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FUORIPAGINA
03/08/2009
  •   |   Alessandro Braga
    La battaglia finale degli operai Innse

    La speranza, si sa, è l’ultima a morire. Se si mischia alla rabbia, alla forza di volontà, alla cocciutaggine di chi non vuole arrendersi alla rassegnazione di vedere scomparire il proprio mondo solo per l’ingordigia di uno speculatore, può diventare una miscela esplosiva. Di quelle che, a forza di insistere, la può avere vinta, anche contro i pronostici negativi che danno la battaglia ormai persa.
    Gli operai della Innse Presse sono così, testardi fino all’inverosimile. Sanno di essere nel giusto, di avere ragione. E non mollano, nemmeno davanti ai manganelli della polizia: «Noi non ce ne andremo mai da qui - dicono tutti uniti - Abbiamo passato qui davanti 14 mesi e non è certo questo il momento di andarsene». Non si sono arresi quando il loro padrone, il «signor» Silvano Genta, ha dato loro un benservito collettivo, a fine maggio dello scorso anno. Si sono rimboccati le maniche, hanno autogestito la fabbrica per alcuni mesi. Perché alla Innse, alla faccia della crisi, non è il lavoro che manca. Le commesse ci sono, gli ordini arrivano. Ci sarebbe pure un compratore disposto a rilevare l’azienda. A mettersi di traverso, c’è solo la cupidigia di un padrone che vuole speculare per fare una palata di quattrini sulla pelle dei lavoratori. Ha già venduto i preziosi macchinari della fabbrica, guadagnando un paio di milioni di euro. Se si pensa che nel 2006, grazie alla Prodi-bis, aveva rilevato l’intera azienda con soli 700mila euro... Ma i lavoratori non vogliono saperne di vedersi portar via sotto il naso i loro strumenti di lavoro. Da mesi, da più di un anno ormai, presidiano la fabbrica, giorno e notte. Con la solidarietà di altri lavoratori, dei cittadini del quartiere, dei sindacati. Ultimamente, almeno a parole, anche delle istituzioni locali. Solo pochi giorni fa il consiglio regionale ha approvato, all’unanimità, un ordine del giorno che parla della Innse come di un «patrimonio consistente» per cui bisogna attuare «tutte le iniziative utili per rilanciare l’azienda e salvarla». Era stato anche assicurato che si sarebbe fatto passare il mese di agosto prima di tornare a fare qualcosa, e invece. E invece domenica mattina è arrivata una squadra di operai di altre ditte, scortata dalla polizia, per iniziare a smantellare la fabbrica, a smontare pezzo a pezzo i macchinari. I lavoratori della Innse non ci sono stati a questa «presa per il culo», con un tam-tam veloce hanno radunato altra gente, tutti lì, sotto il sole, a protestare. Quando hanno provato ad occupare la vicina tangenziale milanese si sono beccati pure le manganellate delle forze dell’ordine. Una giornata di tensione, fino a sera, quando è arrivata la rassicurazione che il giorno successivo ci sarebbe stato un incontro con il presidente della Regione Roberto Formigoni. Che ieri però se n’è bellamente lavato le mani. I lavoratori della Innse, insieme ai rappresentanti sindacali della Fiom, Giorgio Cremaschi e Maria Sciancati, si sono trovati davanti a dei semplici funzionari. Il governatore, dopo una conferenza stampa su tutt’altro argomento, ha pensato bene di andarsene al mare, lasciando tutti ad aspettarlo. Del resto, già il giorno prima aveva fatto capire che aria tirasse: «La Regione Lombardia ha fatto tutto il possibile, ma non si è arrivati a una conclusione». E ieri ha scaricato le responsabilità di quanto successo sulla magistratura: «Dopo lo sforzo messo in atto dalla sola Regione in questi mesi notiamo che l’intervento delle forze dell’ordine e il sequestro dei macchinari è stato disposto dalla prefettura in ottemperanza a una decisione della magistratura», ha fatto sapere in una nota. Nulla di più, Ponzio Pilato ha immerso le mani nella bacinella dell’acqua ed è scappato al mare.
