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FUORIPAGINA
21/07/2009
  •   |   Matteo Marini
    Inverno senza case, nemmeno provvisorie

    Onna, 17 luglio, telecamere accese e obiettivi puntati su Silvio Berlusconi, affacciato alla finestra di una delle casette di legno in costruzione. Accanto a lui l'ingegner Manuela Manenti, responsabile della realizzazione dei Moduli abitativi provvisori (in una sigla map), che illustra al presidente del Consiglio le caratteristiche delle abitazioni: «Queste sono le case che i cittadini di Onna hanno scelto», spiega. Un uomo tra la folla si sbraccia e tenta di farsi sentire. È Antonio, cittadino onnese, nel sisma ha perso un figlio e la casa: «No, non è vero noi non abbiamo scelto proprio nulla. Avete fatto tutto voi!». Nessuno lo ascolta, viene allontanato “gentilmente” dai gorilla della scorta.
    Paganica: all'inizio di maggio la squadra dei vigili del fuoco di Trento aveva cominciato i lavori. Erano i primi. In un campo poco sotto la frazione de L'Aquila già erano state messe in opera le prime piattaforme di cemento, meno di una decina ma i lavori procedevano spediti. Le prima casette sarebbero potute sorgere lì, inviate dalla provincia autonoma di Trento proprio a Paganica, gemellata con il comune di Pinzolo. Invece arrivò subito lo stop della Protezione civile: nel comune de L'Aquila niente iniziative, il pallino è tutto del Dicomac, la Direzione di comando e controllo: leggasi decide Bertolaso.
    Le cento casette di legno trentine furono dirottate a Villa Sant'Angelo e, in parte, a San Demetrio. A tre mesi e mezzo dal sisma d'Abruzzo queste “villette”, come le chiama Berlusconi, devono ancora essere montate, mentre per le altre il bando per l'appalto è scaduto il primo luglio e si attende la stipula dei contratti. Ma il freddo da queste parti si fa sentire presto, gli aquilani lo sanno, e meglio di loro lo sanno gli abitanti dei comuni del cratere, situati a mezza costa sui versanti della valle come Poggio Picenze, San Pio delle Camere o Fossa. Fuori dalla ribalta mediatica del G8 e lontani, nella percezione comune, dai simboli del terremoto come Onna e Villa Sant'Angelo, attendono di portare a casa le loro nuove città, anche se provvisorie. Per loro nessuna corsia preferenziale, si passa dal Dicomac, tra avvisi, bandi di gara, appalti e autorizzazioni di esproprio.
    I lavori per la “nuova Onna”, ancora citando il vocabolario presidenziale, sono iniziati invece da diverse settimane. Si prevede la consegna del villaggio, finanziato dalla Croce rossa e dalla provincia autonoma di Trento, entro la metà di settembre. I tempi saranno rispettati anche per quanto riguarda Villa Sant'Angelo. Tra il centro, quasi completamente raso al suolo, e il campo, sorgerà un nuovo nucleo di casette prefabbricate in legno, su diverse terrazze: 95 abitazioni con servizi e strutture accessorie compreso un polo di ricerca dell'Università de L'Aquila.
    «Quelli non sono nemmeno da considerare – chiosa il sindaco di Fossa, Luigi Calvisi – siamo noi, i “comuni mortali” che adesso ce la passiamo peggio». Fossa attende 150 casette, il centro storico non è dei più colpiti ma comunque circa 400 persone avranno bisogno di un alloggio provvisorio prima che arrivi l'inverno. Per il piccolo comune si sono mobilitati il Friuli Venezia Giulia e l'Associazione nazionale alpini. «Io ancora attendo la firma sui decreti di esproprio – spiega Calvisi – se mi avessero dato il potere di espropriare l'avrei fatto subito, ma non mi posso muovere. Ho già tutto pronto, mercoledì arrivano dal Friuli con le ruspe per cominciare i lavori, ma ancora non c'è la firma della Protezione civile, di Bertolaso che ha accentrato tutto su di sé. È assurdo che a metà luglio ancora non si possa partire».
