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FUORIPAGINA
16/07/2009
  •   |   Francesco Piccioni
    Cgil a Chianciano, per la crisi nessuna proposta

    Nei momenti di difficoltà emergono segnali che ne danno anche la misura, scoprendo le ferite più fastidiose. All'assemblea programmatica della Cgil questo segnale lo porta Fausto Durante, membro della segreteria nazionale Fiom e orgoglioso da sempre delle sue convinzioni “riformiste”, che critica seccamente la relazione di Guglielmo Epifani proprio sulle relazioni con Cisl e Uil. “Non si può venire a dire che ci deve essere unità sulle regole e poi, alla prima occasione pratica, boicottare persino la discussione sulla piattaforma rivendicativa”. Con un'avvertenza: “una cosa è discutere della crisi sui giornali o nei convegni, altra è farlo nelle fabbriche, con la gente che viene messa fuori ogni giorno”. Specie quando – come sta accadendo in quelle metalmeccaniche – i lavoratori “scoprono che la piattaforma di Fim e Uilm potrà essere votata soltanto dai loro iscritti”. In un sistema come quello italiano, dove un contratto ha poi validità universale, è un insulto che provoca reazioni e tensioni “che – se non governate – possono prendere strade pericolose”.
    Il clou della mattinata, gli interventi di Luigi Bersani, Fausto Bertinotti, Luigi Spaventa, non raccoglie questo allarme. Bersani parla da candidato segretario del Pd, sfiora i problemi del mondo del lavoro solo quando parla  del “meccanismo di impoverimento dei redditi bassi, che moltiplica le diseguaglianze tra le persone e i territori”; o, più lateralmente, del “reticolo di sistemi relazionali corporativi che bloccano la mobilità sociale”.
    Bertinotti, di fronte alla vastità della crisi, riscopre l'importanza della “variabile indipendente”, che stavolta potrebbe essere l'occupazione. Ma poi illustra senza commentare una delle proposte principali (da Boeri e lavoce.info) che dominano il tema del lavoro in campo “democratico”: togliere qualche garanzia a chi le ha per darne qualcuna a chi non ne ha nessuna. Sullo sfondo “la casa di tutti” quelli che vogliono cambiare qualcosa nella società.
    Ma l'anima social-liberista non accetta di scomparire, dopo aver dominato la trasformazione della sinistra di governo negli ultimi venti anni. E perciò Spaventa invita a fare molta attenzione a “quello che si butta”, perché “negli ultimi 30 anni è stato raddoppiato il Pil pro capite a livello globale”. Le critiche sono semmai alla debole borghesia italiana, che ha costruito un paese che resta “di bassi salari e di bassa produttività”. Cosa di cui, “per fortuna, nessuno accusa più i lavoratori”.
    Ma di proposte per trovare una via d'uscita dalla crisi, per ora, non si vede traccia.


I COMMENTI:
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  • Bertinotti andrà a finire come Joseph Fischer dei verdi in germania: come manager in una mulitnazionale dell'petrolio. 30-07-2009 09:11 - romano
  • Dire, come fa Epifani, che il “governo poteva fare di più”, cioè ridurre il danno in attesa che passi la nottata, significa, a mio parere, allinearsi a quanti pensano all’uscita dalla crisi come mera “ripresa”, e cioè come ripetizione aggiornata del modello vigente (di allocazione delle risorse, di rapporti di produzione, di ripartizione della ricchezza prodotta, di scambi commerciali tra Nord e Sud del mondo ecc.): nonostante che tutti, neoliberisti pentiti compresi, affermino che poco o nulla sarà come prima e che quindi la crisi globale potrebbe essere un’occasione per il “cambiamento” (non si dice peraltro in quale direzione). Ma intanto non solo l’opinione plasmata dalla propaganda (le grandi agenzie economiche internazionali) e dai telegiornali (la ripresa nei primi mesi del 2010? no, nel 2011! e via elencando), ma gli stessi attori sociali (sindacati compresi) sembrano muoversi all’ombra di questo idolum fori, di questo mito (la "ripresa"), che risponde al bisogno psicologico, prima che economico e politico, di ri-suscitare aspettative che erano andate scemando e senza le quali, senza cioè che le masse vi si identifichino, emergerebbero alla luce del sole i conflitti di classe di cui la crisi è pregna. Il timore, o la quasi certezza che ho, è che quando le grandi agenzie parlano di “ripresa” si riferiscano solo a taluni indicatori e non ad altri: ripresa del credito alle imprese, indici di Borsa, volume degli scambi (comunque tutti quelli