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Alessandra Fava
Un parcheggio nel parco
«Un giardino storico è una composizione architettonica e vegetale che dal punto di vista storico o artistico presenta un interesse pubblico. Come tale è considerato come un monumento»: inizia così la Carta per la salvaguardia dei giardini storici, scritta a Firenze nel 1981 dal comitato internazionale dei giardini storici Icomos-Ifla. Sembra sia proprio il caso di un parco genovese, quello dell’Acquasola realizzato dall’architetto Barabino nel 1825 e osannato per le fontane, le rose, gli zampilli e le ottime frequentazioni da Henri Stendhal, Charles Dickens, Gustave Flaubert piuttosto che Mark Twain. E invece da oggi spadroneggiano le ruspe grazie al via libera di Comune, Provincia e Regione Liguria e al respingimento dell’ennesimo ricorso venerdì scorso da parte del Tar.
I costruttori, la Sistema parcheggi srl, con una campagna di disinformazione ottimamente orchestrata ha raccontato che gli alberi saranno per lo più prelevati e ripiantumati, che si tratta di un’operazione di bonifica e miglioramento del verde con 70 alberi nuovi di zecca e che i lavori dureranno solo 3 anni. Su un cartellone posto accanto alla rete del cantiere si legge anche che «i lavori interesseranno solo 1/5 del parco» quando l’area occupata in questi giorni ne ha sottratto almeno due terzi ma il consigliere di Sistema parcheggi ha spiegato che «il cantiere non s’allargherà e servono spazi per muoversi e lavorare». Inoltre finiti i lavori del parcheggio sotterraneo che prevede 482 posti auto di cui 141 box privati, mamme e bambini respireranno i fumi delle auto perché nel centro del parco ci sarà una colonna per l’areazione.
Il colmo della beffa è che lo scempio si realizza grazie a fondi regionali. La giunta con una delibera apposita, infatti, ha stanziato ai costruttori un contributo di 2,65 milioni di euro nell’ottobre del 2007, rinnovando per altro un altro fondo di 2,69 milioni di euro concessi il 27 dicembre 2002 e scaduto nel dicembre del 2004, anche se ieri il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando (Pd) ha detto ai giornali che «sia nel caso dell’Acquasola come negli altri casi la scelta di dove e come costruire i parcheggi è di esclusiva competenza comunale», cercando di mascherare il proprio avvallo.
Tutto ebbe inizio quando nell’87 la giunta di Cesare Campart decise che andavano fatti 7 parcheggi in diverse zone della città e l’anno dopo scelse Acquasola, piazza della Vittoria, piazza Paolo da Novi, piazza Palermo, Santa Maria dei servi e piazzale Kennedy. Alla fine senza nessun bando di gara l’amministrazione stabilì nel ’90 che si poteva fare il parcheggio di piazza della Vittoria. La scelta dell’azienda concessionaria venne pilotata dall’allora assessore alle strade Giovanni Bagnara, poi condannato insieme ad alcuni imprenditori in primo grado negli anni ’90, in appello nel 2001 con l’accusa di aver intascato delle mazzette da Ansaldo e Assopark riuniti allora nella Sistema parcheggi srl. Sentenza confermata anche dalla Corte dei conti nel 2006. Purtroppo quando s’arrivò alla condanna in penale il parcheggio di piazza della Vittoria era già stato fatto e i costruttori lamentavano di non essere riusciti a realizzare tutti i parcheggi previsti per cui chiedevano 7 milioni di danni all’amministrazione. Si aprì così un filone giudiziario che vide il Comune vincere su tutta la linea sino alla Cassazione. Quindi la storia poteva finire lì. Invece nel 2002 il sindaco Giuseppe Pericu fece una transazione e decise che per pareggiare i conti tra quei 7 milioni e 3 milioni di euro dovuti dalla concessionaria al Comune, andava fatto un parcheggio all’Acquasola purché l’azienda non rivendicasse poi altri diritti e il consiglio comunale avvallò la decisione il 31 dicembre 2002. «È come se io ti dicessi t’imbianco una parete e in cambio tu gli dessi la villa – spiega l’avvocato Vincenzo Lagomarsino dei Verdi – la vicenda desta quantomeno perplessità visto che fu un accordo transativo dopo una completa vittoria giudiziaria in favore del Comune».
