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FUORIPAGINA
11/07/2009
  •   |   Omid Firouzi
    La democrazia "anomala"

    Il nome di Omid Firouzi è fra quelli che dovevano essere arrestati nel blitz pre-G8 de L'Aquila. Ma lui si è salvato... era rientrato in Iran. E dall'Iran ci manda queste riflessioni.

    Per anni ci hanno insegnato nelle scuole e nelle università che i tratti che distinguono una democrazia sono la libertà di pensare, di poter scegliere in autonomia i propri percorsi di vita nel rispetto delle idee altrui e la possibilità di avere gli strumenti per effettuare tale scelta. Ci hanno sempre ripetuto che chi detiene il potere ha il compito di ascoltare tutte le voci che si alzano dalle pieghe della società e il dovere di tentare di interagire con le contraddizioni e i conflitti con gli strumenti del confronto politico, anche duro, e della mediazione. Una democrazia è tale soprattutto se i pensieri, le propensioni comportamentali, le aspirazioni soggettive e le rivendicazioni politiche, anche quelle delle minoranze, sono rispettate e ritenute in qualche modo legittime. Questo ci hanno sempre detto. Oggi, guardando a quello che succede in Italia, mi chiedo se qualcuno abbia la sensazione di trovarsi in una vera democrazia.
    Prendiamo in esame tre questioni di grande attualità: il lavoro, l'immigrazione e l'istruzione.
    Per quanto riguarda il lavoro nessuno può negare che, in questi tempi di crisi, la precarietà diffusa, dovuta all'imporsi di nuove forme contrattuali chiaramente discriminatorie per gran parte dei lavoratori e una generale distribuzione della ricchezza marcatamente diseguale, portano molti lavoratori e disoccupati a rivendicare migliori condizioni salariali e un'erogazione di reddito in grado di aprire possibilità di vita dignitose. Ebbene di fronte a questa legittima domanda sociale la reazione governativa è da una parte il tentativo di non considerare neppure l'emersione di nuove forme di lavoro e sfruttamento, e quindi l'esistenza della rivendicazione di nuovi diritti, e dall'altra di attaccare penalmente il diritto allo sciopero. Delegittimare e criminalizzare dunque.
    Sul terreno dell'immigrazione le cose stanno di fronte a tutti. Il pacchetto sicurezza, e in particolar modo l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, sancisce definitivamente il disinteresse del governo nell'affrontare questa questione con politiche sociali e con nuovi progetti di integrazione nel rispetto dei diritti e dell'autonomia dei migranti e insiste con la strategia della criminalizzazione e dell'utilizzo dello strumento penale e repressivo. Una politica che riproduce inevitabilmente discriminazione verso migliaia di persone e una cultura di paura, sospetto e diffidenza per la società intera. Arriviamo ora ai fatti di questi giorni e quindi alla questione della formazione. Erano anni che presentavamo le nostre critiche alla riforma 3+2, voluta - ricordiamo - dal centro-sinistra, parlando di de-qualificazione dei saperi, di liceizzazione e di aziendalizzazione dell'università. Quando la Gelmini e in generale il governo Berlusconi hanno palesato il loro progetto si è scatenata una diffusa contestazione sociale. Tutto avvenuto alla luce del sole. Abbiamo espresso la nostra preoccupazione verso quello che sembrava uno smantellamento vero e proprio dell'università pubblica, data la consistenza dei tagli e la previsione della creazione delle fondazioni universitarie e abbiamo dato vita a questa legittima preoccupazione con una legittima contestazione. Assemblee, cortei come quello di Roma a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone, blocchi stradali e occupazioni in tutta Italia hanno dunque tradotto politicamente, senza violenza alcuna e con determinazione, una legittima domanda sociale che si alzava da tutto il paese. Abbiamo in mente la costruzione di un'università pubblica adeguatamente finanziata dove i protagonisti siano sapere critico, cultura libera e ricerca "autonoma". Tutto al servizio della nostra voglia di conoscere la realtà sociale contemporanea e, perchè no, magari di poterla trasformare. Questo abbiamo detto e fatto per mesi. E lo rivendichiamo come giusto e legittimo. La risposta è stata banale, scontata e per certi versi "coerente". I presidi e i rettori, gli stessi che appoggiavano la protesta, hanno smesso di parlare con noi appena abbiamo denunciato gli interessi feudali e i poteri baronali presenti in molti atenei. Sono arrivate le prime denunce e le prime cariche quando la mobilitazione ha dimostrato in qualità, tenuta e partecipazione di non essere la solita e rituale agitazione autunnale. Le facoltà hanno cominciato a sgomberare le aule autogestite che per settimane hanno portato una ventata di partecipazione degli studenti alla vita universitaria e alla produzione e trasmissione del sapere e alcuni presidi