che sono . stanno nelle compatibilità finanziarie indiscusse e indiscutibili,e soprattutto nei parametri di Maastricht ecc.). E il lavoro, e l’occupazione? Si suggerisce fraudolentemente che essi ne conseguano (dalla ripresa) quasi automaticamente, quando invece tutte le esperienze delle crisi, se non governate (New Deal) da un grande progetto pubblico, finiscono in concentrazioni oligopolistiche, in ulteriori processi di mondializzazione, in espulsione di forza-lavoro. E’ evidente che, nell’eclissi della sinistra e nell’assenza di lotte che non siano di pura difesa, il sindacato (neppure la CGIL) può reinventarsi una “critica dell’economia politica” adeguata ai tempi odierni, ma riaffermare la propria autonomia da padronato e governo rifiutando come unici parametri di riferimento (e di contrattazione) i loro, questo, sì, può e deve in sindacato cominciare a farlo. 17-07-2009 17:45 - Giacomo Casarino
  • Il grave errore è che Le Organizzazioni Sindacali hanno taciuto e a continuano a farlo di fronte alle condizioni dei lavoratori, soprattutto del Precariato, ultimo anello della catena di quei lavoratori che oggi sono sofferenti; Partiamo da loro!!..I diritti inalienabili sui contratti atipici non sono mai stati rivendicati … peggio, la loro mancanza giustificata dalla esigenza di “Flessibilità” domandata impulsivamente dal Sistema ..abbiamo assistito per non dire contribuito allo smantellamento dello Stato di Diritto tra i lavoratori riscontrabile nella disparità delle loro tutele; Cresce il popolo dei giovani schiavi abbandonati in un paese più povero; il nostro sistema è in crisi perché è estremamente squilibrato nelle forze economiche in campo;
    Il Sindacato nella sua concezione più pura viene delegittimato dalla dimenticanza degli ultimi che fanno apparire privilegi ciò che prima venivano considerati diritti, perdendo la necessaria forza morale, la più persuasiva nelle rivendicazioni ;se ci si trova senza un reddito certo oggi domani si sarà senza pensione ...L'attuale classe dirigente, tutta , ma anche quella sindacale, quella che ha prodotto questo stato,dovrebbe lasciar spazio a un ricambio generazionale, a persone capaci di comprendere più da vicino le istanze emergenti e non più differibili; Non si possono chiedere soluzioni a chi ha avuto responsabilità nel disastro; inoltre per recuperare la credibilità necessaria andrebbe fatta una seria riflessione sull’Etica, la giustizia e la morale che oggi sembrano sparite nel nulla; Come si fa ancora a non rendersi conto che se si è visti come
    una organizzazione che vanta
    - privilegi bizzarri come le regole che vengono adottate per la stesura dei propri Bilanci che pur indicando somme enormi si mostrano poco trasparenti
    -autoreferenziale e clientelare nella difesa dei soli lavoratori con contratto a tempo indeterminato...e infatti ormai gli iscritti sono solo vecchi
    -la cui energia negli ultimi anni si è concentrata al solo scopo di acquisire più potere ma ai danni proprio dei lavoratori; è stato un grave errore quello di voler GESTIRE i Fondi Pensionistici... perché un Sindacato dovrebbe occuparsi di Finanza mettendosi nei panni degli imprenditori e dei finanzieri d'assalto? in questi panni può continuare a difendere con la necessaria forza chi è dall'altra parte del recinto?.
    C’è, prima di discutere qualsiasi strategia, una questione morale da affrontare. 17-07-2009 12:50 - Achille
  • L'idea del compagno Gio è perfetta.
    I lavoratori devono chiedere l'impossibile per ottenere il possibile.
    Guardate i padroni,in questi ultimi anni,non hanno chiesto le cose più assurde,per poi ottenere tutto quello che volevano,nelle pensioni,nel lavoro e nella tutela dei lavortori.
    Siamo un paese che fa morire 4 operai al giorno sul fronte del lavoro.
    Il Presidente, se dovesse fare ogni volta un funerale, come lo fa per i soldati in Afganistan,non avrebbe più pace e si dimetterebbe domani stesso.
    Le pensioni,pian piano, ci ahnno costretto a lavorare per tutta la vita.
    Per il lavoro,ci hanno aumentato i ritmi e ci stanno allontanando sempre di più da quelle sedi e fabbriche.
    Hanno ottenuto il massimo possibile,chiedendo l'impossibile.
    Noi invece,ci infuriamo se un sindacalista esce dal possibile.
    Ma se le fabbriche sono dei padroni e noi siamo i loro schiavi,che diventino nostre o brucino con i proprietari dentro.
    O contiamo veramente o lotta dura sarà!
