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Daniela Preziosi
Veltruscones in fuga da Dario
Più Bersani e Franceschini ripetono con gravità e compunzione che il partito «è una cosa seria», più la vicenda che oppone Beppe Grillo al Pd trasforma il congresso in un feroce vaudeville, genere consono all’attore genovese, meno adatto agli aspiranti segretari di partito. Più la commissione di garanzia intima diktat e alza levatoi intorno al fortino, nel vano tentativo di impermeabilizzare un partito che per statuto e volontà politica è una groviera, più nelle province si spostano i tappeti ed esce fuori la polvere.
A Paternopoli, Avellino, lo sfinimento per le liturgie del partitone, magari in combinato con qualche guerriglia indigena, hanno suggerito al segretario del locale Pd di concedere a Grillo l’iscrizione che il Pd nazionale gli ha negato. Diverte ma non è allegro prevedere che altre tessere, in giro per l’Italia, potrebbero essere offerte. Intrappolando i candidati in corsa, Bersani Franceschini e Marino (con l’eccezione di Mario Adinolfi) in un pavido e comune tic di arroccamento, inadatto ai nuovisti ma anche a chi, nel 2009, tenta la moderna declinazione del «partito è un partito è un partito». Il gesto di Grillo non è una cosa seria, e infatti proviene da un professionista del sacro genere del comico. Ma è triste consegnare all’attore il trofeo di aver svelato l’inadeguatezza bipartisan di un gruppo dirigente incapace di prevedere le conseguenze delle scelte compiute fin qui nel solo nome del carisma di Walter.
Qualche parallelo più su, a Roma, il problema si pone in altri termini. La Repubblica Capitolina di Veltroni-Cesare (poi è arrivato l’impero di Veltroni-Augusto) si sgretola, e si scopre che i proconsoli sono in fuga in direzione Bersani o Marino, comunque via da Franceschini, il simbolo della continuità dell’originario progetto democratico.
Il primo ad abbandonare la nave autoaffondata del veltronismo, nella capitale, è stato Goffredo Bettini, l’instancabile tessitore, l’ispiratore del modello-Roma, della capitale rutelliana e poi di quella veltroniana. Sbagliava chi considerava il suo abbandono, polemico soprattutto verso la gestione di Dario Franceschini, il bel gesto solitario di un uomo solo, disinteressato agli scranni e ricco di famiglia.«I veltroniani stanno con Franceschini, a cominciare dalle cose chiare che ha detto lo stesso Veltroni. Poi lui non partecipa direttamente alla battaglia congressuale per chiudere definitivamente la cosiddetta stagione del dualismo Veltroni-D’Alema». ha detto ieri Giorgio Tonini, allarmato dalle notizie che arrivano dalle mozioni. «Dopodiché la situazione è abbastanza chiara. Io, Morando, Verini e molti altri stiamo con il segretario attuale», elenca Tonini.
Ma oggi, a sei mesi di distanza dallo strappo di Bettini, nell’area capitolina, è tutto un fuggi fuggi di ex veltroniani che si spostano su Pierluigi Bersani o su Ignazio Marino, comunque compiono spericolatezze rispetto alle loro precedenti storie politiche, pur di non intrupparsi nel correntone di centro di Franceschini.
È il caso di Piero Marrazzo, il popolarissimo presidente della regione Lazio, fiore all’occhiello del veltronismo. Che ancora non lo ha detto chiaro, ma nutre simpatie per Bersani. O di Nicola Zingaretti, amato presidente della provincia (che Sabina Ferrilli, icona della Roma progressista vorrebbe alla segreteria) che, dopo essere stato tirato per la giacca un po’ da tutti, ieri ha fatto il suo [endorsement definitivo: «Voterò per Bersani perché credo che in un momento come questo sia la persona che può aiutarci a ripartire bene». Una scelta individuale, dice, e per questo non si candiderà in nessuna lista alle primarie. Ma il gruppo delle persone con cui lavora - quasi tutti ex veltroniani - tirano per Bersani, e poi «un dirigente politico ha il dovere di dire quello che pensa, la trasparenza è la base del rispetto reciproco. Quindi pur non impegnandomi direttamente nel congresso è giusto che si sappia: anche in un congresso così difficile credo sia importante garantire in questo momento di confronto un rapporto con la società».
