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Saverio Ferrari
Le camicie verdi
Quando nel maggio 1996 la Lega Nord decise di istituire le Camicie verdi, l’On. Domenico Gramazio della direzione nazionale di Alleanza nazionale così commentò la notizia: “Bossi non sa che le Camicie verdi appartengono alla storia e alla tradizione del vecchio mondo attivistico della destra italiana. Apparvero per la prima volta nel 1953 ai funerali del maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani. È proprio con le Camicie verdi che nel lontano 1956 l’allora segretario giovanile del Movimento sociale italiano, Giulio Caradonna, preparò il famoso attacco alle Botteghe Oscure, al quale parteciparono con la camicia verde, fra gli altri, Vittorio Sbardella, Mario Gionfrida, Romolo Baldoni e tanti altri attivisti dell’Msi”.
Gramazio, pur sbagliando data, rammentò un episodio realmente accaduto. L’assalto alla sede nazionale del Pci avvenne infatti un anno prima, nel 1955, la sera del 9 marzo, quando un centinaio di neofascisti con camicie verdi, bracciali tricolori e cravatte nere, scesi da due pullman, tentarono di irrompere all’interno del “Bottegone”. La porta venne prontamente chiusa. A quel punto si scagliarono contro la sottostante libreria Rinascita con molotov, pietre e bastoni. Nell’occasione Mario Gionfrida, detto “er gatto” (mai appellativo fu così azzardato), nel tentativo di lanciare una bomba si tranciò di netto una mano. Lo si rivedrà di nuovo in giro con una protesi in legno.
Tornando al 1996, il 15 settembre Umberto Bossi dichiarava l’indipendenza della Padania, minacciando il ricorso a vie non democratiche. Il 22 settembre, come filiazione delle Camicie verdi, decideva anche di istituire la Guardia nazionale Padana, suddivisa in cinquanta compagnie e dedita all’“esercizio del tiro a segno come motivo di aggregazione sociale”. Erano gli anni in cui ai magistrati ricordava che “Una pallottola costa solo 300 lire”. L’ex senatore Corinto Marchini, il primo comandante delle Camicie verdi, poi fuoriuscito dalla Lega, solo qualche anno fa in un’intervista a Claudio Lazzaro che stava appunto girando “Camicie verdi”, un film-documentario uscito nel 2006, raccontò come lo stesso Bossi lo avesse istigato a organizzare manifestazioni eclatanti, ben più del semplice bruciare il tricolore nelle piazze. “Bossi mi chiamò all’una e mezza di notte” – ribadì Marchini – “mi disse di sparare ai carabinieri, che le Camicie verdi dovevano essere pronte a sparare”. Seguirà a fine gennaio 1998 la richiesta di rinvio a giudizio del procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia per tutta la dirigenza della Lega e una ventina di Camicie verdi. I reati: attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato, oltre a formazione di associazione militare a fini politici. Un processo mai fatto.
Sarà forse un caso, ma la camicia verde come uniforme fu anche adottata in Europa nel secolo scorso da alcuni dei principali movimenti fascisti. Tra loro, le Croci frecciate ungheresi, fondate nella primavera del 1935 da Ferenc Szalasy, un ufficiale ultranazionalista. Lo stemma ricordava la bandiera nazista: un cerchio bianco, su sfondo rosso, con all’interno al posto della svastica due frecce disposte a forma di croce. Strutturate come un ordine religioso invocavano la benedizione del cielo per la loro crociata “contro gli ebrei e i bolscevichi”. Alleati dei nazisti, costituirono nell’ottobre del 1944 un governo fantoccio in Ungheria sotto la guida di Szalasy, autoproclamatosi “Reggente della nazione”, deportando migliaia di ebrei nei campi di sterminio. Almeno 15 mila, invece, secondo gli storici, gli ebrei direttamente massacrati in quei mesi dalle Croci frecciate a Budapest.
Assai simile all'esperienza ungherese fu la Guardia di ferro rumena, movimento fanatico e antisemita fondato nel 1927 da Cornelius Zelea Codreanu. Nel gennaio del 1941, in un tentativo di colpo di Stato, le bande paramilitari della Guardia di ferro, con tanto di camicia verde, fecero irruzione al quartiere ebraico incendiando case e sinagoghe. Al termine trascinarono al mattatoio comunale centinaia di sventurati. Molti di loro furono sgozzati, simulando una cerimonia kosher, altri decapitati. I corpi furono successivamente appesi ai ganci da macellaio. “Li avevano scorticati vivi a giudicare dalla quantità di sangue”, riferì in un suo telegramma l’ambasciatore degli Stati Uniti in Romania. Tra loro anche una bambina di cinque anni appesa per i piedi.
Movimenti fascisti a sfondo mistico-religioso che percorsero l’Europa, come furono anche i Verdinazo (Vereinigung dienst national-solidaristen) o Associazione dei solidaristi fiamminghi, fondata negli anni Venti da Joris van Severen, il cui progetto era di riunificare il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e le Fiandre francesi, riportando la ruota della storia al tempo dell’impero di Carlo V. Dotata di milizie con camicia verde, originò anche un corpo parapoliziesco che collaborò con i nazisti. Storie terribili e lontane, chissà se conosciute dai dirigenti leghisti.
