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Luigi Notari e Rita Parisi*
E per i poliziotti, "generi di conforto"
Il clima politico in cui si trova il paese non è certo dei migliori per avvicinarci con la necessaria serenità all’appuntamento internazionale del G8 dell'Aquila. Per chi lavora da tempo all’interno degli apparati preposti alla sicurezza, si può già azzardare qualche comparazione fra il clima organizzativo che si respirava nel 2001 e quello che si vive in questi giorni con l’approssimarsi del grande evento “sicuritario,” perché questo è il messaggio che viene trasmesso e quindi percepito dall’opinione pubblica.
Senz’altro, rispetto al precedente del 2001, c’è maggiore consapevolezza del proprio ruolo sociale da parte di chi opererà nel settore dell’ordine pubblico e la percezione generale appare essere meno allarmistica. Tuttavia i grandi cerimonieri della materia non mancano e si danno un gran da fare perché questo evento è la consapevole occasione, da parte delle burocrazie ministeriali, di affermare un proprio ruolo e ricavarne qualche beneficio se le cose andranno nel modo desiderato, dalla classe politica al potere.
Si stanno preordinando così grandi strategie, valutando allarmi, rischi da affrontare con un gran rilancio organizzativo, dando l’impressione di un immagine di efficienza e di “forza” che in questi ultimi periodi hanno caratterizzato il lavoro di Polizia, a discapito dei concetti di complessità e di delicatezza nel contesto sociale ove, spesso, si sviluppa un lavoro così delicato.
E’ iniziato tutto dalla scelta politica della martoriata città abruzzese come sede dell’evento, in cui è prevalsa la cultura della propaganda su quella della sobrietà e del buon senso, fino a giungere alla sospensione della libera circolazione delle persone prevista dal trattato di Schengen.
In questo clima già delicato, è di questi giorni la tenuta a battesimo da parte del ministro della difesa on. Ignazio La Russa dell’associazione privata “Prima Difesa” che si di chiara aconfessionale e apolitica e che si prefigge come mission la tutela legale di appartenenti alle forze dell’ordine incriminati in ragione del servizio svolto.
Ci si chiede, trattandosi di servitori dello Stato, perché la loro difesa non debba essere garantita dal loro datore di lavoro e vi sia invece, la necessità di ricorrere ad un’ associazione che sta dimostrando, fin dalla sua nascita al di là delle enunciazioni, nei fatti, di avere inquietanti collegamenti con la politica.
Dall’avvocato che diventa ministro di un cosi delicato settore ci si aspetterebbero infatti soluzioni più concrete ed istituzionali e meno politiche, a tutela dei lavoratori e della loro professionalità, a partire dall’assegnazione degli strumenti e delle risorse per poterla esercitare e ridurre i “rischi” professionali.
Per evitare questi incidenti di percorso per gli operatori e per l’utenza, utili sono apparsi i corsi di aggiornamento istituiti dalla Polizia di Stato per i lavoratori che operano nei reparti preposti all’ordine pubblico, tuttavia essi apparirebbero privi di quegli approfondimenti culturali necessari per fare avanzare in settori così particolari e delicati dello Stato, un modello civile e democratico d’impegno e d’azione.
E’ singolare infatti, che con l’istituzione di tale corso non si parta dall’analisi chiara e forte dei fatti accaduti in occasione del G8 di Genova del 2001 che sembra essere relegato nell’oblio e di cui nessuno vuole più parlare, nemmeno in un momento di addestramento e di approfondimento in cui una forte autocritica sarebbe stata possibile con la necessaria serenità, al riparo da possibili strumentalizzazioni politiche pubbliche.
Ci sembra che l’assenza di questo elemento di riflessione autocritica, in una fase di discussione interna in un corso formativo specifico per gli operatori dei Reparti Mobili, costituisca un grande errore culturale, prima ancora che tecnico.
Per comprendere appieno il clima che stiamo vivendo ed il complicato rapporto che si sta determinando tra la compagine governativa e gli apparati preposti alla sicurezza, basta rilevare che proprio in questi giorni si è assistito ad un gran movimento, anche da parte degli apparati, per riuscire a garantire prima dell’evento internazionale la corresponsione di un qualche riconoscimento economico attraverso un’ improvvisata ed urgente convocazione dei Sindacati per concludere una veloce negoziazione e destinare qualche soldo a favore della nostra categoria, prima dell’inizio del vertice, nonostante i ritardi nell’approvazione degli emendamenti alla legge Brunetta.
