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FUORIPAGINA
22/07/2009
  •   |   Michelangelo Cocco
    Via la nakba dai libri di scuola

    La parola «nakba» (catastrofe in lingua araba) sarà bandita da tutti i libri di scuola d’Israele. L’annuncio di ieri del ministero dell’educazione rischia di compromettere le relazioni tra ebrei e minoranza araba (1,4milioni, il 21% della popolazione), sempre più tese dopo l'insediamento, il 31 marzo scorso, dell’esecutivo di estrema destra guidato da Benjamin Netanyahu.
    Il termine Nakba - che indica l’esodo dalla Palestina durante il primo conflitto arabo-israeliano del 1948-’49 (cacciati dall’avanzata delle truppe dell’haganah o fuggiti dal conflitto) di oltre 700mila palestinesi, che divennero profughi - era stato accettato solo due anni fa, quando la ministra laburista Yuli Tamir ne consentì l’introduzione nei libri di testo destinati alle scuole arabe.
    Nell’annunciare il dietrofront, il portavoce del ministero Gideon Saar ha dichiarato che «è inconcepibile che in Israele si parli della fondazione dello Stato come di una sciagura».
    Deputato rappresentante la minoranza palestinese, Ahmed Tibi inquadra quello di ieri in «una serie di provvedimenti anti-arabi, come la legge che mira a proibire le commemorazioni della Nakba in Israele, ispirati da Lieberman (il ministro degli esteri, ndr) e dal suo partito, una formazione apertamente fascista». Secondo Tibi «in questa terra esistono due narrative, quella sionista e quella palestinese». «Ma - dice al manifesto il parlamentare del gruppo Ra’am-Ta’al - con questi provvedimenti vogliono impedirci di conoscere e tramandare la nostra storia».
    E per contrastare i tentativi statunitensi di fermare la colonizzazione della Cisgiordania occupata ieri Lieberman ha dato il via a un’iniziativa clamorosa, ordinando a tutte le rappresentanze diplomatiche israeliane all’estero di dare massima pubblicità alla foto che ritrae Adolf Hitler a colloquio con il leader nazionalista palestinese Haj Amin al-Husseini nel 1941 a Berlino.
    La scorsa settimana l’Amministrazione Obama aveva convocato l’ambasciatore israeliano a Washington per chiedere a Tel Aviv di fermare la costruzione di 20 appartamenti per coloni presso lo Shepherd Hotel di Gerusalemme est, un tempo di proprietà di al-Husseini.
    Di qui il tentativo di equiparare con una campagna di pubbliche relazioni le rivendicazioni dei palestinesi alla figura di al-Husseini, che nel ’41 si alleò con Hitler. «È importante che il mondo conosca i fatti» ha dichiarato alla Bbc un portavoce di Lieberman.


I COMMENTI:
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  • Il massacro e l'etnocidio dei palestiesi non finisce mai. Dopo la sistematica, cinica e spietata dearabizzazione della Palestina, (sissignori, si chiamava Palestina e non Israele ed era abitata da palestinesi) questi signori, in nome di non so che cosa (o meglio lo so ma preferisco non dirlo), continuano nel massacro. 23-07-2009 03:59 - murmillus
  • Bell`articolo ma perche` non chiarite che i profughi furono tali perche` le truppe arabe attaccarono Israele cercando di cancellarlo dalla faccia della terra(dichiarazioni documentate,incontrovertibili).Volevano fare un altro olocausto furono costretti a fuggire.
    Mi colpisce il finale dell`articolo...Liebermann ha ragione gli arabi stavano con i fascisti e i nazisti, e stupisce che degli antinazisti ne difendano cosi` fortemente le ragioni.
    Cercate di preentare la decisione di far vedere i nazisti con gli arabi come propaganda..ma quelli sono fatti 22-07-2009 22:56 - limeverde
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