    A Poggio Picenze, sulla direttrice che da L'Aquila porta a Popoli, sarà presentato questa settimana il bando per la costruzione delle platee, le basi delle casette, in un terreno già pronto per gli allacci di luce, acqua e gas. Il sindaco Nicola Menna decanta di fronte all'obbiettivo della telecamera l'intesa perfetta con la Protezione civile, soddisfatto per il prossimo inizio delle attività e pieno di fiducia nel rispetto dei tempi. Passeggiando e chiacchierando con l'assessore all'Urbanistica Mario Masci si scopre però che un piano, Poggio Picenze, l'aveva pronto già dalla fine di aprile. «Poche settimane dopo il terremoto la Edimo (il colosso internazionale dell'edilizia che ha sede proprio a Poggio Picenze, tra i vincitori dell'appalto per il progetto C.a.s.e., ndr) ci ha presentato il progetto per la sistemazione degli alloggi provvisori, ma la Protezione civile ci ha stoppato e ha preso tutto in mano». Risultato: a fine luglio ancora deve essere pubblicato il bando per le basi in cemento, realizzate le quali le imprese vincitrici potranno cominciare a montare gli alloggi. Facendo due calcoli, se a Onna i lavori sono partiti a metà giugno e i cittadini entreranno nelle case a fine settembre, che speranze ci sono per quei comuni che iniziano due mesi in ritardo?
    L'appalto per la costruzione delle 1500 casette in legno necessarie ai 48 comuni del cratere (più 600 frutto di donazioni), esclusa L'Aquila, è scaduto il primo luglio. Sono state aperte le buste con le offerte e solo il 21, dopo tre settimane sono stati resi noti i vincitori. Nel contratto è specificato che la realizzazione dei moduli dovrà effettuarsi entro 30 giorni dalla firma del contratto per la prima metà e 60 per il cento per cento delle casette: ignota resta la data di inizio del “countdown”. Il tutto pregando che il meteo non faccia le bizze a fine agosto, quando cominciano le prime piogge, col risultato di allungare anche di molto i tempi per la consegna.
    Salendo ancora si incontra San Pio delle Camere, 800 metri sul livello del mare, con la sua frazione, Castelnuovo, devastata dalla scossa: qui le case furono costruite con malta friabile come gesso e pietre. Non c'è quasi traccia di mattoni tra le onde di macerie che occupano la collina: il bilancio delle vittime si è fermato a cinque, per un puro caso. Se fosse stata la settimana di Pasqua sarebbe stata un'ecatombe. Il sindaco Gianni Costantini è anche lui alle prese con la burocrazia e le lungaggini dell'accentramento voluto dal governo. Mancano, secondo lui, le previsioni di spesa per redigere il bando per gli oneri di urbanizzazione, le infrastrutture come le fogne e l'allaccio delle utenze. La circostanza è smentita dall'ingegner Manenti, responsabile della Funzione Infrastrutture e strutture post-emergenziali della Di.Coma.C. : «Abbiamo inviato più di un mese fa la lettera a tutti i comuni del cratere indicando in 14mila euro i fondi disponibili per ciascuna abitazione. Il problema è che alcuni comuni si sono mossi come dovevano, altri ancora ci devono far pervenire il loro piano». Sta di fatto che a fine agosto, la sera qui già si gira col cappotto e, assicura Costantini, la prima neve arriva a settembre.
    A rendere complessa la situazione c'è anche la distribuzione delle unità abitative: ogni comune ha diverse frazioni, ogni frazione un nucleo da gestire separatamente: «Abbiamo fatto centinaia di sopralluoghi per verificare la compatibilità dei siti scelti per gli insediamenti – spiega ancora la Manenti – siamo tornati più volte nello stesso paese, è stato un lavoro molto complicato». Un lavoro che, sono in molti a pensarlo (sindaci dei comuni, in primis) sarebbero stati velocizzati delegando alle istituzioni locali responsabilità come il diritto a espropriare, di scegliere le imprese costruttrici e i siti su cui costruire.
    Sul ritardo nell'iter degli alloggi provvisori ha influito tanto la concentrazione di forze spesa per il G8 a Coppito, dove sono stati dirottati per molti giorni tantissime risorse umane e mezzi. Ma soprattutto la scelta del governo di costruire le “new town”, le palazzine su piattaforme antisismiche che stanno sorgendo nei 20 cantieri attorno alla città de L'Aquila, invece di portare rapidamente anche per i cittadini aquilani casette in legno, come quelle destinate agli altri comuni, e iniziare al più presto la ricostruzione della città, che i suoi abitanti vogliono che risorga dov'è.
    Tempi lunghi anche per San Gregorio. La piccola frazione de L'Aquila il cui futuro è più che mai incerto. Servono 95 casette solo per i residenti nel centro storico. Altrettante ne servirebbero per gli inquilini delle case popolari, quasi totalmente inagibili, e che invece dovranno iscriversi alla graduatoria del progetto C.a.s.e.. Parlando con i rappresentanti della Onlus “San Gregorio rinasce” si scopre che sì, a settembre il campo si smonta, però non è prevista alcuna “San Gregorio due”. E allora l'alternativa sono gli hotel sulla costa. Per evitare questa eventualità il comitato ha raccolto le firme da presentare in comune per chiedere che siano costruite le casette in legno in un terreno poco distante dal borgo.
