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FUORIPAGINA
31/07/2009
  •   |   Andrea Fabozzi
    E ora, la scossa? Grane dalemiane

    Oggi pomeriggio arriva in città, all'hotel Sheraton. Fa tappa a Bari nel suo tour di sostegno alla candidatura di Bersani alla guida del Pd. Massimo D'Alema, a Bari, oggi. Ieri la procura ha battuto un altro colpo dell'eterna inchiesta sulla sanità pugliese. Ma ha colpito ancora a sinistra. Una «scossa», questa, che rischia di essere più forte di quella che ha il suo epicentro in Patrizia D'Addario, la «scossa» che sta impensierendo Berlusconi e che D'Alema aveva previsto. E ora si aspetta di sentire lui, l'antico deputato di Gallipoli che ultimamente è stato il riferimento del politico più inguaiato in questa vicenda giudiziaria. Quell'Alberto Tedesco che indagato dalla procura di Bari si è dimesso da assessore alla sanità della giunta Vendola per essere però promosso senatore al posto di un altro dalemiano, Paolo De Castro, passato al parlamento europeo.
    D'Alema a Bari ha un altro problema da risolvere. Si chiama Michele Emiliano, il sindaco che gli è stato vicino ma che adesso ha deciso di approfittare delle avances di Franceschini per candidarsi alla guida del Pd regionale. Bersani, e cioè D'Alema, non lo vuole. Perché Bersani, cioè D'Alema, va battendo da settimane sull'incompatibilità e sul no ai doppi incarichi. Sindaco e segretario regionale, non si può. «Prego che D'Alema faccia la scelta giusta», ha detto ieri Emiliano prima di chiudersi in un silenzio giustificato dalla preoccupazione per il blitz dei magistrati baresi che ha coinvolto anche la sua lista. Lui ex magistrato in prima fila nelle battaglie legalitarie. Ma D'Alema ha fatto un'altra scelta e stamattina la comunicherà in una riunione a Bari prima del comizio. Il termine per le candidature scade oggi. «Noi restiamo fermi sulla decisione di non consentire doppi incarichi», spiega il senatore Nicola Latorre. Il prescelto dai dalemiani è Enzo Lavarra. Che deve solo convincersi all'impresa impossibile di sfidare Emiliano.
    La mossa di ieri della procura di Bari è meglio di un regalo di compleanno per i berlusconiani, per il resto preoccupati dalla prima uscita pubblica della grande accusatrice D'Addario (stasera, in una discoteca di Parigi). «Adesso cominciamo a capire meglio perché D'Alema ha concentrato il fuoco contro Berlusconi, a partire dal famoso discorso sulla scossa» gioisce il capogruppo Pdl alla camera Cicchitto. «Adesso il gruppo Repubblica-L'Espresso ha molto da scrivere, per esempio sul modo in cui sono state fatte la candidature del Pd per l'Europarlamento e il senato» gongola anche il presidente dei senatori Gasparri, alludendo chiaramente alla promozione di Tedesco. Il quale risponde: «Da sei mesi, cioè dal 6 febbraio giorno in cui mi sono dimesso dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, aspetto che mi si contesti qualcosa o che almeno mi si chiedano chiarimenti su aspetti non chiari. Non sono mai stato sentito dai magistrati né dalla polizia giudiziaria».
    La paura del Pd è che l'azione della magistratura sia volta a bilanciare il clamore dell'inchiesta sulle escort (nella quale Berlusconi è coinvolto ma non indagato). «Spero proprio che i provvedimenti di ieri siano giustificati, altrimenti si tratterebbe di una cosa molto grave», dice il senatore La Torre. Dà voce alle preoccupazioni l'ex magistrato Alberto Maritati, sottosegretario alla giustizia nel governo Prodi e ora tra i sostenitori in Puglia di Bersani. «È il momento di pretendere tempi certi dalla procura di Bari. Non si può restare dei mesi in balia di indiscrezioni. Io non escludo che ci possono essere stati corrotti o corruttori anche tra i miei compagni di partito. Non escludo niente, anzi ho il terrore che si scopra una questione morale nella sinistra pugliese. Ma voglio sapere almeno quali sono le accuse precise».
    Nel frattempo si scatena Antonio Di Pietro per il quale le perquisizioni di ieri «dimostrano che i corruttori non hanno colore politico e che abbiamo fatto bene due anni fa a non entrare nella giunta Vendola perché ritenevamo fosse a rischio coinvolgimento tra pubblico e affare privato». «Se ha fatto in questo modo il magistrato per tanti anni vuol dire che l'ha fatto molto male» replica Maritati ricordando che si tratta solo e ancora dei primi atti di indagine. «C'è qualcuno che ha troppa fretta di emanare sentenze» è il commento del governatore Nichi Vendola. Che si mostra tranquillo: «I reati vengono commessi dalle persone, vanno accertati e perseguiti ed è un fatto positivo che sulla base della documentazione acquisita si possa verificare un'ipotesi accusatoria che a me sembra un po' azzardata».
    Se nel Pd c'è preoccupazione, infatti, nei partiti della sinistra c'è addirittura sconcerto per essersi trovati coinvolti nelle indagini. Vendola mette comunque la mano sul fuoco su Rifondazione e Sinistra e libertà: «Escludo con tranquillità e coscienza qualunque ipotesi di loro coinvolgimento in fatti illeciti»: Rifondazione non ricambia la cortesia al leader di Sinistra e libertà. Il segretario pugliese del Prc comunica di non aver potuto esibire i bilanci agli investigatori «perché ci è stata trafugata ed è in possesso del vecchio gruppo dirigente pugliese che attraverso la nota scissione ha costituito Sinistra e libertà». E il segretario nazionale Ferrero conclude la sua nota di «fiducia» nella magistratura ricordando che «il Prc non è nella giunta pugliese perché Vendola ha scelto l'Udc».


I COMMENTI:
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  • come solito si scopre che nessuno è perfettamente pulito ma la sinistra oltre ad essere esattamente uguale alla destra se non peggio è anche inefficiente ( a parte l' Emilia) 31-07-2009 12:28 - Cristiano Sammarco
  • E poi ci stupiamo del fatto che governa un puttaniere? 31-07-2009 12:02 - enrico
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