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Antonio Sciotto
Termini Imerese, tutto resta fermo
Ancora niente di fatto per il futuro dei lavoratori di Termini Imerese, ieri e oggi in sciopero: l’incontro al ministero dello Sviluppo, che ha visto faccia a faccia i sindacati, la Fiat e i rappresentanti del governo, non è riuscito a sbloccare la vertenza. L’azienda torinese ha ribadito la volontà di «convertire la produzione» dello stabilimento siciliano entro il 2012 (formula generica, dietro cui i lavoratori intravedono il rischio di chiusura), ipotesi rigettata dai sindacati, che hanno ottenuto dall’esecutivo un nuovo tavolo proprio su Termini, che verrà convocato per settembre. «La Fiat avrebbe voluto chiudere il discorso Termini Imerese, ma il sindacato e il ministero non glielo hanno consentito – ha spiegato Roberto Mastrosimone, Rsu Fiom di Termini, alla fine dell’incontro – il dirigente ministeriale ha chiuso la riunione annunciando che riconvocherà le parti nei prossimi giorni». Analogamente, si è deciso di fissare un altro tavolo, il 16 luglio, per la Cnh di Imola, che la Fiat ha annunciato di voler chiudere entro il 2011. Nessuna novità, invece, per il sito di Pomigliano.
Dunque un punto a favore, l’aver lasciato aperti i tavoli: piccolo ma essenziale, in una condizione di futuro nero che si disegna non solo per i 1400 lavoratori della Fiat siciliana, ma anche per gli altri circa 800 dell’indotto. «Siamo Fiat-dipendenti, tutta la zona intorno a Termini lo è», ci dicono alcune tute blu al presidio allestito in piazza Barberini, mentre le delegazioni sono riunite nel palazzone del ministero dello Sviluppo in Via Veneto. «Scrivilo che se chiude la Fiat, a noi non resta che andare a rubare, che siamo "schiavi della malavita"», dice uno degli operai, con amarezza.
Il gruppetto con cui ci siamo fermati a parlare è composto da lavoratori della Lear, costruiscono sedili just in time per lo stabilimento Fiat. Just in time vuol dire che la loro fabbrica non ha magazzino, e ogni ora la Fiat comunica che vuole un tot di sedili, fatti così e colà. Questa fabbrica si trova a circa un chilometro dalla Fiat, ci lavorano 170 persone: il loro destino è legato a doppio filo a quello degli operai della casa committente. Ma loro vedono la parola «riconversione» ancora più negativamente di quelli Fiat: perché se a Termini Imerese non si produrranno più auto, sarà certo che di sedili non ci sarà più bisogno.
«A Termini vivono 29 mila persone – spiega il delegato Fiom Andrea Ingrassia – ma ora si è diffusa la depressione: bar e ristoranti non vendono più. L’operaio non compra perché teme il futuro, ma anche perché ha meno soldi in tasca, a causa della cassa integrazione, a singhiozzo da mesi». Nell’ultimo anno, a Termini hanno fatto 7 mesi di lavoro e 5 di cassa, il che vuol dire che come salario ti trovi sì e no in tasca circa 800 euro. Un altro operaio, dipendente di una ditta della logistica, ci spiega che le uniche attività che ormai fioriscono nel comprensorio palermitano sono le finanziarie, visto l’alto indebitamento degli operai: «Però appena sanno che lavori per la Fiat o l’indotto, in banca ti negano il mutuo: a me è capitato la settimana scorsa».
Un’altra ditta dell’indotto è la Fenice, controllata dalla francese Edf: si occupa dei fluidi industriali (raffreddamento, depurazione dell’acqua, riciclo, condizionamento, etc.): in Italia ha circa 2000 dipendenti, nella Fiat di Termini sono circa in 36. «Certo – ci dice un operaio – se chiude Fiat, chiudiamo anche noi. Nel senso che magari potrebbero proporci un trasferimento, ma non per tutti è praticabile».
Quel che è certo, per il momento, è che un grosso terreno adiacente alle fabbriche verrà destinato ad ampliare gli studios cinematografici presenti nell’isola: già in quella zona girano la fiction Rai Agrodolce, generosamente sostenuta dalla Regione. «Le due attività comunque non sono sovrapponibili», spiega Giovanna Marano, segretaria Fiom, se le si chiede se siano possibili riconversioni dello stabilimento in qualche altro tipo di industria, magari dell’audiovisivo. Quanto alla Regione, ieri ha ribadito che è pronta a stanziare i 150 milioni di euro già promessi per il rilancio: «Ma a patto che a Termini si continuino ad assemblare auto», dice l’assessore all’Industria, Marco Venturi. Marano chiede che la Regione, oltre ai finanziamenti, fornisca «anche le infrastrutture e la fiscalità di vantaggio».
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Nesun giornale ha messo tra le prime notizie ,il dramma di 2200 famiglie che si troveranno senza lavoro e senza soldi per vivere.
Con loro,finiranno sul lastrico altrettante famiglie che lavorano e commerciano con questa entrata.
La F.I.A.T.,come ha organizzato il nostro paese,se manca è la rovina.
Noi siamo nel paese di Fiatnam.
Tutto è nato dopo l'automobile e per l'automobile.
Agnelli è stato per il paese,il "grande" industriale che lo ha fatto.
ORA, DOPO AVER FATTO AUTOSTRADE,TOLTO QUELL'ITALIA CONTADINA,TOLTO DALLE CAMPAGNE FORZA E ANTICHI MESTIERI,ECCO CHE DICONO AL EX CONTADINO, DI TORNARE ALLA TERRA.
Ma quale terra se Berlusconi e compagni ci hanno fatto i loro villoni.
Stiamo ai margini della società,senza lavoro e senza soldi.
I telefonini e i televisori li metteremo dentro le scatole di cartone,che saranno i nostri futuri alloggi.
Ci hanno frecato.
Ora capiamo veramente quanto miserabbile è la nostra vita.
Le case comperate con una vita di sacrifici hanno già perso più della metà del valore.
Dopo che chiuderanno le fabbriche,le case le lasceremo, come gia stanno facendo in america, per mille euro.
Tutto è precipitato.
Ma quei 8 criminali,queste cose non le trattano.
Stanno pensando alla guerra,ma ufficialmente pensano all'aria troppo calda.
Ma mi facciano il piacere......! 09-07-2009 10:00 - mariani maurizio