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redazione
La classe operaia sale sui tetti
Da quando è diventata invisibile, la classe operaia per farsi notare è costretta ad arrampicarsi, a salire in alto. Ci vuole il fisico, e non bisogna soffrire di vertigini. Stamattina all’Innse di Lambrate quattro operai e un sindacalista della Fiom sono saliti su una gru per bloccare lo smantellamento degli impianti. Nelle stesse ore a Cowes, nell’isola di Wight, quattro persone (una è una donna) salivano sul tetto della Vestas, la multinazionale danese leader mondiale delle pale eoliche. Quella di Cowes è una delle tre fabbriche che Vestas ha in Gran Bretagna (le altre sono a Newport e a Southampton). Ha deciso di chiuderle tutte e tre, mandando a spasso 625 dipendenti. Undici di loro hanno trovato la lettera di licenziamento infilata dentro la scatola della pizza. Sono gli undici lavoratori che due settimane fa hanno occupato la fabbrica di Newport. La loro lotta ha raccolto la solidarietà della popolazione e del movimento ambientalista. Ma proprio ieri una sentenza del giudice di Newport ha accolto il ricorso della Vestas: l’occupazione deve finire. Fuori dall’aula, la sentenza è stata accolta con dei booh di disapprovazione da alcune centinaia di manifestanti. Anche se Vestas non sembra intenzionata ad esigere lo sgombero immediato, gli undici dovranno uscire. Per questo il testimone della lotta è stato raccolto dai quattro saliti sul tetto a Cowes. Tre sono militanti del Climate Camp Group, il quarto è un sindacalista. Hanno srotolato uno striscione con su scritto «Save Green Jobs». Promettono che scenderanno solo quando gli 11 di Newport saranno reintegrati. Potranno godere di un folto pubblico: il tetto è ben visibile dal lungo mare che in questi giorni è affollato per le tradizionali regate di Cowes.
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Quanto agli Operai che salgono sulla gru per difendere il loro lavoro e la loro dignità, il mio piccolo commento avrebbe meritato una polemica di segno diverso. Da sinistra, vorrei dire. Ma, continuando ad informarmi, ho poi fatto autocritica da sola. Per quel che vale. 07-08-2009 11:06 - PINA
Credo si debba sostenere la proposta del Partito Comunista dei Lavoratori e rivendicare la requisizione delle aziende in crisi sotto il controllo dei lavoratori e senza indennizzo per i padroni.
PS
Per Aiace: quello che scrivi è esprime esattamente l'essenza della Lega Nord e spiega il motivo per cui piace tanto al padronato. La Lega non fa altro che mettere lavoratori del nordo contro lavoratori del sud, lavoratori italiani contro lavoratori stranieri, spacciando tutto ciò per una difesa dei lavoratori stessi. In realtà gli interessi dei lavoratori si fanno solo combattendo i padroni (non certo standoci al governo insieme [ah, tra l'altro, è il governo del quale la lega fa parte ad aver dato 4,3 miliardi di Euro al Sud, cosa secondo me giusta ma che voi criticate]). Non c'è differenza tra i lavoratori, da qualunque parte del mondo provengano, hanno tutti gli stessi diritti.
PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI! 05-08-2009 18:18 - Gio
Anche la ex sinistra ha abboccato, col risultato che oggi i lavoratori sono soli e abbandonati, tanto da rivolgersi a forze politiche assurde come la Lega. 05-08-2009 15:54 - Marco
Pietro 05-08-2009 15:18 - pietro ancona
Il 10 è sciopero generale cittadino. Di fronte al montare della tensione la vertenza viene avocata al Ministero. Il 15 maggio i licenziamenti sono revocati.
Tutto ciò grazie a Balbi e Baseggio che seppero trasformare un colpo del padrone in una sua sconfitta.
Questo per dire che la storia di oggi è storia antica ma che oggi, contrariamente ad allora, gli operai sono soli, ma anche per ricordare un caro amico e un grande compagno, che non c'è più: Nando Baseggio, il "Nando" della ciminiera. 05-08-2009 13:45 - bruno gualco
ovviamente auguro agli operai di Milano di vincere la loro battaglia; ma se, come purtroppo e' accaduto in moltissimi casi precedenti (invito noi tutti a riflettere sull'intervento di Gianni), tutti od alcuni di loro si troveranno a dovere cercare un nuovo lavoro e si scontreranno con la realtà della immigrazione, clandestina o regolare che sia.
Cercheranno invano lavoro nelle fabbriche (le poche rimaste), nei cantieri edili, nei retrobottega dei ristoranti, nelle imprese di pulizia, le donne italiane cercheranno invano una occupazione come badante o cameriera: dovranno affrontare nuovi ed invincibili concorrenti, gli immigrati, e nel migliore dei casi adattarsi al peggio.
E quindi potranno ringraziare chi, a destra come a sinistra, ha parlato e parla della immigrazione come una risorsa.
E come uomo aggiungo un'altra cosa: quei padri di famiglia che perderanno il lavoro correranno il serio rischio di essere lasciati dalle loro mogli/compagne, espulsi dalle loro case, magari frutto del loro lavoro, e caricati di obblighi di pagamento di assegni che non potranno rispettare con correlata minaccia di prigione; non lo dico io, lo dicono le statistiche; il numero delle separazioni e' più alto dopo che il marito ha perso il lavoro; ed allora potranno ringraziare la sinistra che ha reso dominante nella cultura concetti come "patriarcato", "discriminazione contro le donne", "maschio volento", e via dicendo.
E' proprio vero, certe situazioni bisogna viverle per capirle; e' per questo che la sinistra e' stata disfatta: e' in mano ad un ceto di privilegiati che non rischiano nulla. 05-08-2009 13:42 - aiace