domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
01/08/2009
  •   |   Manuela Cartosio
    La pillola non va giù

    «Ora che l’Aifa ha deciso, in scienza e coscienza, di consentire anche in Italia
    l’utilizzo della pillola Ru486, nessuno, tanto meno il governo, cerchi rivincite». L’auspicio di Benedetto Della Vedova, uno dei pochissimi esponenti del Pdl che giudica normale e corretto il sì dell’Agenzia del farmaco, fa capire che il fronte del no - Chiesa, destra, vetero  e neo fondamentalisti - la rivincita la cercherà eccome. Il rampino a cui si attaccherà sarà l’articolo 8 della legge 194 che prescrive che l’intervento abortivo debba svolgersi in ospedale. Interpretato con razionalità e buon senso, l’articolo implica che debba avvenire in ospedale l’intervento chirurgico o la somministrazione della coppia di farmaci (Ru486 e, successivamente, le prostaglandine) che inducono il distacco e l’espulsione dell’embrione. Nella maggior parte dei casi l’espulsione si verifica due-tre giorni
    dopo l’assunzione, in day hospital, delle prostaglandine. Avviene a casa (non
    per obbligo, ma per scelta delle donne). Tanto basta alla sottosegretaria al
    welfare Eugenia Roccella per sostenere che l’aborto farmacologico è «intrinsecamente domiciliare», quindi «clandestino», quindi contro la 194. Mai legge fu tanto apprezzata dagli stessi che, fino all’altro ieri, l’avevano condannata. La guerra al day hospital, la pretesa che le donne restino ricoverate a lungo sarà lo stratagemma per «disincentivare» la Ru486.
    Lo si capisce dalla lettera indirizzata ieri ai vertici dell’Aifa dal ministro del welfare Sacconi. In essa si ricorda il parere del Consiglio superiore della
    sanità secondo il quale la sicurezza dell’aborto farmacologico è pari a
    quella del metodo chirurgico «solo se l’intera procedura si svolge all’interno
    della struttura sanitaria». A quel parere, aggiunge Sacconi, dovranno conformarsi le linee guida per l’uso della Ru486.
    In qualunque modo abortiscano, le donne e i medici che collaborano meritano
    per la chiesa cattolica l’automatica scomunica. Non è una novità e giovedì sera, subito dopo il sì dell’Aifa, monsignor Sgreccia si era incaricato di ricordarlo. Ieri sulla prima pagina dell’Osservatore romano è tornato sull’argomento
    monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita: «La Chiesa non può assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società». E’ chiamata a reagire alla «triste tendenza» che si sta imponendo poco alla volta «in alcuni frammenti» della cultura contemporanea: la tendenza alla «banalizzazione». Restando agli uomini di chiesa, merita una citazione il vescovo di San Marino-Montefeltro Luigi Negri che bolla la Ru486 come «un pesticida umano». Il vescovo deve essere un assiduo lettore del Foglio che di quella definizione, coniata da «un grande genetista», ha fatto una sua insegna. Il commento più politicamente impegnato, che divide il governo tra buoni
    e cattivi, l’ha pubblicato l’Avvenire sul suo sito on line: «Un nuovo scempio
    contro la vita umana», che l’Italia «non meritava» e di cui portano la responsabilità alcune componenti politiche che «non hanno fatto quello che
    potevano e dovevano». Il quotidiano della Cei non fa l’elenco dei cattivi. Il
    pensiero corre al silenzio totale di Berlusconi e della Lega sull’argomento.
    Se il primo era obbligato per le note ragioni «private», quello della Lega è improntato al solito agnosticismo.
    Gli ex di An, salvo alcune eccezioni (il sottosegretario agli interni Alfredo
    Mantovano), non si sono iscritti in massa al fronte del no. Si è notata, però,
    una mezza marcia indietro della ministra della gioventù Giorgia Meloni.
    L’altro ieri aveva detto che la Ru486 è da accettare perché rende l’aborto «meno invasivo, meno doloroso, meno lacerante». Ieri la ragazza si è autocorretta: «Che brutta Italia, quella in cui si festeggia un nuovo rivoluzionario metodo per sopprimere la vita». Feste, in giro, non se ne vedono.
    Si vede, piuttosto, una caterva di dichiarazioni contro la Ru486 rilasciate
    soprattutto da esponenti donne, in genere di seconda fila, del Pdl. Per Gabriella
    Carlucci l’Aifa avrebbe ceduto alla «campagna ideologica e relativista della sinistra italiana». Per Elisabetta Casellati, l’Agenzia del farmaco con il suo sì «strizza l’occhio alla cultura della morte». Secondo la senatrice Laura Bianconi, la pillola abortiva oltre a «uccidere una vita umana», mette in serio pericolo «la salute psico-fisica della donna». Tornano un po’ ovunque i famosi «29 decessi» che sarebbero stati provocati dalla Ru486. Ma non si dice dove, quando e, soprattutto, non si precisa a quale platea di utenti vada rapportato il numero delle morti presunte. Si compiangono le donne che abortiranno «in solitudine» a casa loro. Oppure le si randella, dando per scontato che «con leggerezza» abortiranno di più, «con la pillola sarà come bere un bicchier d’acqua», dice il
    vecchio Cossiga, che notoriamente se ne intende.

