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Stefano Milani
Più virtuosi che sapienti
In piena sessione estiva d’esami gli atenei italiani passano sotto la cattedra di Mariastella Gelmini che dà i voti con la penna rossa ripartendo i (pochi) finanziamenti ai più virtuosi. Quelli, cioè che secondo il ministro dell’Istruzione e dell’Università, con l’avallo della Crui, hanno i maggiori standard qualitativi. «Non c’è alcun intento punitivo», mette le mani avanti l’inquilina di viale Trastevere «ma solo la volontà di spronare tutti a dare il meglio, a non accontentarci di un sistema universitario che ha luci e ombre». Ora però, con questa nuova ripartizione manichea - che sembra preferire più l’aspetto economico che quello didattico - chi è nell’ombra è destinato a restarci a lungo, visto che dallo Stato non percepirà un euro per riaccendere la luce. Chi invece già produce avrà un aiuto a produrre di più. Comunque briciole da prendere dal 7% del Fondo di finanziamento ordinario, circa 525 milioni di euro. Per l’occasione la nuova Agenzia per la valutazione del sistema universitario (Anvur) valuterà la qualità di atenei ed enti di ricerca e il suo giudizio sarà determinante per distribuire una parte del Ffo a chi raggiungerà i risultati migliori. Ma non è tutto, ieri la Gelmini ha approvato anche altri tre importanti provvedimenti del cosiddetto «pacchetto università»: il taglio dei corsi inutili, i criteri di valutazione per concorsi da ricercatore e la direttiva per il varo dei concorsi 2008. Ma vediamo tutto nel dettaglio.
Criteri di valutazione
Non è semplice capire il metodo seguito dal ministero per stilare la classifica dei buoni e dei cattivi. Due agli aspetti per assegnare le risorse: qualità della ricerca e della didattica. Nel primo caso si è tenuto conto delle valutazioni del Civr in base a parametri internazionali, del numero dei ricercatori e dei docenti che hanno partecipato a progetti di ricerca italiani valutati positivamente e della capacità delle università di intercettare finanziamenti europei per la ricerca. La qualità della didattica è stata valutata invece dal Cnvsu in base «alla percentuale dei laureati che trovano lavoro a tre anni dal conseguimento della laurea, alla capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo». Oltre alla quantità di studenti che si iscrivono al secondo avendo fatto almeno i due terzi degli esami del primo anno e alla possibilità data agli studenti «di valutare attraverso un questionario la qualità della didattica e la soddisfazione per i corsi di laurea frequentati».
Promossi e bocciati
Sono gli atenei del nord a sorridere e battere cassa, alla faccia delle sedi meridionali che, a parte qualche eccezione, rimangono relegate in fondo alla graduatoria. Svetta Trento (che ottiene 6 milioni di euro in più), perché pur essendo un piccolo ateneo, è riuscito meglio di ogni altro a intercettare, attraverso propri progetti, i finanziamenti europei. Seguono i politecnici di Milano e Torino che hanno brillato in particolare su didattica, ricerca, capacità di autofinanziarsi, buone valutazioni degli studenti, processi formativi positivi (numero di docenti adeguato in rapporto al numero degli studenti), presenza di molti progetti assegnati dal Programma Nazionale di Ricerca. Diversi anche gli atenei del centro-sud sopra l’asticella ministeriale (Roma Tor Vergata, l’Università di Chieti e Pescara, l’Università della Calabria, l’Università Politecnica delle Marche, l’Ateneo della Tuscia, il Politecnico di Bari e l’Università del Sannio di Benevento), ma la maggiorparte (24 su 27) non superano l’esame. E ci sono anche vittime illustri, come i due atenei della Capitale (La Sapienza e Roma Tre) e le università napoletane (Parthenope, prima e seconda università, Orientale). Maglia nera, a pari demerito (-3% di finanziamenti ricevuti in base ai nuovi criteri), Messina, Palermo, Foggia e Macerata. L’erogazione dei finanziamenti del 7% alle Università di Trieste, Firenze e Siena è, invece, stata sospesa in attesa della presentazione di un piano finanziario di risanamento dei bilanci che attualmente risultano in rosso.
Regole nuove per i concorsi
Il Dm 180, legge 1/09 prevedeva l’introduzione di nuovi criteri di valutazione nei concorsi da ricercatore: questi criteri sono ora contenuti in uno dei decreti ministeriale presentato ieri dal ministro Gelmini. In particolare nel decreto ministeriale si segnala come indicazione che ogni titolo scientifico «sia valutato separatamente e specificamente, per evitare giudizi sommari e approssimativi». Si dovrebbero, in questo modo, ridurre i margini di arbitrio delle commissioni. Ancora, sono stati sbloccati i 1800 concorsi e date nuove regole per il reclutamento. Viene inoltre richiesto, per i settori scientifici, il ricorso a valutazioni di indici oggettivi e a sistemi di valutazione internazionali, (il Peer review). «In questo modo, si dovrebbero ridurre i margini di arbitrio delle commissioni». Per quanto riguarda il reclutamento dei professori universitari, le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accade ora, da quattro professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da un solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando.
Sforbiciata ai «corsi inutili»
Forbici in mano la Gelmini ha inviato alle Università una nota in cui sono contenute una serie di misure per eliminare i corsi di laurea «inutili» quelli, ad esempio, con pochi studenti. Già uno su cinque è saltato (i corsi di specializzazione di medicina, ad esempio, sono passati da 1600 a 1200) e altri, promettono dal ministero, salteranno presto. «Il nostro Paese - ha detto - ha il dovere di sostenere i sacrifici che fanno le famiglie per mantenere i figli all’Università. Servono più residenze, più campus, prestiti d’onore e borse di studio». Giusto, tutte cose lodevoli che un ministro degno di questo nome dovrebbe non solo sempre annunciare, ma qualche volta anche realizzare.
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Solo a quelle persone che si distingueranno come geni o grandi risparmiatori.
Tra i professori,si stanno facendo prove di sopravvivenza.
Far durare un gesso almeno tre giorni.
Srivere sempre più piccolo sui quaderni, così aumenta lo spazio.
Organizzare la colazione in classe,da maestri e alunni che si improvvisano pizzaiuoli.
Riempire un secchio di acqua al lato della tazza del cesso,così invece di adoperare la costosa carta igienica ci laviamo il culo.
La germini ha dato delle indicazioni sul da fare.
Una importante è quella di portare i rifiuti riciclati di legno,per alimentare le caldaie della scuola.
Così aiutiamo anche il ministro dell'ambiente a risolvere i suoi problemi.
Le scuole professionali potrebbero autofinanziarsi,con la produzione di prodotti da vendere al mercato.
Tutto questo sacrificio lo si deve per mandare avanti l'istruzione in Italia.
Se pòi non ce la facciamo,non importa,i ragazzi invece di andare a scuola a riscaldare le sedie,se ne stanno a casa a giocare o spacciare.
Tanto nella nuova società,proggettata da Berlusconi e soci,non servono tanti cervelli.
Basta il suo! 25-07-2009 08:36 - mariani maurizio