Nella Roma walterissima è un’emorragia. A giorni si aspetta la dichiarazione di Roberto Morassut, popolare segretario regionale, corteggiatissimo - ma Franceschini sembra gli preferisca il rutelliano Riccardo Milana - dato in avvicinamento a Marino. Tonini assicura che «è vicino a Dario», ma intanto lui si prende ancora qualche giorno per decidere. E con lui Jean Leonard Touadì, scrittore e intellettuale originario del Congo, ex assessore alla sicurezza e alle politiche giovanili del comune di Roma, oggi deputato, bella faccia del veltronismo. Che due giorni fa ha dichiarato ai giornalisti di essere pronto a seguire Morassut armi e bagagli. E per questa ragione è stato ieri raggiunto da una lunga e affettuosa telefonata di Veltroni che lo invitava a ripensarci. È molto legato A Anna Paola Concia, attivista per i diritti di omossessuali e lesbiche, parlamentare, già molto veltroniana: che oggi sta con Marino e per la sua mozione coordina la campagna congressuale pugliese.
Stesso dicasi per Ileana Argentin, la signora «diversamente abile» che per anni ha curato le politiche per l’handicap per Roma e che di Veltroni è stata una delle sostenitrici della prima ora. Veltroni l’ha chiamata sul palco con lui ogni volta che ha potuto, le barriere architettoniche, con fatica venivano abbattute. Si è schierata con Ignazio Marino anche lei. Come, in ordine sparso, Gianni Borgna, già assessore alla cultura, mentre Dario Esposito, ex assessore all’ambiente, si è schierato con Bersani,e con lui Lionello Cosentino, oggi senatore, uomo chiave della sanità nel Lazio, veltroniano pure lui. Una cosa era il carisma di Walter, su cui abbiamo provato a costruire una nuova stagione della politica. Un’altra è quello di Dario, contro il quale non ho nulla e al quale comunque faccio gli auguri. Ma se se ne va il carisma personale, se dobbiamo ripartire tutti insieme senza un uomo forte, bisogna costruire in fretta un partito vero, con programmi veri e condivisi». La spiega così Silvio Di Francia, verde, ex coordinatore della maggioranza capitolina ai tempi di Veltroni, che ora al congresso si è schierato con Bersani. Beninteso, rifiutando «l’iscrizione al dalemismo, per carità».
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e marginalizzato. Le voci di Giovanna Marini, Antonio Pietrangeli,Rudy Assuntino ed altri artisti sono state soffocate dal vicino comizio di Bersani. Intanto la farfalle svolazzavano, gli uccellini cinguettavano ed i giovani riformisti sghignazzavano. 18-07-2009 16:25 - gianni
Evidentemente siamo in presenza di un'altra tragica comicità, quella dell'insicurezza quasi paronica del PD di sbagliare ancora, di affidarsi a figure carismatiche solo di nomenclatura e non popolari e di non riuscire a fermare l'emoragia di consenso elettorale che da Di Pietro potrebbe finire nella Lega Nord visto il periodo di enorme insicurezza sociale e visto il decisiniosmo parlamentare su temi legati al territorio e alla microcriminalità che il Caroccio caparbiamente e illiberalmente sa imporre. Trovare il bandolo della matassa sarà sicuramente arduo per il PD, trovare il capo di un filo che possa svolgere una linea politica onesta e nello stesso tempo non illusoria ma accativante e che possa contrastare le posizioni della destra, ben arrocate nel contenitore Berlusconiano che ci propina il sogno americano italianizzato, mi pare un impresa, a breve termine, sicuramente difficile. Serve un'impronta politica nuova e uomini nuovi che abbiano davvero il coraggio di portare il PD fuori da incagliamenti con il vaticano e che metta in campo una decisa politica che guardi con attenzione al mondo del lavoro e alle libertà individuali di tutti, che guardi e sappia vedere le istituzioni sul modello europeo e meno terzomondista. 18-07-2009 16:21 - fiodam
daltrocanto pare che questa elezione debba tagliare una testa , ovvero quella antagonista di franceschini , ricreando exnovo una nuova corrente critica rispetto a quella del nuovo segretariato cioè marino.