    Sono con te Gio. 17-07-2009 07:30 - maurizio mariani
  • l'avvocato Agnelli dopo una lunga vita in miseria ha lasciato in eredità solo mille miliardi, di euro, in beni vari. Adesso la moglie Marella e la figlia Margherita litigano perchè non arrivano a fine mese. Qualcuno le ha invitate a Chianciano? 16-07-2009 23:15 - renato
  • Secondo me, l'unica soluzione efficacie è che i lavoratori occupino le fabbriche in crisi chiedendo che vengano requisite senza indennizzo per i padroni e che, dopo una riorganizzazione, vengono messe nelle mani dei lavoratori.
    Naturalmente chi detiene il potere si rifiuterà di operare queste requisizioni, ma ciò potrà portare ad un'avanzata di chi sostiene queste riventicazioni, cioè dei comunisti.
    Inoltre, a questo rifiuto, i lavoratori dovrebbero insistere nell'occupazione, riorganizzando l'azienda su basi comuniste e coordinandosi con altre aziende nella stessa situazione per scambiarsi le merci prodotte, costituendo così una super-cooperativa ed un mercato parallelo.
    Si creerebbe, quindi, una società comunista (la quale si espanderebbe sempre più) all'interno della società capitalista. Si tratterebbe insomma, di "marciare nella rivoluzione e non più verso la rivoluzione".
    Che ne pensate? 16-07-2009 20:54 - Gio
  • Ma cosa sta succedendo nella cgil se non sa nemmeno analizzare la drammaticita' della situazione sociale italiana. La situazione di crisi e'certamente la liberta' di adoperare i mercati finanziari a piacimento e senza controllo da parte dei governi. . CARI SOLONI DEL SINDACATO ED EX PROFETI DELLA POLITICA la crisi e' di sistema. Il sistema capitalistico si e' mangiato la coda con la gobalizzazione non governata.Con i super profitti e i bassi salari , ilconsumismo e' finito , il quale faceva da volano per estendere sempre di piu' i lauti guadagni dei capitalisti. Come fu preventivato ma non certo ascoltato il capitalismo sempre piu' ultra liberista ha inflazionato le economie plnetarie con la superproduzione che non pote' certamente essere assorbita dal mercato perche' i bassi redditi non lo permettevano. IL liberismo del <laser passer , lasser faire> non funziona oggi come non ha funzionato nel passato. Certo da parte di certi personaggi alla Boeri e altri dire " leviamo a chi ha le garanzie per darle agli altri che non ne hanno " un modo per dividersi la miseria. Chi non ha le garanzie e' mio compito come sindacato dei lavoratori di lottare perche' questa disuguaglianza fra lavoratori sia superata al piu' presto.Oggi il sindacato non puo' piu' rimandare la questione della disoccupazione
    senza una lotta dura che metta il governo sul banco degli imputati il quale promettere sempre soluzioni che rimangono delle pure e semplici intenzioni pubblicitarie. . L'unita' dei sindacati e' importantissima ma se da parte di altri sindacati come la cisl la uil preferiscono il consociativismo con la confindustria e il governo , la cgil non puo' volere a queste condizioni l'unita' sindacale a tutti i costi. In quanto agli interventi di Bertinotti, Bersani, credo che non servino a nulla e a nessuno le loro formule da aspirina per un malato grave. E' VENUTO IL MOMENTO CHE TUTTI , DAI SINDACATI AI PARTITI SI SPERA DI SINISTRA CHE PROVENGONO DAL MOVIMENTO DEI LAVORATORI DI DIRE AI POTENTI CHE LA CRISI NON LA PAGHINO I LAVORATORI GLI UNICI CHE NON NE SONO RESPONSABILI. MA IL CONTO SI DEVE SPEDIRE AI VERI RESPONSABILI DEL DISASTRO ECONOMICO CONTINGENTE "I PADRONI" 16-07-2009 19:18 - ernesto
  • Il sindacato,ha perduto in questi anni credibilità e autonomia.
    Le politiche delle sinistre e delle destre,tutte rivolte alla salvezza nazionale e mai a queella della classe lavoratrice,ci ha fatto scoraggiare e allontanare dal sindacato.
    Cente che da sindacalisti,diventano politici e quando serve,chiamano all'appello i lavortori.
    Siamo all'epilogo di questa triste storia.
    O il sindacato,si bonifica dai parassiti che lo usano come masse di manovra,o non ci saranno più i sindacati.
    La C.G.I.L. per prima,dato che la sua storia appartiene al movimento operaio italiano. 16-07-2009 19:02 - maurizio mariani
  • Concordo con Carlo.
    Magari passare al sindacalismo alla francese? 16-07-2009 18:35 - Mario
  • Subalternità politica al Pd sempre e comunque, identica assenza di idee e volontà di cambiamento. E ci toccherà pure sopportare gli autunnali cortei "contro la crisi", slogan patetico di un sindacato che non andrà oltre la proposta di Boeri. Ricominciare dal basso? Certo, per esempio dai bulloni... 16-07-2009 17:57 - Carlo
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