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Cinzia Gubbini
Un'Italia costruita con finto cemento
Scuole, ponti autostrade. Tutte finte, a rischio crollo, strutture di cartapesta. Costruite con cemento taroccato, mischiato a sabbia. Per risparmiare. E a risparmiare è la criminalità organizzata, proprietaria della maggior parte delle imprese di produzione del calcestruzzo del Belpaese. Sono decine le inchieste delle procure italiane sul cemento depotenziato. Oggi Legambiente ha presentato un rapporto che mette in fila tutte le opere che, finora, sono risultate costruite con il finto cemento. L'associazione ambientalista ha messo in piedi un Osservatorio nazionale. I dati raccolti fanno paura. Perché l'eventualità che le strutture nel mirino delle procure vadano in briciole non è una mera possibilità: è già accaduto. 3 dicembre 2007. Sulla statale Ionica 106 viene giù una galleria in costruzione a Palizzi. E' di ieri la notizia che la procura di Agrigento ha ordinato la chiusura dell'ospedale San Giovanni di Dio: venti anni per costruirlo, 40 milioni di euro spesi e ora vien fuori che quei muri potrebbero crollare. Entro trenta giorni dovranno essere trasferiti tutti i 250 pazienti. "Che il crimine organizzato abbia di fatto una specie di monopolio nel mercato del calcestruzzo – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri - è un dato incontrovertibile. Basti pensare a ciò che accade in provincia di Trapani dove lo Stato, oggi, detiene il 90% delle imprese di produzione di calcestruzzo sequestrate o confiscate a esponenti della malavita, che fino a qualche settimana fa hanno fornito la materia prima per tutte le opere di quella zona. Secondo quanto emerge da un’indagine della Questura di Trapani – ha aggiunto Venneri - il quartier generale di Cosa Nostra sarebbe stato proprio nella sede della Calcestruzzi Mazara S.p.a, un’impresa della famiglia Agate, alleata di Matteo Messina Denaro".
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1) eliminare la prescrizione per tutti i reati in cui ci sia la semplice denunzia di chi si dichiari danneggiato da un evento delittuoso; 2)severissime e certe pene per il direttore dei lavori, il collaudatore e chiunque ostacoli il collaudo;
3)come pena pecuniaria aggiuntiva, abbattimento e rifacimento delle opere a cura e a spese del direttore dei lavori, del collaudatore e di chiunque abbia ostacolato il regolare collaudo con azioni imprescrittibili anche nei confronti dei loro eredi per la parte dei patrimoni ereditati o oggetto di donazioni;
4) Qualsiasi Autorità pubblica che venga a conoscenza della inesistenza o dell'irregolare effettuazione di collaudo è tenuta a denunziare il fatto al Procuratore della Repubblica competente per i provvedimenti del caso. 01-08-2009 10:27 - Antonio
Semmai il problema, generale, come constatato anche in Abruzzo, è la quantità di sabbia rispetto al cemento ma soprattutto la qualità del cemento e la qualità e quantità del ferro utilizzato per le armature. Un cemento ed un ferro di migliore qualità ha un costo più alto, sporattutto se utilizzato in grandi quantità come per le grandi opere ed è qui che stanno le differenze di guadagno, non sulla sabbia.
Un'affermazione come "Costruite con cemento taroccato, mischiato a sabbia" ingenera, in chi non è esperto di costruzioni, l'idea che la sabbia nel cemento non ci debba essere, mentre il problema, la "cosa" da osservare attentamente è un'altra. 30-07-2009 09:33 - francesco