il disegno , sembra ben strutturato. bersani è il rappresentante di un potere forte , che può essere nuovamente determinante nel paese , ma chi vince le primarie non ha vinto un fico secco , manco una monetina da cinque centesimi , deve solo cominciare a lavorare per un rinnovamento , ne sarà capace ? io credo proprio di no , perchè l'impresa passa dall'estromissione dei poteri cattolici , che potrebbero provocare degli anomali indebolimenti. 18-07-2009 16:11 - Gianpaolo Sartori
Perchè Grillo che non è mai stato in parlamento, ma ha solo espresso la sua opinione, con eco maggiore rispeto a quella di tanti altri cittadini comuni, non ha il diritto di candidarsi al PD????
Quello che vedo mi rende sempre più sicuro sul fatto che non voterò mai più quel partito di "Politici" "null'altro che politici" con tutti, e solo, i difetti e il marcio dei politici.... 18-07-2009 14:05 - Valerio
Si, ci vuole un comico per guidare il Paese, d'altro canto l'attuale guida del Paese e' in mano ad un televenditore e le sue telemignotte!
PD, fuori le mummie e dentro il popolo.
Forza Grillo!
Andrea - Londra 18 Luglio 18-07-2009 13:30 - andrea
Quella di Grillo, di iscriversi al PD ,che a molti pare azione nociva ,a mio avviso invece può e deve ricalcare quella di Al Franken,il famosissimo comico americano,che subentrando al Senato Americano,dove i Democratici con lui sono arrivati alla fatidica soglia di quota 60 che come ben sappiamo è la quota che in america al Senato è la soglia simbolica dei sessanta senatori. Quota sinonimo di una maggioranza potenzialmente in grado di rendere pressoché ininfluente l'opposizione, poiché a prova di «filibustering», pratica dell'ostruzionismo spesso utilizzata da parte della minoranza per bloccare, o quantomeno rallentare, i lavori al Congresso e i progetti di legge proposti dagli avversari.
Questo finora aveva reso meno influente la maggioranza di Obama;con il filobustering,che teneva per le palle i democratici al Senato, che dovevamo mediare più del solito.
Il tanto decantato a parole sistema democratico americano,specie in casa PD (vedi Veltroni & conpany) va adesso in crisi per la "puzza sotto il naso" dei politici di professione;ma a me sembra però che con il caso Al Franken,si possa vedere la cosa sotto altri aspetti;c'è molta similarità tra Al Franken e Beppe Grillo.
E la situazione Italiana è da tempo che si trova stretta tra il dilemma comici e politici;il confine come ben sappiamo è ben labile e questa mi pare la parte meno preoccupante della "tragedia" se così si vuol chiamare .
Sergio Barsotti
Livorno 16 luglio 2009
Per farVi capire chi è Al Franken,che io ho individuato "nel Beppe Grillo Americano",nella mia precedente nota, Vi dirò,che è laureato a Harvad,è uno dei più brillanti e taglienti commentatori satirici degli Stati Uniti.
Partecipa regolarmente a " Saturday Night Live" il più seguito spettacolo televisivo notturno americano,è autore cinematografico e ha pubblicato alcuni bestseller, tra cui Rush Limbaugh is a Big Fat Idiot (1966), che ha venduto milioni di copie.
Vive a New York con la moglie e due figli.
In più,come Vi ho già detto è subentrato al Senato Americano,divenendo il 60° Senatore per i Democratici;facendo raggiungere ad essi la soglia che permette di annullare il filibustering,che bloccava al Senato molte leggi di Obama.
Come dunque vediamo,la politica ha bisogno anche di "commentatori Satirici" ed è quindi il caso di non storcere il naso;quando serve,serve!
Sergio Barsotti 18-07-2009 11:50 - sergio
grazie 18-07-2009 10:03 - Emigrato Antonio
impossibile 18-07-2009 08:22 - trunfio demetrio