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FUORIPAGINA
23/07/2009
  •   |   Maurizio Galvani
    Cinque milioni di giovani senza lavoro

    Il peggio non è ancora passato, nonostante le improbabili rassicurazioni che vengono date da tutte le parti. Tanto che nei 27 paesi dell’Unione europea risultano disoccupati e iscritti alle liste di collocamento - rivela l’Eurostat (l’ufficio di statistica della Ue) - ben 5 milioni di giovani di età compresa tra i 15 i i 24 anni. I paesi più colpiti sono la Spagna e l’Inghilterra, oltre a quelli che sono più recentemente entrati nella Ue con il miraggio di avere più mercato e, magari, più occupazione. É il caso della Lettonia, dove il tasso di disoccupazione giovanile è arrivato a essere del 28,2%. Il paese baltico ha già chiesto un prestito all’Fmi per uscire dalla crisi.

    Batte la Lettonia solamente la Spagna con un tasso pari al 33,6% che è il doppio di quello registrato in Europa (18,3%). La Spagna, in questo momento, ha il triste primato del più alto numero di disoccupati: a fine anno il tasso sarà del 19%. Tra il 2008- 2009, in dodici mesi, circa 789 mila giovani sono entrati nella disoccupazione nella penisola iberica, mentre in Inghilterra la cifra è pari a 850 mila unità. In Italia, invece, si è registrato in dodici mesi l’incremento più elevato rispetto a quello di altri paesi europei (+4,5%), ovvero 456 mila giovani sono senza un lavoro.

    La «ripresina» nel nostro paese potrà esserci, ma la disoccupazione continua ad allarmare tanto che lo stesso Isae (un istituto che collabora con il ministero del tesoro) non riesce a nascondere che - a fine anno - andranno persi 300 mila posti di lavoro (si comincia ad avvicinare molto al dato dei 500 mila annunciato mercoledì dal Cnel). Inoltre, sempre la Isae rivela che il tasso di disoccupazione nel nostro paese sarà al 7,9% a fine anno e al 9,3% nel 2010. Ammesso e non concesso che ci sia un recupero di ricchezza (il Pil) dello 0,2-0,4% nel corso del prossimo anno (a condizione che tutto vada nel verso giusto), questo dato in sé avrebbe poco significato se non si accompagnasse alla soluzione del grave problema della disoccupazione.


I COMMENTI:
  • E quando a vremo buttato giù Berlusconi ci penseranno Bersani e Franceschini a risolvere il problema con i loro preclari consulenti economici: Treu, Letta, Lanzillotta .. e chi più ne ha più ne metta. 24-07-2009 19:12 - Dino Angelini
  • ...e poi volete più immigrati, mettetevi d'accordo con voi stessi. 24-07-2009 18:18 - gio
  • Berlusconi ha detto che la crisi è passata e che da questo momento in poi non faremo altro che salire.
    Si in cielo,perche ci moriremo di fame.
    La crisi è finita,nella sua parte finanziaria dopo i provvedimenti che sono stati presi per i ricchi e gli industriali.
    Non è stata nemmeno affrontata nella parte economica,dato che i disoccupati crescono di giorno in giorno.
    Siamo al collasso.
    Le famiglie dei proletari,non hanno un euro e si rischia il tracollo dell'economia domestica di ogni famiglia che non ha altro che le entrate del lavoro.
    Speculatori e imprenditori,sono in salvo,con le leggi che sono state fatte da Tremonti,possono dormire tranquilli.
    Un decreto blindato,per non farlo nemmeno discutere.
    Mentre il popolo si muore di fame.
    Cosa aspettiamo a insorgere?
    Abbiamo fatto cascare governi molto migliori di questo.
    Perche non scendiamo in piazza a oltranza e rendiamo impossibile ogni funzionamento della macchina?
    Non ho paura di essere additato come il primo di questa contestazione,se tutti i disoccupati,i precari,i salariati a cui è stato abbassato il salario reale,scendano insieme a me. 24-07-2009 09:26 - mariani maurizio
  • Come ripeto ormai spesso, si deve ripensare il lavoro. Uno che fabbrica pistole o bombe, meglio che non lavori, no? per fare un esempio. Quello che serve è legare il lavoro ad una effettiva utilità sociale e individuale. Senza la mediazione NECESSARIA del prodotto che debba soddisfare, quando il prodotto inquina o serve solo ad alimentare una sciocca rincorsa allo status simbol. In una gran percentuale di casi, mantenendoci all'esempio, un'organizzazione di trasporti perfetta può sostituire l'auto privata (sempre che non si inventi il motore ad acqua). Chi costruisce auto può dare il proprio contributo nell'organizzazione. Se una vecchia si deve spostare le serve un facchino che le porti la borsa. Scusate i pensieri sempliciotti, ma dobbiamo smettere di pensare al prodotto industriale come fine e farlo tornare un mezzo utile. Teniamo presente che le scienze che studiano le esigenze umane che sono anche in relazione ai tempi, quelle che puntano al benessere, vanno incrementate. Indispensabile, secondo me, ad esempio, che a 18 anni un ragazzo uscito dalla scuola, conosca il corpo umano come uno studente di medicina che ha finito i primi tre anni. La conoscenza, intendo, non la terapia. Insomma, dobbiamo pensare, e bene. 24-07-2009 09:26 - Onofrio
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