hanno cominciato a negare le autorizzazioni per far svolgere conferenze e seminari di autoformazione. Questione di ordine pubblico, ci hanno detto. Infine, quando le lotte di studenti e ricercatori hanno cominciato a interagire con altre mobiliazioni diffuse sul territorio, quando insomma abbiamo cominciato a capire che la formula "moltitudinaria" che aveva caratterizzato il movimento dell'Onda poteva rappresentare una ricchezza importante da spendere in diversi terreni di lotta e rivendicazione, allora puntuale è arrivato il colpo di spada del Leviatano. "Non abbiamo un granchè a livello di prove ma i soggetti arrestati preventivamente avrebbero potuto partecipare alle mobilitazioni del G8 all'Aquila": questo dicono nelle motivazioni dalla procura di Torino. Ecco quindi di nuovo la formula collaudata. Non riconoscere l'esistenza di un certo conflitto sociale, ignorarla e poi trasformarla in questione di sicurezza e ordine pubblico e infine criminalizzarla colpendo un pò a caso un pò  miratamente le persone che l'hanno fatta emergere. Colpire i "cattivi" per intimidire i "buoni". Dividere laddove la messa in rete delle differenze aveva rappresentato un punto di forza. Produrre allarmi sociali e nemici pubblici per mistificare la realtà. E' questa la strategia del governo per affrontare una crisi economica e poltica che sta mettendo in discussione le basi stesse di una democrazia sempre più logorata, sempre più violentata, sempre più anomala. Niente piagnistei però. Sarà proprio sulle rovine di questa crisi inevitabile che l'Onda Anomala porterà avanti senza paura la sua idea di democrazia, all'insegna della libertà, dell'autonomia e della partecipazione vera di tutti alla vita sociale del paese.


I COMMENTI:
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  • siete così demagogici che mettereste in prima pagina che è meglio Ahmadinejad o Stalin che Berlusconi..fate una cosa andate in iran o in cina 12-07-2009 17:15 - simone
  • Basta, basta, basta non sono un berlusconiano...ma la rinascita incominccia dal lavro, dall' impegno di ognuno di noi. L'onda non rappresenta nessuno, io sono testimone che in quest'onda c'erano pochi studenti e molti drogati..Il problema che anche le vere manifestazioni che prima erano figlie di un ideale adesso sono figlie del conformismo e della mentalità borghese. Mi dispiace compagni ma o si cambia mentalità riportandosi nel terreno dell'ideale e del lavoro non si va da nessuna parte. Rimarrà tutto e solo vecchia demegogia.. 12-07-2009 17:12 - epimeteo
  • Concordo sui principii , un pò meno sull' analisi. Lo scontro , nei limiti della legalità, e da mettere in conto e non si può pretendere un occhio benevolo delle autorità come qualcosa di dovuto . Se mai è importante che gli arrestati abbiano la possibilità e i mezzi per difendersi e la soliderietà dei compagni di lotta 12-07-2009 10:42 - Giuliano
  • Democrazia e Potere, le questioni di fondo non vi è dubbio. Criminalizzare le lotte sociali, evidente sfacciato tentativo e comportamento. Ma si badi bene: comportamento non solo dello Stato centrale, coglie tutta la struttura statuale, anche periferica e di settori della Magistratura;di tutti quelli che intendono garantire lo Status Quo del loro potere. Ve lo dice uno che rispetto a molte lotte contadine degli anni 70 e 80, dove l'orientamento consolidato della Giurisprudenza era quello di non ritenere reato penale episodi di ordine pubblico in seguito a manifestazioni indette da OO.Sindacali(intendendo tutte quelle di categoria ai sensi dell'art.39 della Costituzione, oggi si trova a doversi difendere in una causa in cui l'accusa di un idiota di Pubblico Ministero è quella di "aver occupato con i trattori unpezzo di autostrada e un suolo per trarne profitto".
    Ma lo Status Quo non è solo del potere statuale classico. Provate a domandarvi, ad esempio, come si muove sul territorio il PD difronte a nuove istanze sociali, se non sei iscritto o assicuri una adesione ad una delle sue correnti. Quando anche Partiti della Sinistra, vera o ipotetica, non reggono più la loro esistenza sulla modifica dei rapporti di forza,nella Società o nei luoghi di produzione e sul consenso radicato sul territorio o in una rete di sezioni e circoli, finiscono per diventare delle "particolari massonerie" fondate su una rete di capicorrente intermedi, molto spesso collocati nei luoghi pubblici con stipendi da nababbi o trattamenti economici in società di comodo. Di conseguenza una rete statuale assai più vasta della maggioranza di governo tende a difendere lo Status Quo, criminalizzando e isolando ogni diversità che può mettere in discussione il potere ufficiale equello di chi alla sua sinistra preferisce non avere nessuno. Del resto, con storie e apparati statuali diversi, quanto è accaduto tra gli ex comunisti dei paesi dell'Est è emblematico e deve fare scuola.
