana libertà di pensiero, createvela finché in tempo.... a presto.... Alessandro 08-07-2009 15:26 - Alessandro
E' imbarazzante quanto l'Italia sia diventata FASCISTA.
Ma perché, signori miei: quando a Piazza NAVONA un gruppo di FASCISTI si è presentato con un camion carico di MAZZE TRICOLORI e ha cominciato ad attaccare i ragazzi che manifestavano PACIFICAMENTE, COME MAI i poliziotti non hanno notato nulla?
PERCHE' i poliziotti consentono le manifestazioni dei neofascisti (vietate dalla costituzione e dalla legge) e le proteggono dai movimenti (quelli sì NON autorizzati, ma che strano eh?) degli antifascisti?
Rispondete a questo.
Eh già, la repressione non sarà MAI sufficiente per le vostre teste, gli atti fascisti con attacchi a ragazzi inermi perché 'zecche' o 'froci' non basteranno mai per voi. 1, 10, 100 Aldovrandi, quello sì che è un modello di comportamento virtuoso he?
Ecco a che ci siamo ridotti. La protesta e il disagio sociale sono ridotti e trattati come se fossimo in Iran. E vai.
Ma ricordatevi sempre questo: ''Quando si è disposti ad sacrificare la libertà per la sicurezza non si è degni di nessuna delle due e si finisce per perderle entrambe''. Benjamin Franklin.
Meditate gente, meditate.
(tra parentesi, la parolachiave mi è venuta Pesto, chissà perché). 08-07-2009 15:09 - Graziano
Questo governicchio, ma loro non se ne rendono conto, ha tolto spazio alle forme di dissenso e ormai ragiona solo in termini di sicurezza, esercito, carabinieri, polizia, guardia di finanza (ribadisco, ma quest’ultima non serve a combattere l’evasione fiscale piuttosto che inseguire manifestanti per le vie delle città), come nel caso della mia regione dove, ad Acerra ed a Chiaiano, l’inceneritore e la discarica sono stati dichiarati siti di interesse strategico nazionale con il conseguente schieramento di bei soldatini, contentissimi di presidiarli a mitra spianati, per evitare proteste della popolazione oppure a Pomigliano dove gli operai della Fiat che manifestavano sono stati manganellati da “simpatici” esponenti della forze dell’ordine.
Svegliatevi, gente!
Quando il “latin lover 72enne” deciderà altri siti dove schiaffare nuovi superecologici inceneritori (pardon, li chiamano termovalorizzatori) o peggio ancora le magniloquenti centrali nucleari, di non so quale generazione, dovremo subire in silenzio le decisioni sue e del suo degno compare Bertolaso! 08-07-2009 15:00 - Sandro Leone