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FUORIPAGINA
25/07/2009
  •   |   Andrea Pira
    Più soldati, meno cooperazione

    Calano i fondi per i programmi di aiuto allo sviluppo. Un trend globale denunciato dalle Nazioni unite in un rapporto pubblicato martedì, che in Italia trova conferma nell’approfondita analisi realizzata da Intersos e dalle altre organizzazioni che compongono Link 2007, la rete di Ong italiane attive nelle aree di crisi. Un calo che nel nostro paese ha conseguenze non solo quantitative, ma anche qualitative.
    Si assiste infatti a una crescente «militarizzazione» delle attività di cooperazione. Questo mentre si aspetta il via libera del Senato alla proposta di 4 mesi della partecipazione italiana alle missioni internazionali, già approvata giovedì dalle Commissioni riunite Difesa ed Esteri della Camera. Nel quadriennio 2006-2009 lo Stato ha speso 4346 milioni di euro per finanziare il personale militare impegnato nelle missioni all’estero.
    Alle attività di cooperazione allo sviluppo sono andati invece 2406 milioni. Ma è la differenza tra i fondi stanziati nel 2008 e quelli previsti per il 2009 a evidenziare la scelta del nostro paese. Per il 2009 alla cooperazione andranno 411 milioni di euro, la metà rispetto agli 826 milioni stanziati nel 2008. Le spese per le missioni militari vedono invece aumentare i finanziamenti che passano dai 1030 milioni del 2008 ai 1400 milioni di quest’anno.
    L’Italia si attesterebbe al quindicesimo posto tra i paesi dell’Unione europea per gli aiuti allo sviluppo, ma terza per le truppe schierate nelle missioni all’estero, preceduta solo da Regno unito e Francia.
    Un fenomeno che non riguarda solo l’Italia. L’Onu ha incassato meno della metà dei 9,5 miliardi di dollari che sarebbero serviti per finanziare progetti di aiuto nelle aree di crisi. All’appello mancano ancora 4,8 miliardi di dollari. Difficoltà economiche alle quali si aggiunge un aumento delle persone bisognose di aiuto, passate dai 28 milioni dell’anno scorso ai 44 milioni del 2009. Uno stato d’emergenza dovuto alla crisi economica che ha aggravato situazioni già precarie: dalla Repubblica Democratica del Congo, al Sudan; dal Pakistan all’Afghanistan, paese quest’ultimo sul quale l’attenzione è sempre alta.
    L’Onu denuncia la mancanza del 32% dei fondi destinati ai progetti del Humanitarian Action Plan (HAP) in Afghanistan. La stima di 604 milioni prevista a febbraio per finanziare l’HAP è salita a 666 milioni, ma ad oggi sono stati donati 452 milioni e di questi solo 4,1 sono andati alle organizzazioni non governative. «Le Ong sono attori critici in Afghanistan» spiega Laurent Sailard, direttore della rete di Ong ACBAR, preoccupato per le ripercussioni che la mancanza di fondi potrà avere sui progetti in corso.
    Preoccupazioni condivise in Italia da Link 2007. Le proiezioni per i fondi 2009 destinati alla missione in Afghanistan prevedono infatti 65,3 milioni di euro per la cooperazione allo sviluppo contro i 455 milioni che l’Italia impiegherà per finanziare la missione militare.
    Ad essere sotto accusa non è la missione in quanto tale, per altro legittimata dall’Onu, ma «le crescenti ambiguità e confusioni tra l’azione civile e quella militare e i tentativi di quest’ultima di sostituirsi subdolamente e strumentalmente alla prima». Una confusione tale che ad Herat, sede del commando italiano in Afghanistan, “cooperazione italiana” è sinonimo delle attività dei militari nei team di ricostruzione della Nato, mentre vengono dimenticate le realtà civili che puntano ai bisogni della popolazione e ai processi di ricostruzione anche sociale del paese.
    Lettera 22


I COMMENTI:
  • Tutto sommato è meglio avere lì un bel po' di militari. Come la polizia, l'esercito è sempre stato un covo di fascisti. Se rimangono a 6.000 km da qui a farsi ammazzare dagli afghani, che in passato hanno dato filo da torcere a tutti gli eserciti di occupazione, la democrazia in Italia non può che trarne giovamento. Ve li immaginate i parà della folgore a cui la lezione di El Alamein non sembra stata sufficiente, tutti a casa con le mani in mano? Megli tenerli occupati lontano, piuttosto che pronti a dar manforte alle SSs 27-07-2009 13:51 - Stefano
  • Meno soldati e+ cooperazione? in linea di principio sì.
    ma quale cooperazione? quella affidata alle ong che fanno la cresta sui fondi dei progetti? quelle che sottopagano il personale? quelle che on pagano i contributi inps? quelle che predicano bene e razzolano male? 26-07-2009 19:47 - Maria
  • fate tornare i soldati italiani
    le le guerre non servono,bisogna lasciare alle popolazioni ai loro territori, alle loro abitudini x cercare la loro democrazia , è una questione loro,e loro vedono la nostra presenza come ingerenza e colonialismo,e vedono le loro ricchezze in pericolo, propongo di essere veramente democratici e uscire di scena e lasciare sul territorio le organizzazioni veramente umanirarie e non quelle che prurtroppo che orbitano nelle lobby, se democrazia deve esserci la devono cercare da solo e la popolazione sara capace anche di debellare i talebani, restini sul campo i medici e gli ospedali per la cura e per il resto dobbiamo avere fiducia. 26-07-2009 12:19 - teresa
  • I stati imperialisti,hanno deciso di usare la forza anziche la carota.
    Obama,ha deluso ogni aspettativa,si è anche lui messo in linea con le politiche più reazionarie del fronte imperiale.
    Le forze del male,hanno vinto e dominano con l'arbitrio e la violenza.
    Il nostro ministro ,ex fascista,si è messo al servizio di strategie di guerra e aiuta in modo attivo, alle aggressioni del popolo afgano.
    Più elicotteri,più uomini,più carrarmati per la guerra di pace.
    Nonostante tutto questo schieramento di forze aggessive, i talebani stanno conquistando sempre più pezzi di territorio e diventano per le popolazioni locali i liberatori che lottano contro gli imperialisti.
    Noi siamo gli imperialisti e cominciamo a essere odiati dalle popolazioni.
    Non andiamo più con le boccette di acqua e con i giocattoli per i bambini.
    Adesso a quei bambini gli scarichiamo addosso le nostre mitragliatrici.
    I soldati italiani,ora assomigliano ai soldati che invasero il Vietnam.
    Assomigliano alle armate di Hitler.
    Sembrano i militari che stavano con Pinochet.
    Una bruttisssima immagine del nostro esercito.
    Mi dispiace,che il mio paese,che ha una costituzione antimilitarista che ha abolito la guerra come aggessione a un altro popolo,sia ridotta da un parlamento anticostituzionale a gendarme del mondo.
    Mi vergogno di essere un italiano,se essere italiano vuole dire essere dalla parte dell'ingiustizia e dell'arbitrio. 26-07-2009 10:27 - mariani maurizio
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