    In ultimo,per esempio, proviamo a fare una indagine campione in Campania, a cominciare dai compromessi sui rifiuti a quelli che si consumano giorno per giorno per dividersi le nomine tra la Provincia di Caserta commissariata e il Consorzio Unico dei Rifiuti Napoli-Caserta. Forse arriveremo anche a qualche conclusione teorica di buon rilievo. 12-07-2009 08:59 - Lino Martone
  • Quando avevo solo 10 anni,venni in possesso di una vecchia copia del romanzo " I Promessi Sposi ", e decisi di leggere quel libro con lo stesso spirito con il quale avevo affrontato la lettura di altri classici per la gioventù come ad esempio "I tre moschettieri" di Alexandre Dumas, "L'isola del tesoro " di Robert Stevenson e " Le tigri di Mompracem " di Emilio Salgari. Beh, devo dire che il romanzo mi piacque un sacco: una bella storia di cappa e spada piena di avventure e di duelli con qualche intermezzo un pò noioso, ma quelli li saltavo senza problemi. Non potevo certo immaginare che un paio d'anni dopo alla scuole media dove i miei genitori mi avevano iscritto con tanti sacrifici per farmi evitare le scuole di avviamento al lavoro dove venivano mandati i figli degli operai ( a quel tempo la Scuola Media Unica era ancora pura fantascienza ) mi avrebbero costretto ad imparare tutto il romanzo a memoria ! Giorno per giorno, capitolo per capitolo, pagina per pagina. L'insegnante di belle lettere e storia ci faceva scrivere i riassunti dettagliati delle vicende di Renzo e Lucia, e poi ci interrogava e ci faceva recitare i brani a memoria. Io me li sognavo perfino di notte. Invece di insegnare cose più utili la scuola italiana degli anni '60 faceva perdere centinaia di ore di studio ai giovani affinchè imparassero a memoria " I Promessi Sposi "! Era questo il programma ufficiale imposto dal Ministero dell'Istruzione. Quell'esperienza spaventosa mi ha segnato per tutta la vita. In questo modo barbaro in quel tempo si uccideva la curiosità ed il desiderio di conoscenza delle giovani generazioni. Adesso il romanzo " I Promessi Sposi " non posso nemmeno sentirlo nominare, e con lui per un certo periodo ho preso in odio tutta la letteratura cosiddetta " seria ". Quindi niente Marcel Proust per me, niente James Joyce e nemmeno Italo Svevo. Da quella volta portai in casa mia solo romanzi polizieschi e libri di fantascienza.Un tanto per spiegare a quale tipo di scuola la ministra Gelmini vorrebbe riportarci. Poi alle scuole superiori incontrai la professoressa Claudia Velicogna Nait, che Dio l'abbia in gloria, militante del PSIUP ( Partito Socialista di Unità Proletaria ) la quale in barba a tutti i programmi ministeriali ci fece conoscere Umberto Saba, Emilio Lussu, Primo Levi, Riccardo Bacchelli e tutti quegli scrittori di sinistra che si esprimevano in maniera semplice e chiara e difendevano la classe operaia. Ci regalò perfino una copia a testa del " Manifesto del Partito comunista " di Karl Marx e Friedrich Engels ( ed. Riuniti 1962 ). Così mi riconciliai in parte con la letteratura " ufficiale ". Però ho sempre prediletto i generi popolari e provo una sincera repulsione per tutti gli intellettuali che amano tanto mettersi in cattedra e sfoggiare la loro cultura. E' logico che questo tipo di gente dopo un appoggio epidermico al movimento dell'Onda abbia scelto la strada del conformismo e dell'opportunismo politico, e del tradimento. La verità è che i sinceri contestatori antagonisti sono soli, sono sempre stati soli. Anch'io mi ero illuso nell'autunno 2008 quando ho visto nella mia città dei cortei di protesta dove per la prima volta sfilavano assieme genitori, insegnanti e studenti, ma evidentemente è stato un fuoco di paglia. Sono tornati tutti a farsi fare il lavaggio del cervello davanti al televisore, che racconta solo quello che vuole i Premier. 12-07-2009 08:08 - gianni
  • Non capisco: doveva essere arrestato in Italia invece si e' rifugiato in Iran. Ma in Iran non c'era una feroce dittatura? Non capisco. Spiegatemi. 12-07-2009 04:20 - murmillus
  • Solidarietà per OMID !
    L'ONDA NON SI ARRESTA !!! 12-07-2009 00:15 - Stefano, fac. Giurisprudenza Fed II Napoli
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