Così anche la Provincia che nel 2003 aveva dato parere negativo, ad ottobre dello stesso anno approvò una modifica del piano territoriale di coordinamento per cui il parcheggio diventava una riqualificazione territoriale e ad agosto 2004 disse sì al parcheggio. A gennaio del 2004 era arrivato anche il via libera della soprintendenza ai beni archeologici nonostante si ammettesse che lì sotto ci sono «riporti maceriosi ottocenteschi» e possibili resti romani e medievali, forse persino una necropoli preromana e a giugno 2004 anche la soprintendenza ai beni paesaggistici e la circoscrizione centro-est dettero l’ok. Il 4 agosto del 2004 con ottimo tempismo l’assessore al traffico della giunta Pericu, Arcangelo Merella presenta il progetto alla stampa che il consiglio comunale approva a settembre. Dei 123 alberi tra platani, cedri e lecci, viene spiegato che 49 saranno trasferiti per essere poi riportati qui alla fine dei lavori. 52 abbattuti perché sarebbero malati e 22 abbattuti tout court per riportare, si spiega, il giardino all’antico impianto con 70 alberi nuovi di zecca. Per collegare il parcheggio con lo shopping in via San Vincenzo salta anche fuori che i negozianti sono pronti a mettere 250 mila euro per costruire un ascensore.
A settembre 2004 iniziano le prime manifestazioni di un comitato nato dal basso con associazioni di vario tipo, ambientalisti, cittadini di ogni risma e all’inizio anche i centri sociali. Tra i primi successi raccolgono 3500 firme. Poi tentano le vie legali. Il primo ricorso al Tar ligure viene presentato da Legambiente e Italia Nostra con gli avvocati Carlo e Raniero Raggi che fanno presente che il Puc prevede parcheggi solo se funzionali al parco e così ottiene la vittoria a novembre dello scorso anno. Ma l’impresa ricorre alla Corte dei conti che il 16 giugno le dà ragione. Intanto alcuni cittadini che non vogliono il parcheggio sono ricorsi singolarmente al Tar con l’avvocato Mattia Crucioli chiedendo la sospensione dei lavori anche in virtù delle antiche mazzette, ma la richiesta è stato respinta venerdì scorso, guarda caso proprio in tempo affinché gli imprenditori catturino i finanziamenti regionali esigibili entro il 16 ottobre prossimo. Lo scandalo è che nonostante il sindaco Marta Vincenzi nelle scorse settimane abbia manifestato la sua contrarietà al parcheggio, alla vigilia dell’udienza al Tar per l’ultimo ricorso si è scoperto che l’avvocatura del Comune ha presentato una memoria contro chi protesta.
E così il sindaco Vincenzi e il vicesindaco Paolo Pissarello hanno replicato che non ne sapevano niente ed è stato un gesto autonomo, automatico, dei loro uffici e a quel punto il Comitato è partito con un corteo spontaneo per la città denunciando «Burlando e Vincenzi e il partito dei cementificatori». Scoperte tutte le carte oggi il Comitato è a terra. «Sino a ieri eravamo convinti che il parcheggio non si sarebbe mai fatto e invece il Tar ha dato l’ultimo via libera – spiega l’avvocato Roberto Faure – Basta menzogne, bisogna che il Comune revochi la concessione. Il sindaco dovrebbe smettere di mentire». La tesi che gira in Comune è che da questa situazione non si riesce a uscire perché se non si fa il parcheggio bisogna pagare una pesante penale all’azienda. «La penale non esiste e il danno neppure perché la Sistema parcheggi srl è stata costituita per questo e non ha fatto niente in questi anni – ribadisce Faure - Se il sindaco come dice ai giornalisti è contro il parcheggio dovrebbe convocare il consiglio comunale e chiedere ai consiglieri la revoca della concessione pena le sue dimissioni».
Atteggiamento che ha un predecessore, di tutt’altro colore politico: il presidente del municipio del centro genovese, Aldo Siri di An che non si perde un’assemblea en plein air. «La concessione e l’atto di convenzione nascono da atto di corruzione che nessuno potrà contestare perché è stato accertato dalla giustizia penale – dice l’avvocato Lagomarsino – è una fortuna rara avere sentenze in giudicato. Anche se negli ultimi gradi i reati furono alleggeriti e la corruzione è diventata concussione e l’abuso è stato sfumato, si è accertato che Bagnara prese 150 milioni metà per se e metà per la Dc infatti fu condannato al pagamento 400 mila euro all’amministrazione comunale per danno economico e all’immagine. Invece l’attuale amministrazione ha continuato a dar corso all’iter mentre avrebbe potuto sottolineare che l’accordo è frutto di un reato». Vincenzi ha commentato che «non si può avvicinare questa giunta a quella di pentapartito degli anni Ottanta, né pensare che in questa vicenda ci siano corrotti e corruttori». Anche Andrea Agostini di Legambiente però fa presente che persino il sindaco di Roma Alemanno ha trovato il modo per evitare un parking al Pincio. Il prossimo appuntamento è in consiglio comunale martedì prossimo. Intanto l’unica cosa che resta è un ricorso sul merito in autunno. Ma si rischia che intanto del parco sia rimasto ben poco.
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