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Michelangelo Cocco
Via la nakba dai libri di scuola
La parola «nakba» (catastrofe in lingua araba) sarà bandita da tutti i libri di scuola d’Israele. L’annuncio di ieri del ministero dell’educazione rischia di compromettere le relazioni tra ebrei e minoranza araba (1,4milioni, il 21% della popolazione), sempre più tese dopo l'insediamento, il 31 marzo scorso, dell’esecutivo di estrema destra guidato da Benjamin Netanyahu.
Il termine Nakba - che indica l’esodo dalla Palestina durante il primo conflitto arabo-israeliano del 1948-’49 (cacciati dall’avanzata delle truppe dell’haganah o fuggiti dal conflitto) di oltre 700mila palestinesi, che divennero profughi - era stato accettato solo due anni fa, quando la ministra laburista Yuli Tamir ne consentì l’introduzione nei libri di testo destinati alle scuole arabe.
Nell’annunciare il dietrofront, il portavoce del ministero Gideon Saar ha dichiarato che «è inconcepibile che in Israele si parli della fondazione dello Stato come di una sciagura».
Deputato rappresentante la minoranza palestinese, Ahmed Tibi inquadra quello di ieri in «una serie di provvedimenti anti-arabi, come la legge che mira a proibire le commemorazioni della Nakba in Israele, ispirati da Lieberman (il ministro degli esteri, ndr) e dal suo partito, una formazione apertamente fascista». Secondo Tibi «in questa terra esistono due narrative, quella sionista e quella palestinese». «Ma - dice al manifesto il parlamentare del gruppo Ra’am-Ta’al - con questi provvedimenti vogliono impedirci di conoscere e tramandare la nostra storia».
E per contrastare i tentativi statunitensi di fermare la colonizzazione della Cisgiordania occupata ieri Lieberman ha dato il via a un’iniziativa clamorosa, ordinando a tutte le rappresentanze diplomatiche israeliane all’estero di dare massima pubblicità alla foto che ritrae Adolf Hitler a colloquio con il leader nazionalista palestinese Haj Amin al-Husseini nel 1941 a Berlino.
La scorsa settimana l’Amministrazione Obama aveva convocato l’ambasciatore israeliano a Washington per chiedere a Tel Aviv di fermare la costruzione di 20 appartamenti per coloni presso lo Shepherd Hotel di Gerusalemme est, un tempo di proprietà di al-Husseini.
Di qui il tentativo di equiparare con una campagna di pubbliche relazioni le rivendicazioni dei palestinesi alla figura di al-Husseini, che nel ’41 si alleò con Hitler. «È importante che il mondo conosca i fatti» ha dichiarato alla Bbc un portavoce di Lieberman.
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per favore spostale sulla padania.Tu non sai nemmeno cosa e'e cosa e'stato il colonialismo e l'imperialismo.Salutami salvini. 01-08-2009 04:23 - mauro
E Israele non fa eccezione.La Palestina era per i primi sionisti un territorio deserto,al massimo abitato da bande di beduini ignoranti e selvaggi,quindi senza storia...solo la mano bianca e saggia degli ebrei avrebbe potuto farla prosperare...solo così potevano legittimare davanti al mondo e a se stessi l'occupazione della palestina(che è stata ancora più facile dopo il genocidio che gli EUROPEI,non gli arabi hanno compiuto,caro obelix)e hanno guardato a quelle terre con la stessa identica prospettiva degli stati europei,avendo fatto propria l'ottica "orientalista",bianca ed europea,senza preoccuparsi di chi cazzo ci fosse realmente ad abitarle.
Non credo che ci sarà mai uno stato socialista palestinese,ma ciò non giustifica i massacri dei palestinesi.
