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FUORIPAGINA
27/07/2009
  •   |   Manuela Cartosio
    In Cina linciato manager licenziatore

    Il governo della provincia di Jilin ha bloccato la privatizzazione dell’acciaieria di Tonghua. «Per impedire che la situazione si aggravi», scrive l’agenzia Nuova Cina. Venerdì scorso l’acciaieria è stata teatro di una rivolta operaia culminata con l’uccisione di un manager. Un fatto inedito e clamorso anche per gli standard della Cina, abituata alle proteste sociali violente.
    La vittima, Chen Guojun, era un top manager della Janglong Steel, la compagnia siderurgica privata che doveva assorbire il vecchio impianto di Tonghua. Con la fusione il numero degli occupati alla Tonghua sarebbe crollato da 30 mila a 5 mila. Appena arrivato da Pechino, Chen Guojun ha trovato ad aspettarlo migliaia di lavoratori inferociti. Prima hanno circordato la sua auto, poi l’hanno inseguito dentro la fabbrica. Il manager è stato preso a pugni e a bastonate, quindi scaraventato giù da una scala e lì lasciato morire. Lanciando sassi e mattoni, facendo muro con i loro corpi, gli operai hanno impedito per ore che un’ambulanza e la polizia entrassero nell’acciaieria. Nei disordini si contano un centinaio di feriti, non si sa quanti tra i lavoratori e quanti tra i poliziotti. E’ stata aperta un’inchiesta ma, stando all’agenzia ufficiale, non sono stati effettuati arresti.
    Jiling, Heilongjiang e Liaoning sono le tre province del Nord Est dove, ancora vivente Mao, era stata concentrata l’industria pesante cinese, allora per intero pubblica. Adesso, mutuando la definizione dagli Usa, quella zona è diventata la rust belt, la cintura della ruggine. La Cina è il primo produttore (e il primo importatore) di acciaio. Ma da un pezzo ha smesso di produrlo nei mega-impianti del Nord Est, obsoleti sia sotto il profilo tecnologico che proprietario. L’acciaio di Stato garantiva un posto di lavoro dalla culla alla tomba e una pensione - modesta, ma allora sufficiente - per la vecchiaia. Nel Nord Est era il perno economico e sociale di intere città. Le industrie pubbliche del ferro, oltre a occupare milioni di persone, gestivano scuole, ospedali, asili. Servizi gratuiti spariti ovunque in Cina. Ma nelle province del Nord Est, dimenticate dalla modernizzazione, è sparito anche il lavoro. La chiusura degli impianti in alcune zone ha fatto schizzare il tasso di disoccupazione al 40%. Quelli che non sono stati chiusi, sono stati rilevati e fusi con imprese private. Ovunque le fusioni hanno provocato drastici tagli del personale. Per evitare che ciò succedesse, gli operai di Tonghua si sono ribellati. Il sequestro dei manager, da qualche mese di moda in Francia, in Cina è una pratica piuttosto consolidata. Che si sappia, però, è la prima volta che il sequestro è degenerato in un omicidio, in un linciaggio a furor di popolo. Stando all’Information Centre for Human Rights and Democracy, che da Hong Kong monitora le proteste in Cina, l’ira degli operai sarebbe stata moltiplicata dalla scoperta che il manager Chen l’anno scorso aveva guadagnato 3 milioni di yuan (circa 440 mila dollari). Un pensionato dell’acciaieria di Tonghua prende 200 yuan al mese. Un licenziato neppure quelli.
    Resta tutto da indagare il ruolo delle autorità locali nell’accaduto. I governanti delle province non vedono di buon occhio la chiusura o la privatizzazione delle vecchie aziende di Stato, caldeggiate da Pechino. Per loro è una perdita secca di potere e di gettito fiscale, appesantita dal ritrovarsi migliaia di disoccupati per strada.
    L’enorme divario tra ricchi e poveri, prevedono alcuni, sarà il tallone d’Achille della Cina. Vedremo. Per ora, il caso di Tonghua incrina lo stereotipo della «società armoniosa» e rimanda l’immagine di un paese dove ammazzare un manager è l’unica forma di lotta di classe contemplata.


I COMMENTI:
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  • per Graziano

    sul piano puramente pratico la prossima volta i capitalisti rossi cinesi non andranno più da soli in una fabbrica prossima alla chiusura per parlare con i licenziandi: lo faranno con lettera e ci manderanno la polizia, magari le guardie rosse se esistono ancora.

    In questo possono imparare dai loro colleghi italiani.

    Quello che volevo sottolineare e' la modalità con cui questo uomo e' stato assassinato: lasciato morire lentamente dissanguato.

    E tutti i commenti "tolleranti" sono incentrati sulle motivazioni: attenzione, perche' e' una logica che puo' giustificare tutto.

    Peraltro forse un episodio simile, con le modalità che dicevo, poteva accadere solo in Cina: un paese dove la pena di morte viene applicata a più non posso, dove la vita umana ha valore vicino allo zero e dove (sembra una contraddizione, ma non lo e') subito il regime ha sospeso la fusione e guarda caso non si parla di arresto degli assassini, cioe' non ci sono valori nemmeno in una logica di regime: solo la legge del più forte.