Si è parlato dell’attuazione in gran fretta di una riforma delle carriere senza adeguati investimenti di risorse economiche, una sorta di distribuzione di “liquore cordiale”, i cosiddetti generi di conforto di vecchia memoria, per le truppe che vanno al fronte. Analoghe riflessioni valgono per il ripristino del reato di “oltraggio a Pubblico Ufficiale”, che sembrerebbe rispondere ad un bisogno di “gratificazione” della categoria, a costo zero, per far dimenticare ai lavoratori della sicurezza le precarie condizioni logistiche in cui operano quotidianamente e le ore di lavoro di cui a attendono ancora il pagamento.
La contropartita di tale generosità governativa pare però essere il ripristino dei controlli alle frontiere, il blocco della fruizione delle ferie, il rientro del personale dalle vacanza e dalle aggregazioni per motivi di famiglia e la rinuncia forzosa ed obbligata a fruire di una serie di diritti e di tutele per il personale, come se l’evento da affrontare si presentasse sul piano di una mobilitazione generale per i rischi che vengono paventati di una sorta di guerra civile o contro un nemico impalpabile che sembra avere le sembianze di un fantasma.
Con tali presupposti non ci resta che confidare sulla buona sorte e sul senso di responsabilità, sulla maturità culturale e sulla capacità professionalità dei poliziotti.*Segreteria nazionale del Siulp, Direttivo nzionale del Siulp
- In Inghilterra, a seguito dei fatti accaduti durante il G20, la polizia sta facendo una profonda critica e sono, giustamente, attaccati dai giornalisti. I poliziotti che tengono comportamenti sessisti, razzisti o omofobici vengono pubblicamente denunciati. In un paese democratico devono rendere conto delle loro azioni. In italia? Mi auguro (ma non vedo molte premesse) che la polizia e le altre forze dell' 'ordine' inizino una profonda autocritica e , di conseguenza un profondo cambiamento di comportamenti e mentalita'...al momento non direi che c'e' molta fiducia nelle forze dell'ordine visto i molti fatti accaduti (Aldovrandi e' uno di questi)... 09-07-2009 14:58 - sonia guidolin
- questa lettera significa che in Italia c'è ancora una forte coscienza critica 09-07-2009 11:44 - Giovanni
- Spero sempre che le forze di polizia si sgancino sempre piu'da quell'uso strumentale che ne fa il ministro Larussa,il quale si erge a baluardo della difesa delle stesse,facendo crederci che solo la destra le difende.Di contro a sinistra come diceva Pasolini deve esserci piu' comprensione per il difficile lavoro che fanno anche perche'la maggior parte di esse sono figli dell'Italia piu'umile.Sta pero'soprattutto ai vertici di esse di smentire Larussa con un difficile ma necessario lavoro culturale al suo interno per far capire a tutti che la polizia e'un patrimonio del popolo italiano e,nessuno ha il diritto di accreditarsele. 09-07-2009 09:43 - luigi
- E' sempre un piacere sapere che Il Manifesto si fa portavoce delle forze dell'ordine e fa conto "sulla maturità culturale e sulla capacità professionalità dei poliziotti". Bravi! 09-07-2009 08:56 - Piero
- Che volete che vi dica ? Durante la mia infanzia e giovinezza tra il 1947 e il 1967 in un quartiere popolare di Trieste, per me i poliziotti erano tutti fascisti. Quello che vedevo erano solo i battaglioni della Celere che andavano a pestare gli operai che scioperavano. E qualche volta ci scappava pure il morto. Era difficile, se non impossibile diventare amico di un poliziotto, un carabiniere oppure di un finanziere. Si veniva considerati subito come spie della polizia. La nascita del SIULP è arrivata molto dopo, quando oramai facevo attività sindacale tra i ferrovieri. Sono felice che tra alcuni esponenti delle forze dell'ordine vi sia la consapevolezza della strumentalizzazione alla quale vengono sottoposti, ma sono convinto che si tratti di una minoranza molto ristretta. 09-07-2009 07:39 - gianni
- piena solidarietà. qualora decidessero di manifestare pubblicamente in piazza , potrei partecipare alla manifestazione. 09-07-2009 07:24 - Gianpaolo Sartori
- E infatti, a proposito di tutela, mi sembra proprio che chi ha ucciso Federico Aldrovrandi sia ancora in giro, dopo aver avuto una pena minima di 3 anni e 6 mesi, e grazie all'indulto, siano fuori da qualsiasi carcere e non abbiano mai smesso di prestare "servizio" (definirlo servizio allo Stato non riesco davvero). 08-07-2009 22:17 - eleonora
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