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A margine mi chiedo come sia possibile che nessuno abbia mai incriminato le camicie verdi come costituzione di gruppo paramilitare. Negli anni settanta volevano incriminare Mosivmento Studentesco, Avanguardia Operaia etc per qualche cordone forse un po' troppo militante, ora si permette a questa gentaglia di sfilare in divisa. 14-07-2009 12:58 - Franco
negli anni 90 molti finirono nel PSI di Craxi, ora che é in auge la lega confluiscono li.
Insomma vanno dove possono mangiare, sproloquiare e sentirsi protetti nelle loro quotidiane evasioni fiscali. 13-07-2009 21:56 - Sofia
E chi sono queste persone? Sono quei precari nelle varie aziende statali e pubbliche che avendo il contratto scaduto, oppure avendo fatto e vinto da poco concorsi (per precari, cioè a tempo determinato) per poterne stipulare uno nuovo, a cavallo del primo luglio sono stati mandati a casa dalle seguenti parole contenute nel decreto al comma 7 dell'art. 17:
"Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e sino al conseguimento degli obiettivi di contenimento della spesa assegnati a ciascuna amministrazione... , le amministrazioni e gli enti interessati dall'attuazione del comma 3 del presente articolo non possono procedere a nuove assunzioni di personale a tempo determinato e indeterminato, ivi comprese quelle già' autorizzate e quelle previste da disposizioni di carattere speciale."
Queste sono cose concrete... vogliamo parlare di queste? Anziché di quel riccone di Grillo e le risposte dell'altro benestante Fassino?
Dopo questo inciso, continuo.
Seguono altre indicazioni che lascio ai giuristi e mi soffermo sulle poche righe del decreto riportate sopra, e che hanno fatto disperare i nostri 10.000 (eroici) precari. Oggi è arrivata la notizia che il governo ha approvato un emendamento che non li lascia a spasso - almeno per quest'anno.
Quindi la situazione potrebbe ripresentarsi il prossimo anno: ricordo che la maggior parte dei contratti dei precari nello Stato, quando sono biennali e triennali, devono essere rinnovati ogni anno. La situazione cambia poco quindi, perché chi ci dice che il prossimo anno non ci sia un altro decreto peggiore di questo?
Inoltre mi pongo una domanda.
A livello politico, cosa rappresenta questo decreto anticrisi?
Io credo sia un segnale di ciò che vuole il governo.
E cosa vuole il governo?
Vuole – certo non subito (ma nei prossimi anni, si) - un apparato burocratico composto di poche persone, soprattutto amministrative, che possa essere poco costoso e soprattutto un apparato dove il pensare, il ragionare, il riflettere, il ricercare nuove strategie e ragioni (ad esempio per una lotta mirata e vincente alla disoccupazione) siano estromessi.
È la morte dell’economia dei pensatori, della vendita di qualità intellettuali contro la quantità delle merci cinesi. (Ma era vera questa ipotesi?).
È un po’ come se i commissari di governo inglese che nell’800 denunciavano le condizioni terribili in cui viveva la classe operaia di allora, venissero di colpo licenziati e non avessero potuto scrivere quelle alte pagine di solidarietà umana che molto cambiarono nella società di quell’epoca.
E poi così si costituisce un apparato assai manipolabile e controllabile.
Certo il governo, tutti i governi, devono economizzare. Per il bene comune. Ma poiché il governo – come anche il nostro precedente, anche se in parte per altre ragioni - non è capace di farsi pagare le tasse dai commercianti che poi sono quelli che lo votano, su qualcuno si deve rivalere. E lo fa scegliendo come bersaglio i precari, i poveri, i disoccupati.
E qui mi vengono in mente le ronde. Ma visto che la protesta popolare non tarderà a scoppiare con misure così antipopolari, perché non premunirsi prima costituendo “ronde” che alla lunga posso costituire un baluardo contro questa protesta?
Ecco, queste considerazioni così alla rinfusa mi sembrano tematiche molto concrete e noi dovremmo parlare di queste. Cominciamo, sennò altri – magari con camicie ocra - parleranno per noi… 13-07-2009 19:31 - paulfromm
Non impareranno mai a tenere lontano i dittatori e i prepotenti.
La gente quando è tutto perduto e non c'è speranza di uscirne senza fare dei grandi sacrifici,preferisce affidarsi al camiciaio di turno.
Oggi è il tempo dei bottegai della Lega.
Gente che ha imparato a gridare nelle osterie e nei bar,pian piano si sono fatti un bel seguito,di gente scontenta e strippata.
Fino a qualche hanno fa, tutti credevano che era una cosa che finiva presto,invece abbiamo questi signori nei posti chiave del governo Berlusconi.
Ricattato come un vecchio vizzioso,la Lega ha costretto il Polo delle Libertà a fare le peggiori leggi che si possano ricordare da quelle raziali di Benito Mussolini.
Tutti a ridere del paralitico Bossi,invece eccoli la a spadroneggiare sulla nostra patria.
Parlano di castrazione, di respingimenti,di campi di concentramento e ancora nessun intellettuale ha iniziato a fare una seria riflessione.
Forse quando apriranno di nuovo i forni crematori,la puzza di carne bruciata risveglierà queste teste pensanti. 13-07-2009 18:17 - mariani maurizio