    E la Cina si definisce ancora comunista !?

    Per quanto riguarda la guerra in Kossovo, non capisco cosa ti faccia pensare che io ne sia stato un sostenitore. 29-07-2009 17:32 - aiace
  • Si sa che con le buone maniere si ottiene tutto,no?la miseria o le prospettive di miseria hanno spesso generato questo tipo di reazioni.
    chissà,al di là delle ipocrisie, se i padroni,i manager o chi per loro sapessero di incorrere in questi "inconvenienti" ci penserebbero dieci volte ad accorpare e licenziare.Ho come il sospetto che si ingegnerebbero a trovare soluzioni alternative.Si sa,la necessità aguzza l'ingegno...
    Molto significativo che questo episodio sia avvenuto in Cina,e che non ci sia stato un arresto e la fusione dell'industria sia stata annullata.
    aiace,ma a te chi ti ha detto che la sinistra sia necessariamente non-violenta?ti sei imbevuto il cervello con le chiacchere opportunistiche dei parlamentari italiani?
    Ti ricordo la guerra "umanitaria" in Kossovo di mister baffino,ma magari lì eri muto e non avevi niente da obbiettare...
    Non è nazista lasciare che migliaia di persone vengano buttate alla fame?
    Noo,per carità...gli si da una grande opportunità per cambiare vita!
    E poi...che cacchio significa "legalmente sbagliato"?!Ovvio che lo sia,ma il punto non è questo,o no? 29-07-2009 10:59 - graziano
  • mi reinserisco nella discussione e con particolare riferimento alla accettabilità morale di quel gesto. E'chiaro che la "comprensione" morale qui non si traduce con il gioire per la l'assassinio di un uomo; il concetto che si é voluto, a mio avviso, evidenziare, é che la gestione "disinvolta" delle imprese , e quindi delle persone, genera inevitabilmente queste derive. 28-07-2009 21:26 - GIACOMO
  • a tutti coloro che ritengono MORALMENTE comprensibile questo episodio

    qui non si tratta di un omicidio diciamo cosi' "incidentale" nel corso di un tumulto

    qui un UOMO e' stato deliberatamente lasciato morire lentamente (per quanto tempo? mezzora, un' ora, due ore?) e non da un singolo o da un gruppo, ma da una moltitudine

    provate ad immaginare la scena

    e dopo averla immaginata provate a guardarvi nello specchio o meglio ancora provate a guardare una persona a voi cara, se l'avete 28-07-2009 19:43 - aiace
  • "l'omicidio a bastonate, che hanno commesso gli oper* cinesi, è legalmente sbagliato e non condivisibile, ma MORALMENTE COMPRENSIBILE." (Claudio)

    "e poi condanniamo i nazisti!! e qualcuno di sinistra parla di non-violenza 28-07-2009 09:42" - aiace

    Cara aiace, sicuramente ciò che ha scritto Claudio è discutibile. In ogni caso ti chiedo: credi veramente che il sistema che permette a un uomo solo di guadagnare quanto altri 1250 uomini (250.000 yuan del manager contro i 200 dell'operaio) lasciando molte persone a morire di fame sia piú MORALMENTE COMPRENSIBILE? O forse è il fatto che quelle morti avvengano lontano dai riflettori che le rendono meno importanti? 28-07-2009 18:09 - green69
  • In Cina quando i padroni si comportano male gli operai li odiano e li combattono. In Italia, invece, grazie alle TV di papi il padrone è amato e onorato. Che brutto paese è l'Italia. In Francia i dirigenti sono odiati anche li, da noi amati, amatissimi. 28-07-2009 17:00 - Orazio
  • Quello che é successo in Cina é, secondo me, un " assaggio" di cio' che avverrà anche qui da noi in Europa tra non molto.
    Condivido quello che qualcuno ha detto, che é inconcepibile legalmente ma moralmente é del tutto comprensibile! 28-07-2009 16:33 - GIACOMO
  • in cina si sta avverando il contrario esatto dell'anarchia perfetta e del regno della libertà individuale che marx collocava dopo il periodo della dittatura del proletariato e come sue unico fine. in cina gli operai sono gli schiavi ingranaggi di un capitalismo di stato, un moloch mostruoso, la vorano come le api operaie per i fuchi sacerdoti del falso idealismo comunista.
    il lavoro è il loro moloch, il loro idolo...ma ti prego, meglio spararsi... 28-07-2009 15:43 - li.deste
  • Io credo che quello che è successo in Cina sia solo un'avvisaglia di quello che ci aspetta da qui in avanti a livello sociale, in tutto il mondo (noi compresi)...il modello neo-liberale e capitalista a clamorosamente fallito, perciò il crollo sarà drammatico quanto quello dei sistemi comunisti, con la differenza che nessuno dei "grandi" della terra lo vuole ancora ammettere, peggiorando sempre di più la situazione. La situazione in Cina, che si era aperta a sistemi capitalistici, come dice Maurizio, ha solamente aperto la strada! 28-07-2009 15:09 - Mauro Pigozzi
  • se i dirigenti avessero sempre questo timore sul collo farebbero le cose anche con il cuore e non solo con il portafoglio

    avanti popolo alla riscossa!!! 28-07-2009 14:33 - gamerio
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