    Tutti tralasciano il fatto che la Ru486, nei paesi europei dove si usa da anni, non ha fatto aumentare il numero delle interruzioni di gravidanza volontarie. Ha spostato una quota di aborti da un metodo all’altro. In Francia, paese d’origine della Ru586, le ivg chimiche costituiscono il 56% del totale. In Gran Bretagna si fermano al 15%. In Italia, dove la pillola potrà essere somministrata solo entro
    la settima settimana di gravidanza (due in meno rispetto alle direttive europee), non si dovrebbe andare oltre il 15-20%. Molto meno, se passerà la linea di tenere prigioniere in ospedale le donne in attesa che l’embrione venga
    espulso.
    Tra i commenti dell’opposizione segnaliamo quello, banalmente giusto,
    del segretario del Pd Franceschini: «Siccome siamo in un paese che consente
    l’aborto per legge, se c’è la possibilità di avere un un sistema meno invasivo
    per le donne non vedo un motivo per dire di no».


I COMMENTI:
  pagina:  3/3  | prima  | precedente
  • Auspico Marino ministro della SANITA'nel futuro governo della sinistra nel 2013,o ,speriamo prima,e un governo laico vero,non guidato da enrico letta in un monocolore''vaticano''.La mafia vaticana che ha perseguitato il manifesto,è la stessa che odia le donne.bisogna portare presto a 9 settimane l'uso della pillola abortiva e renderel'uso extraospedaliero normale ad evitare che i soliti noti medici ob.ri distruggano tutto. prof.DINI filosofo della Scienza,politico del partito democratico e ''antico comunista mai pentito'' 01-08-2009 18:50 - Leonardo Dini
  • Il fine di qusta medicina è quella di non far nascere (che è poi un modo ipocrita di dire uccidere) un bambino. Questi i fatti. Ad ognuno le sue conclusioni ed ad ognuno le sue responsabilita. 01-08-2009 18:20 - ing. Claudio Bargna
  • Al solito!
    Si parla di ABORTO come strage, come business, come punizione, come sì, come no...
    E NON HO VISTO IN TV UNA DONNA, UNO STRACCIO DI DONNA PARLARNE!!!

    Non una testimonianza di quelle tante che, per qualsiasi motivo e dico QUALSIASI MOTIVO, non se la sono sentita di diventare madre... Nello strazio profondo, a volte inconsapevole ma per lo più lucidissimo, più doloroso della morale e dei raschiamenti al ventre...

    Lunga ancora è la strada, molto lunga. Utopia sperare in EDUCAZIONE EMOTIVA E SESSUALE, DIFFUSIONE DEI METODI CONTRACCETTIVI, MATERNITA' E PATERNITA' CONSAPEVOLI, LAICITA'...

    :-( 01-08-2009 16:48 - Silvia
  • ciao Roberto

    su molte cose il popolo dovrebbe decidere, non solo sulla vita, ma non accade.
    il popolo, come lo chiami tu, si eccita soltanto con la passione delle grida e dice A o B perché qualcuno di "carismatico" gli dice che A è meglio di B o viceversa.
    il popolo, come dici tu, non usa mai la testa.
    le singole persone esprimono opininioni e punti di vista personali.
    Aggiungo che la RSU486 è una possibilità che le donne hanno, non un obbligo e comunque, visto che si tratta di fatto di un trattamento farmacologico, è bene che sappiano a cosa si stanno sottoponendo.
    Se fosse solo per le multinazionali, allora via il paracetamolo e chissà che altro...

    ciao
    Claudio 01-08-2009 16:45 - Claudio
  • che palle questa storia, ma è così difficile capire che per quanto riguarda questioni private come l'aborto ognuno dovrebbe agire secondo coscienza? Se una donna vuole abortire prendendo una pillola di cui conosce i possibili effetti collaterali, perchè non può farlo? La chiesa parli solo al suo gregge, in Italia non siamo tutti cattolici. 01-08-2009 16:44 - Akkichan
  • Finalmente si sono decisi a dare la pillola anche in Italia.
    Tutto il mondo oramai usa una pillola che ha fatto risparemiare milioni alla sanità.
    Solo per non dare fastidio alla chiesa ,Berlusconi l'ha sempre ostacolata.Anche il sig.Rutelli non è stato da meno.
    Bicotti di tutti i colori politici,contro il progresso.
    L'aborto è una brutta cosa e serve in casi estremi dove ci sono problemi.
    In Italia con questa crisi economica i problemi non fanno che crescere e le donne devono avere questo strumento per tutelarsi.
    Rutelli è ormai convertito e queste cose non le può capire.
    Non può capire il dramma delle donne che senza lavoro,senza una casa,senza marito devono portare avanti un figlio e diventare vittime.
    Donne malate,bambine che hanno fatto l'errore di rimanere incinte.Vittime di strupi.
    La pillola è necessaria e tardiva.
    Bisogna anche dire che la situazione di Berlusca con la chiesa ci ha favorito,altrimenti quando avrebbero fatto passare la pillola.
    Ora che il nano, non è più unto dal Signore,ma si è sbisunto con le minorenni,la cosa è più fattibile. 01-08-2009 16:35 - mariani maurizio
  • Sulla vita decidono le istituzioni democratiche, e se possibile il popolo direttamente.
    Aifa non è nulla più che un manipolo di tecnocrati lottizzati ed interessati, personalmente.
    La RU486 è UNO STRUMENTO PER AVILIRE, ISOLARE E MEGLIO SFRUTTARE LE DONNE. Null'altro !!!
    Mi si accappona la pelle a vedere e leggere della sinistra italiana, neo e vetero " stregata " dalle risibili argomentazioni a sostegno di una multinazionale.
    Ma ci sarà un fondo da toccare, per quella che era la sinistra italiana ?
    Comincio a dubitarne.
    Quella della sinistra italiana più che una caduta - ecco perchè non si tocca mai il fondo - mi vare un vero e proprio processo di vaporizzazzione, innanzitutto culturale, e dunque e conseguentemente politico. 01-08-2009 15:21 - roberto
I COMMENTI:
  pagina:  3/3  | prima  | precedente
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2009 [ 27 ]
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI