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FUORIPAGINA
31/08/2009
  •   |   Pio D'Emilia
    Il Giappone dice addio alla balena gialla
    I giapponesi, che di pazienza, nella loro lunga storia, ne hanno avuta molta, hanno detto finalmente basta. Dopo 54 anni di potere pressoché assoluto e pressoché ininterrotto, hanno sfidato noia e tifoni e hanno dato il benservito alla Balena Gialla.  Il partito liberaldemocratico, la DC giapponese, è stato spazzato via da un voto che ha superato ogni previsione: 115 seggi sono improvvisamente svaniti nel nulla (l’elenco dei trombati è impressionante, tre ex premier, sei ministri in carica), trasferendosi all’opposizione.  L’Ulivo a Mandorla, la coalizione guidata dal Partito Democratico e che comprende socialisti e neopopolari (ma non i comunisti, che peraltro mantengono  la loro forza preelettorale e annunciano per la prima volta di non escludere, su determinate questioni, un appoggio esterno al nuovo governo) ha conquistato la maggioranza assoluta della Camera: 308 seggi su 480. Un successo strepitoso, senza precedenti e inaspettato.  Al punto che al proporzionale (in Giappone si vota con un sistema simile al nostro vecchio “mattarellum”) il numero di seggi conquistati supera quello dei candidati: con la curiosa conseguenza che due seggi verranno assegnati, senza merito ma senza particolari mugugni, vista l'abbondanza, alla  stralunata opposizione. "Comprendo l'amarezza di Prodi - ci ha detto Naoto Kan, che domenica sera ha ricevuto le congratulazioni dell'ex presidente del consiglio - lui ha cercato di governare con un solo voto di maggioranza". L'Ulivo a mandorla ne avrà più di cento. E potrebbero aumentare, in corso d'opera, visto che la Balena Gialla da' già segni di decomposizione e che per gente abituata alla vita di Palazzo è dura rassegnarsi a perdere lo scranno. "Non ci sarebbe nulla di male - commenta Shizuka Kamei, leader e unico eletto  del minuscolo Kokuminto, il nuovo partito del popolo - molti di noi sono usciti dal partito liberaldemocratico, sia pure in tempi diversi. Meglio tardi, che mai". Shizuka Kamei è in corsa per un ministero e in molti sperano sia quello della giustizia. Ex capo della polizia durante il '68, Kamei è oggi un convinto abolizionista. La sua nomina significherebbe che il Giappone rinuncia alla pena di morte. Ma non succederà, non subito, quanto meno.  “E’ la prima volta che il popolo giapponese prende in mano il suo destino e decide il suo futuro – ha detto, non senza una qualche ragione, Yukio Hatoyama, il leader del Partito Democratico che fra due settimane verrà nominato primo ministro e che sembra avere tutte le intenzione di fare sul serio – finisce un’era, quella dell’arroganza e della corruzione, e ne inizia un’altra, quella della trasparenza e del rispetto dei cittadini”.  Per carità, Yukio Hatoyama, 63 anni, figlio e nipote d’arte (il nonno è stato premier prima della guerra, il padre ministro degli esteri negli anni ’50)  e imparentato, per via materna, con i padroni dell’impero Bridgestone (di qui, pare, la sua passione per i motori, la Ferrari e il “made in Italy”)   non è un “barbudo”. A  differenza di molti suoi colleghi e amici di partito, che presto vedremo al governo, non ha nemmeno partecipato al famoso “zengakuren” , il movimento degli studenti protagonista delle lunghe e violente occupazioni degli atenei giapponmesi, negli anni ’60. Ma sembra davvero intenzionato ad imprimere una svolta in un paese  “vecchio”, appesantito da una classe politica corrotta e ignorante e da una burocrazia avida e arrogante. Difficile dire quali, e sono tante, saranno le promesse elettorali che il primo governo democratico del Giappone riuscirà a mantenere, soprattutto nel breve periodo. Ma una cosa è certa: si ritorna (meglio sarebbe dire, si comincia…) a fare “politica”. Già ieri sera, il primo segnale. Nel corso di una conferenza stampa, Hatoyama annuncia che il nuovo governo ha intenzione di riscrivere la legge finanziaria, già predisposta dal governo uscente di Aso: “è nelle pieghe del bilancio che dobbiamo trovare i soldi per mantenere le nostre promesse, senza aumentare la spesa ed il deficit pubblico”. Gli risponde, a distanza, il direttore generale del ministero delle finanze, tale Mochizuki: “faccio modestamente notare all’onorevole Hatoyama che la legge finanziaria va presentata e approvata in parlamento entro la fine di dicembre. Non si cono i tempi tecnici per riscriverla”. Immediata la reazione del futuro premier: “la legge finanziaria va presentata quando è pronta. E quando è pronta lo decideremo