    Intanto però la solidarietà ai lavoratori della Innse si è ampliata. Alcuni parlamentari del Partito democratico hanno presentato un’interpellanza al ministro Maroni per avere spiegazioni sull’uso della forza da parte della polizia domenica. E ieri davanti ai cancelli della Innse, insieme ai lavoratori, c’erano esponenti delle forze di opposizione regionali, provinciali e comunali. E la Fiom al gran completo: la segretaria milanese Maria Sciancati, Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini. A denunciare la vergogna di uno stato che «con un dispendio altissimo di soldi per il dispiegamento delle forze dell’ordine sta difendendo gli interessi di unio speculatore contro i diritti dei lavoratori». Oggi tutte le fabbriche metalmeccaniche del milanese scenderanno in sciopero per due ore a sostegno della lotta degli operai della Innse. Che ribadiscono le loro intenzioni: «Non ci fermiamo, noi continueremo a lottare fino alla fine, siamo pronti anche a compiere gesti estremi per difendere il nostro lavoro». Sperano ancora, con rabbia e determinazione, di riuscire a ottenere qualcosa. Il presidio continua, i lavoratori fanno turni davanti alla fabbrica per impedire che si portino via i loro macchinari, quelli su cui si sono costruiti una professionalità nel corso degli anni, riconosciuta a livello europeo. Davanti a una tenacia così, non sarà facile averla vinta, neanche se si utilizzerà ancora la forza bruta.


I COMMENTI:
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  • Affetto e solidarietà a chi ha dimostrato che lottando tutto è possibile.
    grazie ! 12-08-2009 15:17 - kappa !
  • che fine hanno fatto i deputati del pd? dove sono i politici di sinistra? squallidi personaggi,solo a parole, in campagna ellettorale si sentono vicino alla gente. Quando i lavoratori hanno bisogno di solidarieta´ ,allora questi politicanti preferiscono dileguarsi .Vergogna.Operai, non mollate, sono con voi 06-08-2009 10:47 - franco
  • E se facessimo una manifestazione nazionale davanti ai cancelli della INNSE?
    E se andassimo a cercare Formigoni nella spiaggia in cui si sta crogiolando al sole e gli spiegassimo in maniera convincente che o questa cosa si blocca oppure sono cazzi suoi?
    E se andassimo a cercare questo Silvano Genta e gli riservassimo un analogo trattamento?
    Bene la solidarietà, ma meglio la lotta: e meglio ancora la vittoria! 04-08-2009 10:46 - Geronimo
  • domenica ero lì come delegato, come lavoratore, come cittadino. La lotta degli operai della INNSE è la latta di tutti i lavoratori, metalmeccanici e non. del DIRITTO al LAVORO, per la DIGNITA' dei lavoratori. Ma è possibile che di 14 mesi di lotta se ne parli SOLO se ci sono manganellate??? Come se fosse un reality show? Possibile che in questo paese le lotte dei lavoratori, gli scioperi, non se ne parla o vengono ignorati, eccetto se ci sono scontri? e' questo che si vuole? La pace sociale invocata dalla sinistra (?) di governo ed attuata dai sindacati è agli sgoccioli!!!!. 04-08-2009 10:46 - Roberto
  • SOLIDARIETA' SEMPRE A CHI LOTTA PER IL PROPRIO DIGNITOSISSIMO POSTO DI LAVORO!!!
    SEMPRE VICINO A CHI PERSEVERA NEL CONTINUARE A CAMMINARE A TESTA ALTA!
    EROI DEL TERZO MILLENNIO, PALADINI DI UN IDEALE MAI VINTO. 04-08-2009 10:38 - Alessandro
  • massima solidarietà, fate come in Francia, che non prendano almeno i macchinari. 04-08-2009 10:36 - Valerio
  • Forse è arrivato il momento di espropriare la fabbrica, andare a casa di Silvano Genta e prenderla d'assedio fino alla resa, fino a quando non rinunci alla fabbrica che ha rilevato per scopi speculativi e la lasci agli operai che la stanno mandando avanti. Perchè la polizia prende a manganellate i lavoratori sulla tangenziale e non quelli della confagricoltura ai valichi alpini? Perchè i sindacati non proclamano uno sciopero generale ad oltranza? Pderchè non ci incazziamo davvero? Solidarietà con i lavoratori della INNSE 04-08-2009 10:17 - POTENTE CIUBA
  • la mia solidarieta' a voi e alle vostre famiglie.State vigili ,il tradimento per interessi personali e' sempre dietro l'angolo. 04-08-2009 09:43 - massimo azzini
  • Solidali con la lotta degli operai della INSSE. Non lasciamola vinta al padronato incapace e ingordo! 04-08-2009 09:04 - danilo
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