    «Nessuno ci ascolta dai primi giorni dopo il terremoto – racconta Chiara Petrocco, rappresentante della frazione nella circoscrizione di Paganica – Cialente non l'abbiamo mai visto e io, già a maggio, minacciai di portare anche senza permesso le casette che ci offriva il Friuli Venezia Giulia, perché altrimenti non sappiamo dove andremo a stare. San Gregorio è stato il paese più colpito con una percentuale di abbattimento di oltre il 95 per cento, pari, se non superiore, a quella di Onna».
    San Gregorio però non è Onna, simbolo del terremoto con i suoi 40 morti, verso la quale si è rivolta la maggior parte delle offerte di aiuto da tutta Italia. Trasformata in spot governativo e centro della campagna mediatica e sfruttata come passerella per i grandi della terra.


I COMMENTI:
  • Facciamo un gioco: ci dica, il giornalista Matteo Marini, quali esempi di gestione dell'emergenza post-terremoto è migliore di quella fatta da Bertolaso. Che avrà pure i suoi difetti e le sue pecche,ma che ha capito che quando si lascia fare agli organi locali (la storia è li, basta guardarla)si perde un fiume di denaro in tutti quei rivoli ben noti di clientelismo, favori ed inefficenza per i quali, alla fine, non c'è mai un colpevole, spariscono i soldi e le vittime del ssima finiscono per pagare il prezzo più alto, anche perchè i soldi poi finiscono davvero. Qui un responsabile c'è, e si sa bene chi è, Bertolaso. Che se fallisce sa bene di aver chiuso. Provate a trovarne uno per il Belice, o l'Umbria. E come mai ci si scandalizza tanto per i ritardi (sic!) della ricostruzione dell'Aquila e non si fa lo stesso per la Sicilia o l'Irpinia? O l'Umbria, che non mi pare abbia avuto una tempistica da record? i terremotati dovrebbero essere tutti ugulai o mi sbaglio? adesso però ci servono questi, agnello sacrificale da seguire finchè si può sperare di trovare qualcosa che non va (ignorando quello che va, ma che ovviamente non viene riferito). Il sospetto di chi legge l'articolo è che i terremotati, qui, servano solo per attaccare chi sta lavorando a ricostruire, oltre che naturalmente Berlusconi. Dei terremotati probabilmente, ad alcuni non importa un fico secco. Purchè ci sia fieno da portare in cascina. Certo, criticando anche, ma senza dimenticare cosa è stato fatto nel passato. Nixon disse una volta ai suoi collaboratori, durante la campagna elettorale contro Mc Govern che lo portò alla Casa Bianca, che avrebbe attaccato il suo avversario inondandolo di accuse. "Non è vero, ma mentre lui perde tempo a ripulirsi dal fango, io avrò vinto". Lo fece con uno scarto del 23%, uno dei più ampi nella storia americana. I lavori stanno andando avanti giorno e notte, e non mi pare che il paese e le istituzioni abbiano dimenticato gli aquilani e l'Abruzzo. Non buttiamo fango se non abbiamo idee. Critichiamo senza distruggere e senza ingannare le vittime, che non debbono essere trasformate in marionette alle quali far dire o pensare quello che pensa l'estensore dell'articolo.
    Rischieremmo di fare come Nixon.
    Antonio 03-08-2009 09:29 - Antonio
  • Aquilani quando Berlusconi viene da voi, fischiatelo, spernacchiatelo, fate sapere a tutta l'Italia che vi ha presi in giro. Diversamente meritate, come meritano tutti gli italiani di stare sotto il suo tallone. Italiani svegliatevi, la dittatura berlusconiana sta divenendo totale. 22-07-2009 19:03 - Orazio
  • non capisco tutto questo stupore, è ormai da tempo che qui in Italia sono in aumento i senza tetto. La gente non perde la casa solo in conseguenza di un terremoto, ma anche per molte altre sciagure. Evidentemente però il palcoscenico del terremoto stimola attrae non solo i politici da passerella, ma evidentemente anche certe forme di giornalismo da passerella. In ogni caso tenuto conto che ci sono persone che da anni aspettano una casa, perché tutto questo clamore solo per gli aquilani? Se si decide di fare una battaglia per un diritto, è giusto farla per tutti i cittadini che quel diritto hanno perso. 22-07-2009 11:15 - esule
  • allora nn facciamo come sempre chiacchiere inutili per azioni di terrore, le case sono in via di costruzione, i cantieri lavorano a pieno ritmo, e tt è visibile giorno per giorno. non date notizie che allarmano la popolazione, impaurita ed esausta. nn ho letto l'articolo e mi astengo dal leggerlo mi sono bastate le prime righe. grazie buona giornata dall'Aquila 22-07-2009 11:13 - mimma
  • Le casette trentine non sono cento ma quasi trecento. Sono DONATE dalla provincia autonoma di Trento che ne cura il montaggio. Costano circa 60000 (sessantamila) euro cadauna e sono garantite 50 anni.