e mi fa schifo questo improvviso filo-sionismo da gente che probabilmente negli anni 30-40 sarebbe stata in prima fila ad ascoltare e a bersi volentieri i deliri fascio- nazistoidi del ducetto e dell'imbianchino.E magari a dire non sono razzista...però aiutiamoli a casa loro.Vergogna. 24-07-2009 14:23 - graziano
Lasciamo la bibbia a chi ci crede, e basta opportunismi. 24-07-2009 00:26 - murmillus
1. schizofrenia: da un lato vi preoccupate giustamente dei diritti civili stracciati dalle teocrazie islamiche, dall'altro vi rifiutate di accettare l'idea che l'ipotetica grande palestina senza israele, sulla quale dovrete prima o poi metterci una pietra sopra, non sarebbe mai "uno stato socialista e democratico con gli ebrei e gli arabi che vivono in pace come fratelli", ma sarebbe ne' piu' ne' meno esattamente come gli altri paesi arabi che hanno perseguitato, massacrato ed espulso la quasi totalita' delle comunita' ebraiche. Basta leggere lo statuto di Hamas, e' chiarissima l'intenzione, lo dicono, lo scrivono e lo dichiarano nero su bianco che non sarebbe cosi', perche' vi rifiutate di credere persino a loro? Haj Amin Al Husseini, il gran mufti' di gerusalemme, era alleato e amico personale di Hitler e le sue bande partecipavano ai rastrellamenti di ebrei e partigiani nell'europa dell'est non certo e non solo in funzione anti-inglese, visto che sperava che ad El Alamein vincessero i tedeschi per portare nei campi anche la comunita'[ ebraica della Palestina, e non erano i "palestinesi" affatto amici degli ebrei che vennero sgozzati a migliaia durante le rivolte arabe degli anni 29, 36 e 39, non massacrarono ne' sionisti ne' coloni, ma tranquilli ebrei studiosi di torah che stavano a Hebron da 2000 anni. Ma guardate su youtube i filmati neri delle marce militari al passo dell'oca, coi bambini armati e indottrinati alla distruzione degli ebrei cani e porci, all'odio antisemita fino al martirio, bambini che sono stati privati di ogni diritto fino al diritto alla vita. Mi fate ridere... "stato socialista", quando mai hanno conosciuto il socialismo? glielo volete imporre voi come ha tentato ingenuamente Bush di "portare la democrazia in Iraq"?
2. La Palestina e' il nome dato dai romani a quella terra per tentare di cancellare ogni legame ideale che gli ebrei potevano provare, dunque non puo' essere adesso usata per identificare i palestinesi nel senso identitario. Infatti l'identita' palestinese non esiste, il termine palestinese veniva usato prima del '48 per indicare semmai gli ebrei gia' la' che stavano costruendo il loro stato. Perfino un ex ministro di Arafat (ora non ricordo il nome ma lo posso trovare) disse che l'identita' palestinese e' un'invenzione propagandistica. Gli attuali palestinesi sono in realta' giordani, molti comunque sono arrivati dai paesi li' intorno per cercare lavoro con l'edificazione di Israele.
3. nel 1948 lo stato di israele, costretto a nascere in un fazzoletto minuscolo della terra, sua per diritto naturale storico, a cui era stata destinata nel 1917 tutta erez israel dal giordano al mare, venne aggredito dalle bande di Husseini e da ben 5 stati arabi con l'intenzione dichiarata di cancellarlo. E gran parte dei profughi, 350.000 e non le cifre dell'articolo, furono fatti fuggire dalla propaganda di questi stati e la promessa di rendere quella terra judenrein! molti invece sono rimasti in israele e costituiscono oggi il 18-20% della popolazione israeliana. Vogliamo chiamare anche questi "insediamenti arabi" in una terra non loro? NO! di certo, ed infatti sono cittadini a tutti gli effetti con pari diritti e doveri di tutti gli altri, insieme alla miriade di etnie e religioni del multietnico e democraticissimo stato di israele. Perche' invece un ebreo non puo' vivere in cisgiordania? ve klo dico io, e' molto semplice, loro dicono che quella e' terra sacra dell'islam e se finche' c'e' un ebreo in vita non verra' il giorno del giudizio, vi immaginate se un ebreo puo' calpestare la terra islamica del medio oriente? socialismo ehh? vero? che idea strana che avete del socialismo. 23-07-2009 19:07 - obelix
Anche gli italiani all'epoca si allearono con i nazisti,c'era un tale a capo del governo italiano che pare fu l'ispiratore della politica di hitler in germania...
e quindi che vogliamo dire,che ggli arabi sono tutti nazisti,come gli italiani? 23-07-2009 16:44 - graziano
Forse il fatto che l'Italia, a differenza di Siria, Egitto e Giordania li abbia accolti e nel tempo sistemati (erano circa 300.000, ovvero un numero simile a quello dei profughi palestinesi) ha diminuito la dimensione tragica.
Non mi pare però che la sinistra italica si sia mai spesa molto in quella occasione.
Perchè ora invece si ? 23-07-2009 09:59 - alvise bojago