noi”. E’ la prima schermaglia tra politica e burocrazia, che nei prossimi giorni, settimane e mesi ne vedrà delle belle. Nagatacho, il quartiere del Palazzo e dei ministeri, subirà una vera e propria rivoluzione. Lo “spoil” system che Hatoyama ha in mente, e che non ha precedenti per dimensioni e intensità, prevede una vera e propria “occupazione” dei politici dei posti chiave. Si calcola che oltre un centinaio di deputati – molti dei quali giovani e, obiettivamente, inesperti  verranno “precettati” e nominati in posti di alta responsabilità nei vari ministeri. Verranno aboliti i sottosegretari “amministrativi”, burocrati di carriera, che verranno sostituiti da nomine politiche. Ma la novità più interessante è l’istituzione del cosiddetto “Consiglio Strategico Nazionale”, composto da un numero ristretto di ministri e coordinato – a meno di sorprese, sempre possibili – da Naoto Kan,  in corsa sia per la carica di vicepremier (o di Capogabinetto di Stato) che di un importante ministero. Il Consiglio Strategico dovrebbe curare i rapporti con la pubblica amministrazione e verificarne l’adempimento delle direttive del governo. Una prospettiva che ieri ha provocato l’ennesima, ma probabilmente ultima,  battuta acida di Taro Aso, il premier uscente: “ne vedremo delle belle:  finiremo in balia di un branco di dilettanti guidati da un estremista”. Vale la pena ricordare che Naoto Kan, nella sua breve e unica esperienza di governo come ministro della sanità del governo Hata, divenne famoso (ma da allora odiatissmo dalla burocrazia) quando decise di rivelare i nomi dei funzionari che, con la loro negligenza, avevano provocato lo scandalo delle partite di sangue per emofiliaci contaminate dal virus HIV.   “Meglio dilettanti onesti che vecchi e corrotti amakudari” ha tuttavia replicato, nel corso di talk show post-elettorale, Ichiro Ozawa, l’ex leader del partito costretto alle dimissioni due mesi fa per una storia di presunti finanziamenti illeciti, riferendosi ai burocrati che, una volta raggiunta la pensione, “discendono dal cielo” (appunto, amakudari) e si installano nei consigli di amministrazione di enti pubblici e imprese private. “Tutto questo deve finire – ha continuato – i politici debbono governare, assumendosene le responsabilità, i burocrati debbono eseguire, possibilmente in silenzio”. Parole dure, segno che la il gioco si sta facendo pesante sin dall’indiomani delle elezioni. Si può immaginare, tra l’altro quale sia la rabbia del buon Ozawa, uscito polemicamente dal ventre della Balena Gialla più di vent’anni fa e da allora dedicatosi, con altrne vicende, alla costruzione di una possibile alternativa. Ci riuscì, con un vero e proprio capolavoro politico, nel 1993, quando  nonostante il partito liberaldemocratico si fosse aggiudicato comunque la maggioranza relativa, mise insieme un’improbabile quanto estemporanea coalizione sotto la guida di Morihiro Hosokawa, un elegante e inesperto samurai in pensione. Durò poco, appena 11 mesi: la Balena Gialla, pur di tornare al potere, si mise d’accordo con l’allora potente partito socialista, offrendo al loro leader, Murayama, la carica di primo ministro. Ozawa incassò la sconfitta è fondò un altro partito, stavolta mettendosi d’accordo con l’odiatissima Soka Gakkai. Ma non era più riuscito, fino a domenica scorsa, a trovare la sintonia, e la strategia giusta per riacciuffare il potere.   Ora c’è di nuovo riuscito, ma non potrà, come il suo mentore e maestro, Kakuei Tanaka, il più popolare e corrotto premier del dopoguerra, del quale fu prima portaborse e poi segretario personale, giocare un ruolo pubblico. Resterà dietro le quinte, cosa che rassicura alcuni ma preoccupa molti, visto che non è il tipo che se ne sta con un bel libro in mano , a godersi la pensione. Intanto, ha già fatto sentire il suo peso. Nonostante la promessa di Hatoyama di formare un governo di “giovani”, o quanto meno “facce nuove”, sembra sia già riuscito ad imporre, per l’importante carica di Ministro dell’Economia e Finanze, il nome del fedelissimo  Hirohisa Fujii, 84 anni. Ricoprì la stessa carica, e non per caso, tra il 1993 e 1994, nei governi “lampo” di Hosokawa e Hata. Una decisione che, sen confermata, non farà piacere a Banri Kaieda, il giovane deputato emergente che, contro tutte le previsioni, ha battuto sul campo il potente ministro dell’economia uscente, Kaoru Yosano, e al quale, presumibilmente, aspirava succedere.


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  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
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