    Il dono vale 19 milioni di euro ed è fatto da una provincia di SINISTRA. Il fatto che il buon cittadino onnese si lamenti di non aver potuto scegliere è ridicolo.
    L'articolo è parziale: dà risalto a mugugni di contenuto non riscontrabile e non evidenzia lo sforzo che gli italiani (in modo sia pur diseguale) stanno facendo per quella bella regione.
    E' il vecchio approccio da perdenti tipico dei volantini di lotta continua anni 70: fare nulla - raccogliere ogni critica, ogni mugugno 22-07-2009 10:39 - Stefano
  • Dovevano arrivare mille navi e invece è arrivata una barchetta di legno.
    Le chiacchiere di Berlusconi non convincono più.
    Tutti a fare sorrisi ottimisti e chiacchiere senza "distintivo".
    Tutti a darsi da fare per mettere la calma su una marea di gente che si agita sempre di più.
    Anche le opposizioni e il Presidente della Repubblica si danno da fare per calmare la gente.
    Ma la gente capisce e fra un mese ecco che finisce il caldo.
    In Abbruzzo la vita è dura e vivere nella neve non è cosa facile.
    Questo governo è minacciato dal Generale inverno,che toglierà ogni sorriso da queste facce di plastica.
    Berlusconi lo sa.
    Lo sanno anche al Quirinale.
    Anche Fassino lo sà.
    La rabbia del popolo è una cosa terribile.
    La storia ci insegna che quando un popolo si incazza,non esistono eserciti a calmarlo.
    Berlusconi è colpevole,più di tutti perche ha fatto delle promesse che non può rispettare.
    Quì non stiamo a Messina dove un ponte in più o uno in meno non porta la gente in piazza.
    Stiamo su una di quelle montagne più dure che ha la nostra terra.
    Gli abruzzesi sono un popolo di gente pacifica,ma se si incazzano,non li fermano nemmeno gli alpini.
    Ha fatto molto male il piccolo Duce a fare promesse in tempo elettorale.
    A settembre arriva il conto!
    Sono convinto che ci saranno scontri e botte.
    Berlusconi ha messo una seria ipoteca sulla nostra democrazia. 22-07-2009 08:02 - mariani maurizio
  • E' chiaro che le iniziative di solidarietà autonome da parte di associazioni varie, imprese e privati cittadini vengono sistematicamente scoraggiate perchè tutto il merito deve andare al DICOMAC,cioè a Bertolaso ed al suo burattinaio, il premier Berlusconi. In questa situazione temo che per la ricostruzione si ripeterà il solito marasma all'italiana, con ditte vincitrici delle gare d'appalto con prezzi al ribasso che successivamente chiedono più denaro e poi falliscono lasciando il lavoro a metà. L'attuale Governo non ha nessuna intenzione di seguire l'esempio luminoso offerto dal Friuli dopo il terremoto del 1976, ma si sta incamminando sulla strada catastrofica della Valle del Belice. Ho paura che gli abruzzesi terremotati dovranno patire il freddo ancora per molti anni, a meno che non vengano organizzate delle serie inziative di protesta contro questo Governo fasullo e menzognero. 22-07-2009 05:25 - gianni
  • Si può anche discutere la scelta di aver voluto accentrare i "poteri" per la ricostruzione,però veniamo da esperienze terrificanti quando ciò è stato lasciato ai "poteri locali":il clientelismo l'ha fatta da padrone,le aree terremotate si sono espanse a macchia d'olio e i soldi sono stati sperperati in un modo abominevole.Comunque,cari compagni,anche se ci fosse stata questa Rifondazione al governo non è che i risultati sarebbero stati migliori.E' questo che fà male. 22-07-2009 00:55 - pepes
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